"È stato meglio non cantare". I 99 Posse tornano sulla vicenda di Verona, e sulla loro carriera ventennale Intervista

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10/09/2014 di Alessandro Pirovano

Dopo tutti questi anni di concerti e militanza, si potrebbe pensare che le urgenze politiche dietro un gruppo come i 99 Posse siano ormai svanite. Non è così purtroppo, e lo dimostrano le recenti vicende di Verona.
Marco Massina dei 99 Posse ci racconta della carriera ventennale della band, dai volantini dei centri sociali ai libri di scuola. 

 

"Curre curre guagliò 2.0" arriva dopo più di vent’anni dall’uscita del vostro primo album e come il ragazzo del vostro pezzo, la 99 Posse continua a correre.
Ciò che hai detto è vero e tragico allo stesso tempo. Nel senso che molti dei pezzi che c’erano in Curre curre guagliò o anche prima, come “Salario garantito”, sono tristemente attuali: in Italia, infatti, ci uniformiamo all’Europa solo per le cose negative per la gente e non per quelle positive. Ci dicono che dobbiamo essere più precari e più facilmente licenziabili come in Europa, ma dimenticano i diritti che sono garantiti in altri paesi.

La mancanza di cambiamenti radicali e la situazione sempre identica ha influenzato anche l’economia del vostro disco: pochi inediti (quattro, per la precisione) e tanti remix. Passano gli anni, ma le idee sono sempre le stesse? 
Un conto è evolversi, ben diverso è tradire. Pur avendo rivisto alcune posizioni e gusti, siamo sempre le stesse persone: come andavamo vent’anni fa a un corteo, ci andiamo tuttora.

A livello musicale vi siete aperti ad altri stimoli e ad altre sonorità registrando nuove versioni dei vostri pezzi storici con molti amici e artisti, ma a livello politico, come recita l’album stesso, l'imperativo è ancora “non un passo indietro”.
La 99 Posse è stato un modo per trasmettere alle persone le nostre idee politiche e avvicinarle alla militanza politica. Io e Luca (Zulù) frequentavamo due licei vicini e creammo una sorta di radio dove, trasmettendo musica, si cercava di veicolare certi messaggi politici, cercando di smussare la pesantezza del solito volantino. Le idee e l’obiettivo sono rimasti gli stessi, ma sono cambiati i mezzi. Per questo ad esempio utilizziamo i social network, un canale in cui siamo molto attivi. È normale che si abbiano a cuore certe cose e le si porti avanti ovunque sia possibile. La nostra attività politica si traduce in diverse situazioni, dal palco alla spiaggia. Alla fine per me, per noi che facciamo politica fin da quando avevamo 15 anni, ogni occasione e mezzo è adatto per continuare a farlo, in modi, tempi e forme diverse. In fondo se molti ragazzi decidono di non interessarsi alla politica, stai certo che la politica non si disinteressa di loro. E se non si cerca di intervenire per determinare le scelte politiche del mio quartiere, della mia città, del mio Paese, del mondo, alla fine è anche stupido lamentarsi.

Forse è per questo che un vostro testo, quello di "Curre curre guagliò", è stato citato anche in un libro scolastico?
È una cosa che non avremmo mai immaginato, ma devo dire che tutta la nostra storia è stata piena di sorprese. Siamo nati come il volantino di Officina, veicolandone il messaggio tra i movimenti e nel quartiere, e tutto quello che è arrivato dopo è stato tutto una sorpresa: classifiche, 150000 copie, migliaia di concerti. Ma alla fine se fai musica e vuoi raggiungere un obiettivo, raramente arrivi dove t’eri prefissato. Indubbiamente essere presenti nei testi scolastici ci fa piacere, penso che Curre Curre Guagliò sia entrato nell’immaginario di molte generazioni e per questo sia anche uno spazio meritato.

Sempre rimanendo sul piano politico, la vostra scelta di tenere insieme politica e musica vi ha spesso creato problemi: da aggressioni a boicottaggi istituzionali. L’ultimo caso è stato quello di Verona.
Ciò che è successo a Verona (un concerto annullato dopo le minacce di gruppi fascisti, ndr) è stato veramente surreale. Tutta la campagna contro di noi e il nostro concerto è stata messa in piedi dal presidente di una municipalizzata che ci ha accusato di presentare testi violenti e propagandistici, ma quella persona era membro, fino a sei anni fa, di un gruppo che definiva “eroi” le SS! E poi se guardi bene, al di là delle canzoni, non sono stati i militanti della nostra area politica ad aver fatto i morti nelle strade negli ultimi quindici anni, ma i fascisti.

Voi stessi siete stati più volte vittime di aggressioni.
Sì, Infatti. Proprio ricordando ciò che ci è già successo varie volte, alla fine è stato meglio che il concerto non si sia svolto. Anche se molta gente sarebbe venuta a nostro sostegno, non era nostra intenzione permettere che un concerto, una festa, si trasformasse in una rissa. Ai nostri concerti la gente deve venire per divertirsi, ballare e pensare, non per fare a scazzottate.

Per voi che siete cresciuti nel centro sociale Officina 99, militanti e musicisti, come è cambiata la colonna sonora del movimento in questi anni?
Le cose sono molto cambiate anche nel legame politica e musica: quando siamo nati erano tantissimi i gruppi come il nostro. Adesso molti meno. Se prima andava più il reggae, adesso si sente la dubstep. Le cose cambiano, per fortuna.

Tag: Napoli

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