Casino Royale - Adulti ok, ma stanchi ancora no!, 22-06-2011 Intervista

24/06/2011 di

(Nella foto: I Casino Royale al MI AMI 2011, di Antonio Campanella)

I Casino Royale: resistenza milanese anni novanta o semplice entusiasmo over 35? Michele 'Wad' Caporosso ha inondato Alioscia di domande fino allo sfinimento, per capire soprattutto se la lametta generazionale che rappresenta il nuovo "Io e la mia ombra" è un bisturi per ringiovanirsi forzatamente o una umile dichiarazione: adulti ok, ma stanchi ancora no.



Per esempio: cosa ti ricordi del 1991?
Ero a pezzi, mi aveva mollato la mia fidanzata, 5 anni più grande di me, non sono nemmeno andato a fare la prima session di prove per fare il nuovo disco. Il 18 aprile io ed un manipolo di angeli abbiamo occupato l'ex cinema Zara che era stato trasformato in un rock club chiamato Punto Rosso. E' diventata la mia casa per dodici anni.

Ora però dimmi: quando diavolo finiranno gli anni 90?
Per me i novanta sono l'altro ieri, è ancora tutto troppo vivo nella mia testa, mi sembra siano finiti ieri. Comunque secondo me dal punto di vista musicale e di un certo tipo di socialità sono finiti verso il 2002.

Mi tracci un quadro generale del rapporto musica/contestazione in Italia nel decennio 1990/2000 e 2000/2010?
Minchia se ne vuoi uno serio mi ci vuole una settimana, contestazione fa schifo suona sterile, fermo. Parliamo di alternativa, di progetto, di un mondo che riusciva ad autoalimentarsi che influenzava e che aveva una buona empatia con la generazione che lo seguiva. In parte retorico e già vecchio, legato spesso e purtroppo all'ideologia rivolto ad una ipotetica massa e distante dall'individuo. Ora che è il 2010 vedo molto più individualismo nel messaggio legato alla musica e alla ribellione. Non centralità dell'individuo, ma individualismo.

Siete la certezza degli anni 90, ma c'è anche da dire che siete rimasti in due...
Diciamo una banalità: sappiamo da dove veniamo e cerchiamo di spostarci sempre altrove. E' un viaggio, non c'è un punto d'arrivo. Cambi per non morire… di noia. Ti riproponi, sei un artigiano che cura il suo prodotto, rifà la vetrina, un artigiano che ha una buona bottega e non vuole avere un supermarket, perché dovrebbe fare un prodotto più di massa. Abbiamo sempre avuto una visione prospettica del nostro suono e del nostro progetto. Alla fine anche se abbiamo fatto qualche giro su noi stessi perdendo tempo abbiamo tenuto la rotta stabilita.

Cosa resta di rivoluzionario nei Casino Royale?
Evoluzionario vuoi dire, senti Wad io voglio crescere, costruire, sfasciare per sfasciare non ha senso. I cambiamenti hanno bisogno di tempo, la rivoluzione è una fiammata, ma poi bisogna costruire, condividere. Noi ci evolviamo o più semplicemente cambiamo, non so se siamo mai stati rivoluzionari, prosecutori di una rivoluzione che diventa evoluzione, sì.

Il disco nuovo è preciso, maturo. E' un inno all'essere adulti in Italia in questa epoca?
Mi piace questa tua valutazione, si mi piace crescere. Prima mi metteva l'ansia ora mi da sicurezza e meglio speranza. Se metti a disposizione la tua esperienza e analizzi le sconfitte puoi dare l'opportunità a chi sta arrivando ora di non ricommettere gli stessi errori.

Quando hai smesso di essere disperato?
Ho sempre avuto una visione realistica, mai pessimistica, la disperazione mi assale tre giorni all'anno. Nei testi di CR c'è sempre stata luce, ho sempre pensato: "si può fare!!!". Personalmente ho cominciato ad avere gli strumenti per gestire un irrequitezza generale circa tre anni fa, quando sono stato costretto a scendere nella mia cantina a fare pulizia. Chiamiamola autoanalisi.

A proposito: che rapporto c'è tra di voi?
C'è un forte legame, pieno di contrasti, di affetto e anche d'insofferenza. Non è facile, cambi vita, ognuno ha un suo senso di appartenenza a volte condiviso a volte no. E' come essere parenti. Idealmente il gruppo è di Milano al 100% perché tutti comunque hanno vissuto qui, ora siamo divisi tra Milano e la Toscana. Sai che idea (ride, NdR).

Chi tra voi ha lanciato l'idea, squattrinati organizzati tornano stile Full Monty, di fare questo disco?
Il disco andava fatto perché Casino Royale fa musica, deve suonare in giro, deve pubblicare e perché c'è comunque un monte di gente che ce lo chiede e quasi lo pretende, in cambio dell'affetto dato.

Si può parlare di fashion con i Casino Royale?
Di stile si.

Ci sono aziende che vi endorsizzano?
Si ma tutto nasce da rapporti personali e condivisione di immaginari passati e futuri, non tanto per questioni commerciali. Ora riceviamo del prodotto da Nike con la linea Nsw e poi da Panizza che ci da i cappelli da uomo, siamo sempre stati molto legati a Carhartt attraverso Slam Jam, siamo stati supportati in alcuni progetti da Red Bull, in passato Barracuta ci dava delle Harrington Jacket, ora mi hai fatto ricordare che devo sentire Eastpak per avere dei trolley, non esiste, ho visto in furgone trolley rosa dell'Ikea ci meritiamo di meglio.

Cosa sarebbero i Casino Royale senza Milano?
Non so rispondere.

Cosa è Milano in questo periodo?
Una nuova sfida.

Mi racconti, da buon adulto-nostalgico la Milano degli anni 90, del Pergola, del Garigliano, del Virus, etc...?
Per il Virus ero troppo piccolo, ho frequentato un po' solo quello in Bonomelli, l'ultimo. Mi spiace ma per il resto devi aspettare che scriva un libro. Mi chiedi di raccontare trent'anni. Non posso.

Il MI AMI è Musica Importante a Milano. Avete suonato davanti ai teenager ma anche a parecchi gorilla della vecchia scuola milanese. Chi fa la differenza oggi?
La differenza sui numeri la fanno i teenager, ma anche in questo caso bisogna pensare che non tutti i teenager sono uguali. C'è chi legge, chi cerca, chi è incazzato, chi è riflessivo. Io ho sempre ascoltato anche la musica fatta dai grandi. Suonare al MI AMI ci ha fatto veramente piacere, senza piaggeria, è uno dei pochi progetti che ha tenuto la lucina accesa a Milano. Se abbiamo portato un pochettino di vecchia guardia al MI AMI lo scambio ha funzionato.

Chi, sul piano culturale e geopsichico, sta cambiando l'italia oggi? E come?
Ci sta volendo il suo tempo, ma qualcosa sta cambiando, i cambiamenti veri arrivano ogni trent'anni. Per ora il cambiamento è dettato dall'esasperazione. La gente in parte ne ha pieni i coglioni ed in parte vuole cambiare leader perché non si diverte più e non crede più alle fiabe del venditore.

Qual è il tuo ruolo a Deejay tv?
Responsabile della musica, ma mi occupo anche di alcuni format e a volte di qualche progetto di marketing che ha relazioni con la musica.

Che ha rapporto hai con le band e i videoclip e i nuovi generi?
Il materiale che arriva a Deejay Tv spesso non è in linea con il taglio commerciale del canale. Ma quando vedo che arriva un prodotto che può essere proposto fatto in Italia sono stra-contento e cerco di spingerlo, senza farmi licenziare. Vedi l'esempio dei Ministri.

Ma i Casino Royale ormai che musica fanno? Dub-pop? I Gorillaz? Gli LCD soundsystem? Cioè se prima la fissa erano i Clash, oggi?
I Clash lasciamoli stare, non puoi rifarli, mi staresti sul cazzo, odio le band che rifanno i Clash, tipo i Gang all'inizio. I Gorillaz sono un gruppo a noi contemporaneo, hanno un grande leader che vive a Londra che grazie al suo talento è riuscito a lavorare con tutti quelli con cui mi sarebbe piaciuto anche solo bere una birra. Noi suoniamo dall'87. Cazzo diciamolo, noi facciamo i Casino Royale. poi abbiamo nelle orecchie musica che è nelle orecchie di altri mille musicisti. A sto giro siamo rock'n'bass, dub hip, mutant disco, digital reggae, ...

Oggi per un fatto anagrafico e discografico potete benissimo considerarvi maestri. Cosa insegneresti ai new comer?
Traccia numero 11 dell'album. Poi già il fatto che suoniamo ancora deve essere la prova del fatto che "si può fare", è in salita ma si può fare.

"Ogni uomo, una radio" è una frase bellissima, mi dici tu cosa volevi dire esattamente?
Noi pensiamo, abbiamo emozioni, i nostri atteggiamenti sono condizionati dai nostri stati d'animo. Si rischia sempre di estraniarsi, di non comprendere gli altri. Ogni individuo ritrasmette il suo stato d'animo la sua storia. Ascoltare e osservare gli altri ti aiuta a comprendere le situazioni o per lo meno ad analizzarle. Prima di metterti in ascolto degli altri devi cercare di avere un fine tuning con te stesso. Vivere soli ti uccide, estraniarsi è pericoloso. Io so che devo convivere con gente diversa da me, che trasmette segnali su una frequenza diversa dalla mia. Mi ci devo comunque sintonizzare, relazionare. Cerco chiarezza nella ricezione, consapevolezza e forza nella trasmissione.

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