AIELLO / intervista

AIELLO: il mio momento giusto è arrivato

Aiello ha trovato il suo spazio nelle musica italiana.
09/10/2019 12:23

Ci sono volte nella vita in cui nonostante tu sia convinto che sia il momento giusto i fatti ti sbattono in faccia una realtà diversa. Ad Aiello per esempio è successo così: classe 1985, una vita passata dietro ad un pianoforte, scrive e suona da quando di anni ne ha 16, a tal punto da sfiorare nel 2011 la partecipazione al Festival di Sanremo, eppure le cose non vanno come dovrebbero.

E' stato in Australia per qualche tempo, ha continuato a scrivere, suonare e viaggiare perchè magari non era il suo di momento ma sapeva che almeno provarci sarebbe stata la cosa giusta. Dopo diversi anni di porte in faccia e momento "non giusti" è uscito Arsenico, il singolo che ha anticipato il suo album Ex Voto, ed è cambiato tutto. Le sue canzoni partono tutte come delle ballad ma lui stesso mi ha detto  che "le persone che vengono ai miei live devono anche ballare", motivo per cui dentro 9 tracce ti si potrebbe strappare il cuore a pezzettini ma ti viene anche una gran voglia di muoverti.

Aiello è passato in redazione qualche giorno fa e ci ha raccontato cosa si prova a vedere la proprio vita che cambia da un giorno all'altro, cosa dobbiamo aspettarci dal futuro e cosa si cela realmente dietro a quelle canzoni così sincere. 


Come stai? Sei scoppiato nelle orecchie di tutti all'improvviso.

Bene, all’inizio particolarmente disorientante, poi è arrivata la botta del grande pubblico, questo abbraccio incredibile che io ho sempre desiderato e ho sempre cercato. Diciamo che non mi aspettavo arrivasse con questa potenza e soprattutto in così poco tempo. 


Tu effettivamente sono tanti anni che ci provi a sfondare con la musica. 

Io scrivo e canto da quando avevo 16 anni, mi sono affacciato realmente poche volte al mondo della musica, e ogni volta che l’ho fatto mi sono preso dei grandi “no”. Mi piace scherzare sul mio instagram sul fattore del “troppo pop, troppo indie, troppo RnB” rispetto alla musica che faccio, però è stato esattamente quello che è successo. Nei pochi no che mi sono preso durante quelle poche volte che mi sono affacciato al mondo della musica, tutti mi ripetevano le stesse cose: prima dei vent’anni ero troppo soul, dopo i vent’anni ero troppo pop, alla fine dei vent’anni ero troppo indie sperimentale, fino a che a un certo punto non mi sono guardato allo specchio e ho capito che non avrei mai potuto incollarmi nulla addosso che non fosse la mia pelle, non ero altro che tutto quelle cose che negli anni prima mi avevano detto che non andavano bene; ho mescolato tutto e ne è uscito quello che sono oggi.


C’è tanta contaminazione oggi, sembra che il mercato discografico ricerchi sempre più questo mescolare tanti stili diversi; evidentemente è il tuo momento giusto.  

E’ il momento giusto perché vedo che c’è un’accoglienza, non pensavo così forte ma comunque un’apertura ad una proposta musicale come la mia; è vero che c’è contaminazione anche se alla fine si cerca sempre di catalogare la musica: vedi la scena trap o quella rap ad esempio, il pop che ha sempre i suoi grandi nomi ma si è fatto “rubare la scena” dall’indie che negli ultimi anni ha spopolato. A me personalmente manca l’aria al pensiero di essere una sola cosa, non mi piace stare dentro un solo quadrato, non avrei mai potuto fare qualcosa da dover catalogare, è il motivo per cui la musica che ho proposto è arrivata a tante persone, è il frutto di un percorso, di una mescolanza, di tre generi diversi. E’ quello che mi piace definire il “Pantone Aiello”. Le persone secondo me, oltre al mio timbro vocale si sono affezionate al mio modo di scrivere, di vedere la musica e di comunicarla in un certo modo, questo mi permette di prendere sfumature di suono diverse un domani se lo volessi senza relegarmi dentro un unico genere. 


Nel tuo disco c’è anche Tormento, che non è proprio il featuring che uno si aspetterebbe. 


All’inizio volevo una roba cool, non volevo sedermi a tavolino e capire quale feat sarebbe stato migliore rispetto ad altri, provando ad avere collaborazioni giganti ma fine a se stesse, volevo qualcosa di figo, che spaccasse. Tormento è un grande per me, ed è iniziato tutto quest’estate quando ci siamo incontrati per caso; ero pronto ad andare verso di lui per aprirmi a fiumi di parole di stima ma mi ha fermato lui è ha fatto lo stesso con me. Insomma ci siamo trovati subito, io lo stimo tantissimo, i Sottotono per me sono stati una parte fondamentale della mia adolescenza. Quando ci ha mandato la sua proposta, dopo avergli chiesto di collaborare insieme, era talmente perfetta che mi sono commosso. Sembrava nato così il pezzo, così come lo ha scritto e cantato. Ha reso quel brano un gioello. 

 

Sei molto sincero in quello che racconti, certe canzoni come “C’è un tempo” ti spaccano il cuore in due. 

Ho provato a nascondermi, anche poco poco, dietro un dito ma non ci riesco. Non mi viene proprio. Cerco anche di mescolare le mie esperienze con quelle che mi raccontano i miei amici. Mi rende sereno raccontare la verità, non riuscirei a fare diversamente. Mi siedo a terra a casa quando scrivo i testi, e non c’è mai nulla di studiato nella mia scrittura, scrivo quando ne sento il bisogno, che siano le tre del mattino o le due del pomeriggio, è un grido, un’esigenza e parte sempre da qualcosa di vero. Ex Voto è un disco che ho scritto esclusivamente per me, non ho pensato al fatto che potesse essere ascoltato da così tante persone, quindi dentro c’è tutto me stesso. Una volta che è uscito “Arsenico” la macchina è partita da sola, senza bisogno di spingere più di tanto. 


Cosa ascoltavi quando eri piccolo? 

Ascoltavo tantissima soul e RnB, mio padre in macchina ci faceva ascoltare Barry White e io all’inizio non lo capivo proprio poi in realtà crescendo ho compreso l’importanza di essere cresciuto con artisti del genere. Da Micheal Bolton a tutta la parte soul e black della musica, tutto il cantautorato italiano in particolare i miei tre grandi artisti che sono Rino Gaetano, Dalla e Battisti e poi ho una passione per l’elettronica internazionale indipendente: mi piacciono moltissimo i The Blaze e The Xx. Sei figlio e sei figlia di tutto ciò che ascolti, per fortuna però non ho mai avuto un mito e non sono mai caduto nel gioco del “vorrei essere come lui/lei”, mi ha aiutato molto questo approccio anche oggi. L’imitazione e il voler strizzare l’occhio verso canzoni che sai che piacciono a prescindere, è un suicidio in partenza, devi rimanere autentico.

aiello


So che sei stato parecchio all’estero, questa cosa credi ti abbia aiutato? 

In realtà mi ha aiutato tantissimo il viaggio in sé. Uno dovrebbe crescere a pane e viaggio; ho avuto dei genitori molto lungimiranti sotto questo punto di vista perché mi hanno fatto viaggiare da solo sin da quando ero molto piccolo, andavo a Londra in vacanza studio d’estate. Ho sempre avuto l’opportunità di viaggiare molto, sono stato in Australia per quattro mesi dove ho vissuto e studiato inglese. Il tuo quartiere di origine può essere il tuo punto di partenza ma non la tua meta, il viaggio è fondamentale: in tempi come i nostri dove i mezzi di comunicazione riescono a portarti ovunque, bisogna preservare l’idea di muoversi e di spostarsi per non rimanere fermi nella paura degli altri o del diverso. La diversità è l’unico modo per vivere in maniera serena, è un valore aggiunto e la capisci solo se ti confronti in mezzo a tanti altri. Io sono nato al Sud e sono devoto alla mia città ma credo sia giusto anche lasciare il proprio nido e scoprire cosa c’è intorno a te, bisogna affacciarsi al mondo. Io ogni due mesi scappo a Londra per trovare ispirazione per esempio, è la mia boccata d’aria, mi fa stare bene.

 

Cos’è "La doccia del 25"?

(ride ndr) Semplicemente due anni fa era Natale ed ero a casa dei miei giù in Calabria; sono uno che dorme poco purtroppo, i miei genitori erano ancora a letto, entro in doccia la mattina presto e mi sono messo proprio seduto dentro la doccia a fare un bilancio di quel preciso momento della mia vita. Ho fatto delle riflessioni su quel periodo che era piuttosto pesante, c’erano diverse cose che non erano andate bene; uscito di lì mi sono asciugato mi sono messo davanti al mio pianoforte a casa ed è nata questa canzone. Il titolo è l’essenza di quel momento.  


Tu a Roma ci hai vissuto per dodici anni, cosa hai assorbito del fermento musicale della capitale?

Non sono mai stato tanto dentro la scena romana ma solo per una scelta personale, ho sempre vissuto la musica in maniera molto intima e personale. E’ stato un approccio naturale il mio, andando ai concerti o ascoltando le cose che uscivano; ho avuto sicuramente la fortuna di conoscere degli artisti pazzeschi, il mio primo EP lo ha prodotto Daniele Sinigallia e quindi poi ho conosciuto anche Riccardo che per me scrive delle vere e proprie poesie, entrambi sono due anime meravigliose. Io sono partito facendo i mini concerti a casa con gli amici, con le mie amiche che piangevano perchè si emozionavano davanti alle mie canzoni e poi da concertini davanti a 7 persone iniziava ad esserci sempre più gente. 

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Ci sono artisti italiani contemporanei che ti piacciono particolarmente oppur e c'è qualcuno con cui collaborare? 

Ti confesso che non ho un sogno nel cassetto in particolare; della scena attuale italiana Tiziano Ferro, Cremonini e Jovanotti per me rimangono in termini di scrittura e comunicazione dei mostri sacri. Jovanotti è uno showman a 360° e la sua visione di arte mi piace moltissimo, di Cremoni mi piace moltissimo il suo percorso autoriale negli anni, con una crescita continua e costante, Ferro è uno che ti tira due sberle in faccia ogni volta che apre la bocca, ha una potenza comunicativa unica, è fortissimo. Per quanto riguarda una collaborazione ho bisogno di incontrarle le persone, capire che tipo di vibrazioni ci sono tra me e te e poi decidere se fare musicalmente qualcosa insieme. Non ho sogni in particolare, mi piacerebbe fare cose belle, per me la bellezza è essenziale nelle cose, alla maniera di come la intendevano gli antichi greci, la bellezza che ti fa star bene. 


Ci andresti a Sanremo oggi? Te lo chiedo perchè hai un’ età diversa rispetto alla prima volta che hai provato.

Quando sei giovane subisci il fascino di certe cose in maniera diversa, li vedi come dei trampolini pronti per un grande tuffo ma alla fine realizzi che non è così. Sanremo sicuramente ti apre delle strade subito però non è l’unica strada. Quando ero più giovane l’ho sfiorato e mi è costato muscolarmente e sentimentalmente tanto, ovviamente anche il sentirmi dire di “no”. Non lo vedo ad oggi come una tappa obbligatoria, se poi dovesse capitare che un giorno ho un pezzo che sarebbe perfetto per Sanremo e Sanremo mi apre le porte ben venga, quest’anno per esempio non ci ho pensato minimamente. Se capita bene altrimenti va benissimo anche così. Quando cresci ridimensioni tantissimo le cose, le vedi sotto un’altra prospettiva. Le mie urgenze al momento sono suonare live. 

Aiello sarà in Santeria Social Club il 28 novembre a Milano e il 7 dicembre al Largo Venue di Roma, la prossima primavera partirà il suo primo tour in giro per l'Italia. 

 

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L'articolo AIELLO: il mio momento giusto è arrivato di Chiara Lauretani è apparso su Rockit.it il 09/10/2019 12:23

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