Di giorno numeri, procedure e precisione. Di sera - o, più semplicemente, ogni volta che si siede davanti a un pianoforte - uno spazio in cui le regole si dissolvono e lasciano il posto all’intuizione. È dentro questa dicotomia che vive la musica di Alessandro Russo.
Nato a Stoccarda nel 1986 ma con solide radici calabresi, vive una vita che "da circa vent'anni si sviluppa sotto i portici di Bologna", dividendosi tra i tasti bianchi e neri del suo pianoforte e un lavoro come impiegato amministrativo. Una quotidianità che lui stesso definisce "una dimensione quadrata, fatta di cifre e precisione", ma che "paradossalmente funge da perfetto contrappeso alla totale libertà della mia scrittura musicale".
Quest'attitudine affonda le proprie radici molto lontano. Russo inizia a studiare pianoforte a sei anni, spinto da sua madre e da "un’urgenza interiore che non mi ha mai abbandonato". Il suo percorso si sviluppa però su due binari complementari: da un lato gli studi privatistici di pianoforte, dall’altro il Conservatorio, dove approfondisce la musica per film, e il DAMS di Bologna.
"La mia formazione è un ibrido tra rigore e indipendenza - racconta - e questa doppia natura, accademica e cinematografica da un lato, solitaria e autodidatta dall’altro, ha strutturato profondamente il mio modo di concepire il suono". Una dichiarazione che basta da sola a spiegare perché le sue composizioni sembrino sempre muoversi in equilibrio tra disciplina formale e ricerca emotiva.
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In questo percorso non sono comunque mancati incontri decisivi. Tra questi spicca quello con Fabio Cinti, con cui ha condiviso palchi importanti, aprendo concerti del tour Apriti Sesamo di Franco Battiato: un’esperienza "assolutamente indescrivibile, sia a livello umano che artistico".
Insieme a Cinti ha inoltre realizzato Guardate com’è rossa la sua bocca, album dedicato alla poetica di Angelo Branduardi in occasione dei cinquant’anni di carriera del cantautore lombardo. Altrettanto significativa è stata la collaborazione con il compositore Marco Biscarini, produttore del suo primo disco per pianoforte solo Escher on the Beach, un tassello fondamentale nella costruzione della cifra stilistica.
Un'identità che Russo sintetizza con un’espressione tanto semplice quanto efficace, ovvero "musica di sottrazione". Il suo sguardo si rivolge infatti al minimalismo europeo e americano, ma sempre filtrato attraverso un immaginario fortemente cinematografico. "Non mi interessa il virtuosismo fine a sé stesso - ci spiega - cerco piuttosto di creare spazi, silenzi, tessuti sonori in cui l’ascoltatore possa perdersi o ritrovarsi". Gli ottantotto tasti bianchi e neri diventano così uno strumento con cui raccontare gli stati d’animo più essenziali, spogliandoli di qualsiasi orpello. "È una musica introspettiva che nasce sempre al pianoforte e cerca di tradurre in suono gli stati d’animo più nudi e geometrici, scevri da ogni pregiudizio estetico-musicale".
Anche le influenze seguono la stessa traiettoria, attraversando mondi apparentemente distanti ma accomunati da una forte tensione evocativa. Philip Glass e Max Richterconvivono con la complessità deiRadiohead, le dilatazioni sonore deiPink Floyd e la malinconia luminosa deiSigur Rós, senza dimenticare "la lezione eterna e spirituale di Franco Battiato". C’è poi un’estetica ben precisa che continua ad affascinarlo, quella del "rigore danese e scandinavo, con quel suo modo così pulito, quasi artico, di trattare la melodia e la malinconia".
Questa ricerca trova oggi una nuova sintesi nel suo sesto disco, From Here to Her (Between the Lines): un lavoro concepito come "una sorta di diario intimo", costruito in otto capitoli per pianoforte solo. Più che una semplice raccolta di brani, una narrazione emotiva che segue la traiettoria di un amore, dalla sua nascita fino alla sua forma più compiuta. "Racconta le fasi di questo sentimento partendo dall’attimo esatto della sua nascita, attraversando lo stupore dell’innamoramento e il primo vero incontro, fino ad arrivare a un amore totale". Per Russo, in fondo, il disco è soprattutto "la descrizione, in note, di cosa accade a un cuore quando decide di smettere di difendersi e si lascia andare".

Un meccanismo complesso e misterioso, capace di affermarsi soprattutto nella dimensione del live, in cui quelle emozioni trovano la loro forma definitiva. "Suonare dal vivo è l’unico momento in cui la musica smette di appartenermi e diventa di tutti", ci confessa, ricordando ancora con particolare intensità le aperture ai concerti di Battiato insieme a Fabio Cinti e "l'emozione di proporre la propria sensibilità a una platea così vasta e attenta, sotto lo sguardo di un gigante della nostra musica".
Ma oltre al palco, lo sguardo di questo musicista calabrese di origine e bolognese di adozione è già rivolto al futuro: a quel 23 luglio in cuiFrom Here to Her (Between the Lines) uscirà su tutte le piattaforme, aggiungendo un nuovo tassello a un percorso che presto prenderà anche forma dal vivo. Parallelamente, Russo ha già iniziato a lavorare a tre progetti differenti, anche se preferisce non sbilanciarsi "Per pura scaramanzia - sorride - per il momento non posso anticipare nulla". Del resto, per chi ha imparato a convivere ogni giorno tra la precisione delle cifre e l’imprevedibilità della musica, anche il silenzio può essere parte integrante del racconto.
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L'articolo Alessandro Russo: tra rigore matematico e vertigine sonora di Luca Barenghi è apparso su Rockit.it il 2026-07-06 23:00:00

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