Altre di B - Come sarà “Miranda!”, il nuovo album degli Altre di B Intervista

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11/05/2017 di

Il loro live al MI AMI, venerdì 26 maggio, sarà tutto da scoprire, perché gli Altre di B hanno già preparato il nuovo album ma uscirà solo in autunno. Al festival ce ne daranno una gustosa anticipazione, ma siccome eravamo troppo curiosi, gli abbiamo chiesto di raccontarci "Miranda!" in anteprima. Non perdeteveli acquistando le prevendite qui.

Il primo singolo che ci avete fatto sentire è "Potwisha" che, secondo una rapida ricerca su Google, è un campeggio in California. Quindi, la prima e più ovvia domanda, è sul titolo: cosa vuol dire e come mai questo nome così “insolito”?
Due anni fa siamo stati in tour nella West Coast degli Stati Uniti e siamo anche andati a suonare a San Francisco, dove c’è il Sequoia National Park. Dentro il parco c’è questa zona di campeggio, che si chiama appunto Potwisha, ed è un’area meravigliosa, assolutamente straordinaria e ci piaceva per questo nome un po’ indianeggiante. È un posto molto suggestivo dal punto di vista naturalistico ci ha spinto a scrivere proprio questa canzone; ci siamo immaginati un grosso amplesso sui prati di questo luogo.

Cosa dobbiamo aspettarci per quanto riguarda il suono da “MIRANDA!”? 
Il sound è cambiato, e credo notevolmente. Nel senso che in linea di massima ci sono meno tastiere con suoni un po’ infantili, che sono stati quelli dei lavori precedenti. Grossomodo è un disco dalle sonorità molto più rock, abbiamo abbassato il bpm di tutte le canzoni perché volevamo contrarci di più sulla melodia e, proprio per questo, abbiamo aggiunto un po’ più di potenza: ci sono i chitarroni, ci sono dei momenti abbastanza orchestrali.
Ecco, una particolarità del disco è che l’abbiamo registrato tutto in presa diretta: volevamo fare questo esperimento che ci sembrava potesse dare un qualcosa in più al suono. Eravamo tutti nella stessa stanza, in contemporanea, con il click nelle cuffie e poi, se c’erano cose da sistemare, le sistemavamo. Suonerà abbastanza grezzo e ruvido in linea di massima.

Da dove viene questa vostra nuova attitudine, questo essere più rock, più ruvidi?
In realtà dagli ascolti che abbiamo smette avuto, un po’ di ispirazione deriva dai concerti a cui siamo stati negli ultimi anni, in giro per l’Italia. Fondamentale volevano cambiare un pochino, rallentare e fare roba che i sembrava meno derivitava. Insomma, nasce tutto dalla voglia di scrivere qualcosa che non avevamo mai fatto. Con un tempo di lavorazione molto più lungo: i lavori precedenti erano fatti molto più di getto, e questa volta volevamo ponderare bene tutto quanto, anche la scrittura dei testi.

Quindi si potrebbe dire che il live che deve ricreare l’album, non viceversa.
Esattamente, tra l’altro il fatto di averlo registrato in presa diretta è stato già uno stimolo: è come provarlo dal vivo, fondamentalmente.

Quando e dove sono nate le tracce di questo disco?
Ah, bella domanda. Beh c’è stato il viaggio negli Stati Uniti due anni fa che ha scatenato un po’ tutto quanto, come l’idea di pezzi anche un po’ più lenti. Questi grandi spazi sono stati veramente un grande stimolo per scrivere queste cose, che sembravano più la colonna sonora di quello che stavamo vivendo che altro. Altri stimoli sono state le mostre che abbiamo visto, ma soprattuto i libri che abbiamo letto, perché in realtà "MIRANDA!" è il titolo di un libro di un bolognese…

(Clicca sulla foto per vedere tutta la gallery del viaggio degli Altre di B in Texas)

Di Quirico Filopanti! Come lo avete scoperto? Ha una storia curiosa, quasi buffa...
Dunque, io faccio il giornalista sportivo per il Carlino di Bologna, e mentre ero lì in redazione mi passavano per le mani molti articoli di altri redazioni che andavano impaginati, e una volta c’era lì un articolo su Filopanti come l’inventore dei fusi orari. Da lì ho iniziato a fare questa ricerca, fondamentalmente per i cazzi miei, sono andato alla biblioteca dell’Archiginassio di Bologna - posto straordinario, dove ci sono dei libri incredibili - dove è conservato appunto questo libro, che è scritto in inglese, perché Filopanti era esule a Londra in quel periodo, e questa cosa mi ha affascinato moltissimo. In un piccolo paragrafo, proprio sono davvero due righe, lui butta lì quest’idea dei fusi orari. Però non ebbe la fortuna che si immaginava, perché lui era un personaggio un po’ fuori di testa, ad esempio il libro è molto molto strano, parla di numerologia, della connessione tra i numeri e la natura. Quest’idea è poi stata sviluppata in seguito da un canadese che faceva il ferroviere e l’invenzione dei fusi orari è stata attribuita ad un’altra persona. Questo ci ha affascinato molto perché noi, chiamandoci Altre di B, ci piace molto quest’immaginario della serie B, e ci piaceva che un personaggio del genere - che di fatto è l’inventore di una cosa che rivoluzionato il mondo - in realtà non fosse cosi popolare. Ci affascinava questo personaggio di serie B.

Già dal nome si intuisce che non è un personaggio comune: da un lato un nome che rimanda alla Roma antica, dall’altra un cognome che vuol dire “colui che ama tutti”.
Sì, sì era proprio un matto; già dal nome si intuisce che era una persona che ama il mondo, che amava la natura, che amava tutto e tutti. Cioè fa un po’ ridere il libro, non si capisce niente, oltre ad essere molto bello. Io ero un po’ emozionato a sfogliare un libro così antico: prima ti danno i guanti, poi non fare foto col flash e sfogli questa carta che sembra crosta di pane, giallissima e rigidissima.

Quirico aveva questa duplice natura: da un lato l’essere un folle, dall’altra la passione per i numeri; magari anche in voi c’è chi vuol fare più casino e chi cerca di tenerlo a bada.
Ovviamente c’è, ma senza voler scadere in diventare dei personaggi, ma siamo un po’ così. C’è una dimensione pian live che appartiene a noi quando registriamo e siamo sul palcoscenico e una dimensione diametralmente opposta, di noi fuori dal palco che siamo persone tranquille e “polleggiate”.



Prima parlavi di mostre, concerti: rispetto a “Sport”, come sono cambiate le vostre coordinate musicali e culturali?
Culturali in realtà non sono cambiate radicalmente, nel senso che ci interessano più o meno le stesse cose, abbiamo più o meno lo stesso affiatamento nel vivere la vita culturale di Bologna. Sono cambiati molto gli ascolti, quello sì, perché nei tre locali più grossi della città la programmazione è cambiata tantissimo: dalla musica elettronica a sonorità più strane, diverse, che ci affascinavano moltissimo. Siamo stati a dei concerti memorabili: di recente ho visto i Notwist a Bologna (che poi ho visto anche a Milano e a Pesaro), un live incredibile con delle atmosfere altrettanto incredibili. Visto che c’è sempre questa ricerca di scrittura e questo tentativo di strutturare la canzone, loro hanno questa formula - semplicissima, ma che a me piace tantissimo - del piano e del forte; è una cosa che è molto efficace e questa cosa ci ha stimolato moltissimo. Abbiamo visto del gran punk a Bologna, come i La Quiete; poi abbiamo anche spulciato molto in rete (tutta roba che non ho mai visto dal vivo) e quindi abbiamo sentito i Glass Animals, anche loro bravissimi ad unire l’elettronica a sonorità più africane; quando siamo andati ad Austin abbiamo visto gli Weaves. Tutti gruppi che ti danno degli stimoli da apportare alla tua musica, soprattuto dal vivo e ti rendi conto della teatralità di gruppi internazionali. Al Primavera abbiamo visto gli LCD Sound System, uno dei live più incredibili che abbia mai visto perché, tra l’altro, non c’è soluzione di continuità: è tutto un unico concerto, senza divisione tra i pezzi (almeno, cosi era a Barcellona), un grande dj set travolgente. Tra gli altri, anche i Cloud Nothings, i Ra Ra Riot, i Basebell Gregg, Birthh e Caspar Babypants sono gruppi che mi piacciono molto e sono stati, in vario modo, d’aiuto per il disco.

Quale diresti essere la cifra distintiva degli Altre di B? Cioè quella cosa che avete solo voi e vi rende diverse dalle mille altre band che suonano in Italia.
(Ride) Bella domanda! Cosi, istintivamente, mi viene da dirti la cazzonaggine, ma perché non siamo persone che preparano lo spettacolo dal vivo o che stanno lì a pensare troppo alle scalette o a chi abbiamo davanti. La cazzonaggine nel senso istintivo del termine, siamo persone che salgono sul palco e che, ci siano due persone o cento o mille, non ci importa molto perché tanto sarà lo stesso spettacolo. Siamo abbastanza affiatati, siamo amici da tanti anni e questa cosa scaturisce nella performance dal vivo. Nel senso buono, ma soprattuto nel senso cattivo perché a volte saliamo e facciamo proprio della cagate.



Salire, divertirsi e voglia di spaccare, giusto?
Si, ecco, quello. Perché c’era stato anche un periodo in cui avevamo pensato di fare come fanno i Ministri (altro gruppo che ci hanno sconvolto la vita), cioè di vestirsi uguali e strapparsi le giacche e di mettere dei pezzi delle giacche nei dischi. Perché una volta suonammo con loro e, usciti dal palco, facendo quattro chiacchiere, Divi disse “Ah carina questa cosa che suonate tutti con la maglietta verde” ed effettivamente avevamo tutti la maglietta verde, ma non era una cosa programmata, era dettata dal caso. E abbiamo detto “dai proviamo a fare come i Ministri, tutti vestiti in quel modo lì e creiamo un immaginario tutto nostro”, ma in realtà così non è stato. Vogliamo che sia la musica la cosa più importante.

Cosa ci farete ascoltare al MI AMI? Sarà un'anteprima dal vivo dei nuovi pezzi?
Grande domanda, speravo di poterlo dire! L’altro giorno abbiamo fatto la scaletta appositamente per il MI AMI e credo faremo esclusivamente roba nuova, perché volevamo provarli dal vivo e staccarci da quello che era tutto il lavoro precedente. Poi ovviamente qualche pezzo vecchio lo facciamo, ma tendenzialmente solo roba nuova. L’altra sera siamo andati a sentire uno dei miei gruppi italiani preferiti, i Forty Winks, che hanno suonato in un posto in campagna, bellissimo. Loro sono anni che non fanno mai i loro pezzi più famosi, e alla gente spiace - tipo i Radiohead - ma l’altra sera hanno fatto delle chicche vecchie e la gente è andata giù di testa. Ecco, mi piacerebbe immaginarmi molto più, a cinquant’anni, a fare ancora musica dal vivo e fare l’effetto dei Forty Wings.

Tag: intervista

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