intervista

Chi è Andrea Belfi, il musicista che aprirà le date del tour europeo di Thom Yorke

Andrea Belfi aprirà le date del tour europeo di Thom Yorke: l'abbiamo intervistato per scoprire qualcosa in più su di lui e la sua musica
06/05/2019 11:00

Andrea Belfi è un musicista e compositore italiano trasferitosi da anni a Berlino, con alle spalle tanti progetti e collaborazioni, tra cui Mike Watts e Stefano Pilia ne Il sogno del Marinaio, i Nonkeen di Nils Frahm, i Rosolina Mar e molti altri. Il suo ultimo lavoro solista "Ore" è uscito nel 2017 per l'etichetta inglese FLOAT e quest'estate lo vedremo in apertura alle date del tour europeo di Thom Yorke. Lo abbiamo intervistato per scoprire qualcosa in più sul suo progetto e il suo percorso artistico.

Partiamo dall’annuncio delle tue aperture dell’intero tour europeo di Thom Yorke “Tomorrow’s Modern Boxes”. Come ti sei sentito quando lo hai saputo?
È stata una fantastica sorpresa. La decisione di chi portare in tour come apertura viene presa direttamente dai tre membri del progetto Tomorrow’s Modern Boxes, ovvero da Thom Yorke, Nigel Goldrich e Tarik Barri. È stato quindi doppiamente eccitante sapere che hanno ascoltato e apprezzato la mia musica tanto da invitarmi a participare al tour.

Tu sei anche un fan di Thom Yorke?
Assolutamente sì. È una delle pochissime figure che nella musica “pop” riesce a fare da tramite tra i linguaggi sperimentali e il mainstream.

Mi piacerebbe ripercorrere il tuo percorso, tutto quello che sta dietro e prima di questo annuncio, soprattutto per chi ancora non ha avuto occasione di scoprire il tuo lavoro. Partiamo proprio dall’inizio, come ti sei avvicinato alla musica?
Semplice: volevo far parte di una band. Ho iniziato a suonare a 14 anni con degli amici in un gruppo punk-hardcore. In un certo senso l’attitudine Do It Yourself e l’etica punk che ho acquisito in quegli anni informa ancora il mio modo di fare musica. In seguito, verso la fine degli anni Novanta, mentre frequentavo il corso di Alberto Garutti a Brera, ho scoperto diversi tipi di musica d’avanguardia, jazz ed elettronica. In quegli anni la mia ambizione era diventare un artista visuale, ma dopo un paio di anni ho preferito dedicarmi esclusivamente alla musica. Ero naturalmente attratto da musicisti e linguaggi musicali di nicchia, forse per certi versi estremi, con un pubblico ridotto ma decisamente internazionale.

Nel corso del periodo di scoperta della musica sperimentale che hai citato, quali sono i dischi e gli artisti fondamentali nel tuo percorso?
Ci sono molti dischi che  hanno cambiato il mio modo di ascoltare e fare musica. Partirei dai Gastr del Sol di “Upgrade and Afterlife”. David Grubbs e Jim O’Rourke a metà degli anni ‘90 non solo creavano un ponte tra il post-punk e la musica d’avanguardia, ma riportavano anche in auge figure come Tony Conrad e i Faust. Le loro collaborazioni con musicisti incredibili come Kevin Drumm, US Maple e Bonnie Prince Billy sono state per me grandi lezioni. Altri dischi che hanno influenzato il mio modo di ascoltare e fare musica  durante quel periodo di scoperte, che coincide circa con i miei vent’anni, sono “The Radio” di Steve Roden, “All Cracked Medias” di Dean Roberts, “Hotel Paral.lel” di Fennesz, e i bootleg di La Monte Young, che iniziavano ad essere disponibili attraverso i neonati software peer-to-peer, tipo Napster. Devo poi citare la scoperta dell’Echzeitmusik, l’improvvisazione radicale di stampo berlinese e i dischi di Aphex Twin “Richard D.James” e degli Autechre di “EP7”, che furono responsabili dell’acquisto del mio primo sintetizzatore.

Andrea Belfi (foto di Steve Glashier)

Che fasi sono seguite nel tuo percorso?
Durante tutti i 2000 ho suonato con i Rosolina Mar, band strumentale formata da batteria e due chitarre, con cui abbiamo suonato moltissimo fino al 2008. Anche mentre suonavo con i Rosolina ho continuato a portare avanti il mio percorso di musica sperimentale, all’inizio suonando solo elettronica e componendo brani di musica elettroacustica e musica concreta. Intorno al 2004 ho finalmente iniziato a mettere insieme i due mondi che fino ad allora avevo tenuto separati, batteria ed elettronica, e a sviluppare il mio set solista. Nel 2006 l’etichetta svedese Häpna ha pubblicato il mio disco “Between Neck & Stomach”. Questa collaborazione ha reso possibile organizzare un tour in Europa e mi ha aiutato a sviluppare un network internazionale di conoscenze tra musicisti e artisti. Altra tappa fondamentale sono state le collaborazioni con Mike Watt, David Grubbs ed il trio dedicato alla musica Moondog Hobocombo con Rocco Marchi e Francesca Baccolini, iniziate circa una decina di anni fa. Queste collaborazioni sono coincise piuttosto organicamente con la fine del periodo Rosolina Mar e mi hanno consentito di evadere dal già noto, sviluppando la mia musica in altre direzioni. Il trasferimento a Berlino è stato poi una scelta cruciale a livello artistico e personale.

Lo immagino. Da quando ci vivi e come pensi abbia influito sulla tua musica?
Ci vivo dal 2011. Ho sempre viaggiato tanto, anche quando vivevo in Italia, ma è innegabile che Berlino abbia cambiato radicalmente le cose per il mio lavoro. Qui ho potuto creare in maniera organica un network di musicisti ed etichette affini al mio modo di fare musica, come ad esempio Erik Skodvin della label Miasmah, per cui ho pubblicato il disco "Natura Morta" nel 2014 e Nils Frahm, con cui ho collaborato in diversi progetti discografici e live. Grazie a queste collaborazioni ho avuto la possibilità di presentare la mia musica a un pubblico molto più ampio e di contribuire a progetti interessanti, come quando ho registrato le mie batterie per alcune colonne sonore di film musicati da Johann Johannson e Ben Frost. Senza Berlino, le cose sarebbero andate molto diversamente.

Nella tua scelta iniziale, quanto è stata determinante la componente musicale?
È stata fondamentale. Prima di trasferirmi definitivamente a Berlino ci avevo già suonato diverse volte, avevo collaborato con musicisti locali, vivendo qui per periodi più o meno lunghi. Era ed è ancora la città che fa per me, la città delle ibridazioni, in questo momento più di ogni altro posto nel mondo.

In genere segui anche la scena musicale elettronica italiana?
Mi piacciono molti musicisti italiani di musica elettronica sperimentale, come Nicola Ratti, Giuseppe Ielasi ed Emanuele Porcinai.

Per chiudere, quale tuo disco consiglieresti a chi ancora non ti conosce, pensando anche a chi avrà occasione di sentirti quest’estate?
Sicuramente l’EP “Strata” che ho registrato lo scorso anno e che uscirà a luglio per FLOAT. Consiglierei questo lavoro come introduzione ai live estivi in apertura a Thom Yorke e anche ai concerti in solo, il 14 Giugno alla Fondazione Prada, nell’ambito di una rassegna interessante organizzata da Craig Richards (I Want To Like You But I Find It Difficult), e il 31 Maggio al festival Ipercorpo di Forlì.

 

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L'articolo Chi è Andrea Belfi, il musicista che aprirà le date del tour europeo di Thom Yorke di Giulia Callino è apparso su Rockit.it il 06/05/2019 11:00

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