C’è qualcosa di profondamente ostinato - e allo stesso tempo fortunato - in ANDROMEDA, nom de plumedietro cui si cela il musicista originario di Cesena, Manuel Zamagni: la volontà di costruire un universo personale, unita alla capacità di intercettare le persone giuste al momento giusto. Non è solo una questione di talento o di visione, ma di traiettorie che si incrociano quando serve.
Romagnolo, classe '93, Zamagni è riuscito infatti a trasformare, nel tempo, un’urgenza espressiva in un progetto artistico sempre più definito, stratificato e consapevole. "Negli anni - ci racconta - ho fatto tante esperienze live, tra band, spettacoli e progetti paralleli, che mi hanno portato a costruire passo dopo passo questo progetto. Oggi ANDROMEDA è il mio focus principale: non è solo musica, ma un modo per esprimermi senza etichette e raccontare chi sono davvero".
Un’identità che non nasce "in provetta" ma sul campo, tra palchi piccoli e grandi, errori e intuizioni, fino a diventare qualcosa di più di un semplice alias: una lente attraverso cui leggere un percorso umano prima ancora che artistico. Non a caso, pur trattandosi di un progetto solista, ANDROMEDA si nutre di incontri capaci di lasciare il segno senza snaturarne il cuore. "Da un po' di tempo sto collaborando con un team stabile, in particolare con il producer Nacor Fischettie conGloria Collecchia alla scrittura. Con loro si è creata una sintonia molto naturale che ha dato una direzione chiara al progetto".
Questa direzione affonda le radici in una formazione altrettanto organica, iniziata presto e sviluppata senza scorciatoie. "Alle scuole medie un insegnante speciale ha intuito qualcosa e mi ha spinto a studiare. A 16 anni ho iniziato a prendere lezioni di canto e da lì non mi sono più fermato". Ma al di là di concorsi e selezioni, è il palco il vero banco di prova: "Suonare dal vivo, confrontarmi con il pubblico, sbagliare e crescere: è lì che ho costruito davvero la mia identità artistica”. Ed è proprio lì, in quella dimensione senza rete, che certe lezioni smettono di essere teoria e diventano esperienza pura.
Perché il live non è solo palestra ma anche campo di battaglia, a volte tutt'altro che gentile. "Ricordo un episodio preciso: durante un live con una cover band, una persona tra il pubblico ha iniziato a lanciare commenti poco carini nei miei confronti". Un attimo di destabilizzazione, poi la scelta: reagire. "Ho deciso di non farmi influenzare e trasformare quella cosa in energia, rispondendogli al microfono, educatamente, ma a tono. In quel momento ho capito davvero che il giudizio degli altri è semplicemente un rumore di fondo".
Un’affermazione che suona quasi come un manifesto, e che inevitabilmente si riflette anche nella sua musica, sospesa tra immediatezza pop e profondità emotiva. "La definirei un pop contemporaneo con un’anima dance, fortemente influenzato dagli anni ’80 - ci spiega - ma in grado di proporsi con un suono attuale". Un equilibrio non banale, che "cerca sempre di unire due dimensioni: da una parte l’energia e l’impatto, dall’altra un contenuto emotivo forte, legato a temi come identità, libertà e crescita personale".
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Il riferimento al mainstream internazionale è chiaro, ma mai derivativo: "Mi interessa molto chi riesce a fare musica pop accessibile ma con una forte identità artistica". Ed è proprio lì che ANDROMEDA prova a posizionarsi, in quello zona sottile tra hit potenziale e confessione personale. Uno spazio che trova la sua forma più compiuta nel suo ultimo disco, Luna sotto Venere, in cui Zamagni costruisce un vero e proprio percorso narrativo che attraversa fasi diverse di una stessa trasformazione. "Ogni brano rappresenta una fase: dalla liberazione dal giudizio di Ok, Goodbye, alla consapevolezza e alle scelte difficili in Non hai bisogno di me, fino alla trasformazione di Ventiquattro Ore".
Non solo una sequenza di canzoni, ma un vero e proprio diario emotivo che nasce da una frattura precisa, "in un momento in cui ho capito che non potevo più vivere in una realtà che non sentivo mia, e ho scelto di ricominciare da capo". Il filo conduttore resta sempre quello, quasi ossessivo nella sua necessità: trovare il coraggio di essere se stessi.
Guardando avanti, la traiettoria è chiara: portare ANDROMEDA sempre più sul palco, costruendo "uno spettacolo che sia un’esperienza completa, non solo musicale ma anche visiva e performativa". La naturale estensione di un progetto che nasce già con un’identità forte e multidimensionale.
Parallelamente, la scrittura continua, senza sosta ma con una bussola ben puntata: "Crescere senza perdere autenticità". Nessuna rivoluzione improvvisa, piuttosto una costruzione paziente, passo dopo passo, incontro dopo incontro.
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L'articolo ANDROMEDA: rinascere in pista per trovare una forma più pura di sé stessi di Luca Barenghi è apparso su Rockit.it il 2026-04-23 16:01:00

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