intervista

Se ti porto all'APE nel parco poi balli con me?

Cos'è APE nel Parco, perché i milanesi non vivono più senza e perché Rockit.it è dentro al parco, dietro le casse e davanti al bar.
02/07/2018 16:28

Cos'è l'APE nel parco? Se sei di Milano probabilmente lo sai già, altrimenti ci arrivi facile. Ormai da quasi 10 anni, dal periodo dell'anno in cui lasci il cappotto per la giacca di pelle fino a quando riaprono le scuole, il martedì milanese vuol dire APE. Evento nato da niente più che un appuntamento dei licei milanesi, negli anni è diventato uno dei palchi più caldi della città. Tutto gratuito, tutto all'aperto, niente dress code e sì voglia di uscire di casa. Centinaia le band e i dj che ci sono passati, l'associazione culturale APE continua a raccogliere i nuovi nomi della musica italiana e le proposte più interessanti, per un cuore caldo fatto di alberi e birra artigianale nel cuore di Milano. Per i prossimi appuntamenti Rockit.it sarà ad APE nel parco con ROCKIT ALL STARZ, il dj set più delirante della zona, un martedì sì e uno no. Ma tutto questo ce lo siamo fatto raccontare da chi l'APE lo organizza. 

Ape nel Parco: cos'è e come è nato?
Ape era nata qualcosa come sette anni fa con lo stesso format di ora, solo che era una cosa più amatoriale. Degli amici che dopo scuola si erano trovati e avevano fatto questa specie di aperitivo in Parco Sempione, dove c’è il baretto, senza nessun impianto. Quello che era in fondo un evento un po’ a caso negli anni è diventato qualcosa di sempre più strutturato. Io ho iniziato facendo altri eventi in Piazza Affari, poi si è spostato l'APE in Parco Sempione e l’evento si è concretizzato sempre di più. Dal non avere niente fino ad avere una formazione rodata come quella di quest’anno. Abbiamo sempre fatto 6/7 eventi nel corso dell’estate e quest’anno ne facciamo quasi il triplo.

Chi ha fatto partire tutto?
Dei ragazzi di un liceo artistico di Milano, la loro forza stava nel fatto che ragazzi di scuole diverse spingessero l’evento indipendentemente dal proprio istituto, il nostro pubblico è infatti abbastanza giovane. Anche se nel corso degli anni le persone sono cambiate. Dalle scuole poi si è arrivati anche nelle università.

C’è stata un’evoluzione anche nella selezione musicale? Come scegliete gli artisti che suoneranno?
Il direttore artistico prima era Eddi Basedi del Magnolia, poi due anni fa si è trovato davanti a una scelta tra il totale impegno in Ape e quello in Magnolia e ha chiamato me per ricoprire il ruolo di direttore artistico. Da un paio di anni a questa parte non era più il solito evento piccolo, è diventato molto più strutturato. Abbiamo budget, consiglio direttivo, nuovi associati, la mole di lavoro è molto più grossa. Essendo una realtà cresciuta era necessario strutturare tutto in maniera migliore, quindi anche dal punto di vista artistico e avendo un budget a disposizione, l’anno scorso ho preferito “volare basso” essendo il mio primo anno. Quest’anno invece portiamo anche dj e band internazionali, anche se soprattutto band che vengono da tutta Italia. 

Nell'ultimo periodo i cachet di alcuni artisti si sono alzati moltissimo. Questa cosa vi ha creato problemi in termini organizzativi? È stato più difficile trovare gente da chiamare o nella vostra percezione ci sono ancora quelle band vengono caricando una Punto in sei per pochi soldi?
Questo che dici è vero. L’anno scorso abbiamo fatto come prima data Frah Quintale, a distanza di nemmeno un anno il suo cachet è decuplicato. Ovviamente nel suo caso è strameritato, ma penso sia una mega bolla, non ha senso che alcune cose costino così tanto perché tagli le gambe a chi vuole organizzare eventi come il nostro. Poi ti parlo da super fan di questa musica, tra i ricordi di Facebook ieri mi è comparso il mio primo concerto: I Tre Allegri Ragazzi Morti 7 anni fa a Vimercate. Vedere questa generazione di artisti che negli anni ha fatto sempre gli stessi posti contro un Coez che fa gli stadi e rappresenta un fenomeno nuovo, mi ha fatto sentire di non appartenere più a questa generazione. Per la programmazione di quest’anno abbiamo deciso di investire più su dj internazionali, piuttosto che spenderne moltissimo per la band del momento, perché è immeritato quel prezzo, questa è la logica. Io stesso prima non avevo mai contemplato l'idea di bookare i dj. Mi ricordo quando le grandi band di adesso che venivano a suonare nel circolo della Brianza, dove abito io, con l’ingresso a 5 euro, vedi band come Le Luci o I Ministri. Adesso sarebbe impossibile. Mi ricordo quando i miei amici del liceo mi prendevano in giro perché ascoltavo I TARM e ora si ascoltano Gazzelle, prima ci si lamentava che non c’erano situazioni e spazi, ora ce ne sono fin troppe. 

A livello burocratico cosa vuol dire organizzare un evento del genere? Sinceramente lo immagino come un incubo.
Non è semplice, ci sono mille cose da tener conto, mille sottigliezze, ma ormai Ape esiste da 7 anni. È una macchina che funziona ogni volta che c’è l’evento, tutti sanno già cosa si deve fare ogni volta. Quindi non è un incubo, ma nemmeno semplice. 

Organizzare un evento del genere in un parco e non in un locale ha un valore nel rapporto con la città?
Ape è un’associazione culturale e lo scopo principale è creare aggregazione tra le persone, questo vuol dire rivalutare gli spazi. Il martedì sera d’estate a Milano non c’è nulla da fare. Legarsi a un posto chiuso perderebbe un po’ la magia di Ape. Anche il fatto di aver portato Ape in Piazza Affari ha avuto un suo valore, perché in quel quartiere residenziale non succede assolutamente nulla se non i colletti bianchi che fatturano notte e giorno. Portare la musica in uno spazio così lontano delle persone è uno dei nostri obbiettvi, in questo momento c’è l’idea di spostarsi in una terza location e conquistare un altro posto.

Rockit.it vi aspetta domani, 03 luglio. Dove? Ad APE nel Parco. 

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L'articolo Se ti porto all'APE nel parco poi balli con me? di Vittorio Farachi è apparso su Rockit.it il 02/07/2018 16:28

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