Subsonica - Arezzo, 31-08-2002 Intervista

20/09/2002 di Simona Cortona

So di aver infranto tutte le regole del buon giornalismo.

So di non essere stata obiettiva.

So di aver oltrepassato il punto di equilibrio tra la soggettività del giornalista e la correttezza metodologica necessaria a raccontare i fatti.

“Simply to recitare the facts”; l’ho studiato.

Non l’ho fatto.

Scusate.



Credo che tutto sia cominciato da lì.

Per me era la prima volta, per loro la seconda data.

Mamamia, Senigallia.

Era pomeriggio, ma faceva freddo. Era ancora inverno, credo. Ci guardammo negli occhi e senza dirci altro sorridemmo.

Era fatta, saremmo partite per il concerto dei Subsonica!

Ti passo a prendere alle 20.00, dissi io. Ok mi rispose Bianca.

Sembrava che fossimo tornate indietro: di dieci anni per me, solo qualche anno per lei.

Sorridevamo come due adolescenti e le nostre ceres erano sparse per la macchina. La musica del loro cd anticipava lo spettacolo.

Ma dov’è il Mamamia?

Ancona?

No, no più avanti. Ma sei sicura? Boh andiamo avanti….

Il mio dramma perenne per le strade si affacciava all’orizzonte.

Sono condannata a non trovare mai la strada giusta, come a non percorrerla mai due volte nello stesso giorno. Ma ringrazio dio per essere così, così inesorabilmente e “spensieratamente vagabonda”, perché così si finisce sempre per scoprire nuove terre e allungare inevitabilmente il viaggio.

E’ si……. il mio era proprio un bel viaggio.

Uscivo da poco da una massacrante e “cervellotica all’infinito” relazione e quello che sentivo in bocca era il vecchio sapore della libertà.

Quella notte era “la Certezza” che non avrei avuto più paura. Non mi sarei più sentita sola. Ero io, era fatta!

Erano le 23, e dopo aver chiesto e richiesto a benzinai assonnati dove si trovasse il locale, all’improvviso una montagna di macchine mi si parò davanti. Eravamo arrivate!

Cazzo e adesso?? Sguardi persi.

Dove parcheggiamo?

Qui è un assalto!

Un’occhiata all’aiuola, un pensiero della serie: “si, lo so… non dovrei…. ma che devo fà?” Il solito pensiero che serve a tacere la coscienza.

Parcheggio
Vai, di corsa, all’entrata.

Altro muro umano…
Biglietteria chiusa, recitava un foglio attaccato al vetro.

Non si entra più?

NO.

Non è possibile, non può finire così: i miei sogni non si possono fermare alla biglietteria del Velvet!

A quel punto il ricordo improvviso di una telefonata.

L’accredito!!!

Cazzo, era vero!!

Perché tendo a scordare sempre le cose che mi semplificano la vita???

Dai Bianca ce la faremo!!

Entrammo ma le difficoltà non finirono lì. Corpi, su corpi. Un caldo asfissiante. Il locale traboccava di persone, la musica ci arrivava alle orecchie ma non riuscivamo a vedere nulla. Riuscii per un attimo a salire su di un cornicione e rimasi esterrefatta dai giochi di luce provenienti dal palco, da quell’atmosfera lunare che i Subsonica erano riusciti a creare. Il fumo completava lo spettacolo rendendo tutto reale e contemporaneamente non-reale. Volevo andare più avanti, volevo essere investita dalla potenza dei watt, volevo che miei occhi rubassero più scene possibili.

Spingendo, litigando, riuscimmo a scavalcare un anello e voilà fummo davanti.

………

Silenzio
Non sentiì più nulla. Non vidi più nessuno intorno a me. C’erano LORO ed io.

Silenzio
Me li guardai uno per uno per parecchio tempo, cercando di capire da dove venisse quella strana sensazione di… di….. di “autentico”. Di persone per bene, di integrità, di “zero-contaminazione”.

Poi d’un tratto lo capii: erano la band di cui ogni giovane amante della musica avrebbe voluto far parte. Lì sul palco le loro armonie concretizzavano i nostri sogni. I Subsonica erano la nostra band, quella che suona nei garage, quella che tra una birra e una cazzata scrive due accordi, quella che rafforza ancora un grande valore: l’Amicizia.

Non riuscii a ballare quella sera, rimasi per tutto il concerto a scattare foto per avere più ricordi possibile, più visi impressionati da valutare, più sogni da far crescere. Ma, devo ammetterlo, fu Samuel il “subsonico” più fotografato.

Il ritorno fu un continuo di scene già viste, di parole cantante che giravano nella mia testa, di emozioni forti che andavano e venivano.

Sbagliammo inesorabilmente strada.

Tornammo a Perugia alle 5 del mattino con il cuore ebbro.

Un saluto, un bacio.

Grazie Simo, grazie a te Bianca non lo dimenticherò.

………

Passarono i mesi e la “nuova ossessione” non passava. Nei momenti in cui mi sentivo sola c’erano loro che mitigavano il grigio. Nei momenti tristi ricordavo e sorridevo e la pace, allora, regnava dentro di me.

Un giorno lì vidi affissi, lì sul quel muro in periferia. Sgranai gli occhi: qui! Tra poco tempo? Cazzo, che fare? Andare di pomeriggio, conoscerli? Intervistarli? No, non ce la farò mai…..

Panico, panico, panico….

Mi salvò dall’ansia Rockit che non mi fece fare l’intervista e una parte di me si sentì molto sollevata. L’altra si convinse che forse doveva andare così, che era giusto così.

Avrei potuto avere una seconda chance il giorno dopo in un locale di Perugia e Bianca ne approfittò per seguirli.

Ma io lì veramente non ci potevo entrare. Troppi ricordi e troppe angosce sono legate a quelle quattro mura addobbate, tra quei tavoli e quelle sedie: scappavo da lì il giorno che andaì a vederli al Velvet, di certo non potevo infossarmi la dentro per conoscerli.

No, avrei rovinato tutto, non avrei saputo godere delle mie emozioni. Il mio credo e il mio corpo, poi, me lo impedivano.

Bianca conobbe Boosta e ne rimase affascinata.

Lo sapevo, la conoscevo quella sensazione, sapevo che tutto partiva da loro e tutto tornava a loro. Loro sono i Subsonica.

………

Passò l’estate, milioni di impegni, Arezzo Wave come ciliegina sulla torta, metà mese di agosto per riprendermi dallo “choc post-festival”, nuove proposte lavorative. Mauro Valenti e il suo genio creativo che cominciava ad entrarmi nel cervello e poi…e poi.... guarda, guarda che scherzi fa il destino?

Chi suona il 31 agosto ad Arezzo?

Loro, sempre e solo LORO.

Lì, capii che quello era il momento giusto.

Una riunione fiume con il main-man di AW terminata neanche un’ora prima del concerto e via. Arrivammo lì, in mezzo al bosco, il palco poco distante dal pubblico.

Spiazzante l’immagine del palco nascosto nel bosco. Gli alberi che lo avvolgevano, quasi a difenderlo. Come braccia materne che proteggono i suoi figli. Verde e argento, natura e metallo, caldo e freddo, che strana sensazione…

……..

L’ansia cominciava a farsi sentire,
l’insofferenza per tutto e tutti,
tremarella imperante,
panico da domanda,
e il cervello ingolfato da 25mila informazioni al minuto.

Aiuto!!!!

Mi sentivo paralizzata dalle mie infinite seghe mentali….

………
Da quel momento cominciò il delirio di una donna cosciente di aver paura dei propri sentimenti…

“No, non ci vado.

No, non ce la faccio.

No, sono un cadavere, non posso presentarmi così…
NO, ficcatelo nella testa!

Perché cazzo devi fare stè cose che ti massacrano…
Lo sai si? Lo sai che poi è peggio…
Dai rilassati fatti una birra, sei qui con degli amici, ti godi il concerto, ti fai le tue belle 4 foto e te ne torni a Perugia in pace con il mondo.”

……..

Come andò?

Arezzo. 31 agosto ore 22.00
La birra riuscì in un attimo a farmi dimenticare tutto. Come un automa mi diressi nel camerino senza dire niente a nessuno.

Appunti, penna, registratore.

Cercarono di fermarmi.

Mirco, il tour manager, mi cazziò, ma ebbe fiducia in me e oggi lo ringrazio.

Entrai.

Samuel mi sorrise.

Come farvi capire quello che sentii in quell’attimo? Stavo intervistando Samuel.

E tremavo.

La sua voce così calda mi avvolgeva.

Sorrideva. I suoi occhi così profondi non mi permettevano di guardare altrove.

La sua energia mi invadeva piano piano.

FINE

Oggi e sempre.

“L’albatro Jack, con la matricola 3957 sulle ali, tutte le notti vola a Dio e ogni volta vola sempre più in alto.”
Ricordate?

E’ Jack Folla, il primo uomo che ha parlato al mio cuore.

Con Samuel ho volato come Jack mi aveva insegnato e nella testa sono tornate le parole. Le parole di Jack quando parla a LEI: “Tu, proprio tu ragazzo che non ho e forse non ho avuto mai…

Scusate la premessa.

A voi l’intervista dei Subsonica.

Rockit: Dopo un tour che vi ha portato in giro in tutta Italia e un successo discografico veramente meritato, ci fai un bilancio “subsonico” della situazione?

Samuel: Sicuramente il bilancio è molto positivo. Abbiamo iniziato a febbraio e oggi abbiamo alle spalle già una quarantina di concerti nei club, luoghi a noi più congeniali. Dopo di che ci siamo fermati per due settimane e abbiamo ricominciato ai primi di giugno con la tourneé estiva. Siamo quasi alla fine, ci mancano una quindicina di date.

Alcune di queste date sono state registrate e i pezzi verranno messi in un cd live che sarà un po’ la chiusura, che rappresenterà la fine di questa esperienza, di tutto questo anno.

Il cd verrà anche arricchito da due inediti ed esprimerà con forza tutto il lavoro svolto, tutte le sperimentazioni di un anno in giro per l’Italia.

Un anno sicuramente positivo, un anno con un disco un po’ particolare. Un disco non come i precedenti, un disco suonato dal vivo in moltissimo posti e forse proprio grazie a questo, oggi, lo abbiamo interiorizzato integralmente.

Rockit: Il vostro successo è importante ed è guardato con attenzione dalle band emergenti. Siete per i giovani un punto di riferimento. Perché al pubblico piacciono tanto i Subsonica?

Samuel: Io spero, per le band formatesi in questi ultimi anni, che non scelgano i Subsonica come riferimento perché secondo me è un riferimento sbagliato.

I Subsonica sono un gruppo di persone che suonano e che hanno già molti altri riferimenti, bisognerebbe forse andare a cercare un pò più nel profondo, un po’ più sotto terra.

ISubsonica sono il fenomeno di punta di un certo percorso musicale, strade che tutto il gruppo singolarmente ha percorso. Mi spiego meglio. Se un gruppo vuole ispirasi al suono degli U2 non dovrebbe cercare dentro gli U2, sarebbe troppo facile, dovrebbe andare alla ricerca del suono di Brian Eno che è il loro produttore.

Un gruppo come i Subsonica sono una serie di esperienze, una serie di percorsi musicali, cinque realtà, cinque persone che come ultima cosa creano i Subsonica.

Per capire realmente cosa sono i Subsonica devi andare a cercare là, nel profondo. Se vai ad analizzare solo la punta di quella montagna di cose che sono i Subsonica, alla fine né coglierai solo una parte.

Rockit: Questo spiega tutti gli altri progetti collaterali alla musica. Samuel: Si, i progetti collaterali servono per ricordarsi, per andare un po’ a riesplorare quelli che sono stati i nostri percorsi passati.

Così facendo percorriamo strade nuove, tocchiamo realtà diverse, situazioni che possano tornare utili al gruppo.

Rockit:Il vostro genere di musica: elettronica, house a volte techno, ha rilanciato un genere musicale un po’ di nicchia. Una musica che viveva solo nelle discoteche, nei club?

Samuel: Ma io non direi di nicchia. La musica house penso che sia in Italia una delle musiche più seguite. Se pensi a tutte le discoteche che ogni sabato sera si riempiono di ragazzi…. La musica elettronica per noi è un linguaggio. E’ un linguaggio come quello che utilizziamo nei nostri testi. E’ grazie all’unione tra musica house e parole che abbiamo coniugato il nostro linguaggio, il nostro modo di fare musica.

E’ vero anche che la città in cui viviamo né è densa, si sente parecchio la cassa in quattro. Ed è vero anche che questo tipo di musica faceva parte dei nostri ascolti.

Mi ricordo quando avevo 17, 18 anni e suonavo in un gruppo rock, il sabato sera, nonostante tutto, andavo in discoteca. Queste due cose fanno inevitabilmente parte di me…

Rockit: Come i Murazzi, anche loro fanno parte della tua storia?

Samuel: Tutto è cominciato ai Murazzi, lì ci siamo incontrati nel 1995 io, Max e Boosta e lì abbiamo deciso di far nascere questo gruppo. In quel momento ci ascoltavamo e la musica che ci faceva da cornice era una musica che prediligeva le frequenze basse, prediligeva soprattutto un discorso ritmico molto intrigante. La ritmica iniziava ad essere un linguaggio come potevano esserlo i testi e la melodia. Noi abbiamo voluto inglobare tutti questi elementi in una sola cosa.

Rockit:E se non ci fossero stati i Subsonica?

(Ci pensa un po’ e poi sorride…)

Samuel: No…. Ci sarebbero stati i Subsonica!

Rockit: Nei vostri prossimi lavori ritroveremo le collaborazioni artistiche presenti in “Amorematico”?

Samuel: Sicuramente, le collaborazioni sono un motivo per conoscere persone nuove, un motivo per conoscere musica nuova, un motivo per confrontarsi in ambiti che non sono vicini ai nostri. Questa cosa ci stimola e ci piace.

Rockit: Se tu dovessi esprimere 5 desideri, cosa vorresti in questo momento?

Samuel: Mah…. Uno che finisca questa tourneé, in realtà siamo un po’ stanchi…. No, anzi in realtà vorrei che non finisca mai. Il palco, il live è un mondo che ci piace, che ci tocca proprio dentro. A noi piace stare sul palco a suonare.

Due, ci piace anche stare in studio e scrivere canzoni, quindi il secondo desiderio sarebbe quello di entrare in studio il prima possibile per scrivere cose nuove.

Tre, una bella vacanzetta che non fa mai male.

Il quattro e il cinque mi vengono un po’ così in questo istante… però boh….. sicuramente ci saranno. La fidanzata che manca…

Rockit: Non sei più fidanzato?

Samuel: Non sono più fidanzato ma si sà da parecchio tempo…. Quindi siamo arrivati al quarto con la fidanzata e…. mi manca il cinque……. Il cinque…

Rockit: Il tuo futuro sempre in musica….

Samuel: Ma quello sicuramente…. Anzi farò in modo che sia sempre così anche se… se… diventa sempre più difficile.

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