Umberto Maria Giardini (ex Moltheni) - Arezzo Wave 2002, 05-07-2002 Intervista

28/07/2002 di Simona Cortona

Una chiacchierata un po’ scura con Moltheni nel backstage dello Psycho. … E’ vero, non credo che sia facile vivere, ma penso che solo con tenacia, caparbietà, sicurezza e forza NOI cresceremo credendo in un “nulla” migliore di questo! “Chi lotta torna a sorridere…” recita il manifesto di Classe Comune.



Rockit: Benvenuto ad Arezzo Wave, come ti sembra l’aria?

Moltheni: Bella, bella. Siamo in netto ritardo con gli orari, ma per il resto siamo molto contenti di essere qui. Mi aspetto una bella giornata, tra gente che ha voglia di ascoltare buona musica e spero di fare una buona performance. Sarà breve ma tutto sommato non mi dispiace affatto. A volte nei tempi più concentrati si riesce a dare il meglio di se stessi. Io e i ragazzi ce la metteremo tutta. Speriamo bene.

Rockit: Parliamo un po’ di te? Chi è Moltheni?

Moltheni:Moltheni è un ragazzo… Insomma poco ragazzo ormai… è un persona che si occupa di musica da molti anni ma nonostante ciò l’ approccio con il live in realtà è nato da poco, da meno di cinque anni. Ribadisco, sono uno che da molto tempo segue musica, concerti, giornali, riviste, dischi, sono uno che si occupa di musica rock da circa 18 anni, quindi da quando ero veramente ragazzino, e sono uno a cui è stata data una possibilità, colta al volo, qualche anno fa quando iniziai a fare come pseudo mestiere quello del musicista. Del resto non sono ancora un professionista a tutti gli effetti ma sono contento di essere un musicista.

Rockit: Il tuo nome è un po’ particolare ed legato ad un ricordo del passato?

Moltheni:E’ vero, risale al tempo dei primi racconti, le prime filastrocche quando ero a Milano e di fronte a casa mia c’era una farmacia con su scritto Moltheni. Non avevo certo intenzione di presentare un demo con il mio nome e cognome, come un classico cantautore, forse perché non sono mai stato legato alla tradizione cantautoriale italiana. Mi sono sempre occupato, destino vuole, di band internazionali sempre della scena rock e pertanto scrissi su questo tape Moltheni per gioco. Il risultato fu positivo e un po’ per fato e un pò perché affezionato l’ho tenuto come pseudonimo.

Rockit:Ho letto anche che tutto è cominciato per caso… per una chitarra dimenticata?

Moltheni:Capitò nel 1996, feci un festino a Milano e un amico lasciò una chitarra lì e rimase per molti mesi sopra l’armadio poi sette anni fa cominciai a suonarla. Sono molto novello dello strumento in realtà. E’ stato tutto molto fortuito, banale. Alla fine degli anni ‘90 si sono succedute un pò di tappe che nella vita privata mi hanno portato a intraprendere questa carriera. Sono cose che dovevano succedere, capitano quando devono capitare e tra queste c’è la storia della chitarra, per fortuna dimenticata…

Rockit:Il pubblico ti ha conosciuto con Natura in replay prodotto dalla Ciclope, con Fiducia nel nulla migliore sei passato alla BMG, un successo immediato. Te l’aspettavi?

Moltheni: Mah… molto relativamente a partire dal fatto che non sono una persona molto sognatrice, anzi, in genere sono pessimista e realista e per tanto sono uno che non si aspetta quasi poco o niente dalle cose. Credo che siano stati discorsi burocratici, di mercato e lo saranno ancora, lo saranno sempre. Non me l’aspettavo e francamente non ho fatto salti di gioia e se sono qui è perchè ciò che mi interessa è lavorare, trovare qualcuno che produca i mie dischi, fare attività live. Fare il musicista è il mio scopo, poi tutto quello che c’è intorno mi interessa francamente molto relativamente.

Rockit: Parliamo un po’ dei tuoi testi, li ho trovati molto introspettivi, intimisti, scuri.

Moltheni:Si è il mio metodo di scrittura e non ci faccio molta attenzione. Ognuno ha il suo metodo di lavoro, è un tipo di linguaggio, per fortuna, già riconoscibile e anche se mi considero uno che vende pochi dischi ho la mia fetta di pubblico abbastanza fedele. Ripeto sono abbastanza riconoscibile. Tutto sommato mi piaccio così.

Rockit: Ma tornando un po’ a quello che dicevi sul tuo essere un po’ pessimista, nei testi si ravvede spesso una sorta di vita mal vissuta, veli di tristezza…
Moltheni: Sono pessimista, canto quello che vedo, quello che succede. Mi capitano, anche, delle cose positive ma sinceramente credo che nei testi, ogni tanto, salti fuori questa cosa… Anche il titolo, riportato dagli Stati Uniti e che ha fatto tanto parlare negli ambienti rock, alla fine, non dico che sia positivo perchè è certo un album scuro nelle sonorità però non sarei totalmente d’accordo con chi lo definisce totalmente pessimista (Fiducia nel nulla migliore, ndr). E’ un album realista che in alcuni punti, se si fa attenzione, ha degli sprazzi di speranza. Non di marcate, decisa e chiara positività in riferimento alla vita perché i mie brani sono canzoni d’amore che parlano di vita però, ribadisco, non è tutto nero quello che appare nero, a volte…

Rockit:E’ per questa ragione che hai voluto Fiducia nel nulla migliore solo strumentale, lasciata alla libera interpretazione?

Moltheni: Si perché sono del parere che bisogna anche avere, e qui vado direttamente nel fulcro del discorso, nel bene o nel male, fiducia nelle cose e in cosa ci circonda, in quello di cui temiamo, speriamo. Ho deciso questo titolo perché bisogna avere fiducia in qualcosa. Poi quel qualcosa si può identificare in qualcosa o niente, ma sempre in qualcosa migliore di adesso.

Rockit:Un altro pezzo che mi ha colpito molto è Misma. Me ne parli?

Moltheni:Misma non è niente altro che il nome di un monte sopra Bergamo e mi ha molto ispirato.Ero lì l’anno scorso perché in studio con i Verdena e da sempre sono affascinato dal rapporto uomo-natura che in molte parti d’Italia non esiste mentre ho scoperto, ma anche questo lo sapevo da molto tempo, che invece in certi posti del nord Italia esiste. Quasi sempre inconscio, non voluto, e stando tra questi monti ho scoperto una grossa affinità tra persone come i Verdena e il luogo da dove vengono. Il brano è un tributo alla natura.

Rockit: Parliamo un po’ del futuro?

Moltheni:Si…. parliamone……..

Me ne dovresti parlare tu……..

Moltheni: Ah…… non lo so……non so cosa dirti. Ho dei progetti nella mia testa ma sono gli stessi progetti di una band che prova nel loro garage e non ha un contratto discografico. Niente di eclatante, mi fermo tra un mese con i Verdena a Bergamo, e ad agosto tornerò in studio a registrare due brani nuovi. Non ho molte cose in progetto, anche perchè, non che ci sia svogliatezza da parte mia, anche perché nel lavoro sono un tedesco, e mi piace martellare, sono poco flessibile ma mi rendo conto che il tempo passa inesorabilmente…. e poi tu mi dici del pessimismo! Cosa vuoi essere così? Quale speranza vuoi avere nell’ambito rock? I meccanismi sono quelli e non si può uscire… Cosa vuoi sperare? Di scrivere un bel singolo? Un video che comunque più di tre settimane non te lo passano in tv e se sei fortunato lo passano di giorno. Tutti pensano che siamo dei fighi perché alternativi… Cosa vuoi sperare? Di fare un singolo un po’ più commerciale, o diventare un grande intelligentone che sa il fatto suo? Nel senso che inizi a lavorare in una certa maniera, decisamente molto diversa dalla mia, perchè io non sono uno che vede davanti a me un futuro nel mercato. Quello che scrivo è sempre molto rock e più il tempo passa e visto anche che non sono più giovanissimo, più vedo difficile la possibilità di scrivere brani che si possono chiamare “Salirò, salirò e salirò fino a diventare un puntino lontano…” Non è nella mia natura ma sono quelle le cose che funzionano.

RockitNon sono d’accordo, ci sono artisti che non sono scesi a compromessi con il mercato scrivendo bieche canzonette e hanno avuto successo lo stesso!

Moltheni:In realtà se sono qua non ci credo neanche io però ricollegandomi ad una delle tue prime domande non mi aspetto nulla neanche da me stesso. Io parto dal presupposto, cinico, di far cose che piacciono a me, non sono uno che sogna il pubblico in prima fila che canta i mie brani, non mi interessa, voglio fare cose che divertano me e quelle che piacciono a me comunque piacciono a una fetta molto piccola del pubblico rock. E chi fa rock come i miei amici Afterhours ci mette parecchio, gente che da dodici anni è su un placo, con 76 anni… Io 71 quindi…ecco qua che se non ti succede nulla alla salute… E’ bello fare cose di qualità ma io per far ciò ho 16 date mentre c’è gente che ne ha 50, 60. Credo che sia un po’ il prezzo da pagare. Nel tempo verrò ripagato anch’io. Cristiana Donà fa cose meravigliose, l’hai mai sentita nominare da qualche parte? Dove suona? Giusto al Tora Tora perché è amica di Manuel e come vedi neanche là mi chiamano a suonare… Non voglio essere critico ma è la verità. Io sono uno che le cose che penso le dico e non le dico né per essere polemico, né per mettere in malumore gli altri. Credo che si anche bello dire le cose come stanno. Alla fine di tutto questo discorso sono molto felice, contento perché quello che importa è salire sul palco e suonare la propria musica. Io sto bene, venderò pochi dischi, al mio livello non è molto importante, mi tolgo delle belle soddisfazioni lo stesso, come essere qui ad Arezzo dove esordì nel 1989 e ti garantisco che all’epoca non era molto facile arrivare qui.

RockitBè ma allora vedi che le cose hanno un’evoluzione, cambiano…
MoltheniLe cose migliorano è vero ma se questo è l’arco di tempo vuol dire che a 63 anni venderò qualche disco…va bene lo stesso, per carità… ci metterei la firma adesso.

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