Estra - Arezzo Wave 2002, 07-07-2002 Intervista

28/07/2002 di Simona Cortona

Una live-band tutta da scoprire, impegnata nella ricerca del suono e del contenuto che, quando compreso, scende e si radica fino in fondo all’anima.

Li conosco un’ora prima del concerto nel backstage dello Psycho.

Per voi: gli Estra



Rokit: Ben arrivati ad Arezzo Wave. Come andrà questo concerto, cosa vi aspettate dal pubblico dello Psycho?

Giulio:Mah… l’emozione… che, tra l’altro è anche il motivo per cui siamo qui, per cui suoniamo. Vogliamo continuare ad incontrare gente, a condividere momenti di energia pura e di passione. Non solo per la musica ma per l’esistenza in generale.

Rokit: Giulio Estremo Casale, cantante, chitarrista e scrittore. Il vostro gruppo, la vostra musica, il vostro rock suggeriscono sensazioni forti, momenti in cui penso che la musica incontrati la poesia e lo spirito si sposi con l’arte.

Giulio:Sono onorato da quello che dici. In effetti è un po’ il progetto, l’idea e l’istinto che abbiamo nell’affrontar la musica. Riuscire in tre, quattro minuti a farci stare dentro tutto. Riuscire ad essere specchio, metafora, simbolo. Se possibile porre delle domande, porsi degli interrogativi, suscitare, muovere gli animi di chi ascolta. Arezzo Wave, di solito, è un palco che permette queste cose. Noi lo conosciamo da anni, lo abbiamo frequentato un po’ ed è un posto che stimola molto da un punto di vista artistico a tutto tondo, a tutto campo.

Abe:Posso aggiungere che ci aspettiamo anche un po’ di follia visto che siamo allo Psycho stage. Una nota di irrazionalità nella nostra musica c’è sempre stata e vorremmo che continuasse ad esserci.

Giulio:In fondo il nostro secondo disco si chiamava Alterazioni e siamo ancora molto legati a quell’approccio.

Rokit: Vi hanno definito uno dei gruppi punta della scena rock italiana e grazie al vostro quarto album “Tunnel Supermarket” avete ottenuto un grande riscontro di critica e di pubblico. 4 album e 10 anni di carriera. Un lungo cammino. E’ sempre così difficile emergere per le band italiane?

Giulio: Una bella domanda… Si è difficile per tantissime ragioni: perché comunque siamo in un piccolo paese con poco spazio, poco spazio per il rock, dove i grandi mezzi di comunicazione sono schiacciati sui prodotti che conosciamo. Ci sono mille ragioni, ma noi, però, abbiamo la testa dura e anche il cuore aperto e quindi non molliamo! Non abbiamo mollato in dieci anni, adesso che vediamo quanta emozione riusciamo a condividere, a maggior ragione siamo stimolati ad andare avanti. E’ sempre difficile, è sempre dura però questo fa parte del rock, un approccio più faticoso, più doloroso dell’esistenza.

Rokit: C’è un connubio tra parole e suoni nei vostri concerti. Mi stò riferendo ai vostri concerti reading?

Giulio: Queste sono cose che faccio da solo. Sono sul palco con una chitarra acustica e leggo le mie poesie. Ho scritto un poemetto, intitolato “Sullo zero”. L’ho scritto un paio di anni fa e l’ho montato come un vero e proprio recital. Uno spettacolo che ha un inizio e una fine, uno sviluppo narrativo preciso all’interno dei quali ci sono anche le canzoni degli Estra ma scarnificate, ridotte all’osso, all’anima, melodia insieme a piccoli appoggi di chitarra acustica. Sono momenti molto forti, molto carichi di emozioni, tutt’altra cosa dei concerti dal vivo. Oggi qui allo Psycho vedrete la parte più muscolare degli Estra. Quella lì invece è un po’ l’essenza. Ci sono molto legato e probabilmente diventerà anche un disco. Sono molto soddisfatto perché è un esperimento coraggioso da un certo punto di vista. Sono grandi momenti che mi piace portare avanti.

Rokit: Parliamo un po’del futuro degli Estra?

Giulio:Stiamo registrando la tournée e ne abbiamo intenzione di farne un live. Da più parti c’è stato riferito che il nostro punto di forza è la performance live e noi vorremmo documentarla, farne uscire un live entro i primi mesi dell’anno prossimo e poi il concerto reading in uscita. Abbiamo in uscita anche delle canzoni inedite, sparse su vari compiletion tra cui una dedicata a Jeff Buckley tratta da una poesia di Silvia Brè. In realtà abbiamo un sacco di cose in ballo, stiamo scrivendo anche cose nuove, quindi chi lo sà… In pochi mesi succederà molto e noi non vediamo l’ora…

Rokit:Il 29 maggio 1997 è morto Jeff Buckley, tu scrivi che ogni anno in questa data ti fermi…
Giulio:Si, mi fermo ed esprimo una preghiera di gratitudine. Non mi fermo certo per commemorare una morte perché poi si scopre, sempre più, che non muore niente, nessuno. Viceversa hai avuto la possibilità di condividere, di stare, di apprendere, di ricevere dei doni. E Jeff è stato sicuramente un dono magnifico, un riferimento per chiunque voglia fare, voglia avere un approccio non solo all’arte e alla musica ma all’esistenza in termini di autenticità, di trasporto. Essere disposti a pagare un prezzo per difendere la propria autenticità penso che sia più che mai urgente e necessario in tempi in cui tutti pretendono di schiacciarti su un prodotto, su un target, su indagini, statistiche. Quella è la lezione più importante. E poi era un artista meraviglioso, una voce e un cuore d’oro.

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