Vincere un talent show, sparire dai radar, non cavalcare nemmeno per un secondo la visibilità ottenuta: è questa la scelta di Edoardo Spinsante, meglio conosciuto come Baltimora. Un ragazzo delle Marche, appassionato di musica, capace di scrivere, produrre, arrangiare e dirigere la "propria orchestra" per registrare canzoni.
È tornato dopo quasi cinque anni con un nuovo brano, “Dove Andare”, pubblicato una settimana fa. Nel mezzo sono successe tante cose: incontri, riunioni, trattative. Un trasferimento a Milano, molta musica scritta e la sensazione di vedere intorno tutto spegnersi lentamente, tra possibilità e parole sempre più rare. Uscire da un talent show significa avere contatti e opportunità, ma anche essere consapevoli che, a un certo punto, l’ascesa di popolarità lascia spazio a una lenta discesa. Qualcuno chiederà: “Che fine hai fatto?”. Qualcun altro sarà più netto: “È finita”. L’aspetto psicologico non è semplice da sostenere e il peso delle aspettative, inevitabilmente disattese, rischia di logorare.
In una giornata di marzo abbiamo incontrato Baltimora per capire a che punto sia il suo percorso: se si tratti di una fine seguita da una rinascita o, forse, di un inizio che deve ancora compiersi.

Sono più di 4 anni, meno di 5. Che cosa hai fatto in sto periodo?
Ho fatto l’autore, mi sono trasferito a Milano e ho scritto tante canzoni. Forse troppe, mi era quasi passata la voglia di farlo. Poi un giorno facendo una sessione, una delle tantissime, ho scritto “Dove Andare”. Lì ho capito che era il momento di lavorare al mio disco.
Vorrei capire qual’è stato il momento più buio di questi anni?
Io questi anni li ho percepiti come una lunga discesa, a un certo punto ho anche smesso di preoccuparmene perchè avevo accettato fosse normale, e l’estate scorsa ho toccato il fondo. Se ne sono resi conto tutti, ho perso una persona molto importante per me, che forse edulcorava fin troppo la mia realtà, e questa mancanza mi ha fatto rendere conto di quanto fosse grave la mia situazione. Mi ha dato la forza di ripartire.
A un certo punto, sta roba di fare l’autore, di trasferirti a Milano, non pensi di essere entrato nel loop dell’industria, del cercare successo per forza a Milano? Hai dei consigli da dare a chi pensa che o vieni a Milano a fare ste cose o non si può fare musica?
In realtà all’inizio pensavo di star facendo il contrario. Ho messo in pausa la mia musica personale pensando di cercare una strada per sostentarmi senza dover per forza “avere successo”, pensavo di star fuggendo da quella cosa lì. Mi sono reso conto solo a posteriori che invece ero passato dalla padella alla brace. Io peró non cambierei nulla del mio passato, perchè la consapevolezza che ho adesso mi ha aiutato a fare delle scelte, ora so quello che non voglio essere. Detto questo non bisogna per forza venire a Milano ed esserne delusi per trovarsi.
Com’è vincere un talent show e sentire le solite stronzate “eh ma che fine ha fatto, eh ma che fine ha fatto” tu l’hai vissuta bene come se ci fosse qualcuno di sano ad attenderti o male, perchè la solita cloaca social si è riversata su una persona di poco più di 20 anni?
È una montagna russa, non sai mai bene cosa pensare all’inizio. Io ho avuto la fortuna di esserci andato con i piedi di piombo. Ero consapevole delle dinamiche che porta un talent show, che tutto ciò che succede lì dentro e subito fuori sia finto. È stato difficile perché le persone attorno a me non lo capivano, tutti ti dicono di cavalcare l’onda. Ho fatto l’esatto contrario e tornando indietro non avrei potuto fare una scelta migliore.
Parliamo di musica. Che cosa succederà, esce un disco, un ep, non si può dire? Quanto ci hai lavorato soprattutto.
Uscirà un disco. È difficile quantificare quanto tempo ci ho lavorato. Se iniziassimo a contare da quando ho deciso di farlo, sono passati due anni e mezzo, da quando ho scritto “Dove Andare”. Se invece guardassimo il brano più vecchio di questo progetto allora parliamo di più di quattro anni.
Ti senti un po’ rinato con la pubblicazione di questo brano?
Sì, anche se rinascere presuppone una vita precedente, io non ho “vissuto” molto fino a qui, quindi è proprio un vero inizio per me.

La musica di Baltimora che cos’è, ma soprattutto mi interessa capire se è cambiato qualcosa in te in questo periodo che ti ha fatto anche bene artisticamente.
La cosa che è cambiata di più è il mio approccio alla condivisione della mia musica. Ero abituato a fare musica solo per me stesso, ne ero geloso. Non mi piaceva condividerla sia per insicurezze che avevo, e che ho tuttora, sia perché mi spaventava il pensiero che qualcuno avesse un giudizio su qualcosa di così personale e importante per me. È impossibile non farsi un’idea delle cose. Come io giudico tutto quello che vedo e che sento, so che gli altri giudicano me. Ho imparato ad accettarlo e ora faccio musica con il desiderio di condividerla. Ho capito quanto sia bello rendere gli altri partecipi di se stessi.
Un pop raffinato possiamo definirlo quello che fai?
Penso sia ok, mi piace. Non sono molto bravo a definirmi, credo spetti agli altri farlo.
In questo periodo con quante persone dell’industria hai parlato?
Ultimamente molte poche e penso ciò mi abbia fatto molto bene.
Il tuo primo, vivido, ricordo con la musica?
Ne ho tanti sparsi della mia infanzia. Per esempio di quando suonavo una tastierina di “Winnie the Pooh” su cui suonavo le sigle di “Pokemon” e altri cartoni animati che guardavo da mia nonna. Forse però sono ricordi più influenzati dai racconti dei miei genitori, di quelli che si fanno a tavola ripensando a quando sei piccolo. Forse il primo vero ricordo è un CD che fece mio zio dove ascoltai per la prima volta i Beatles, Jannacci e tanti altri artisti che mi porto dietro.
Oltre alla solita frase fatta “mi piacerebbe suonare dal vivo” che cosa vorresti farci con questo nuovo inizio, queste canzoni. Ti sei posto dei piccoli obbiettivi?
L’obiettivo che mi sono posto per questo nuovo viaggio è quello di riuscire a vivermi bene le cose. Mi sono stufato di vivere male la musica. È stata una parentesi grande negli ultimi anni ma ora finalmente ho trovato il mio equilibrio e la mia serenità e non voglio perderla.
Il pezzo è bello, ma bello vero. Lo avevo già sentito da tempo, non lo nego. E quando c’è musica fatta bene un po’ si gode. Ma dimmi, dai, ci sono delle persone su cui hai una specie di rivalsa per quello accaduto in questi anni oppure no, sticazzi?
È innegabile che in quanto persone, proviamo dei sentimenti che si potrebbero giudicare negativi come “la voglia di rivalsa sugli altri”. Ovviamente non ne sono immune. Detto questo, non è ora il momento di pensare di avercela fatta. È solo uscita una canzone, ne sono felice ma la vera strada non è ancora iniziata. Forse arriverà un giorno in cui sentirò di starmi togliendo un sassolino dalla scarpa ma non è oggi.
---
L'articolo Baltimora: vincere un talent e sparire di Teo Filippo Cremonini è apparso su Rockit.it il 2026-04-01 12:46:00

COMMENTI