Emis Killa - Il bambino d'oro (del rap), 30-05-2011 Intervista

30/05/2011 di

Etichette discografiche e passaggi radiofonici non sono più così indispensabili ai fini promozionali. Bastano un paio di buone idee, un linguaggio e un'immagine d'impatto e una buona dimestichezza con i vari social network per diventare un web–rapper e spopolare in rete. Funziona anche se vieni da Vimercate, nella verde Brianza. E così succede che a 22 anni ti ritrovi con i locali imballati di gente e le etichette che ti bussano alla porta (e dopo tante proposte ha vinto la Carosello Records). Emis Killa, dopo la gavetta telematica fatta con video su youtube e mixtape in free download, ha ottenuto un contratto con la Carosello e si prepara a pubblicare un album attesissimo da molti. Per chi ancora non lo conoscesse, potrà vederlo condividere il palco del MI AMI con una leggenda come Dj Gruff. Nell'attesa, ecco l'intervista di Enrico Piazza.



Emis Killa, "il più criticato". Lo dice Fabri Fibra per introdurti nel mixtape di Dj Nais. Perchè?
Questa è una domanda che dovresti rivolgere a lui (Ride, NdR). A parte gli scherzi, credo sia un po' il modo di Fibra per dire che attualmente sono un personaggio sulla bocca di tutti, nel bene e nel male. Nel corso dell'ultimo anno sono andato incontro a una esposizione su scala più larga rispetto al periodo precedente. Saprai meglio di me che nella scena rap - ma non solo in quella – essere in vista porta per forza di cose a essere criticato da molti. Poi va beh, il mio è anche un po' un caso a parte, dato che il fenomeno si è effettivamente gonfiato a dismisura. Pensa che alcuni amici della scena mi rivolgono spesso commenti tipo: "Oh, comunque non me lo spiego proprio tutto questo hating nei tuoi confronti". Che ti devo dire, si vede che ho la faccia di merda! (Ride, Ndr).

Emis Killa, "lo zarro". Questo lo dici tu. Perchè?
A dire il vero, l'appellativo di "zarro" riguarda più che altro la fase iniziale della mia carriera. Ero il classico ragazzino tamarro di periferia che si affacciava per la prima volta al mondo del rap. Anche per questo ero alla ricerca di un aggettivo che mi differenziasse dagli altri, che costituisse in qualche modo un segno distintivo. Oggi, a conti fatti, preferisco semplicemente Emis Killa. Poi, per alcuni fan - e non solo - è rimasta questa cosa dello zarro. Ma alla fine penso che a questo punto ci siano altri elementi che mi permettono di contraddistinguermi.

Cioè? Com'è che da zarro di paese si diventa uno degli Mc più talentuosi della scena nazionale?
Eh, qua dovreste essere voi a spiegare un po' di cose a me: non sono io a dire di essere talentuoso, ma voi! (Ride, NdR) Credo che una parte del mio piccolo successo - mi considero all'inizio, e sicuramente non uno che è già arrivato - dipenda da impegno, dedizione, scelte corrette e oculate, uno staff di persone che mi sta accanto ogni giorno e mi aiuta e consiglia per incanalare il mio lavoro nella giusta direzione, e ultimo, ma non meno importante, correttezza e coerenza. Poi sicuramente è intervenuta anche un po' di fortuna.

Com'è fare rap a Vimercate (MB)?
Penso sia come farlo in qualsiasi altra cittadina di provincia. Credo davvero poco alle storie del tipo: "Spacco ma vivo in provincia, quindi non ce la farò mai". Se la musica che fai è davvero valida, allora sarà in grado di spostarti verso centri più grossi. Non esiste nessuna legge che dice che, dato che non vivi in una grande città, allora devi essere in qualche modo limitato dal punto di vista artistico. Poi oggi c'è internet, e il mondo è diventato davvero piccolo.

E va a finire che un ventiduenne di provincia ha una fanbase più vasta rispetto a quella di gente con una carriera ventennale alle spalle.
Mah, io alla fine ho iniziato per gioco. Mi piaceva il freestyle, ero affascinato dal rap, ma non ero realmente immerso nella cultura hip hop. Anche adesso non ho assolutamente la presunzione di rappresentarla in pieno. Ma nonostante tutto bisogna comunque ammettere che nel mio piccolo l'hip hop l'ho vissuto direttamente più di altri, sui palchi nelle battle di freestyle o in yard a fare i graffiti. Fondamentalmente cerco di sfruttare al meglio un'abilità per fare una cosa che in primis fa stare bene me. Poi se qualcuno mi segue e mi tiene in considerazione, la cosa mi lusinga e mi fa piacere. Ma non vivo certo per quello. Quando lavoro a un pezzo, la prima cosa che mi interessa è che spacchi per me e per i miei soci della Blocco Recordz. Poi viene la preoccupazione del: "Piacerà anche ad altri?".

Hai un pubblico di giovanissimi, senti delle responsabilità o qualcosa di simile nei confronti di chi ti ascolta?
Ho sicuramente grande rispetto per i miei fan e non smetto mai di ringraziarli, ma a in alcuni casi dubito che tutti comprendano in pieno il significato delle mie parole. Cerco di fare quello che mi viene meglio e che mi rappresenti al massimo prima come persona e poi come personaggio.

Quanto devi al web?
Molto. Forse pure troppo. Zanna, il mio manager, mi prende sempre per il culo. Dice: "Quando ti ho conosciuto eri solamente un web - rapper, un ologramma". Oggi se la ride perché mi vede salire sul palco a fare il mio lavoro. Lui, così come altri fra i miei soci, appartengono a un'altra leva. Per loro il web è semplicemente un mezzo di comunicazione, non un mondo vero e proprio come può invece essere considerato da quelli della mia generazione. E comunque Internet, oltre ad avermi garantito un'ottima esposizione, ha anche generato un sacco di grattacapi e giramenti di palle. Diciamo che oggi sono felice di poter fare musica in giro per l'Italia e non solamente sul web.

Quanto devi invece a manifestazioni tipo il concorso Tecniche Perfette?
Beh, per me il Tecniche Perfette è stato un importante trampolino di lancio. Se non avessi vinto l'edizione del 2007, forse non avrei avuto quello stimolo che poi mi ha spinto a cimentarmi ulteriormente nella scrittura, a fare dischi e a diventare quello che sono ora. Tecniche Perfette é stata la mia sveglia, quell'avvenimento che mi ha fatto dire: "Cazzo, ma allora so farlo davvero!".

E alla Blocco Recordz?
La Blocco è la mia famiglia. I miei soci, per me, sono come dei fratelli. Mi aiutano e supportano da quando ero un pischello sbarbato, ed è loro che devo ringraziare per quello che ho appreso in questi anni. Devo dire grazie a gente come G. Soave, Duellz, Ill Freddo (membri di DDP, NdR), artisti che sono in giro anche dalla metà degli anni Novanta e che hanno messo a mia disposizione la loro esperienza. Mi hanno insegnato davvero tanto. E poi c'è Zanna, che mi guida in ogni scelta importante e mi aiuta a stare in carreggiata, dandomi un parere su meccanismi di fronte ai quali io da solo mi dimostrerei troppo ingenuo. Essere affiancato da persone con più esperienza di me è importante. Mi dispiace solamente che impegni e distanze geografiche non permettano di trovarci più spesso insieme a Dafa, Gabba, Cecka e tutti i membri della crew.

Hai di recente firmato per la Carosello Records. Cosa vuol dire avere un contratto con l'etichetta che ha prodotto gente come Vasco Rossi?
Chiariamo: ho firmato con Carosello, è vero, ma non ho abbandonato la Blocco. Direi che si tratta più che altro di una collaborazione fra la mia crew e quest'altra realtà. Era già un po' di tempo che con Zanna si parlava della necessità di avvalersi di una struttura che potesse consentire di portare il lavoro a un livello superiore. Alla fine l'opportunità è arrivata, grazie a Carosello, ma io continuerò a lavorare con il mio staff, a collaborare con gli artisti che stimo e a girare con lo stesso tour team di sempre. La firma è da considerarsi come un notevole upgrade di quello che già faccio. Riguardo al fatto che sia l'etichetta di Vasco, che dire? Bella Vasco! (Ride, NdR).

Perché hanno voluto proprio te?
Perché hanno voluto me? Sai che me lo chiedo anch'io? (Ride, NdR) No, scherzo. Semplicemente immagino abbiano visto in me e nei miei lavori del potenziale da sviluppare.

Credi che la firma porterà qualche cambiamento, a livello di contenuti, nel prossimo album?
Sicuramente non stravolgerò niente di quello che rappresenta la mia identità artistica, ma credo che se avrò la fortuna di far diventare la mia musica un lavoro a tempo pieno, riuscirò a crescere molto. È un po' come se mi trovassi a disposizione dei mezzi più efficaci per portare fuori quello che già sono. Credo sia un po' il sogno di tutti, no?

Come ti vedi sul palco del MI AMI?
Il MI AMI è una manifestazione di alto livello. Quando ho ricevuto la richiesta, Zanna mi ha spiegato in breve di cosa si trattava, e io sono andato a documentarmi ulteriormente. Una volta che ho realizzato cosa fosse davvero, non ho potuto fare a meno di domandarmi perché cavolo avessero chiamato proprio me! Comunque cercherò di dare il meglio, e spero che tutti rimangano soddisfatti.

Commenti (4)

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  • mic14 31/05/2011 ore 23:15 @mic14

    Voi che ascoltate Emis Killa, che ne pensate degli Uochi Toki?
    No perchè trovo molto difficile riuscire ad ascoltarlo cercando di capire se ha qualcosa da dire dopo aver sentito (per esempio) http://www.youtube.com/watch?v=McKD0Ub078Q (oppure) http://www.youtube.com/watch?v=2lLPaMW0b5M

  • Giovanni Continanza 02/06/2011 ore 16:17 @nickwire

    Paragonare Emis Killa (da quello che ho sentito) e i Uochi Toki è un pò come paragonare Christian Vieri con Gianmarco Pozzecco. Fanno semplicemente due sport diversi. Puoi stare a scervellarti quanto vuoi, ma la questione rimane lì.
    Sta a te capire quale sport piace di più. Tutto qui.

    E te lo dice uno che i Uochi Toki li ama da quasi un decennio...
    :)


    (Messaggio editato da nickwire il 02/06/2011 16:18:37)

  • erika 05/06/2011 ore 21:28 @erikabig

    Magari Emis non avrà da dire quanto Napo, però lo dice in maniera molto più godibile :[

  • erika 05/06/2011 ore 21:29 @erikabig

    Ah, comunque aggiungo che non sono una che ascolta ne Emis Killa ne gli Uochi toki!

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