Le Bambole di Pezza: "C'è ancora tanto da fare per la parità di genere nella musica"

Dopo anni di silenzio, due anni fa il grande ritorno e ora un'attività intensissima con un nuovo singolo – "Stuntman" – e un tour lungo tutta l'Italia. Nella nuova ondata di pop punk revival loro ci mettono il Girl Power: la nostra intervista

La Bambole di Pezza al gran completo
La Bambole di Pezza al gran completo

Che sia un grande momento per il punk rock – o pop punk, o pop rock: le definizioni le lasciamo a voi – è sotto gli occhi di tutti. Di recente i NOFX hanno incendiato Milano con due date consecutive del loro tour d'addio, i Finley (parliamo di suoni molto diversi tra loro ma con una matrice in comune) hanno annunciato che suoneranno al Forum d'Assago. E poi le nuove leve, La Sad, Naska, questo tipo di sonorità e atmosfere che rientra in numerose produzioni anche di segno diverso, vedi il rap.

C'è una band che non somiglia a nessun altra in questo ambito. Le Bambole di Pezza sono una band milanese con una formazione totalmente femminile, che da sempre si occupa di tematiche femministe, di uguaglianza di genere e lotta contro la violenza. Hanno una lunga carriera, in un primo periodo hanno pubblicato Crash Me per Tube Record e Strike per Alternative Produzioni. Dopo anni di silenzio sono tornate in attività nel 2022 con nuovi componenti, alcuni singoli e pure un disco, Dirty (2023).

Da allora non si sono più fermate, soprattutto per quanto riguarda l'attività live. Hanno aperto a Mötley Crüe e Def Leppard all'Ippodromo di San Siro di Milano, in occasione della Giornata per l’eliminazione della violenza sulle donne il 25 novembre hanno registrato il sold out al concerto-evento all’Alcatraz di Milano a sostegno della causa. Il loro tour estivo parte il 17 maggio da Prato e toccherà tutta Italia con una ventina di date (tra cui Montagnola Republic e Umbria che Spacca, tra le altre cose) fino a fine agosto. 

E poi c'è la nuova musica. Qualche giorno fa sono uscite conStuntman, una "storia di resilienza, una dimostrazione di forza di fronte alle avversità che ci riserva la vita". Una ballada, con cui si fanno ancora una volta portavoci dell'empowerment femminile. Insomma, c'era materia di cui parlare con loro.

Avrete un'estate intensissima. Che momento è per voi? 

È un momento molto speciale per noi: siamo tornate con una nuova formazione, più grintose che mai e stiamo mettendo tutte noi stesse nelle produzioni, prove e preparazione del tour. I concerti anche l’anno scorso sono andati benissimo, non vediamo l’ora di cominciare il tour estivo che sappiamo sarà carico di energia e di emozioni, e siamo molto grate al nostro pubblico che ci segue in tutta Italia. Il tour, organizzato da Maninalto, parte il 17/05 da Prato, poi Roma il 18/05, Firenze, Bologna: andate a controllare il calendario perché suoneremo un po’ in tutta la penisola.

Il concerto più bello della vostra vita (finora)?

È difficile sceglierne solo uno… forse la data all’Alcatraz a Milano dello scorso novembre: è stato per noi davvero un traguardo, in un locale così simbolico ci siamo trovate davanti a una folla che cantava tutte le nostre canzoni dalla prima all’ultima… un’emozione indimenticabile.

Affinità e divergenze tra le Bambole di pezza oggi e quelle di 20 anni fa?

Sono cambiate molte cose da quando la fondatrice Morgana ha ideato il progetto anni fa. La formazione è rinnovata con componenti giovani e allineate allo spirito di questi tempi. Ma la cosa interessante è che oltre all’energia e alla voglia di fare rock anche il messaggio rimane sempre uguale, quello di lottare a favore dell'uguaglianza e della parità di diritti e contro ogni violenza di genere. E oggi più che mai ci sono affinità nella nostra determinazione a fare musica autentica e a condividere le nostre storie, nel modo in cui affrontiamo le sfide e nel nostro approccio creativo.

È un periodo che le reunion vanno fortissimo. La vostra da chi e da cosa è partita?

Più che reunion si può parlare di evoluzione nel nostro caso. Le chitarriste originarie Morgana e Dani hanno coinvolto le nuove giovani componenti: Cleo, alla voce, Xina alla batteria e Kaj al basso, musiciste molto valide e carismatiche. Come tante band si subiscono cambiamenti interni e a volte non è facile affrontare tutti i sacrifici che un gruppo musicale professionale richiede… quindi abbiamo avuto qualche anno di stop, ma dopo la pandemia siamo ripartite a mille, più che mai determinate. Abbiamo ricevuto così tanto amore e supporto nel corso degli anni che sentivamo il bisogno di ricambiare in qualche modo, e la ripartenza è stata la risposta perfetta.

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Il brano del ritorno è stato Stuntman. Perché quella sonorità, un po' diversa dal vostro standard, e perché affrontare quel tipo di tematica?

Ci voleva una ballad. Ne parlavamo da un po’, ed era arrivato il momento giusto. Ma poi la tematica coincide proprio con la nostra storia, il fatto di non arrendersi mai di fronte alle difficoltà, di imparare a cadere e a rialzarsi.
Stuntman racconta la storia di una ragazza resiliente che impara a cadere, a rialzarsi sempre e soprattutto senza farsi male. Vuole rappresentare proprio quel coraggio e determinazione necessari per affrontare tutte le sfide della vita, a testa alta, stimolando l’azione/reazione di fronte a ciò che ci ferisce e fa soffrire.

Cosa ne pensate di questa nuova wave punk rock?

Siamo molto contente di questa nuova ondata di punk-rock che sta travolgendo il Paese. Intanto non possiamo fare a meno di citare i Måneskin con la loro bandiera rock, ma poi La Sad (più urban ma comunque con attitude punk), Naska, il ritorno dei Finley. E anche a livello internazionale sta succedendo la stessa cosa, era ora. Poi, com’era stato per l’urban e la trap, è bello che una subcultura si definisca con il successo di alcune band trainanti per poi allargarsi sempre più e diventare mainstream. Nel nostro caso specifico mettiamo in primo piano e diamo molta importanza anche agli strumenti veri, e infatti siamo una band; altri progetti si avvalgono invece di turnisti dando più visibilità alle voci, ma comunque si sta tornando a suonare le chitarre distorte sui palchi e questo ci può solo far molto piacere.

I Finley faranno il Forum. Clamoroso, no?

Il festival ‘When We Were Young’, con Green Day, Blink-182, Offspring e Thirty Seconds to Mars sul palco, tenutosi a Los Angeles l’anno scorso, è stato l’apice del revival del punk-pop. Se sta succedendo all’estero è molto bello che possa succedere anche in Italia, e i Finley con i loro ritorno e il loro disco pieno di feat. (tra i quali il nostro, oltre a Rose Villain, J Ax, Divi dei Ministri, FASK, etc.) stanno contribuendo a ricreare un bel movimento nella scena.

Cosa vi piace e cosa proprio no della musica oggi?

Ci piace vedere tanta varietà e innovazione nella musica di oggi, ma ci preoccupa anche la tendenza verso la standardizzazione e la commercializzazione eccessiva dei canali mainstream. Non sarebbe male se tornassero un pò di sonorità rock nelle radio!

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Ci sono abbastanza femmine nella musica italiana oggi? E c'è abbastanza femminismo?

Oggi ci sono più donne nella musica italiana rispetto al passato, ma c'è ancora molto lavoro da fare per raggiungere una vera parità di genere. Per esempio c’è sempre un forte pregiudizio verso le musiciste, e ci sono ancora pochissime figure femminili tra le addette ai lavori, come produttrici, ingegneri del suono, eccetera. Quanto al femminismo, crediamo che ci sia un crescente riconoscimento dell'importanza di lottare per l'uguaglianza di genere, ma c'è ancora molto da fare per eliminare le disparità e le discriminazioni nascoste in tanti atteggiamenti (se contiamo che son passati solo una settantina d’anni da quando abbiamo il diritto di voto ci si rende conto quanto possa essere ancora culturalmente e inconsciamente presente il pregiudizio nella società verso certi tipi di ruoli al femminile).

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L'articolo Le Bambole di Pezza: "C'è ancora tanto da fare per la parità di genere nella musica" di Claudio Roncoli è apparso su Rockit.it il 2024-05-14 10:12:00

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