Iacopo è un ragazzo fantastico. L’ho conosciuto in questi anni in cui, all'interno della community di Rockit PRO, si è sempre dato da fare per cercare connessioni. Ha partecipato a tutto, ha sostenuto qualunque cosa facessimo ed è sempre stato curioso ed educato. Per il disco precedente ci ha mandato in ufficio, come regalo, un sacchetto di plastica con il CD, dei vasetti di sapone che volevano ricordare dello sperma e altri oggetti in plastica (troppa plastica porca miseria...). Lui e la sua band si sono messi lì a studiare tutto nei minimi dettagli e hanno cercato di inviare il materiale promozionale al maggior numero possibile di redazioni, per farsi — banalmente — cagare da qualcuno.
La storia di Iacopo e de Le Canzoni Giuste — un nome che magari poi ci spiegheranno meglio, perché non è indimenticabile ma loro lo sanno — è la storia di migliaia di progetti musicali. Partecipano ai contest, inviano mail a etichette discografiche, agenzie di concerti, management, editori: nessuno risponde e, quando qualcuno risponde, di solito è una grande truffa.
I contest, mi piace dire, sono trappole per turisti. Ma non tutti, alla fine, sono così negativi perchè ci sono realtà che, attorno a un semplice concorso di canzoni, costruiscono una rete di promozione non indifferente, e il prestigio che hanno è frutto di un lavoro estenuante. Poi ci sono anche i contest truffa, quelli in cui paghi per suonare e non ricevi nient’altro in cambio, e a fare i giurati ci sono persone della discografia finite ai margini da almeno vent’anni.
Il flusso di mail di una band indipendente e autoprodottavaria intorno al migliaio durante l’anno. Le risposte non raggiungono quasi mai il 10% e, tra queste, la maggior parte arriva da realtà che chiedono soldi, edizioni in cambio di una distribuzione o di un lavoro su Spotify che in realtà non esiste. Ci sono i guru degli algoritmi, gli opinionisti del copia-incolla del comunicato stampa e altri che semplicemente prendono le edizioni e rubano una parte della musica agli artisti in cambio di niente. La vita del progetto musicale autoprodotto è questa. Che sia a Milano o nella provincia abruzzese non importa,la realtà è trasversale e il protocollo colpisce tutti.
Iacopo, Le Canzoni Giuste, lo sanno. O meglio:ce lo siamo detti tante volte. Ci siamo scambiati contatti — perché funziona anche così la nostra community — e, in fondo, credere in questo portale significa anche sperare che ogni tanto vengano scritte queste cose, non sempre, per carità.

Il 25 novembre Iacopo mi scrive: con la sua band sono riusciti a mettere insieme un interessantissimo tour e ci chiedeva se potessimo proporre qualche gruppo della nostra community per le aperture. Un tour interamente realizzato da loro, senza booking — tanto non rispondono — e senza pagare per suonare — perché di solito paghi per suonare in posti di merda. Mi spiega l’idea, le date, i concerti. Io sono contento.
Penso che sarebbe bello organizzare un’intervista approfondita, con un post Instagram fatto bene, le foto promozionali del prossimo disco. Poi ci penso ecredo che non abbia alcun tipo di significato fare una cosa del genere. Nell’epoca del content mangia-e-cambia, l’immagine di loro in posa simpatica non avrebbe alcun effetto. Zero.Non fregherebbe un cazzo a nessuno.
E allora andiamo giù nel profondo. Ai ragazzi chiedo subito il perché di questo nome, che è un nome di merda, come ho già detto. Nacque per sfinimento: non riuscivamo a trovare un nome e ce lo siamo fatti andare bene. Col tempo però si è rivelato più azzeccato del previsto: per noi significa la canzone giusta al momento giusto, giusta per noi, non per il mercato.
https://open.spotify.com/intl-it/album/2L3AZJro1BrlYVOJHyYzWI?si=VMCnIuNpSLK3qzncXTmOFw
Un gruppo dai mille sacrifici ma con un’idea chiarissima: suonare. Suonare perché la scrittura, la produzione del disco, le risate — tutto bello — ma trovare un pubblico, anche piccolo, che ti ascolta è disarmante. Pensare che qualcuno possa ascoltare le loro canzoni “rende giustizia al lavoro ed è il più grande traguardo”.
«Noi non sappiamo fare altro», mi scrive. «O ci rimbocchiamo le maniche e troviamo una soluzione, oppure non abbiamo senso in questo mondo». Allora mi chiedo se abbia senso che qualcuno, oggi, dica a un altro cosa deve o non deve fare con le proprie passioni. Ci sono regole, forse degli standard, ma l’etica DIY permette a chiunque di costruirsi il proprio piccolo orticello e coltivarlo, con le proprie fisime, i propri difetti e quel senso assoluto di vuoto quando mandi una mail e non ricevi risposta. Succede a tutti. È la vita nel 2026 quando non hai almeno 200.000 follower sul profilo personale(però Tohru Dance ti ha dedicato un video e hanno fatto un feat. con il maestro Domenico Bini. Due life goal pazzeschi).
Mi chiedo chi debba venire a sentire un loro concerto, perché una prerogativa di una band completamente autoprodotta è anche capire bene chi può avere davanti: gli ultimi, i nerd, i metallari, i rocker, gli scappati di casa, chi ha il senso dell’umorismo nero, chi ha voglia di ridere ma anche di pensare. Poi ai nostri live ci si diverte, dai.
Le Canzoni Giuste sono un gruppo come tanti, attivo dal 2017. Sono ragazzi che da quasi dieci anni mandano mail in continuazione a chiunque e nessuno — o pochissimi — ha mai scelto di rispondere. Non un“questa roba non ci piace”, nemmeno un “aggiusterei questo o quello”. Niente. Qualche pacca sulla spalla — «monitoriamo il vostro percorso» — e altre cose surreali come «lavorate sui social», per un gruppo di persone che, a detta loro, “lavorare sui social è stato kafkiano; poi abbiamo sbagliato così tante volte che siamo riusciti a trovare una nostra chiave di comunicazione che ci rappresenta”.
Si sono dati da fare, come formiche instancabili: “ciò che si guadagna con il progetto si reinveste”.E alla fine il risultato l'hanno portato a casa, senza regali. Come al solito. Ancora una volta. Hanno cinque date in programma, in locali che negli anni hanno ospitato progetti musicali che ora sono a Sanremo all’open bar di TicketOne pagati da qualche brand.
A breve uscirà il nuovo disco, che suoneranno dal vivo insieme ad altri brani del loro repertorio. Nel pezzo appena uscito abbiamo scritto che “c’è rap metal, fatto di chitarre distorte, batterie dritte come un fuso e versi dal forte sentore caparezziano”. È una cosa che può piacere o far cacare, ma dentro questa storia non importa. Perché il nodo è sempre lo stesso: essere una band come tante, con un nome di merda, senza contatti, e andare avanti per la propria strada alla faccia di chi non risponde nemmeno.
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L'articolo Una band come tante altre, con un nome davvero di merda di Teo Filippo Cremonini è apparso su Rockit.it il 2026-02-16 23:39:00

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