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Barbados, Runaway StoriesBarbados, Runaway Stories
27/04/2015 di

I Barbados vengono da Corato, in Puglia, e si affacciano sulla scena musicale italiana con un primo disco in uscita per la neonata More Letters Records che parla di storie di fuga e allontanamento, un concept album sul lasciarsi delusioni e affetti alle spalle e cancellare tutto con un colpo di spugna. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con la band per farcelo raccontare. In più, vi facciamo ascoltare in esclusiva un estratto dal disco, "Down the river".

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In giro per il web non si trova molto su di voi, tranne la vostra descrizione su facebook che recita sinteticamente “We are friends, we play, we have fun. So do you”. Chi sono i Barbados, e come sono nati?
In realtà quella definizione concisa ci racchiude perfettamente. Quando sono ritornato a vivere giù in Puglia, dopo anni di assenza, mi sono ritrovato con Silvio e Aldo, due amici di sempre. Riprendere a suonare insieme - Silvio alla chitarra e Aldo al basso - è stata la cosa più naturale e salvifica che poteva succedere. Dopo un po' di giri abbiam scoperto che Dino era il batterista che ci serviva e siam partiti. La grande scritta HAVE FUN campeggiava nella nostra mente fin da subito e l’abbiamo usata come ideale parola d'ordine per entrare nella nostra sala prove. Anche il nome Barbados pensavamo suonasse adatto per ricordarci bene che relax, divertimento e slackness dovevano essere sempre lì con noi. Poi chiaro, veniamo dalla provincia e una certa voglia di lontananza ed esotismo ce l’abbiamo dentro. Richiamare posti magici, coniugare luoghi e immaginari diversi con la nostra musica, questa è la grande sfida.




La vostra prima release esce per More Letters e si chiama "Runaway Stories"; come suggerisce il titolo racconta storie di fuga e allontanamento, quasi un concept album. Di cosa parlano, davvero, i pezzi di "Runaway Stories"?
Ci piace progettare, mettere nero su bianco, costruire un impianto su qualcosa, ci piacciono i concept. È così che è nato Runaway Stories. Era da un po' di tempo che ragionavo sul concetto di fuga, di lasciarsi delusioni e affetti alle spalle e cancellare tutto con un colpo di spugna. Mi sembra sia un concetto molto comune, non così raro, anzi sono convinto che ogni storia, ogni persona possa raccontare di un allontanamento, una sua fuga da qualcosa. Ecco quindi come si è composto, quasi da solo, l'haiku attorno al disco: “People are all runaway stories/They run away from you/They run away from themselves”. Tutto questo deriva ovviamente da suggestioni esterne, se così si può dire: Runaway Stories è la citazione di "In Fuga", una bellissima raccolta di racconti di Alice Munro; "Down The River" è liberamente ispirata a "Badlands" di Terrence Malick; "Can't Tell" narra i pensieri di un personaggio di Manahattan Transfer di John Dos Passos, che si rifugia nel caos della città dopo un fatto di cronaca criminoso. Le altre sono più personali, "Have You Ever" è la fine di un amicizia mentre "Chunky Smile" è per un’amica che ha deciso di non esserci più.




In questi giorni è uscito il vostro primo singolo “Sorry Again”, con un lyric video. Nell’ultima strofa cantate “And you’re sorry again / For the weight of your mistakes". Qual è per voi l'errore più grande che si possa fare, come musicisti e come persone?
Siamo onesti, gli errori sono concretamente due e poggiano sulle facce della stessa medaglia: il prendersi troppo sul serio e il non crederci abbastanza.




I Barbados vengono dalla Puglia, ma il loro modo di raccontare storie è molto americano. Quali sono i vostri spiriti guida, musicalmente parlando?
Sono tantissimi, impossibile citarli tutti. Per me sicuramente Will Sheff degli Okkervil River, lui rappresenta un vero e proprio pigmalione. Poi i numi tutelari: Dylan, Lou Reed, Lennon, i Beatles, i Creedence, gli Smiths. Se vogliamo soffermarci sul contemporaneo - dagli anni 90 a oggi - sicuramente Real Estate, Grizzly Bear, Beach House, Arcade Fire, The Clientele, Yo La Tengo, Dinosaur Jr, Neutral Milk Hotel e Pavement. Ma anche il feat di Rihanna con Paul McCartney e Kayne West ci garba parecchio. Ci nutriamo di tutto. 

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