Quarta Parete - Bari, 10-11-2001 Intervista

19/11/2001 di Ale-Kaike Lucioli

I Quarta Parete si formano nel '97 e dopo appena pochi mesi escono vincitori dal 'Premio città di Recanati' (festival nazionale della canzone d'autore). Due anni dopo, nel 1999, esce il loro primo disco("Quarta Parete"). Nello stesso anno vincono il festival di Arezzo Wave. I loro spettacoli live vanno al di là di un semplice concerto: i suoni si fondono alle immagini, la scena diventa teatro, gli strumenti rincorrono gli umori altalenanti delle parole. Il risultato è un vortice di emozioni che trascinano all'interno di un mondo inquieto e poetico, instabile e intenso, un mondo che difficilmente può lasciare indifferenti. A breve uscirà il loro nuovo disco (il secondo) che si intitolerà "Labile" e sarà presentato ufficialmente a Faenza nell'ambito del Meeting delle Etichette Indipendenti. Abbiamo scambiamo due parole con loro... in attesa di sentirli e magari di vederli live con un nuovo entusiasmante spettacolo!!!



Rockit: Prima di parlare del nuovo disco ci terrei a farvi qualche domanda più generale su di voi, giusto per illustrare il vostro affascinante mondo a chi ancora non ha avuto il piacere di conoscerlo. Come nascono i Quarta Parete? C'è, se c'è stata, un'esigenza di base?

Quarta Parete: Tutte le cose nascono da incontri e necessità. La necessità è quella di comunicare uno stile, una visione del mondo, un linguaggio. In questo ci siamo ritrovati a condividere l'idea per cui non ci bastava scrivere solo dei brani ma volevamo viverli e condividerli sulla scena attraverso altri mezzi espressivi che il teatro per nostra esperienza di vita ci aveva già fornito.

Rockit: Mi pare che fin dall'inizio la vostra musica abbia riscosso buoni successi, se non altro di critica e premi: è stato un buon incentivo nel proseguire?

Quarta Parete: Quando abbiamo vinto il 'Premio città di Recanati' suonavamo insieme solo da qualche mese, e questo ci ha sicuramente dato una carica di energia positiva. Quando abbiamo vinto Arezzo Wave, nel '99, avevamo pronti i brani per il primo disco, ed il fatto di vincere il concorso è stato una molla propulsiva per pubblicarlo.

Rockit: Nei vostri spettacoli live, c'è molto di più di un semplice concerto: ci sono immagini, movimento, c'è il desiderio di rappresentare e rappresentarsi. Quanto c'entra il teatro con voi?

Quarta Parete: Proveniamo da una esperienza teatrale consolidata e tuttora lavoriamo per una compagnia teatrale; per noi, quindi, pensare in termini di "scena" è un fatto naturale. Che poi dal vivo ci sia un aspetto scenico molto curato non influenza il lavoro che è fruibile anche su un piano soltanto musicale.

Rockit: Si, hai perfettamente ragione. La mia domanda spostava involontariamente l'attenzione sul teatro, ma in realtà sarebbe riduttivo. Già in altre occasioni ho sottolineato la fruibilità della vostra musica e la straordinaria capacità di essere poetici e profondi e al tempo stesso risultare comunque di facile ascolto. E' una precisazione che ci tenevo a fare, e tuttavia, tanto per rimanere in tema... nel vostro immaginario, viene prima il teatro o la musica?

Quarta Parete: E' come chiedere ad un poeta se vengono prima le immagini o le parole. Succede sempre in maniera diversa: il vissuto quotidianamente ti lascia dentro dei segni che inconsciamente elabori. Viene il momento in cui tutti questi segni vengono fuori, si codificano e questo avviene in modo irrazionale: è come se un testo, una melodia, un'azione arrivassero da soli.

Rockit: Nell'ascoltare il disco (il primo) e soprattutto nel vedervi live, ho avuto come l'impressione che la musica fosse un po' diversa dalle prerogative dei testi e degli interpreti. Insomma, il risultato viene fuori benissimo, mi piace, però è come se basso/chitarra/batteria suonassero la propria musica in sottofondo e le voci si concentrassero più sulla sostanza, come se in fondo poco importasse quello che c'era sotto.

E' stata solo un'impressione mia? Sono simili o diversi i gusti musicali dei componenti?

Quarta Parete: Lo spettacolo relativo al primo disco è per noi molto intimo, sentiamo quei brani e quei testi convivere in modo organico. Il fatto che le voci siano in primo piano corrisponde ad un'esigenza comunicativa: vogliamo che i testi si capiscano anche quando sono criptici, ma non è certo un caso che quei suoni e quelle ritmiche siano insieme a quelle parole. Certo è che veniamo da esperienze e gusti musicali molto diversi e questo crediamo possa essere una forza all'interno di un gruppo: permette di vedere la stessa cosa da diverse prospettive.

Rockit: Quanto conta e quanto c'entra l'esterno con il 'mondo Quarta parete'?

Quarta Parete: E' una vicenda molto personale per ognuno di noi. Il gruppo è diventato il luogo mentale del nostro intimo più recondito. Solo all'interno dei Quarta Parete possiamo e riusciamo a scrivere dei nostri moti interni. E' il luogo in cui mettersi a nudo senza vergogna.

Rockit: Bene. Credo sia venuto il momento di parlare un po' del vostro nuovo progetto. La prima innovazione mi pare relativa all'organico. Avete cambiato batterista, giusto? Sbaglio o il vecchio suonava anche con i Folkabbestia? Difficile e comunque bello pensarlo in due ambienti così diversi.

Che cambiamenti ha portato questa scelta nel sound della band?

Quarta Parete: Nicola De Liso è stato con noi sin dall'inizio e ha dato una decisiva impronta stilistica al gruppo. Non è strano pensarlo in due contesti così diversi come i Folkabbestia e i Quarta Parete data l'ecletticità della sua anima. Quattro brani di questo nuovo album sono nati e suonati da lui. Succede sempre che però nella vita ci si debba separare e questa separazione ha portato a dei cambiamenti.

Lele Bonadies, il nuovo batterista, è anche programmatore elettronico. Questo ha portato ad un cambiamento stilistico, all'uso di campioni, synth, insomma ad un nuovo sound.

Rockit: Quindi aumenta lo spazio dedicato alle programmazioni... cosa vuol dire questo in termini pratici? Sarà un disco più elettronico?

Quarta Parete: Il tentativo di recuperare una certa leggerezza (attenzione ad intendere il termine, ricordiamo le "lezioni americane" di Calvino sul tema della leggerezza) è sicuramente una caratteristica di questo nostro secondo lavoro. Si potrebbe dire un lavoro pop, ma anche qui bisogna intendersi sull'accezione del termine: 'pop' per noi vuol dire fare "così" con la testa ed accorgersi che dentro c'è una biglia di metallo che sbatte e percuote.

Rockit: Quanto c'è dei vecchi Quarta Parete in questo nuovo disco?

Quarta Parete: Siamo sempre noi. Ci sembra di avere una identità più definita e bagagli di sensazioni nuove da condividere. Ci sentiamo più consapevoli nella scrittura e negli arrangiamenti. Stiamo guardando le cose da un altro punto di vista.

Se da un lato questi brani possono risultare più "leggeri" è anche vero che il nostro immaginario è diventato più crudo e severo. Forse, a voler individuare una costante, permane un gusto aspro del nostro dire e fare. Questo ci sembra molto ben sintetizzato nel video che Francesco De Napoli ha girato sul brano "Fine" e che sarà presto sul nostro sito.

Rockit: Vi va di parlarmi un po' di questo video?

Quarta Parete: Il video è stato realizzato e concepito interamente da Francesco De Napoli che è anche l'autore dei libretti interni ai nostri cd. Mi sembra che abbia cercato in questo lavoro la sfumatura ironica del brano senza rinunciare però ad una poetica di immagini dure e severe. La linea che unisce il comico al tragico è come sempre molto sottile e per noi ne è diventata una componente stilistica.

Rockit: Il primo disco era praticamente un'autoproduzione - e complimenti perché non se ne trovano spesso di così ben curate). E questo? Ancora soli? Quanto è difficile trovare un'etichetta (ovviamente indipendente) disposta a sostenere e a rischiare?

Quarta Parete: Il problema non è "sostenere e rischiare" ma, come sempre, è la condivisione. Nella vita si sceglie con responsabilità chi frequentare, come comportarsi, con chi fare l'amore. Ci sentiamo una cellula autosufficiente in grado di continuare ad autoprodursi. Questa non vuole essere una posizione politica ma umana. Significa che non abbiamo ancora incontrato un produttore che abbia una scintilla negli occhi pari a quella che, guardandoci tra noi, riconosciamo. Ma siamo comunque alla ricerca...

Rockit: Che rapporto c'è tra i testi e la musica? E di cosa parlano le vostre ultime canzoni?

Quarta Parete: Il testo, in generale, preso ed isolato ha già una sua musicalità, un ritmo ed una struttura. I rapporti in gioco all'interno di una canzone sono tanti: tra il testo e la melodia, tra questi e l'arrangiamento - ed in questo bisogna considerare i suoni usati, gli effetti. Non esiste una teoria dei rapporti tra tutti questi elementi: il lavoro consiste sempre nella sottrazione di ciò che non sembra essenziale. Tutto avviene però per far venire fuori le parole anche quando paradossalmente esse si svincolano dalla narrazione e diventano suoni evocativi. Il tema di quest'ultimo disco è quello della separazione. La conoscenza e la crescita passano attraverso questa esperienza. Questi nuovi brani guardano a questo momento della vita e a tutte le sue contraddizioni e difficoltà...

Rockit: "Sottrarre ciò che non è essenziale", mi vengono in mente certe bellissime idee di Carver! Già nel primo disco si intuivano attitudini di questo tipo, devo dedurre insomma che, quello di essenzializzare e ridurre all'osso, è comunque un metodo che avete tenuto presente e tuttora continuate a mantenere?

Quarta Parete: Senza scomodare i padri della scrittura creativa, crediamo di appartenere a quel tipo di artisti che ricercano una sintesi estrema. In un certo senso ci sentiamo minimalisti...

Rockit: "Labile" può voler dire molte cose... cosa fa venire in mente questa parola ai Quarta Parete? Perché l'hanno scelta come titolo del loro nuovo album?

Quarta Parete: 'Labile' vuol dire fugace, ma anche facile a cadere. Perché siamo capaci di ridere di ciò che ci fa star male? Non è forse vero che più diamo importanza alle nostre parole e alle nostre azioni, più ci viene voglia di non prenderci sul serio? Siamo ben consapevoli che tutto cambia in continuazione, che le cose non sono mai ferme e che anche noi per quanto ci riteniamo costanti negli affetti e nei rapporti non lo siamo affatto. Siamo ben consapevoli che questa capacità di riuscire sempre ad immaginare l'opposto di tutto può darci sofferenza e gioia al tempo stesso. Questa modalità che possiamo dire 'labile' ci caratterizza.

Rockit: Cosa ne pensate della scena musicale italiana attuale?

Quarta Parete: Siamo contenti per loro...

Rockit: Vuol dire che non ve ne sentite parte?

Quarta Parete: Vuol dire che generalmente non esprimiamo un giudizio. Abbiamo molto entusiasmo per tutto ciò che succede intorno...

Rockit: Obiettivi per il futuro dei Quarta Parete?

Quarta Parete: Ci concediamo un ritiro "spirituale". Abbiamo deciso di trasferirci per una settimana in un luogo lontano dal nostro quotidiano per lavorare alla parte scenica del nuovo concerto. Questa per noi è un'inversione di metodo: finora non abbiamo mai condiviso tutto il processo di nascita e montaggio delle azioni. Crediamo sia salutare vivere questa fase laboratoriale.

Il 24 e 25 Novembre presentiamo il disco a Faenza nell'ambito del Meeting delle Etichette Indipendenti.

Rockit: E dopo la presentazione del disco? Avete già in mente un tour?

Quarta Parete: Vedremo quante distanze questo secondo album riuscirà a coprire. Le date partiranno da febbraio e saranno segnalate sul nostro sito che trovate all'url http://www.quartaparete.com

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