Crescere a Bergamo, formarsi tra i centri giovanili e le band di quartiere, per poi dare vita a un progetto nato quasi per caso a Danzica. È il percorso di Forse Danzica, artista che ha fatto dell'indipendenza creativa il cuore della propria ricerca. In questa intervista racconta il rapporto con la provincia, l'influenza dei luoghi sulla sua scrittura, il rifiuto dei compromessi imposti dall'industria musicale e un modo di intendere la musica come spazio di libertà, studio e autenticità. Un confronto lucido e senza filtri sul valore del fare arte oggi, lontano dalle formule e vicino solo a ciò che sente davvero necessario.
Dove sei cresciuto? Descrivilo in tre righe.
Sono cresciuto a Bergamo, proprio sotto lo stadio Atleti Azzurri d'Italia, oggi Gewiss Stadium. Sono andato a scuola dalle suore, a catechismo dalle suore e perfino in colonia estiva dalle suore. Diciamo che la mia formazione è stata piuttosto... uniforme.
Tre cose per cui è famosa la tua città?
Giacomo Quarenghi, l'Atalanta e le Cascate del Serio. Avrei voluto con tanto black humour ma credo ci siano dei limiti.
Da un punto di vista musicale e artistico, che contesto hai trovato crescendo? C'erano locali, etichette, altri artisti?
La mia generazione, essendo del 1997, ha vissuto gli ultimi anni di un tessuto sociale ancora fortemente legato ai centri giovanili. C'erano locali che permettevano ai ragazzi di esibirsi anche senza aver pubblicato nulla: su tutti l'Edoné, dove bastava chiedere una data per salire sul palco.
Sullo sfondo c'era ancora l'enorme influenza dei Verdena, che secondo me ha segnato almeno due generazioni di band bergamasche. Ma il riferimento più diretto, quando ero adolescente, erano i Plastic Made Sofa, una band del mio quartiere, Monterosso. Mentre muovevo i primi passi nella musica, loro suonavano al Whisky a Go Go: sembrava che tutto fosse possibile.
C'è qualcuno che ti ha ispirato sul territorio?
Più che singole figure, mi hanno ispirato proprio quelle band che dimostravano come fosse possibile partire dalla provincia e costruire un percorso autentico. I Verdena rappresentavano un orizzonte, i Plastic Made Sofa una possibilità concreta.
Ricordi il primo live della tua vita? E il locale del cuore?
Escludendo i saggi delle medie — che nel mio caso erano autentici festival, garantisco — il primo concerto è stato con la mia prima band, i Lonesome George, sul terrazzo della Kascina Ponchia, una cascina occupata nel mio quartiere poi sgomberata qualche anno dopo.
Fu un concerto piuttosto problematico dal punto di vista della sicurezza, ma lo portammo a termine e ancora oggi conservo delle fotografie a cui sono molto legato.
In cosa è più difficile, e in cosa più facile, essere un artista emergente in provincia?
Non considero difficile fare l'artista in sé. Trovo molto più difficile non lasciarsi travolgere dalle infinite teorie, dai consigli non richiesti, dalle strategie di crescita, dalle occasioni da rincorrere e dal continuo bisogno di esserci. Da questo punto di vista, la provincia forse protegge un po'.
Per il resto, fare musica è probabilmente la cosa che mi viene più naturale in assoluto.
Una cosa che non capisci o accetti della discografia di oggi?
Non accetto che la responsabilità di un mainstream costruito da pochi venga scaricata su un presunto pubblico incapace di comprendere qualcosa di più complesso. Sono convinto che chiunque potrebbe apprezzare musica più ricca e articolata se venisse promossa con lo stesso investimento economico, la stessa capillarità e la stessa convinzione riservati agli artisti più popolari.
La semplificazione, secondo me, non favorisce il pubblico ma soprattutto l'industria, perché permette di riciclare formule, team e processi produttivi. E poi non sopporto gli EP da cinque brani e i titoli tutti in maiuscolo. C'è stato un periodo in cui a Milano sembrava che potessero uscire soltanto EP di cinque tracce con titoli in caps lock.
Come e quando nasce il tuo progetto artistico?
Il progetto prende forma a Danzica, alla fine del 2019. In un Airbnb feci ascoltare alcuni brani a Marco Boffelli, Omar Ghezzi e Francesco Tribbia Azzola, che ancora oggi fanno parte del progetto. Da lì tutto ha iniziato a prendere una direzione precisa.
Quanto il luogo in cui sei cresciuto ha inciso sul tuo modo di fare musica?
Immagino abbia inciso, anche se non ho ancora capito fino in fondo in che modo. So però di avere una vera ossessione per la toponomastica: nelle mie canzoni compaiono continuamente luoghi, strade, quartieri e città.
Quali sono state le sfide più grandi del tuo percorso artistico?
Continuo a non vivere la musica come una sfida. Non ho grandi ambizioni discografiche: tutto quello che chiedo è sentirmi artisticamente, e quindi umanamente, realizzato.
Le vere sfide sono state imparare a suonare tutti gli strumenti necessari per essere autonomo nella composizione, imparare a usare le DAW, cablare uno studio, sviluppare una maggiore sensibilità nella scrittura e nell'armonia, studiare la storia della musica e sentirmi legittimato a contribuire, anche in minima parte, a quel patrimonio collettivo.
A un certo punto mi sono reso conto di poter realizzare un brano interamente da solo. È probabilmente il traguardo più importante della mia vita, anche perché rende le collaborazioni una scelta e non una necessità.
Se devo indicare una sfida più strettamente discografica, direi che è stata accettare la mia incapacità di scendere a compromessi artistici. Per questo ho deciso di rimuovere dalle piattaforme l'EP che conteneva i miei brani più ascoltati: rappresentava un momento in cui avevo ceduto a pressioni e insicurezze, e non riuscivo più a riconoscermi in quella musica.
C'è un messaggio o un tema ricorrente che attraversa le tue canzoni?
Credo che il tema più ricorrente sia il dolore, osservato come un'esperienza complessa, stratificata e piena di dettagli. Più che raccontarlo, ho sempre cercato di analizzarlo con precisione chirurgica, che fosse il mio o quello degli altri.
Come definiresti la tua evoluzione artistica?
Cervellotica e reazionaria.
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L'articolo Tra Bergamo e Danzica, una musica che non accetta compromessi di Redazione è apparso su Rockit.it il 2026-07-25 14:26:00

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