la bestia CARENNE - La band più punk tra le band non punk Intervista

La bestia CarenneLa bestia Carenne
09/10/2015 di

La band campana, dopo l’ep “Ponte” nel 2011, ha dato alla luce lo scorso anno il primo lp “Catacatass’” per l'etichetta napoletana BulbArtWorks. Vanta circa 100 live in giro per l’Italia, e ha condiviso il palco con artisti affermati, tra cui Brunori Sas e i Folkabbestia, Modena City Ramblers e 24grana. La Bestia Carenne ha da poco terminato il tour promozionale e già pensa a un nuovo disco. Ci siamo fatti raccontare qualche storia divertente del tour e cosa hanno in mente per il futuro.

Iniziamo con lo svelare subito un segreto: il nome della band non significa niente. Ogni volta che ve ne si chiede il significato, vi inventate una storia diversa. Qual è quella che inventate ora per Rockit?
Peppe di Taranto: Dunque... ci piace raccontare questa: la Bestia Carenne è un muratore non più giovane che, stanco della fatica, si rifugia in bar di un paesino in cui si beve, si gioca, si sta insieme. Un bel giorno nel bar arriva un giovane palestrato e bello che sfida il muratore, usurato dal lavoro e dall’alcool, a braccio di ferro. I due si siedono al tavolo, sistemano le braccia e le mani e danno inizio alla gara. Il ragazzo muscoloso fa sforzi sovraumani - gli si ingrossano le vene del collo – per prevalere sul suo avversario che tranquillo sorseggia una birra Peroni posta alla sua sinistra. Dopo averla bevuta tutta, mentre mr. Muscolo continua a sforzarsi senza risultati, il muratore lo guarda negli occhi e con un solo colpo lo mette k.o. Ecco, lui è Carenne.

“Catacatass’” invece sappiamo che significa lucciole. È un lavoro incentrato sulla canzone d’autore, con incursioni nel rock, nella musica balcanica e in quella gitana, insomma contiene varie anime. In quale di queste ciascuno di voi più si riconosce, e come avete trovato un punto di incontro?
Paolo: Alla fine è stato un processo abbastanza naturale perché siamo partiti con la musica folk, molto presente anche nel nostro precedente lavoro “Ponte”, che è stato un elemento di aggregazione e anche una necessità perché è un genere semplice sia per strutture armoniche che per groove. Poi dal folk siamo passati ad inserire i nostri gusti e interessi.

Quale gusto ha prevalso?
Paolo: Sicuramente c’è ancora una matrice decisamente folk perché “Catacatass” è molto incentrato sulla struttura-canzone. La cosa invece decisamente interessante per noi, è stato vedere com’è cambiato il disco durante il corso della nostra lunghissima tournée: abbiamo scoperto di avere approcci alla musica diversi e distanti dal folk. Quello prevalente è l’approccio punk, anche se “Catacatass” non è assolutamente definibile un disco punk, ma suonandolo e cambiandolo ogni sera un po’ ci siamo ritrovati addosso questo approccio. Mettiamola così: siamo la band più punk delle band non punk che conosciamo.



Qual è la canzone secondo voi più bella del disco?
Peppe di Taranto: Due sono le più belle: “Uno studente e Vysotskij” e “Jeanne”.

Restiamo sulle canzoni, alcune di queste sono delle vere e proprie storie. Ci spiegate come nascono?
Peppe di Taranto: Anche questa è una schizofrenia del disco. Ci sono alcune brani che sono molto forma-canzone, e altri più di suggestione e d’istinto. La forma-storia, almeno per me, deriva dal mio approccio alla musica che si spinge verso la narrativa. Alcune canzoni sono venute fuori dalle storie, per esempio “Jeanne” racconta dell’amore tra Modigliani e Jeanne Hebuterne che si lanciò nel vuoto, al nono mese di gravidanza, il giorno dopo la morte del suo amato compagno.
Paolo: un altro esempio è “Transkei”, canzone ispirata dalla storia di Jerry Masslo, un attivista sudafricano costretto a fuggire dal suo paese, e che in Italia non ottenne lo status di rifugiato, e fu ammazzato da delinquenti razzisti nelle campagne del casertano dove lavorava nella raccolta dei pomodori.

Nelle vostre canzoni si sente forte e chiara l’influenza di grandi cantautori come De Gregori, Fossati, Capossela, Graziani, Waits per citarne alcuni. Il rischio di emularli è sempre dietro l’angolo. In cosa pensate, se lo pensate, di essere stati originali?
Paolo: Il problema è più che altro la stampa che deve darti sempre una definizione, a noi questa cosa ci soffoca un po’. Di nuovo non sappiamo cosa abbiamo fatto, non avevamo la volontà di innovare quanto piuttosto quella di incontrarci, conoscerci. L’innovazione arriverà nei lavori futuri, non si costruisce a tavolino, è un percorso. E noi suonando molto in ogni dove accumuliamo idee, esperienze, storie.



Ecco, proprio qui vi volevo. Avete all’attivo circa cento live in cui sicuramente vi sarete imbattuti in qualche storia strana. Ce ne raccontate una?
(Ridono) Peppe di Taranto: Ci sono capitate tante storie strane tra cui aver incontrato uno sciamano in un paesino del barese. La storia è questa: mentre facciamo il sound check in un locale vediamo entrare un tipo vestito con tre giacche una sopra l’altra che sembra uno sciamano, e che scopriamo poi essere un madonnaro, quelli che durante le feste di paese disegnano con i gessetti sulla strada le madonne. Dopo il concerto, cui non partecipa, rientra nel locale e io gli vado incontro esordendo: “Ti stavamo aspettando”. Lui risponde in tono solenne: “Lo so”. Estrae dai pantaloni - non voglio ricordare precisamente da dove (ride) - un oggetto fallico e ci facciamo una foto tutti insieme. Poi invita tre di noi a casa sua, solo tre perché aveva solo tre sedie.
Antonello: A casa vediamo sulle pareti dipinto tutto il suo universo. A un certo punto ci porta nella sua stanza, disegna un punto sul muro e ci sputa sopra. Pone il dito sulla macchia, espandendola, e afferma di nuovo in tono solenne: “Questo è il centro del mondo”.

Sappiamo che avete in cantiere un nuovo disco, e che verrà registrato sull’isola di Procida. Dateci qualche anticipazione.
Paolo: I brani sono nuovi e scritti di recente, quindi più attuali, ma non li conosciamo nel senso che ci sono i testi, le armonie, le melodie, ma nulla di ancora strutturato. Abbiamo le idee precise, poi ci chiuderemo in studio, senza nessuna fretta, e per il nuovo anno contiamo di dare alle stampe nuove note da azzannare.

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    Catacatassc'