Punkreas - Bilbao Tempo Rock - S. Polo d'Enza (RE), 29-06-2001 Intervista

11/07/2001 di Antonio 'Zanna' Zanoli

L’attesissimo concerto dei Punkreas è finito da pochi minuti quando con l’aiuto di un amico addetto alla sicurezza riesco ad intrufolarmi nel dietro le quinte, dove il tour manager mi placca. “Qualche domanda per Rockit” gli butto lì io… Sorridendo mi fa cenno che in 5 minuti qualcuno della band sarà da me.

Il concerto è stato come tutti gli altri da me visti: una bomba (!!!), confermando che la band lombarda si trova ai vertici non solo del punk, ma della musica italiana in generale.

Finalmente dopo un po’ di via vai arriva Flaco, ancora sudato per le fatiche del palco.



Rockit: Anche questa sera un concerto strepitoso che dimostra la salute della band! Visto l’alto gradimento del pubblico e quello che accade in questi tempi anche per altre band, si può confermare che questo sia un grande momento per il punk. E’ tutt’oro ciò che luccica? Come vedi il punk italiano?

Flaco: (storcendo il naso)… ma questa non è una domanda, è una tesi di laurea! (poi sorridendo) Comunque sono d’accordo con te, il punk sta vivendo un momento di gloria e la situazione mondiale ha trascinato con se anche il panorama italiano, portandolo ad avere più visibilità rispetto al passato. Sinceramente, il punk italiano lo vedo proprio bene, visto che tutte le band che stanno funzionando, o anche quelle che lavorano ancora seminascoste, nell’ombra, hanno mantenuto l’idea di partire dal basso, di fare quello che si sentono e soprattutto in base agli strumenti che si trovano in mano, senza forzare le tappe o comunque senza pretendere null’altro che sentirsi liberi suonando… insomma, tutto è ancora molto genuino, poi ovviamente esistono le pecore nere.

Rockit: Visto che voi siete partiti dal basso e visto che mi dici che questo sta alla base della buona riuscita di un gruppo punk, penso riterrai necessario l’apporto dato dalle etichette indipendenti…
Flaco: Sicuramente hanno avuto un ruolo fondamentale ed in alcuni casi lo stanno ancora avendo, naturalmente non solo nell’ambito punk. Il fatto è che teoricamente le etichette indipendenti sono, come idea, una cosa formidabile; peccato, però, che alla fine rimangano tali solo se se riescono ad essere effettivamente indipendenti, cosa che purtroppo spesso non accade. Ci vuole autonomia!

Rockit: A proposito di band e realtà musicali emergenti, cosa ti sentiresti di consigliare a tutti quelli che stanno cercando di fare musica in questo marasma generale?

Flaco: Ragazzi, non fidatevi di nessuno, smettetela di credere alle favole! Il produttore discografico che arriva a baciare il ranocchio per farlo diventare principe non esiste, non nel punk! Forse altrove succede, ma non in questo genere, se sei bravo arrivi, se sei un coglione lo rimani e non vai da nessuna parte. Soprattutto potrei consigliare di non piegarsi a quello che è il sistema del mondo discografico, o meglio di cercare di conoscerlo al meglio per sapervi sopravvivere all’interno e da lì combatterlo, ma mai per assecondarlo e finire nella fogna!

Rockit: A questo punto parliamo un po’ da vicino di Punkreas, sbirciando nel vostro futuro.

Flaco: Senz’ombra di dubbio tanto live ed il nuovo disco!

Rockit: Te la senti di darci qualche anticipazione riguardante il vostro prossimo lavoro?

Flaco: Dunque, posso dirti che il nuovo disco è già in lavorazione avanzata, almeno per quanto riguarda la struttura generale. Siamo un po’ indietro sotto il punto di vista dei testi e quindi anche degli arrangiamenti. Ora sinceramente siamo proprio fermi viste le date live che dovremmo affrontare durante l’estate, poi sinceramente con questo caldo non è che ci fosse gran voglia di chiudersi dentro uno studio di registrazione.

In linea generale siamo comunque molto ottimisti sul prodotto finale, anche se in effetti lo siamo un po’ meno sui tempi di realizzazione. Ogni volta che ci mettiamo sotto speriamo di fare le cose abbastanza velocemente, ma poi ci ritroviamo a non riuscire a concludere nulla in meno di un paio di annetti.

Rockit: Almeno qualche data di refirimento?

Flaco: Penso che prima dell’autunno non si tornerà seriamente al lavoro e che quindi nel migliore dei casi le registrazioni inizieranno fra ottobre e dicembre. Per l’uscita nei negozi credo che si dovrà attendere l’inizio del 2002, anche se sinceramente mi sarebbe piaciuto un sacco come data d’uscita il 2001… vedremo.

Rockit: Lasciando perdere le tappe di realizzazione, cosa puoi dirci sul disco: cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo disco di Punkreas?

Flaco: Come accennavo prima siamo molto ottimisti sul prodotto finale. Per andare nei dettagli posso dirti che stiamo lavorando molto su alcuni aspetti che non ci convincono dell’ultimo lavoro. Ad esempio le chitarre che in “Pelle” erano eccessivamente compatte: creavano troppo spesso un muro sonoro che non sempre riusciva ad essere efficace ed incisivo come avremmo voluto e come vorremmo che accadesse nelle cose su cui stiamo lavorando ora. Sulle chitarre stiamo sudando veramente molto per impedire che i picchi di una o dell’altra si smussino fondendosi assieme.

Rockit: A livello di atmosfere dobbiamo aspettarci un ritorno al passato, una conferma del presente, oppure un salto nel futuro?

Flaco: Devo dire che in effetti stiamo sperimentando molto in queste battute della lavorazione, nella speranza di riuscire a fare qualcosa di decisamente originale. In generale il disco sarà più ricco e lavorato, anche se i suoni saranno più ruvidi, mentre la tendenza di diversi brani sarà quella di avere una cadenza molto più lenta rispetto ai nostri soliti ‘pestoni’, anche se a livello sonoro queste cose saranno decisamente più pesanti.

Il problema è che comunque spesso e volentieri cerchiamo di rallentare per poi trovarci a legnare come degli ossessi: il punk è dentro noi e non ci molla! Comunque stiamo sperimentando veramente molto.

Rockit: Non mi dire che dobbiamo aspettarci una virata elettronica ?…
Flaco: Quello mai! I Punkreas non hanno nulla a che vedere con quella roba. Non è in senso dispregiativo che lo dico, semplicemente noi ci sentiamo troppo legati alla fisicità del punk e degli strumenti, del pubblico. Ci sentiremo persi nella spiritualità classica di quei suoni e di quegli strumenti. A me piace vedere la corda della chitarra vibrare, non c’è nulla da fare!

Rockit: Concludiamo tornando sull’argomento che vi ha visto tartassati già dalle prime battute del post “ Pelle”. Col fatto che vi siete buttati nel mondo delle major, cosa vi sentite di dire a chi vi accusa di essere dei ‘traditori della causa’?

Flaco: Ancora questa storia…mi sono quasi stancato di parlarne, visto che penso che la giusta risposta sia nel buon senso. Ti faccio un esempio. Prendiamo un gruppo eccezionale, da milioni di copie di dischi venduti, com’erano i Rage Against the Machine: i giornalisti che li intervistano vanno da loro a parlare di globalizzazione, di politica e quant’altro. Poi, magari, lo stesso giornalista viene ad intervistare un gruppo punk italiano che vende al massimo 25.000 copie, chiedendogli se dopo il successo si sentono ancora punk… non ci siamo ragazzi, non ci siamo proprio!

Troppo spesso la stampa diffonde informazioni false e tendenziose, creando questi problemi, che altrimenti non esisterebbero. Spesso il pubblico tende a credere a queste cose ed allora si sviluppano queste situazioni. Sarebbe meglio giudicare le persone dal risultato del proprio lavoro, non dal modo in cui questo è organizzato, anche perché allora tutti dovrebbero guardarsi dentro e sicuramente anche molti di quelli che si mettono la divisa per venire al concerto, troverebbero nella propria sfera professionale dei tradimenti a viso aperto alla loro presunta mentalità… punk!

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati