BLASTPHEMIAN: anche sotto il ghiaccio più spesso qualcosa si muove

Sospeso tra clubbing, black metal e introspezione, il solo project di Antonio Allegra firma un debutto che mette al centro la fragile ostinazione della luce

Foto di Alberto Musso
Foto di Alberto Musso

Poliglotta nel senso più contemporaneo del termine: non solo lingue, ma codici. Quelli della musica estrema, certo, ma anche della notte, delle piste da ballo e dei sottoscala dove si costruiscono scene prima ancora che carriere. BLASTPHEMIAN, al secolo Antonio Allegra, è uno di quegli artisti che non riescono proprio a confinarsi in un unico progetto. Il suo nome circola tra show, format alternativi e serate techno già da qualche anno, in un continuo cortocircuito tra chitarre col gain a palla e cassa dritta.

"Nella vita mi occupo solo di musica - ci racconta - e oltre al progetto BLASTPHEMIAN sono anche un organizzatore di eventi e concerti metal e di musica elettronica". Milanese, classe 2000, Allegra è infatti uno degli ingranaggi dietro diverse realtà della nightlife alternativa. Oltre a essere uno dei fondatori di Chainsaw Nite e aver lanciato Infect - format dal pedigree sempre "discotecaro", ma più concentrato sulla techno - fa parte dello staff di Paradox Night e Moshpit Garden, piattaforme che stanno portando in Italia nomi sempre più rilevanti della scena metalcore e deathcore europea. "Insomma, di lavoro ce n’è sempre”, dice con un sorrisetto che lascia trasparire un'agenda palesemente fittissima.

Impegni in club e discoteche a parte, BLASTPHEMIAN resta il centro gravitazionale di Allegra. Un solo project nato nel 2019 e che nel 2025 ha trovato finalmente una forma compiuta. Il percorso che lo ha portato fin qui è tutt’altro che accademico. "La mia formazione artistica - ci spiega - è frutto di anni di ascolti approfonditi di moltissimi generi, ma principalmente il mio vero grande interesse è sempre stato il metal, sin da quando avevo 8 anni".

Da lì, un approccio autodidatta, quasi istintivo. "Ho iniziato con il canto estremo basandomi su ciò che ascoltavo e cercando di replicarne il suono, come moltissimi fanno". Solo in seguito arrivano la teoria, la consapevolezza, la direzione. Prima c’era solo l’urgenza. Un’urgenza che si è tradotta anche in una fase da produttore, tra sperimentazioni e collaborazioni, oggi lasciata alle spalle ma fondamentale per costruire una preziosa rete di contatti e amicizie. "Pur restando un progetto solista, BLASTPHEMIAN prende vita insieme alle persone con cui condivido il palco: una live band fatta di collaborazioni vere, con cui scrivo, suono e faccio crescere ogni brano", spiega, citando tra gli altri Le Paul White, co-produttore delle sue ultime uscite discografiche e chitarrista nella formazione dal vivo.

Se si dovesse incasellare il suono di BLASTPHEMIAN, la definizione più immediata sarebbe post-black metal, un genere "al momento davvero ispirato e validissimo, soprattutto in Europa". Una scena al centro di una grande evoluzione - grazie anche al contributo di band e artisti che scrivono nella propria lingua madre - capace di "prendere la ferocia del black metal, e unirla a molto altro, creando spazi sonori tutt'altro che monodirezionali". Non a caso, sottolinea Allegra, "si sente quanto la mia versione di post-black metal si sia plasmata anche dall’aggiunta del melodic death, genere con cui sono praticamente cresciuto".

E questo equilibrio tra violenza e atmosfera, tra stratificazioni ambient e riff che alternano frenesia e passaggi più melodici, trova una propria genesi nella lunga serie di ascolti "formativi" rivendicata dallo stesso musicista milanese: dalla scena blackgaze/post-black con Alcest, Deafheaven, Harakiri for the Sky, fino a nomi come Dark Tranquillity, citati senza esitazioni come suo gruppo preferito. Non un semplice fanboyismo, ma un modo per collocarsi dentro una traiettoria precisa, cercando allo stesso tempo una visione personale.

Una voce che, dopo anni di tentativi ed esperimenti, sembra abbia finalmente trovato una forma più compiuta in Then Came Midwinter, uscito lo scorso gennaio, e definito dallo stesso Allegra come "il mio più grosso, sincero e reale atto di autoaffermazione finora: non solo artisticamente, ma anche umanamente". Non solo un disco, ma una vera e propria dichiarazione di esistenza "che il me bambino sognava di fare quando a 8 anni ha scoperto il metal per la prima volta".

Nei nove brani attraverso cui la tracklist di questo LP si snoda c'è un po' di tutto: dall'alienazione al nichilismo, passando per dolore e morte. Ma anche – e forse soprattutto – la speranza (o necessità) di andare avanti, nonostante tutto.  Il risultato è concept album ambizioso e fortemente narrativo, in cui un non ben precisato protagonista "convinto in un iniziale delirio di onnipotenza che l’assenza di ogni cosa cesserà anche il suo dolore" scatena il Midwinter: un "eterno inverno" che congela il mondo in una stasi assoluta. 

BLASTPHEMIAN in azione sul palco - Foto di Alberto Musso
BLASTPHEMIAN in azione sul palco - Foto di Alberto Musso

Ogni traccia è connessa, ogni passaggio parte di un percorso emotivo che attraversa rabbia, disperazione e infine accettazione. "Una grossa metafora dei miei dolori più grandi, una dedica ad un mio caro amico che ho perso quasi 10 anni fa". Il disco diventa così un rituale di trasformazione, capace di "trasmutare un grosso dolore di cui non riuscivo a liberarmi in qualcosa di bello”. Il finale, affidato a L’Ultimo Tramonto, ci mostra infatti come la vita, anche quando tutto il resto sembra essersi fermato, continui a scorrere in qualche modo.

Dal vivo, questa vera e propria favola nera fatta di morte e rinascita trova un’altra dimensione. Le date di presentazione del disco, andate in scena a gennaio tra Milano e Roma, pur segnando un ritorno atteso, vengono messe in secondo piano da un ricordo capace di emergere con maggiore forza. "Il concerto che più mi ha emozionato è stato senza ombra di dubbio quello di novembre 2025 al Traffic di Roma, in cui ho condiviso il palco con i Within Destruction". Un comeback, giunto dopo quasi tre anni di silenzio volontario, in cui "mi ero ripromesso che fino a che l’album non fosse uscito, non avrei suonato". E proprio quel ornare sul palco con una nuova formazione, in una città nuova, ha avuto il sapore di una ripartenza vera.

Nonostante Then Came Midwinter sia ancora caldo - o forse gelido, a seconda dei punti di vista - il futuro è già in movimento, anche se a bassa voce. "Ci sono delle tracce pronte per essere pubblicate, ma aspetterò qualche mese. Voglio far passare un periodo di silenzio ora". Una pausa apparente, più che reale, in una traiettoria che sembra tutto tranne che statica. Perché, se c’è una cosa che BLASTPHEMIAN ci dimostra con la sua musica, è che anche nel gelo più totale qualcosa continua sempre a muoversi.

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L'articolo BLASTPHEMIAN: anche sotto il ghiaccio più spesso qualcosa si muove di Luca Barenghi è apparso su Rockit.it il 2026-04-23 14:36:00

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