Cantare il nero per scacciare l'oscurità: l'intervista a Blixa Bargeld e Teho Teardo Intervista

Blixa Bargeld e Theo Teardo sulla copertina di NerissimoBlixa Bargeld e Theo Teardo sulla copertina di Nerissimo
13/06/2016 di

Blixa Bargeld e Teho Teardo suonano insieme ormai da qualche anno, a più riprese. Insieme hanno inciso "Still Smiling" (2013), l'ep "Spring" (2014) e, recentemente, il nuovo album dal titolo decisamente eloquente: "Nerissimo", col suo carico di chitarre che sembrano archi, che pure suonano nel classico quartetto e poi la voce, quella di un serpente. Calda, strisciante, pericolosa, mentre canta in tedesco, in inglese e anche in italiano.

Entrambi vengono da un passato di musica oscura, estrema e di certo non di facile appeal per il pubblico generalista (i Meathead per Teardo e ovviamente, gli Einsturzende Neubauten per Blixa), eppure entrambi sono riusciti ad arrivare a platee enormi in tutto il mondo. Teho grazie alle sue colonne sonore, di cui probabilmente la più nota è quella de "Il Divo" per Paolo Sorrentino, mentre Bargeld ha calcato i palchi più importanti come membro dei Bad Seeds, la band che accompagna Nick Cave e che ha lasciato nel 2003. Sembra proprio che li accomuni un filo conduttore che da rosso diventa, appunto, nerissimo. Ma niente è come sembra, nemmeno il titolo dell'album.

 

Come avete composto l’album "Nerissimo"? 
TT: L’abbiamo composto a Roma, nel mio studio in cui siamo anche adesso. Abbiamo buttato giù le idee, poi le abbiamo mixate qui o nel Neubauten Studio a Berlino, dove le abbiamo lavorate insieme. Anche se è più semplice e certo più veloce lavorare ognuno a casa propria e poi condividere i file, preferiamo suonare insieme nel vero senso della parola, dentro una stanza, anche perché la nostra musica riguarda proprio ciò che avviene di fronte a un microfono, usando il suono della stanza e degli strumenti veri. Questo è il nostro mondo, creiamo musica da camera molto intima. 

Nella canzone che dà il titolo all'album, "Nerissimo", il testo è una sorta di ritorno alle parole di "Sabrina", uno dei pezzi di maggiore successo degli Einsturzende Neubauten, in cui parli dei vari colori per poi finire al nero
BB: Sì, ne sono al corrente, però questa volta il concetto è visto da un’altra direzione. Sono stato ispirato da una poesia palestinese, in cui l'autore dice di scrivere col colore nero per far uscire tutto il buio e in questo senso non sarebbe possibile scrivere in verde, perché in quel modo si deforesterebbe il pianeta. Mi è piaciuta l’idea e ho tentato di adattarla al canto, al posto della scrittura. Come sarebbe se la mia voce fosse il mio inchiostro? Se cantassi il nero, potrei usare quel colore per far sparire completamente il buio. Sono rimasto intrigato da questo pensiero e ho buttato giù una lista di nomi di colori in italiano. Non solo il rosso e il blu, ho cercato tra i colori più strani e in questa lista c’era Nerissimo. L’ho mostrato a Teho e a lui è piaciuto molto, quindi l’ho sottolineato ed è finito per diventare il titolo dell’album, anche se il titolo originale dell’album era "Christian e Mauro"

Sul serio? Sembra il nome di un duo folk. Era per caso una cosa tipo concept sull'identità?
BB: Christian e Mauro sono i nostri nomi veri, quelli di battesimo, che quindi hanno anche un connotato religioso (ride). Era una cosa divertente, immagina se il disco si fosse davvero chiamato Christian e Mauro, con noi in copertina e Mauro (Teardo) vestito come un prete cattolico (ridono insieme). Alla fine non l’abbiamo tenuto perché in effetti non c’incastrava granché col disco.

(Blixa Bargeld, foto © Starfooker)

Sembrate molto divertiti, eppure una delle frasi iconiche del vostro ultimo album recita "Hope should be a controlled substance". Perché la speranza dovrebbe essere trattata come una droga?
BB: (ride) Nessuno ce l’aveva mai chiesto prima, ma è una frase che appare spesso nelle recensioni. I testi di questo album sono stati scritti in un tempo relativamente piccolo. Io scrivo sempre sulla musica, mai prima. Arriva quel punto in cui la musica è così elaborata che mi ci tuffo dentro e non posso fare a meno di scrivere, sul momento. Vado a letto scrivendo, mi sveglio nel mezzo della notte per annotare frasi. La mia famiglia ne soffre, mia moglie ne soffre, non mi amano quando sono in quello stato (ridono entrambi). C’è molta intercambiabilità in questo disco, ci sono frasi che appartengono a una canzone ma che potrebbero appartenere anche a un’altra. Penso di aver scritto "Hope should be a controlled substance" qui, nello studio di Roma, a questo tavolo. Come per l’altro disco ho cercato di finire i testi prima di chiudere le canzoni e di registrarle a Berlino. Be', ci sono state cose l’anno scorso che mi hanno fatto credere che la speranza dovrebbe essere una droga, ecco perché l’ho scritto (ride ancora, diabolicamente)

Ascoltando il disco mi sono soffermato sugli effetti di voce in "Ulgae", un pezzo molto teatrale
TT: Non sono effetti, è la sua voce vera.
BB: Sì sono io che canto. Sai che posso emettere rumori molto alti e stridenti con la voce e tramite il pitch shifter ho cercato di esplorare territori che nessuna voce umana è mai riuscita ad arrivare. Ho provato a dare voce ai batteri. Anche dal vivo userò alcuni effetti per sdoppiare la voce o per metterla in loop.

La tua voce è unica nel vero senso della parola. Ricordo un’intervista di un bel po’ di tempo fa, in cui un giornalista, per provocarti, ti disse che non avresti mai avuto la voce di Nick Cave, e tu rispondesti "Be', neanche lui avrà mai la mia"
BB: Eh sì, ho sempre dovuto cantare la parte del padre nelle cose di Nick Cave, a causa della mia voce davvero bassa, che è molto più bassa di quella di Nick. La cosa divertente è che io e lui siamo nel music business praticamente dallo stesso periodo di tempo, e nonostante la sua voce sia abbassata di tono con gli anni, anche la mia ha avuto lo stesso cambiamento e quindi non mi ha mai raggiunto (ride). Oggi, se ascolto un pezzo che ho cantato quando avevo 20 anni, mi viene da dire "Wow, dovevo essere davvero un ragazzino, perché non riuscirei mai a prendere queste note ora"
TT: Quanti anni avevi quando hai registrato per la prima volta?
BB: 21, per il primo album degli Einsturzende Neubauten. Nei Bad Seeds sono sempre stato il responsabile dei cori bassi, ma a volte ho dovuto anche impersonare una voce femminile. Nella backing tape di "Where The Wild Roses Grow", ovvero la registrazione che serve agli interpreti per imparare a memoria la canzone, ho inciso la voce che poi avrebbe dovuto interpretare Kylie Minogue e lei l’ha registrata esattamente con la mia metrica. Quando quel demo è stato reso pubblico, qualcuno ha detto "Blixa riesce a fare un’imitazione perfetta di Kylie" e invece la verità è il contrario!

Incredibile. Ma hai anche studiato canto?
BB: No, sono un autodidatta.

(Teho Teardo, foto © Starfooker)

Parlando di persone che non sono così facilmente accostabili alla vostra musica, ho letto che una delle vostre figure di maggiore ispirazione è Paolo Conte. Corrisponde a verità?
TT: Non del tutto ma due anni fa sono entrato in contatto con lui, perché avrei visto bene una collaborazione con noi, avrei voluto che cantasse un pezzo con Blixa. Sento come una connessione tra Blixa e Paolo Conte, in molti modi, anche prima che io e Blixa avessimo iniziato a suonare insieme. Quando sono riuscito a contattare Paolo Conte, mi ha detto molto sinceramente che era stanco di registrare, aveva appena finito il suo ultimo album e si sentiva troppo vecchio per tornare in studio, che voleva solo suonare pochi concerti. Sarebbe stato molto interessante sentire cosa sarebbe successo, ma alla fine non se n’è potuto fare di niente.
BB: Giusto per fare una battuta su "Nerissimo", non avremmo cantato una cover di "Azzurro" (ride)

E invece è quasi successo una volta. Mi ricordo un concerto livornese del 1994 di Nick Cave & the Bad Seeds, in cui tutti i Bad Seds tranne te si trovarono fuori dal teatro La Gran Guardia (che ora non esiste più e ospita un H&M) a cantare a squarciagola proprio "Azzurro", visibilmente ubriachi.
BB: That’s my bandmates, you know! Ne sanno più di me di calcio. (ride)

È da un bel po’ di tempo che entrambi siete sulla scena e con tutta probabilità l’attitudine al suonare live negli anni sarà cambiata. Oggi come vi preparate per un concerto?
TT: Suonando dal vivo voglio offrire al pubblico la migliore musica che possa eseguire. Il giorno stesso del concerto, il mese prima e addirittura l’intero progetto si focalizza sul proporre la migliore musica che possiamo suonare, nonostante i nostri limiti.

C’è una band che vedreste bene ad aprire i vostri concerti?
BB: Vorrei mettere un Orchestrion gigante sul palco, lo vorrei programmare e vorrei che fosse molto bello da vedere.
TT: Io penso che i Tiger Lillies sarebbero una buona scelta per aprire i nostri concerti.
BB: Non so, io non aprirei per nessuno.

Delle band italiane invece cosa mi dite? Entrambi avete suonato in band con suoni "estremi" per un pubblico generalista, e in ogni caso avete riscosso successo a livello internazionale. C'è qualcosa che manca alla musica prodotta in Italia per riuscire ad affermarsi all'estero?
BB: Non so niente di queste cose, non me n’è mai fregato niente di queste cose. Anche quando ho suonato con gente che era interessata all’argomento, me ne sono sempre fottuto. Ho sempre fatto cosa volevo fare, senza curarmi se avrebbe venduto o non venduto, né di cos’avrebbe detto la casa discografica. Non consiglio questa attitudine, altri modi di fare ti possono portare anche al successo. Diciamo che io sono un’eccezione, non la regola. Di certo non è stato semplice quando ho iniziato a fare il musicista, ma di sicuro non è più semplice oggi. Prima che io iniziassi, era addirittura impossibile. La gente suonava solo prog rock e nessuno sapeva come sdoganarsi. Nel 1978 o giù di lì, le cose hanno iniziato a rompersi e finalmente c’è stata una possibilità per venire fuori. Forse ci sarebbe bisogno di una nuova distruzione anche oggi, per creare una crepa. Devo però ammettere che non seguo le nuove band, non sono informato, non ne so niente.
TT: Io ho sempre messo tutta la mia energia nel fare musica. Devi fare come vuoi, nel miglior modo possibile e ciò che esce fuori dev’essere molto buono. Allora qualcosa può anche succedere.

(Teho Teardo e Blixa Bargeld in concerto, foto © Starfooker)

In questo momento in Italia funziona parecchio il declamato ritorno al cinema di genere. Cosa ne pensi Teho, che sei uno dei più quotati autori di musica per il cinema?
TT: C’è un bisogno di esser rassicurati che secondo me è triste, un po’ mesto. Questo eterno ritorno agli anni '60 e '70 è soltanto il bisogno di sentirsi rassicurati da qualcosa che già avremmo dovuto elaborare e superare. A volte mi domando quando arrivi il 2010, e invece siamo sempre lì. C’è una resistenza che è al limite del conservatore, del reazionario. Non è mai una buona notizia, secondo me.

Quindi il tempo che stiamo vivendo è davvero Nerissimo?
BB: Torno all’idea iniziale, che cantare l’oscurità utilizzando il nero può essere una cosa interessante. Se canti utilizzando l’assenza di speranza, essa viene esternata e se ne va dal tuo corpo. È una questione di consapevolezza. 

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