Tre Allegri Ragazzi Morti - Bologna, 02-09-2001 Intervista

09/09/2001 di

Indipendent Days, Bologna. Backstage. Intervista a Davide Toffolo fissata per le 15, sul palco nel frattempo i Persiana Jones. Pass al collo, eccoci. Pronti. Facciamo veloce che c’è da liberare il camerino. Ok. Fuori la lista delle domande. Mezz’ora esatta. Fittissima. E densa di spunti e concetti in cui Davide non si risparmia, x la mia e vostra gioia di ragazzini curiosi. Gran personaggio Davide, gran personaggio davvero… Questo è quanto:



SCAMBIO DI CORTESIE&PROVOCAZIONI INIZIALI ?

- l’intervista che avevamo fatto via email l’ultima volta era stata bruttissima (e ci ero rimasto pure male per come avevi sviato alle domande e risposto velenosamente o di malavoglia ad altre). Perciò parto subito con una domanda cattivissima. L’altra volta, alla mia domanda “ma come mai i TARM quest’anno (2000) non hanno partecipato all’Independent?” tu hai risposto “beh noi siamo ragazzi morti, mica delle star”. E poi quest’anno eccovi sul palco dell’Independent…

Ah cominciamo bene… ma ti ho risposto così? E’ documentato? (risate) beh… effettivamente non siamo delle star anche se siamo venuti a suonare all’Independent quest’anno.... guarda… effettivamente ci sono alcuni festival che si fanno perché sono “belli”, non so come dire… noi abbiamo avuto una risposta molto buona all’Independent a cui abbiamo partecipato (1999), nel senso che la gente, alcune persone, ci identificano con questa Idea di festival, dove ci dovrebbero essere delle band Indipendenti, come dice la parola stessa… E allora fra i festival che c’erano da fare quest’estate abbiamo deciso di fare questo qui. L’anno scorso non siamo venuti perché ci sembrava assurdo partecipare 2 volte di fila allo stesso festival… con tutti i gruppi che ci sono che avrebbero la voglia o la possibilità di suonare a un festival così… ci sembrava superfluo…boh, forse abbiamo anche sbagliato, visto col senno di poi, perché l’anno scorso ci fu davvero un enorme seguito di pubblico… ma i calcoli valgono quel che valgono, insomma…

- la domanda viene facile e te l’avranno fatta in 1000, ma non mi tiro indietro. Cosa ne pensi dei Gorillaz? L’alter ego di Damon Albarn sembra proprio un allegro ragazzo morto…

eh sì, ci sono delle assonanze molto forti… quando sono usciti i Gorillaz, la gente mi telefonava a casa e mi diceva “ehy cazzo ti han rubato l’idea”, allora ho visto il video e anch’io sono rimasto un po’ così, perché in effetti ci sono così tanti elementi che ricollegano ai 3 allegri ragazzi morti…

- Beh però Hewlett, è Hewlett…

Sì guarda Hewlett è un grande. Abbiamo la stessa età, probabilmente abbiamo ‘mangiato’ lo stesso genere di cose, di ‘omogeneizzati visivi’, per cui il mio segno può assomigliare al suo. Certo però è che la struttura della storia de I Ragazzi Morti è nata per un giornalino che si chiamava ‘Dinamite’ che è del 1994, perciò in quel senso lì non ho paura di dire che siamo stati i primi (rispetto ai Gorillaz)… però il problema è un altro… ti dicevo che stavo leggendo un libro di questo disegnatore serbo che è Zograf che raccontava l’ipotesi di questo luogo comune dove tutti i disegnatori in qualche modo mettevano in gioco le idee e io penso che possa succedere così, o meglio un’altra lettura ancora: è evidente che il nostro è un gruppo che lavora a livello critico sull’idea di musica, di immagine di gruppo, e la cosa + bella che si poteva fare era cancellare l’immagine per re-inventarla. I Gorillaz l’hanno fatto un po’ + a livello di mercato, noi lo facciamo a livello esistenziale. La nostra è una scelta esistenziale non di marketing. Capisci?… e poi questa faccenda dei Gorillaz mi ha mosso tante altre cose nella testa, fra cui il fatto drammatico, perché è drammatico no?, di non riuscire ad esportare Immaginario dall’Italia, ma riuscire solo ad importarlo. Allora dico… noi abbiamo lavorato x un periodo con una major che poteva dare comunque una visibilità all’idea del progetto enorme, ma non c’è riuscita (o non ha voluto)…perché le major in Italia servono ad amplificare Immaginari nati da altre parti non x sviluppare quelli propri…. E questa è una cosa che a me personalmente fa male facendo questo lavoro qua, però insomma siamo pur sempre in provincia… provinciali della provincia dell’impero per cui…

I T.A.R.M. & INTERNET

- Cosa c’è dietro all’Idea di creare un vostro sito personale?

Beh ci siamo accorti che avevamo una comunità in rete legata al nostro nome che viveva, allora abbiamo cercato di capire questa situazione. Abbiamo fatto un sito internet nostro per cercare ancora di più l’interazione con il pubblico, abbiamo radicalizzato la cosa, abbiamo fatto un disco (Il principe in bicicletta) disponibile solo in rete... c’è anche da dire questo però, la comunicazione interna al sito non è che mi esalti molto, perché comunque rimane una comunicazione di livello abbastanza basso, ragazzi abituati a una comunicazione veloce fatta di ‘ciao’, ‘mi piaci’ ‘uh,là,là’ e invece penso che il sito sia anche una possibilità di approfondimento e allora già da questo disco io l’ho usato come diario personale, cercando di capire la natura della scrittura, quello che mi stava succedendo in quel momento preciso,

- Già, una comunità… La gente sente proprio il bisogno di attaccarsi all’Idea dei 3 allegri ragazzi morti. Nel senso, voi avete creato questo mondo immaginario e la gente ci entra, ma entrandoci porta qualcosa di suo o prende soltanto passivamente? Riesce a capire lo scarto che avete fatto voi inventando questo mondo o no?

Questo non lo so sinceramente. Penso che le persone che trovino emozioni dalle nostre canzoni comunque abbiano delle affinità forti con noi… l’altra cosa dell’interattività, che io trovo fondamentale nella rete, abbiamo cercato di sistemarla in questa nuova idea immaginata x il concorso del montaggio del nostro nuovo videoclip in flash, che è un modo per mettersi in contatto in modo dialettico con un pubblico, con della gente insomma, che riteniamo capace di entrare e portare qualcosa nel nostro mondo.

FILOSOFIA T.A.R.M. (morte di una realtà e adolescenza eterna)

- Domanda difficile, o forse no. Parlando di questo bisogno continuo di re-inventare la realtà, creare mondi, sembri in linea con alcune teorie di Baudrillard che affermano che la Realtà è morta… C’entra?

Ah… non so se c’entra moltissimo, anche perché sinceramente non conosco bene le teorie del pensatore di cui parli… quello che ti posso dire è che quando sono nati i TARM una realtà era realmente morta, o comunque, la fase di superamento di un certo tipo di dimensione naif rispetto all’esistenza c’era stata… e in questo mi avevano aiutato gruppi come i CCCP ad esempio, o i libri di Kerouac o nei fumetti Eisner o Pazienza… Già, ascolti o letture di questo tipo mi hanno aiutato a capire che effettivamente il modo di confrontarsi con la realtà poteva essere diverso da quello che avevo imparato in precedenza. E allora sì, ecco che in questo modo la nostra è una realtà che parte dalla morte di un’altra realtà che è il mondo naif (raccontato nel primo demo)…

- La morte di una realtà… ok, ci si è fermati a questa adolescenza giusto?… ci si ferma lì e si continua a battere chiodo lì, allora…. si può dire che è un’adolescenza che cresce e si dilata, si sviluppa in orizzontale piuttosto che in verticale?

Si può dire così, sì. O comunque l’idea dell’adolescenza per me funziona come una TAC… cioè in qualche modo è un taglio sulla porzione della vita per capire a che punto è quell’esistenza. L’adolescenza come nocciolo per capire la dimensione che si avrà..

IL NUOVO DISCO: LA TESTA INDIPENDENTE (Canzone su canzone)

- partiamo dal titolo… ‘la testa indipendente’. La tua, giusto? In che senso?

Sì in qualche modo sì. Diciamo che è un gioco doppio come piace a noi. Indipendenza produttiva ( con ‘La Tempesta Produzioni’). Poi questa “stilizzazione”… ti spiego… io di solito parto dai disegni per capire (e far capire) le cose, questa novità per cui I Ragazzi Morti sono diventati una cosa molto stilizzata, dove in realtà in un corpo solo ci sono queste 3 teste che si muovono, non so se hai visto all’interno del booklet del cd… e c’era questo gioco diciamo così, metaforico quasi, di questa testa che cade e si muove e cerca di capire quello che gli succede intorno… e poi un’altra cosa … mi piace l’idea della testa indipendente, mi piace l’idea di un gruppo che non sta sulle mode, non ha interesse a copiare cliché esterni… per me è quello… una certa indipendenza di pensiero no?

- vorrei che tu spendessi qualche parola per spiegare ogni singola canzone… se non di tutte, qualcuna…

1) “Piccolo cinema onirico” : si tratta proprio di questo gioco sulla scrittura… io a un certo punto mi son fermato e ho cercato di capire da dove veniva la mia scrittura e ho capito che la parte realmente creativa sta in quel momento tra la veglia e il sonno che io cerco di comprimere sempre di più…infatti ho difficoltà ultimamente a far dei lavori molto articolati e preferisco molto i flash ed è lo stesso motivo x cui la musica in questo momento mi interessa di + dei fumetti…

2) “Ogni adolescenza” : e’ arrivata così. È il tentativo di provare a fare una canzone popolare, cioè che avesse proprio le caratteristiche di una filastrocca popolare, cercando di levare la solita cosa della canzoncina idiota, perché secondo me il concetto che viene fuori è molto forte…

- già, molto cinico e diretto. Su questo ti volevo fare un paio di domande… la prima è questa, che poi è anche un’impressione che ho avuto x le strade a Genova in occasione delle manifestazioni anti-G8: abbiamo maledettamente bisogno di una guerra x sentirci giovani?

Guarda in realtà questa canzone mi è venuta ricordando delle parole scritte da un disegnatore di fumetti underground americano che è Crumb, e lui lo diceva in un modo ancora più cinico, e forse addirittura disumano perché Crumb è spietato non è umano per nulla, lui diceva che x i suoi genitori la gioventù coincideva con la 2° guerra mondiale, mentre la sua gioventù coincideva con la guerra dell’LSD…e questa cosa mi si è aperta davanti… io una volta ho detto anche ci sono delle persone che hanno la fortuna di vivere la propria adolescenza in una guerra vera ed altre no… questo non vuol dire che io sia un guerrafondaio però in quel momento della vita forse quello che si cerca è davvero lo scontro…

- Sono d’accordissimo e su questa linea qui ti faccio la seconda domanda, a bruciapelo: tu canti “…non ti vantare se la tua si chiama Vietnam”, ma allora gli ex-sessantottini sono dei Ragazzi Morti o sono solo dei vecchi che si sono fermati lì a decantare i loro vent’anni senza uno straccio di vittoria e senza lasciare spazio alle generazioni successive?

Questo non penso che valga x tutta la generazione del ‘68, però quella di punta penso che si sia comportata come dici tu. Però insomma… io conosco anche persone che magari non hanno fatto il ‘68 nel senso stretto del termine però hanno elaborato una coscienza di esistenza… cioè sono passati da una idea di “mondo naif” a un’idea di “mondo vero”, in cui in qualche modo puoi anche tu avere una tua personale possibilità di decisione, almeno nella tua esistenza no? Invece molte persone che sono arrivate ideologicamente dal ’68, effettivamente si sono comportate in un modo… a dir poco reazionario.

- E quindi non sono stati dei Ragazzi Morti?

mah… (risate)… sono stati “alla moda dei Ragazzi Morti”.

- e non c’è rischio che facciate anche voi la stessa fine?

Non lo so questo… la vecchiaia riserva sempre drammatiche sorprese (risate)… però insomma noi abbiamo deciso di essere morti fin dall’inizio, spero di continuare… cioè normalmente, rispetto a quello che faccio, capisco di essere una persona con NON un grandissimo senso realistico (pragmatico), però penso che sia anche la mia forza no? Alla fine io mi ritengo uno scrittore, non mi ritengo uno che fa andare bene le case discografiche, uno che fa andare bene i concerti…

3) “Terzo millennio”: è un pezzo vecchissimo, si trova anche in un mio libro che si chiama “Pietra degli spiriti”, dove a un certo punto un personaggio che si chiama Illusion regala un basso a questa ragazza che trova all’interno della custodia questo testo… x me è successo lo stesso… il testo l’ho trovato in una letterina scritta da una ragazza a un mio amico, non è un testo mio, e c’era questa filastrocca pazzesca, secondo me, di questa ipotesi del futuro che si riduce in qualche modo al sentimento che rimane lo stesso, l’umanità rimane quella, mi piaceva tantissimo l’ho trovata illuminante e ne abbiamo fatto una canzone

4) “Quasi adatti”: è un manifesto. E’ forse la canzone che ho scritto curandomi maggiormente del testo… nel senso che ho scritto prima il testo e poi ne ho cercato una musicalità… ed è un manifesto sì… io mi sento così e mi sembra che molta gente si senta allo stesso modo: quasi adatti, cioè adatti ma non del tutto, quasi appunto… ‘Quasi Adatti’ in realtà è anche il nome di un libro di Hoeg, quello che ha scritto ‘Il senso di Smila x la neve”… sì la storia narrata nel libro non c’entra nulla con la mia canzone però le 2 parole del titolo mi sembravano fortissime insieme e le ho usate…

5) “Bugie dei morti”: è una canzoncina filastrocca sulla nostra condizione di comunicatori anche se la puoi vedere come una storia, fra virgolette, d’amore. In realtà è una storia di noi come comunicatori e della quantità di bugie e della realtà che secondo me nelle bugie esiste che è quando queste bugie creano qualcosa di nuovo cioè un rapporto, in qualche modo. Un rapporto fra la scrittura e la persona che riceve la scrittura, o che segue un concerto anche… io la trovo una canzone bella insomma….

6) “La pianura”: è un gioco. Una canzone vecchissima. Che avevo scritto su un rapporto con una ragazza… sereno sì sereno (risate)

7) “Volo sulla mia città”: racconta di un periodo difficile che ho passato, proprio prima di registrare il disco, un momento che si potrebbe definire di… depressione, no? … e lì forse mi è venuta questa visione della possibilità che quando si vuole una cosa questa cosa può diventare vera e allora l’idea di questa bicicletta che vola e perde il controllo solo quando hai paura del fatto di esserci… ecco, un pochino racconta questa cosa

8) “La decisione”: non so bene cos’è (risate)

9) “I’m in love with my computer”: è un’omaggio alle nostre radici musicali. E’ una cover di una canzone di un gruppo di Pordenone del 1979…

- no ma scherzi o realmente? Io credevo che era vostra. Non ve li siete inventati voi canzone e gruppo?

No no verissima. La loro canzone anzi è + bella della nostra! Davvero sai? …e addirittura noi come casa editrice stiamo cercando di capire se si riesce a ripubblicare il primo disco di questi ‘The Complotto’, che è bellissimo…

10) “Prova a star con me un altro inverno a Pordenone”
Anche qui mi permetto un commento personale. La trovo davvero esemplare nella sua diretta semplicità, una persona vissuta in provincia capisce all’istante e perfettamente di cosa si sta parlando e ci si ritrova in pieno…

sono contento… sì, penso che così è e così arriva quel pezzo lì…

11) “Beat(o)” : beat generation… insomma io ho provato da piccolo a leggere Kerouac e se da una parte mi piaceva dall’altra non riuscivo a capire un certo tipo di interazione nella scrittura, proprio la scrittura mi risultava difficile… poi invece tempo fa ho preso questo libricino qui (Scrivere Bop) e non son riuscito a leggere neanche quello, però Luca ha insistito mi ha detto leggilo che dentro è pieno di cose che ti appartengono, che appartengono anche al nostro percorso se vogliamo, un certo tipo di dimensione mistica rispetto alla realtà… effettivamente ho letto il libro e non ho fatto altro che prendere le parole sue, di Kerouac, e rimetterle un po’ in ordine, riscriverle, perché secondo me era illuminante, cioè il tipo di dimensione sua rispetto all’esistenza e alla scrittura è questa: assolutamente a disposizione della Visione che hai. Punto. E questa cosa qui la capisco molto di più adesso che ho fatto un po’ di percorso, anche a livello di scrittura… perché penso che la vera rivoluzione di Kerouac non sia tanto nei contenuti quanto proprio nella forma della scrittura… e allora quando si è piccoli è bello il nome no? ‘On the road’, però poi…

- il concetto di beato

esatto, che non c’è bisogno di nient’altro che della voglia di cercare, ascoltare e stare a guardare le cose e cercare di capirle.

- e poi quel finalone lì strumentale, da sfuriata psyco-garage…

Il finale è questo. Il disco l’abbiam fatto con Canali e Giorgio ci ha chiesto di farlo senza tecnologia, fra virgolette, senza clock senza niente, e io in realtà all’inizio ero un po’ impaurito … però lui mi ha detto ma tu ti ricordi un disco che ti piace che sia stato fatto col clock? Effettivamente no… allora siamo andati decisi e abbiam suonato un casino… x fare questo disco abbiamo suonato più di quanto avessimo mai suonato, tanto che abbiamo immaginato anche una parte in cui potesse essere totalmente destrutturato riazzerato il nostro rapporto col rock, cioè 3 accordi e via…

- ma ci sono dietro ascolti di determinate band americane?

Beh guarda ti dico un nome: Guns Club. Poi a me piacciono tantissimo anche i Violent Femmes…

- potrebbe essere un’evoluzione che prende il progetto T.A.R.M. o è stata una cosa così, estemporanea diciamo?

Non lo so guarda, il punto è questo, x noi ogni disco è un viaggio a sé, mantiene una sua unità di comunicazione. Funziona proprio in questo modo e a noi piace farlo così.

- approfondiamo questa cosa per cui voi alla fine siete in 3, un gruppo, i rapporti all’interno del gruppo…

il nostro è assolutamente un cortocircuito a 3. Assolutamente proprio. Anche se, diciamo, è indubbio che le scintille delle nostre idee partano da me, cioè io faccio il motore ma in un’auto esiste sempre una situazione dove un motore fa partire anche le altre cose. E io lo so di essere il motore del gruppo. Come so che se non avessi incontrato Luca non avrei mai fatto il gruppo, come so che se non avessi incontrato Enrico non avrei mai immaginato di fare un certo tipo di percorso musicale forse ne avrei fatto un altro. Perciò la nostra è assolutamente un’integrazione. siamo una specie di dinamo… un giorno son + forte io, un giorno è + forte Enrico, un giorno Luca… un giorno tira l’uno un giorno tira l’altro, per cui il progetto 3Allegri si muove…

- e come è entrato Canali-produttore in questo equilibrio?

Guarda abbiamo fatto delle scelte iniziali molto precise, tenere la pre-produzione a zero. Io sono stato via 1 mese in America sono tornato indietro e dopo 10 giorni abbiamo iniziato a registrare… cioè in realtà c’era spazio x tutti capisci? C’era spazio x Enrico che si era dimenticato che doveva fare un disco, e poi quando è stato lì in studio era il più presente di tutti. C’era spazio x Luca che voleva provare e mettere giù alcune idee che aveva… e Giorgio si è divertito, si vedeva che aveva voglia di interagire col gruppo…ha suonato la chitarra in un pezzo…

- Non è così ostico come si dice?

Io penso che (Canali) nel lavoro sia una persona molto generosa. E molto radicale certo, quello sì…

- beh come siete voi no?

Sì penso di sì ed è x questo che ci siam trovati.

OUT

- ultima domanda in assoluto: tutta l’iperproduzione che hai (gruppo, sito, diario, etc) non rischia di portare ad alcuni cali qualitativi? Un’amica mi ha fatto notare che le ultime uscite di Fandango (il tuo fumetto) siano, oltre che sempre più rade, anche non propriamente all’altezza, meno incisive rispetto a prima…

Sì diciamo che forse può essere, lo ammetto. Ci possono essere dei cali qualitativi, soprattutto nell’ultimo numero di Fandango, che non era bellissimo… cioè la storia era bella ma i disegni forse non al 100%… però io adesso sto preparando una cosa che uscirà a breve, che è la cosa + impegnativa che ho fatto fino adesso: è una biografia di un pugile, a fumetti, di 180 pagine che esce per una collana di romanzi… perciò sono stato un po’ affaticato su Fandango però d’altro canto, ripeto, penso di aver fatto la cosa + grossa, intendo nei fumetti, fatta fin d’ora.

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