Julie's Haircut - Bologna, 19-11-1998 Intervista

19/11/1998 di

A colloquio con Luca, Laura, Nicola e Roby, ovvero quattro ragazzi di Sassuolo (MO) che in scioltezza discutono di ciò che suonano e di come lo fanno. Una chiacchierata non solo all'insegna delle risate, vista e considerata la grande dose d'ironia dei quattro, ma anche ricca di contenuti non previsti…



Rockit: Quando è avvenuto il vostro incontro ?

J'sH: Ci formiamo nel '94, in tre, con Luca alla batteria. Dopo un anno abbiamo pensato fosse meglio trovare un vero batterista o quasi, siccome anche quest'ultimo si era improvvisato 'drummer', e dopo un altro anno è arrivato Roby…

Rockit: Cosa vi ha spinto a formare il gruppo ?

J'sH: Sia io (è Nicola a parlare, ndi) che Luca suonavamo in due bands che facevano cose differenti. Siccome io avevo voglia di cose più 'pop', ho coinvolto Laura fino al punto da farle imparare il basso. Poi abbiamo incontrato Luca e abbiamo cominciato a 'cazzeggiare', finché non ci siamo poi trovati a fare quello che senti nelle nostre incisioni e nei concerti…

Rockit: Il vostro suono ha molte reminiscenze soniche e altrettante targate Pavement: è un incrocio che proviene dai vostri ascolti o cos’altro?

J'sH: Certo, gli ascolti ci influenzano tantissimo. Ma noi non ascoltiamo solo quella roba lì, in quanto le nostre orecchie sono 'disposte' a percepire suoni di ogni tipo. E' vero pure che dai Sonic Youth abbiamo preso un po' l'attitudine chitarristica, ma ci piace la dissonanza in sé come elemento che disturba il pop…

Rockit: Vi siete mai posti il problema dell’influenza dei vostri ascolti rispetto a ciò che voi producete ?

J'sH: No! Per noi non è un problema, anche perché se ascolti bene quello che noi scriviamo non penso che il materiale prodotto manchi di 'personalità'; al massimo può essere il tipo di suono o di arrangiamento ad avvicinarci a certe cose.

Non siamo certo una band rivoluzionaria, anche se in parte… (risate)

Rockit: La strumentazione che adoperate è molto essenziale: credete nella semplicità, nel lo-fi, per musicare le vostre idee ?

J'sH: Il classico trio chitarra, basso, batteria ci piace in modo particolare; poi ci aggiungiamo qualche effetto, la distorsione e alla fine il risultato è qualcosa di molto semplice, soprattutto perché le cose ridondanti non ci piacciono più di tanto…

Rockit: Molti gruppi esordienti e non, fanno oggi uso di campionatori e macchine varie per stare al passo coi tempi. Voi avete optato per una ricetta di soli strumenti: è possibile che un giorno vi vedremo con un quinto elemento che si occupa di programmare i computer?

J'sH: Io (stavolta è Luca a parlare, ndi) non escludo che in futuro si possa inserire qualche strumento, magari anche un campionamento, che esuli dalla classica forma rock a cui già accennavamo; però sono abbastanza sicuro sul fatto che un quinto musicista a occuparsi di programmazione non entrerà mai nella line-up ufficiale…

Rockit: La cosa affascinante dei vostri pezzi è che in essi si ritrovano aspetti non prettamente originali che riconducono a certo underground ‘made in U.S.A.’; allo stesso tempo riuscite però a sfornare un sound mai banale e godibilissimo. Qual è la ricetta ?

J'sH: Mistero della fede (risate)! No, a parte gli scherzi, è tutto merito dei nostri 'guru'. Oppure è possibile che gli ascolti ci influenzino, ma poi l'originalità viene fuori nel momento in cui componi e non pensi a ciò che devi clonare, ma al fatto che devi scrivere un pezzo. Certo alla fine magari ci sono certi 'richiami', ma è tutto casuale…

Rockit: Come tanti altri gruppi della Gamma Pop anche voi avete optato per la lingua inglese, rimanendo legati anche alla cultura del vinile, vista l’uscita del 7". Sembra che la legge del mercato non vi tocchi…

J'sH: No, no, non siamo così da 'zoccolo duro'! Ci piaceva l'idea del 7" in vinile, ma al momento dell'album vero e proprio, ammesso che qualcuno sia interessato alla nostra proposta, lo stamperemo in cd, senza alcun problema. Pensa che il nostro demo intitolato "Sexpower" ora è disponibile nel formato compact attraverso l'Aua records di Udine, perciò non c'è alcuna ragione di considerarci 'tradizionalisti' in quel senso.

Il fatto della stampa in vinile è giusto un'idea per i nipoti e i figli, da mostrare quasi come feticcio….

Rockit: Il vostro immaginario è legato tantissimo a certi aspetti della cultura americana, uno su tutti la letteratura e il cinema ‘pulp’. Cosa vi appartiene di tutto ciò?

J'sH: Non ci consideriamo proprio seguaci del 'pulp', e al massimo, se vuoi darci una collocazione, all'altra estremità potresti metterci il 'trash'. Tutto questo però, come avrai capito, è in chiave molto ironica; persino la nostra homepage (http://julies.freeweb.org) è realizzata con l'intento di stupire colui che la visita e, di conseguenza, incuriosirlo su ciò che noi facciamo.

Precisiamo che l'intervista che troverete on-line è l'unica cosa vera, anche se può sembrare il contrario…

Rockit: Come nasce l'idea di "Sexpower" ?

J'sH: È una storia un po' lunga: tutto nasce da un'inserzione su un giornale inglese che abbiamo beccato quando eravamo a Londra. Da lì in poi ci siamo portati dietro quest'idea fino a costruirci sopra una canzone che pensiamo sia quella giusta per i Julie's Haircut.

In fondo un brano che si intitola così come potrebbe suonare se non in modo 'grasso' ? E' un po' la nostra attitudine, per smitizzare l'idea di questi gruppi che si prendono troppo sul serio…

Rockit: State 'sperimentando' nuove cose ?

J'sH: Diciamo pure che stiamo 'provando', in quanto il nostro approccio non è mai definibile. È che sostanzialmente ci piace la spontaneità, e allora non scegliamo a priori un percorso anziché un altro…
Seguiteci se avete fede e noi vi ricompensermo… (risate)

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