Ascolta in esclusiva streaming per 24 ore "When In Rome" dei Boom e leggi l'intervista Intervista

BOOMBOOM
16/02/2016 di

BOOM è il nome del nuovo progetto che mette insieme Giovanni Guidi e Raffaele Costantino, il primo pianista di talento in rapida ascesa nel panorama jazz mondiale, il secondo compositore e producer dietro numerosi alias, ultimo dei quali DJ Khalab. "When In Rome" è la prima release partorita da questo connubio artistico, un EP registrato dal vivo in cui il background di partenza dei due si fonde e arriva a un risultato maggiore della somma delle parti in gioco. Un approccio anarchico alla materia sonora, in cui scompaiono i confini e l'istinto, l'improvvisazione e l'empatia la fanno da padrone. Il disco è la prima release di LBL, etichetta che fa dell'incontro tra linguaggi diversi il proprio vessillo.

Il disco uscirà il prossimo 22 Febbraio (pre-order da qui). Potete ascoltarlo in esclusiva streaming per 24h qui su Rockit e leggere l'intervista a Giovanni Guidi e Federico Scoppio, co-founder di LBL.

Tu e Raffaele Costantino non avevate mai lavorato insieme. Chi o cosa ha provocato questo incontro?
Giovanni Guidi: Onestamente non ricordo di preciso, ricordo però con certezza che ci fu subito una grande simpatia e feeling musicale pur provenendo da ambienti molto diversi .

Che tipo di sintonia si è venuta a sviluppare e quali sensazioni "nuove" questo incontro ti ha portato a esplicitare nella musica di BOOM?
G: Io ho sempre ascoltato le cose che Raffaele faceva, fin dalla prima volta in cui lo vidi a Foligno, una decina di anni fa credo. Perciò lavorare insieme è stato veramente semplice e spontaneo, proprio perchè all'interno dell'ambito della musica eletrronica lui si è sempre occupato di tutti quegli aspetti che mi interessano molto.

È ancora così importante, in Italia, dimostrare che può esserci un approccio anarchico e poco allineato a una materia come il jazz?
G: Credo che ora il movimento del jazz italiano stia passando una fase di enorme transizione perchè ci troviamo esattamente nella fase del post "fine-impero". Nel senso che la golden age del jazz italiano, cosi come l'ho conosciuta quando muovevo i miei primi passi nell'ambiente, è finita, cosi come è finito anche mi sembra il momento di disorientamento che molti artisti hanno avuto, e varie strade si sono delineate. C'è chi con le proprie enormi doti extra-jazzistiche è riuscito a diventare più famoso di quando avrebbe potuto in precedenza fare, chi si è rivolto a un certo pubblico preciso secondo me non particolarmente amante della musica jazz, più interessato al lato elegante, compositivo e virtuosistico di questa musica, che ben si accompagna agli aperitivi e alle serate in compagnia degli amici senza troppi turbamenti. E poi c'è un enorme movimento di jazzisti italiani che sta cercando in maniera onesta e credibile di creare le condizioni affinchè i jazzisti italiani vengano finalmente tutelati e riconosciuti. E alla fine ci sono quelli come me, che invece lavorano per non essere più definiti nè jazzisti e nè italiani. Credo che andrebbe sempre un po' alzata l'asticella perchè la mia fiducia nel gusto, nell'intelligenza e nella curiosità delle persone resta comunque infinita.

Il nuovo disco sarà lontano o vicino a quelle che sono le coordinate di "When In Rome"?
G: Non saprei, quando suoniamo il 99% parte dall'improvvisazione, perciò quando ci troveremo in studio a registrare, allora saprò dirti meglio!

Con questa release nasce anche il progetto di LBL come etichetta. Perchè avete ritenuto importante iniziare questo percorso e qual è l'identità che vi contraddistingue?
Federico Scoppio (LBL): Quello della produzione è stato un passaggio fondamentale ma naturale per LBL. A un certo punto, dopo aver lavorato nella consulenza e nel management, abbiamo messo in piedi dei nuovi progetti musicali e abbiamo pensato fosse arrivato il momento di tradurli in produzioni vere e proprie. Non perché non ci siano realtà già valide ma perché noi trattiamo ogni singolo progetto discografico a seconda del proprio dna. Dopo un'analisi attenta e scrupolosa valutiamo il percorso che questo debba prendere e ne troviamo la giusta collocazione nel mercato. Ci rivolgiamo a un ampio spettro di creativi che orbitano intorno a noi quando dobbiamo plasmare l’identità di un progetto, e ogni volta il team è differente. Valutiamo attentamente se il disco possa essere prodotto esclusivamente in digitale, oppure nel canonico formato cd, oppure in vinile. Ci sono anche casi misti, lavoriamo sull'interazione dei formati, sull'uscita di singoli, sulla lavorazione di remix. Insomma, era arrivato il momento di produrre come label.

C'è un'etichetta che vi piace citare come ispirazione e modello?
F: Non per essere presuntuosi ma proprio per ciò che dicevamo prima non c'è un'etichetta che cura con la nostra stessa attenzione i dettagli. La tendenza è quella di lavorare sullo stesso formato, su un paio di range di tiratura, barriere che noi invece non ci poniamo assolutamente. Detto questo label che lavorano bene e che ammiriamo sono molte, ne cito alcune così come vengono, sia in ambito elettronico che jazz. Le internazionali sono la Stones Throw, la Hyperdub, la Brainfeeder, l'ECM e ce ne sono tante altre. In Italia lavorano bene diverse realtà dalla CamJazz alla giovane ma molto prolifica White Forest Records.

So che le prossime uscite contribuiranno all'incontro tra importanti produttori come Donato Dozzy e Neel con nomi storici del jazz italiano come Franco D'Andrea e Francesco Bearzatti. In che modo si sviluppano queste collaborazioni?
F: L'estetica di LBL si fonda proprio sulla commistione tra musicisti jazz e produttori e dj, accomunati da conoscenze, sensibilità, bagaglio tecnico e culturale. Ad esempio è più di un anno che collaboriamo con Franco D'Andrea e il suo entourage, abbiamo contribuito ad introdurlo al mondo della musica digitale, e lui ha scelto di fondare assieme ad Ayassot e DJ Rocca il Franco D'Andrea Electric Tree, che si esibisce live da un anno e a Marzo esce con il suo primo disco per Parco della Musica Records. E questo non è il primo lavoro che nasce all'interno di LBL e viene finalizzato dalla label dell'Auditorium, c'è già stato l'esordio di Star Hip Troopers, un ensemble comandato da Mess Morize e che annovera tra gli altri Francesco Bearzatti, Mauro Ottolini, Claudio Filippini, Raffaele Casarano e diversi altri musicisti. E poi abbiamo un rapporto privilegiato con CamJazz che detiene lo sterminato catalogo jazz Black Saint/Soul Note e noi lo stiamo rivalutando con una serie di operazioni (remix, mixtape e re-edit) che stanno portando i primi frutti. Come una bella compilation di remix con nomi italiani e internazionali dedicata ai musicisti che fecero parte del fenomeno AACM di Chicago e che hanno inciso per BS/SN, da Roscoe Mitchell a Muhal Richard Abrams e molti altri. Nella stessa direzione arriverà a fine anno, inizio anno prossimo, il lavoro di rielaborazione che Dozzy sta ultimando sui dischi dell'Arkestra di Sun Ra sempre sullo stesso catalogo. Un lavoro a cui teniamo molto. Poi ci sono molti altri progetti, uno che coinvolge Neel e Michele Rabbia su cui puntiamo tanto; un altro con Backwords, dei Casino Royale, ed Enrico Zanisi che stanno lavorando a una revisione del virtuosismo pianistico. Poi ci sono in ballo progetti con Antonello Salis che qualsiasi cosa suona riesce a trasformare in magia pura, e molti altri che sveleremo nei prossimi mesi.

Tag: elettronica

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