Black Eyed Susan - Brescia, 10-05-2004 Intervista

24/06/2004 di Federica Gozio

Peccherò di campanilismo ma è con estremo piacere che intervisto i Black Eyed Susan, un quartetto bresciano che in brevissimo tempo ha consolidato la propria immagine, ottenendo ottimi riscontri sia a livello di critica che di pubblico, e riuscendo anche nella non facile impresa di sfondare le barriere locali con il primo posto al concorso organizzato dalla Jestrai.

Su di loro io mi sono già ampiamente espressa, lascio quindi a Luisa, Giovanni, Gigi e Riccardo lo spazio per farlo.



Rockit: Visti i diffusi consensi riscontrati inizierei subito col chiedervi il segreto del successo di “Skeleton winter?”
BES: Mai svelare i segreti, soprattutto se non ce ne sono…scherzi a parte, siamo molto contenti dei pareri favorevoli che il disco sta riscuotendo in giro e quello che posso dire è che nonostante sia ancora un lavoro grezzo e autoprodotto ha il pregio di mostrare le diverse sfaccettature della nostra musica catturata in una dimensione “live”. Nel disco sono presenti infatti la varietà di umori e le emozioni che suscitiamo e sono le stesse che puoi provare vedendoci dal vivo.

Rockit: E c’è da dire che le trasmettete molto bene. Come definite il genere che proponete?
BES: Mah…questa è la classica domanda da un milione di euro. Per quanto ci è possibile cerchiamo di evitare una catalogazione in compartimenti stagni ed è per questo che quando ci viene posto un quesito simile preferiamo fare riferimento ai gruppi che ci ispirano maggiormente. Inoltre ognuno di noi ha la propria esperienza e il proprio background musicale, cosa che contribuisce alla ricerca di una proposta il più originale possibile (anche se ormai tutto è già stato scritto). Sicuramente nella nostra musica c’è del rock, del noise, ma anche sprazzi di blues, giri reminiscenti il vecchio prog…e ad ogni concerto gli ascoltatori trovano sempre qualcos’altro.

Rockit: Parlatemi un po’ dell’argomento principale dei vostri pezzi, chi li scrive, a cosa si ispirano, come nascono.
BES: L’approccio compositivo è libero, non segue schemi di sorta. Nella maggior parte dei casi ci si trova in sala prove e qualcuno parte con un giro attorno al quale gli altri iniziano a lavorare finché non si giunge alla struttura al pezzo. La voce viene solitamente aggiunta dopo e i testi vengono alcune volte improvvisati al momento e altre presi dal nostro bagaglio personale pronto all’uso. Per quel che riguarda gli argomenti trattati, lo spunto arriva sempre dalla vita quotidiana, dalla monotonia del lavoro, da passioni amorose ed altri sentimenti che ogni giorno ci arrovellano la mente come l’odio, la speranza, la passione, la tristezza.

Rockit: Ditemi allora qualche nome, giusto per indirizzare chi ancora non vi ha ascoltati.
BES: Le influenze sono molte e per farne una summa ti nominerò le più eclatanti: Fugazi, Sonic youth, Blonde redhead, June of 44, Deus, Shellack, King Crimson, anche se potrei continuare per ore...

Rockit: Bene, direi che più che indirizzare, avete depistato il lettore! Di recente vinto il concorso della Jestrai, secondo voi perché la giuria vi ha scelti? Secondo voi cos’avevate in più rispetto agli altri gruppi?
BES: Beh…anche questa domanda è difficile…una giuria è composta da persone che decidono in base a gusti e pareri personali, non posso quindi dire con certezza perché ci hanno preferito agli altri. Sicuramente il contesto live è quello in cui ci esprimiamo meglio, sia musicalmente che come presenza scenica, credo quindi che molti abbiano apprezzato questi fattori. Faccio comunque presente che abbiamo suonato in lizza con gruppi molto interessanti che fino all’ultimo hanno lottato con le unghie e con i denti per vincere.

Rockit: Nell’esecuzione dei pezzi capita che vi scambiate gli strumenti. La possibilità di un interscambio strumentale, oltre che a manifestare vostre attitudini eclettiche, offre al gruppo un raggio d’azione musicalmente più ampio. Un fattore come questo può avere influito ed influire sulla scelta di una “giuria”?
BES: Credo che abbia un ottimo effetto scenico. A noi è una cosa che piace parecchio in primis perché ci si diverte molto a scambiarci di posto e come dici tu dà la possibilità di ampliare le dinamiche dei pezzi. In definitiva penso che questa idea dia riprova di ecletticità e possa influenzare positivamente qualche elemento della/delle giuria/e.

Rockit: Ultimamente vi siete esibiti in diverse città, oltre a Brescia anche a Bergamo, Milano e Verona, entrando in contatto con diverse scene musicali… Avete notato differenze tra le varie città per quanto riguarda l’interesse alla musica underground, anche a livello di pubblico.
BES. Direi di sì. Per quanto possa sembrare strano il pubblico di Milano, - che ci aspettavamo molto aperto – ci è parso un po’ più freddino, mentre abbiamo trovato un grande interesse da parte del pubblico veronese e bergamasco. Una nota positiva è che finalmente anche a Brescia la gente comincia ad essere un po’ più predisposta alle novità musicali e ad accettare che anche un gruppo locale possa dimostrare di avere talento (e non parlo solo di noi).

Rockit: L’underground musicale di Brescia è in grande fermento ultimamente. Com’è il rapporto tra i gruppi? C’è qualche gruppo in particolare che per voi merita attenzione?
BES: Ora più che mai a Brescia le acque si stanno muovendo alla grande. Ci sono gruppi di grosso spessore come Blank Dirt, Bogartz, Demi Jour, EdWood, che non vedono l’ora di emergere dal pantano dell’underground e che hanno tutte le carte in regola per entrare a far parte della scena nazionale e internazionale. Inoltre sono tutti gruppi che hanno alla base un ottimo rapporto di amicizia tra loro, cosa che abbatte la vecchia barriera dell’invidia del successo altrui. Troppo spesso capita dalle nostre parti che un gruppo che riesca a emergere dalla mischia invece di ricevere complimenti si debba sorbire una marea di lingue velenose che sputtanano a destra e a manca.

Rockit: Intanto i complimenti ve li faccio io, così come ai gruppi che avete citato, che a parer mio sono decisamente i migliori della scena locale, e non solo, voi inclusi, ovvio. Grazie e in bocca al lupo.

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