Annie Hall - Brescia, 26-10-2009 Intervista

02/11/2009 di

Grappa, caffè, biscotti al cioccolato e un registratore che si scaricherà inesorabilmente a metà della conversazione. Fabio Dondelli, frontman e "portavoce" degli Annie Hall si accomoda con la sua "erre" moscia nel salotto di casa Bonardi e intercalando in esilarante dialetto bresciano racconta come e dove è nato l'ultimo album "Carousel". Per "puro caso" c'è "Cloud Cuckoo Land" in sottofondo: da qualche parte bisogna pur cominciare…



È singolare che facciamo l'intervista con "Cloud Cuckoo Land" in sottofondo... lo riascolti mai?
L'ho ascoltato tante volte... ma ora sto ri-ascoltando "Carousel". A "CCL" sono ovviamente molto affezionato perchè è il primo, è piaciuto molto e in definitiva parte tutto da lì ma "Carousel" lo sento più rappresentativo, mi piace di più per quanto riguarda il sound finale e l'"importanza" di alcune scelte stilistiche di cui avevamo bisogno... credo che in realtà per alcuni versi siano accostabili... per altri no, però davvero, è parecchio che non lo ascolto... mi fa strano assai... ma mi piace ancora!

E "Carousel"?
Per almeno un mese l'ho rifiutato, più precisamente nel momento in cui sono finite le registrazioni, perchè comunque il lavoro in studio può essere anche molto pesante! E considera che noi siamo in cinque e mettersi d'accordo è difficile, a volte si litiga...

Voi litigate? Non si direbbe...
Beh senza esagerare, però insomma, ripeto, siamo in cinque... io sono il portavoce e l'autore principale ma ogni singola cosa viene decisa insieme e questo crea del gran casino anche se può essere considerato il nostro punto di forza, ciò che ci contraddistingue come "band" a tutti gli effetti, La cosa che mi soddisfa enormemente di "Carousel" è che non c'è nemmeno un secondo del disco che scontenti qualcuno di noi: siamo riusciti a mediare perfettamente tra le nostre personalità.

Vedo che non usi la parola leader... gli Annie Hall sono nati da te, no?
Si beh ma la parola leader mi fa sempre ridere perchè gli altri mi chiamano così quando facciamo i coglioni (Ride, NdA). Diciamo che il gruppo è nato da me e da Andrea (Abeni, NdR), il chitarrista, ci siamo incontrati a un concerto di Jason Molina per sbaglio... Andrea è un divoratore di musica, è uno di quelli che continuano imperterriti a comprare milionate di dischi originali, ci tiene molto. Comunque, lui era il chitarrista dei Divelta nei quali militava insieme a Ombretta (Freaky Mermaids, Le Man Avec Les Lunettes e fidanzata di Fabio, NdA)... l'avventura è iniziata in quel contesto.

Siete in quattro o in cinque? In questo disco avete introdotto una figura inconsueta: che parte fa Daniele Salodini, considerando che non suona ma sta dietro al mixer? E' il vostro Nigel Godrich?
Salo è stato sempre parecchio coinvolto nel gruppo... è comunque un Annie Hall a tutti gli effetti. Ci ha registrati fin dall'inizio. Abbiamo deciso di farlo diventare il quinto Annie Hall fondamentalmente... per non pagarlo più! (Risate, NdR) A parte gli scherzi, ha tutti i suoi macchinari, ha costruito una sorta di theremin e lo suona in alcuni frangenti. Ci conosce alla perfezione ed è essenziale averlo con noi quando giriamo: riesce sempre a tirare fuori il meglio da quello che c'è...

Non avete pensato ad un produttore vero e proprio per questo disco?
In realtà si, è un'idea che ci ha intrigato per parecchi mesi. Abbiamo deciso di fare dei provini registrati bene per poi cercare eventualmente qualcuno. Inizialmente avevamo pensato di chiedere a Roberto Dell'era degli Afterhours che abbiamo conosciuto alla Casa 139 di Milano e si è dimostrato una persona squisita e interessata, poi lui ha cominciato ad andare in America con gli After e insomma ci siamo un po' persi di vista. Poi avevamo pensato di giocare in casa con Giovanni Ferrario (che ha collaborato con i Micevice, gli Scisma, PJ Harvey e molti altri ancora, NdR), ma la cosa è sfumata anche perchè strada facendo ci affascinava l'idea dell'autoproduzione e tutto sommato ci ritenevamo all'altezza della sfida.

Alla fine abbiamo deciso, per cambiare ambiente e spaziare in altri campi, di chiedere qualche consiglio a Emanuele Maniscalco, un musicista straordinario che è nato come jazzista ma ha amori rock, i Wilco, i Radiohead, ed era intrigato dall'idea di lavorare con qualche gruppo bresciano, vista la vivacità del momento. È stata una forma di autoproduzione con un suo apporto molto appassionato ma anche distaccato, semplici consigli a nostra discrezione.

Volevamo che il risultato fosse il nostro biglietto da visita perfetto e siamo molto soddisfatti.

Che mi dici del mixaggio alle Officine Meccaniche?
L'idea è partita da Cooper, il fonico resident delle officine che abbiamo conosciuto a Cupramontana al festival organizzato da Giuliano Dottori nelle Marche. Ci siamo piaciuti a vicenda e dopo una breve ma intensa storia d'amore ci siamo dati appuntamento per il disco seguente (ai tempi portavamo in giro Cloud Cuckoo land).

Lui nel frattempo ha registrato e mixato dischi di Capossela, Morgan, mille altre cose... ed è una persona davvero deliziosa, professionale e disponibile.

Mauro Pagani è stato molto ospitale... ci parlava in dialetto (pota per forsa!), ci ha fatto vedere tutto lo studio, la sua invidiatissima collezione di chitarre, ci ha spiegato dove e quando ha recuperato gli strumenti... robe da matti!

All'ingresso foto di De andrè (e già lì ti tremano le gambe), Pagani da giovane, Demetrio Stratos, 1000 altri volti conosciuti. Noi eravamo nello studio B, nello studio D c'era Vinicio Capossela con JD Foster (produttore dei Calexico, NdR) che missava il suo ultimo progetto, registrato con Asso Stefana ad Atene (fuori di testa); nello studio A Il Teatro degli orrori, va beh insomma, il paese dei balocchi. Dopo 4 giorni di lavoro con orari massacranti e con un Cooper in gran forma siamo tornati a casa con un pre-master che già suonava come nei nostri sogni.

Percepivate una certa attesa per questo disco? "CCL" era andato benissimo e vi ha portati in giro non poco.
In qualche modo si, ma per esempio non ci saremmo mai aspettati la quantità di persone che è venuta alla presentazione del disco. È vero che c'era il buffet... (Risate, NdR) Abbiamo una buona cerchia di persone che ci seguono, ma in Italia di gruppi che cantano in inglese e riempiono sempre i locali se ne contano davvero pochi, Zen Circus, A toys orchestra, My Awesome Mixtape...

A proposito, ho visto che sul vostro blog hai dedicato un post all'annosa questione del cantato inglese/italiano. Secondo te quanto ci vorrà prima che questa domanda smetta di essere posta?
È una domanda che si accoglie con un sorriso quando viene posta dai non addetti ai lavori, faccio un esempio, mio zio che mi chiede perchè non canto in italiano e lo fa semplicemente perchè non capisce l'inglese. Quando invece si viene snobbati dagli addetti esclusivamente per questa scelta le cose cambiano. "Bei pezzi, però cantate in inglese, quindi non mi interessa". C'è poi chi è convinto che per cantare in inglese sia necessario essere dei dottori in lingua e chi invece la vive come cosa estremamente naturale, per il semplice fatto che l'inglese ha fatto parte della propria vita sotto forma di migliaia di canzoni ascoltate e amate. Puoi immaginare da che parte stiamo noi. Ti posso dire che ho scritto e conservo anche pezzi in italiano, ma non vanno bene per gli Annie Hall e per il momento restano lì.

"Ghost's legs" era nata sul letto in mutande (parole tue estrapolate dall'intervista di Sara Loddo), quale canzone di questo disco è nata nelle stesse circostanze?
(Ride, NdR) Non so, forse "Do you wanna dance with me?". Però qualche brano dalla genesi bizzarra c'è stato. Quando ho scritto "Jelly's dream", per esempio avevo la febbre altissima. Jelly è lo pseudonimo di Giorgio che fa spesso sogni assurdi e quando ce li racconta ridiamo come dei pazzi, la canzone parla di uno di quei sogni, veramente allucinante.

Quanto ci metti a scrivere una canzone?
Dipende. A volte per la musica mi bastano pochi minuti e per il testo qualche mese o viceversa. Ho una collezione enorme di abbozzi, li registro sul cellulare, ha la memoria piena di embrioni!

La tua ragazza è una musicista molto preparata e attiva, vi è mai capitato di scrivere qualcosa insieme?
Si, ma poi litighiamo! Abbiamo gusti e sensibilità praticamente identici ma siamo molto orgogliosi, due galli nel pollaio... un po' tipo quando c'erano Baggio e Donadoni in nazionale... (Risate, NdR) azzardato come paragone, vero? Ma c'è anche da dire che suoniamo entrambi un sacco e quando si arriva a casa la sera, dopo cena nessuno dei due smania per ricominciare: relax e cazzeggio!

Osservando voi e in generale tutto il giro legato agli Annie Hall si ha l'impressione di gente che non si prende troppo sul serio...
Tendenzialmente siamo molto cazzoni, suoniamo perchè è divertente e non siamo certo degli arrivisti, ma crediamo molto in questo gruppo e siamo consapevoli di avere delle potenzialità: forse pecco di presunzione, ma ci capita di fare concerti paragonabilissimi a quelli di gruppi ben più riconosciuti di noi e in alcuni casi ingiustamente, a mio parere. È sempre la solita questione della meritocrazia e della distribuzione sbagliata del reddito (Risate, NdR)! Al contrario di molti, noi non siamo pieni di soldi e non abbiamo appoggi, nemmeno un parente che ci possa prestare un furgone per andare in giro, dobbiamo fare tutti e cinque i conti con il lavoro e gli affitti... con la vita normale! Abbiamo i piedi molto per terra, questo è certo.

Siete gente dall'approccio vintage, mi riferisco alla vostra iconografia (una copertina fatta all'uncinetto e un'altra su cui campeggia il cavalluccio di una giostra) e all'immaginario contadino che vi viene affibiato e che di certo non fate nulla per negare (foto scattate nei campi e nei granai e in soffitta).
Si anche perchè siamo pigri per cui, per esempio non ci viene in mente di andare a fare le foto al mare vestiti da palombari... Piuttosto andiamo in soffitta e magari prima ci facciamo anche una mangiata! A livello di sonorità ci riconosciamo molto in alcune produzioni americane che prediligono suoni puri, pieni, tipo i Wilco, qualcosa che con la parola "vintage" va molto d'accordo.

Siete riconosciuti per la vostra preparazione musicale, avete studiato?
Io sono il peggiore, però posso permettermelo perchè sono il cantante (Risate, NdR), Giorgio è uno che studia, suona il contrabbasso, insegna; Andrea ha studiato chitarra jazz e in generale è uno che assorbe in maniera impressionante qualsiasi sonorità, so che sono di parte, ma non conosco molti chitarristi come lui e credo che a Brescia sia tra i migliori. Budo ha studiato poco ma anche lui ha un rapporto viscerale con il suo strumento, ha molto cuore e riesce a essere semplice nella giusta maniera.

Dev'essere molto divertente andare in giro con uno come Budo...
Si, quando è in forma fa davvero ridere. "Paralyzed" è dedicata a lui, nasce dalla sua ipocondria e dai viaggi in macchina durante i quali non sta tranquillo un attimo e dice che si sente paralizzato (in dialetto: "so' paralisàt!).

Quali band hanno influenzato "CCL" e quali "Carousel"?
Elliott Smith, Eels e Kings of convenience per "CCL", Wilco, The Band, Neil Young per "Carouse"l, anche se in realtà sono molto incerto su questa domanda perché vado solo a memoria… nel senso che cito solo le cose che ho ascoltato maggiormente nell'ultimo anno. Posso aggiungere Beach Boys, Byrds, Magnetic Fields, Big Star, Shins.

Chi vi piace tra gli italiani?
Dente senza dubbio, Brunori Sas e poi riconosciamo la validità di molti progetti, tipo Le luci della centrale elettrica, gli Ex-otago, i Mariposa e molti altri.

Commenti (5)

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  • chameleon36 04/11/2009 ore 12:17 @chameleon36

    siete dei grandi! Bello il disco! Viva la brescia viva! Ci vediamo ai vostri concerti! X

  • michele - Manzanilla MusicaDischi 04/11/2009 ore 19:57 @mickhy

    mitici, vi aspetto il 22 ad Acoustic Sessions per gli Home ed Ettore Giuradei, poi ovviamente il 13 dic vi tocca! eheh

  • Brunori S.A.S 05/11/2009 ore 10:51 @brunorisas

    Confermo: i migliori "Annie" della nostra vita!

  • Sandro Giorello 05/11/2009 ore 11:06 @sandro

    :)

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