Bresh / intervista

Bresh, la DrillLiguria ha un nuovo centravanti

Mentre i compagni di una vita Izi e Tedua sbancavano il rap game nazionale, il ragazzo di Bogliasco passava le giornate tra il bar dei suoi genitori e la domenica a vedere il Genoa. Con "Che io mi aiuti" è arrivato il suo momento
25/02/2020 15:22

De Andrè diceva che i genovesi sono nati poveri e hanno dunque dovuto compiere i loro traffici in mare, lontano dalla loro città, motivo di questa saudade tipicamente ligure. La necessità di scappare e, allo stesso tempo, la mancanza della terra e del mare natio sono una tematica che ha sempre contraddistinto la poesia e la scuola cantautoriale del capoluogo. Per quanto assurdo possa suonare questo paragone, la DrillLiguria, la compagnia di rapper e amici nata attorno a Tedua, è la più coesa manifestazione artistica della Superba dai tempi di Faber, figura portante di questa nuova generazione che ha cercato di sposare gli innovativi stilemi trap con la ricercatezza della canzone d’autore. Importando in anticipo, come spesso accade nelle città di porto (ricordiamo il pomelo e la zanzara tigre) le sonorità di Chicago, prima che si diffondessero in tutta la nazione.

Izi ed Rkomi sono la punta dell’iceberg di un movimento fervido e interessante che fa leva sulla veridicità dei propri local hero, di cui Bresh è forse l’esponente più Genovese. Andrea, si era messo in mostra sin dai tempi del riuscitissimo featuring con Tedua, Ande, un vero e proprio manifesto della nuova scena, ma, tra un’uscita col gozzo e una partita a Marassi, aspettavamo il suo primo album ufficiale da almeno quattro anni. S’intitola Che io mi aiuti.

Come si inizia a rappare a Genova?

Io ho iniziato tra i 15 e i 16 anni. Sono di Bogliasco, il primo paesino che s’incontra da Genova andando a levante. Vivevo in una dimensione diversa dalla città pur standone alle porte. Che poi Genova non era Milano. Nessuno ascoltava rap tranne me e Gughi P con cui registrai il mio primo mixtape. Crescendo, abbiamo iniziato a frequentare sempre più spesso Genova, allo Studio Ostile, il punto di riferimento per ogni scena musicale del capoluogo, abbiamo conosciuto gli altri ed è partito tutto.

Il tuo album si apre così: “Frè, scusa il ritardo, se volete iniziare, iniziate pure, tanto poi arrivo, prendo la moto, ci metto un secondo”. Sembra quasi una giustificazione al tuo “esordio” tardivo…

All’inizio non avevo pensato alle conseguenze di questo vocale. Era un messaggio che avevomandato prima di salire in sella al motorino. I mezzi a Genova non sono il massimo, arrivando da Bogliasco, la moto è una metafora di libertà. Non mi riferivo all’hype, ogni affermazione ha acquistato significato in seguito. Ho delle aspettative, ma non ho grandi pretese.

Perché hai scelto questo titolo “singolare” se nei tuoi versi, come in tutti quelli della DrillLiguria, la componente “familiare” è sempre presente.

Era una frase che mi risuonava nella testa in un periodo un po’ complicato. A Genova ci conosciamo tutti, fortunatamente, abbiamo sempre separato gli aspetti del lavoro e dell’amicizia. Non siamo mai stati invidiosi l’un dell’altro, se sono qui lo devo anche a loro. In altre città probabilmente se la vivono peggio. Discograficamente quest’album è stato un parto, ha avuto dei tempi di gestazione molto lunghi. Non sto cercando giustificazioni, a Genova tutti conoscevano Tedua per gli extrabeat, Izi e Rkomi. Io, nel frattempo, ero allo stadio a urlare con la canna in mano. A chi voglio raccontarla… Loro sono sempre stati presenti, ma il titolo dell’album voleva dire questo, era il momento di fare affidamento su me stesso.

Tedua, Izi, Rkomi, Vaztè, per il primo album ha deciso di fare tutto in casa. C’è qualche artista fuori dalla cerchia con cui ti piacerebbe collaborare?

Sì, anche se non posso ancora annunciarli, ci sono dei featuring già imbastiti. Alcuni progetti potevano già essere presenti in quest’album, mi sono giustificato con i diretti interessati letteralmente con questa frase “ho troppo rispetto per il tuo hype”. Non credo che le collaborazioni con questi interpreti avrebbero stonato, non vedo l’ora di pubblicarle. In Che io mi aiuti doveva per forza essere presente tutta la mia famiglia, questo è il mio primo album cazzo, volevo fosse così. Mi piace riprenderlo in mano e guardare la tracklist, è la nostra foto di gruppo.

Ti ha aiutato lavorare con un unico produttore?

Incontrare Shune è stato una fortuna. Garelli è un talento, Chris Nolan è molto felice di questa collaborazione, continuerò a farmi produrre brani da loro ma, per lavorare ad un album, la complicità è fondamentale. Capirsi senza spiegarsi. Avevo bisogno di una direzione generale per affrontare un disco. Poi Shune è anche musicista, quest’aspetto mi gasa parecchio.

Anche a livello musicale, ti allontani spesso da classici stilemi hip-hop.

Non ascolto molto quello che faccio, non intendo le mie canzoni, ma il genere: se dovessi descrivere la mia musica, comunque, utilizzerei la definizione di conscious rap. Artisti come Rancore, a mio avviso, meritano di entrare nei libri di storia e letteratura, sono abili a fotografare la realtà che ci circonda. Il loro messaggio è spesso veicolato agli amanti delle lyrics, bisogna ascoltare i loro testi più volte per apprezzarli fino in fondo. Il mio è un mood molto più introspettiva, personale, anch’io ricerco la frase ad effetto, ho un’aspirazione letteraria, se così si può dire, ma tutto calato in un contesto più catchy, più facilmente trasmissibile. Le mie canzoni spesso hanno un andamento blando, allungo un po’ le strofe, mi perdo a cantare. In quest’ottica un musicista come Shune mi è stato di grande aiuto, per dar vita ad un prodotto che mi rispecchiasse sotto tutti gli aspetti.

“Unna boña reputaçion a vâ ciù de un milion”: preferiresti rimanere un local hero, il Marco Rossi del Genoa, o rivestire un ruolo minoritario sul panorama nazionale?

Bravo, non voglio trovarmi nel limbo, essere quel genere di rapper che quando torna a casa, la gente sa che canta, ma per strada non conosce nessuno. E non intendo la strada nella sua accezione più gangsta. Non voglio essere quel rapper per cui si nutre poco rispetto negli uffici della Sony quando nel bar del paese. Non voglio essere il king di Genova, ma è bello tornare a casa e far trovare alla gente lo stesso Bresh, agli amici come alla famiglia. Capisco che questo sentimento non è espandibile a tutto, un turista della pianura Padana che viene in Liguria a fare le sue vacanzine non la vivrà mai come noi. Non so quando crescerà il mio progetto, ma voglio mantenere sempre questo legame forte. No se peu sciusciâ e sciorbî.

Dai, chiudiamo con una previsione sul Genoa?

L’anno scorso eravamo a girare il video di No Problem nel deserto spagnolo, si giocava l’ultimo turno di campionato: noi sfidavamo la Fiorentina, l’Empoli poteva salvarsi a nostre spese battendo l’Inter. Al gol di Nainggolan ho esultato nel bel mezzo del deserto spagnolo. Comunque ci salviamo. E se non ci salviamo, il prossimo anno facciamo la cavalcata della vita.

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L'articolo Bresh, la DrillLiguria ha un nuovo centravanti di Marco Beltramelli è apparso su Rockit.it il 25/02/2020 15:22

Tag: album

Pagine: Bresh

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