Lova - Brindisi, 08-02-2000 Intervista

08/04/2000 di Roberta Accettulli

Incontro Sandro Palazzo, autore e chitarrista dei Lova, nello studio di registrazione dove la band pugliese ha registrato i suoi primi demo.

Una chiacchierata informale subito dopo l'uscita, un pò ritardata dell'album di esordio '21 giorni lunghi 21 anni'.



Rockit: I Lova sono una band pugliese, una delle poche del Sud che è riuscita a firmare il tanto sospirato contratto discografico. Come ci siete rusciti?

LOVA: Facendo la solita trafila dei gruppi... Abbiamo fatto prima dei demo, spediti ai giornali, ed abbiamo ottenuto alcune recensioni buone. Luigi Bertaccini della Gina Dischi ha letto qualcuna di queste recensioni e ci ha contattati. Ci siamo sentiti per un pò di tempo ed abbiamo fatto un altro demo, nel quale lui ha notato un certo progresso, e così ci ha scritturato. Abbiamo poi registrato il disco, che dopo interminabili ritardi, spargimenti di angosce e depressione è finalmente uscito, con la distribuzione della Self.

Rockit: Il vostro '21 giorni lunghi 21 anni', ben recensito dalla stampa specializzata italiana qualche mese fa, è uscito solo adesso. Cosa è successo?

LOVA: A questo forse dovrebbe risponderti il nostro discografico... Noi abbiamo registrato il disco a febbraio '99 e, come stabilito, inizialmente doveva uscire a maggio. Poi, ottenuta la distribuzione della Self, e d'accordo con loro abbiamo pensato di farlo uscire a settembre, perchè d'estate il mercato del disco è molto ridotto per una band emergente italiano, è difficile che funzioni. Poi ci sono stati ritardi di sicuro non attribuibili alla volontà del gruppo, e quindi è slittato tutto all'inizio di quest'anno.

Rockit: Il vostro disco è stato recensito quale lavoro di una interessantissima band italiana. Un disco molto diretto, senza troppi fronzoli. Come nasce la vostra musica?

LOVA: Innanzi tutto, cerchiamo di essere il più spontanei possibile, senza seghe mentali o altro. Di solito quando componiamo un pezzo io arrivo con la musica ed il testo pronto, e con la chitarra acustica - con cui io compongo - faccio sentire il pezzo a Maurizio, che è il nostro cantante. Una volta che io e lui abbiamo raggiunto una certa sintonia, lo arrangiamo tutti insieme. Poi nasce da solo, non capita mai che diciamo 'qui vorrei questo, qua vorrei quest'altro...', infatti non a caso i nostri pezzi sono molto essenziali, il più lungo dura 2 minuti e mezzo. Poi abbiamo già dei pezzi nuovi, che secondo me rappresentano un passo in avanti. Pur rimanendo sempre nella forma canzone, con impostazione classica - basso, batteria e chitarra - io credo che ci siamo evoluti. Vedremo...

Rockit: Ci sono delle figure fondamentali per quanto riguarda la vostra crescita musicale, e lo si sente anche ascoltando il vostro album. Quali sono queste figure? Io l'ho capito, ma vorrei che lo dicessi tu, e che ne spiegassi il perchè.

LOVA: Una cosa che ci tengo a precisare è che i Lova sono 4 teste diverse, con 4 cervelli diversi, e 4 persone che ascoltano musica diversa. Però posso dire che ci accomuna l'amore per il punk rock, per il rock italiano indipendente, come i Diaframma ed i Lula, e comunque il rock di matrice americana, dal post punk degli anni '80, come i Pixies. E comunque evitiamo la solita frase 'noi non copiamo nessuno', anche perchè è difficile al giorno d'oggi inventare... Cerchiamo quanto meno di avere un suono quanto più possibile personale. Secondo me non si inventa niente, non significa niente mettere una macchina, un campionatore, e dire nel nuovo millennio 'wow! siamo originali!'. Quindi usando una strumentazione molto classica, oserei dire spartana, cerchiamo almeno di avere un suono nostro, per quanto possibile. Quindi niente di eccezionale. Quello che ci importa è scivere un pezzo, ed adattarlo a quelle che sono le nostre esigenze, che non sono tante. però...

Rockit: Parlando del rock italiano hai nominato due gruppi molto cari ai Lova, ossia i Diaframma di Federico Fiumani ed i Lula di Amerigo Verardi. Queste due figure sono state due icone per quanto riguarda la tua crescita, la tua ispirazione. Hai qualche aneddoto relativo a loro?

LOVA: Io ho sempre avuto un fascino per le figure un pò 'drammatiche', per i personaggi vagabondi, un pò 'perdenti', nel senso più romantico del termine. E secondo me questa è una cosa che accomuna Fiumani e Verardi, nonostante siano persone completamente diverse. Fiumani è un discorso diverso, perchè lo ascoltavo da ragazzino, mentre Verardi è stato una scoperta successiva, e mi riesce più difficile parlarne, perchè di Amerigo sono amico, e quindi per me viene prima il rapporto umano, e poi la stima che ho di lui come musicista. La cosa che mi fa incazzare è che, secondo me, loro due sono i migliori autori in Italia in campo rock, e sono quelli che purtroppo raccolgono pochi frutti rispetto al talento che hanno, mentre altri che sono dotati di minor talento, raccolgono i frutti che dovrebbero raccogliere loro.

Rockit: Il vostro album si intitola '21 giorni lunghi 21 anni'. Questo titolo ha un significato?

LOVA: La canzone che ha dato il titolo al disco non doveva far parte dell'album, infatti è stata registrata una volta tornati al nostro paese, su un 4 tracce a cassetta. Ma ci è piaciuta talmente tanto che abbiamo insistito per farla inserire nel disco, ed alla fine è stata quella che ha dato il titolo all'album. Il titolo gioca in un modo ironico, e con una metafora un pò stupida sul fatto che l'età media del gruppo è di 21 anni, e 21 sono i giorni che abbiamo impiegato per registrare il disco, che abbiamo registrato in uno studio analogico di Cesena. Ci piaceva questo gioco, e poi fa molto riferimento al testo, che è comunque molto autobiografico.

Rockit: Molti dei vostri testi sono autobiografici...

LOVA: Quando scrivo le canzoni, anche se uso il tu, il noi o il voi , tendo a raccontare sempre me stesso. Evito di parlare di politica, o di usare frasi fatte e slogan, perchè non è una cosa che mi viene naturale, perchè io cerco di essere il più naturale possibile.

Può succedere che ci siano delle eccezioni, in cui mi diverto a giocare un pochino con la fantasia, come ne 'L'importanza delle pantofole', che ho pensato come una specie di mini-sceneggiatura, in quanto sono appassionato di cinema. Generalmente io racconto me stesso, ma ci sono anche episodi completamente frutto della mia fantasia. C'è ad esempio un pezzo nuovo dove dico che mi faccio di eroina, ma in realtà io non mi faccio di eroina, ci terrei a precisarlo...

Rockit: Il cinema è molto importante per te, ed anche questo influisce sul tuo modo di scrivere. Che rapporto hai col cinema oggi?

LOVA: Il cinema è una delle mie grandi passioni. Più che del cinema, sono ossessionato dai videotapes, quindi appena trovo un film in videocassetta lo compro. Il cinema, come anche un buon libro, mi dà ispirazione. Quindi il raccontare me stesso è sempre riferito ad un'esperienza vissuta da me. Può essere un film che mi ha particolarmente emozionato, oppure un libro che mi ha colpito...

Quella per il cinema è una passione quasi paragonata a quella per la musica. Solo che mentre per la musica suono anche in un gruppo, ed abbiamo fatto un disco, quella per il cinema è una passione vissuta dall'esterno. Mi piacerebbe scrivere una sceneggiatura, ma non ne ho i mezzi, nè la capacità.

Rockit: Quali sono i film ed i registi che hanno lasciato il segno?

LOVA: I film italiani, sinceramente, tolti i vecchi film - penso a De Sica con 'Ladri di biciclette', a Pasolini, a Fellini o a Nanni Moretti - non è che mi facciano impazzire, preferisco di più quelli americani. Penso ai grandi registi come Kubric, a Kronemberg o Lynch. Uno degli ultimi film che mi è piaciuto un sacco è stato 'Il Grande Lebowski', che abbiamo messo anche nei ringraziamenti del disco.

Poi succede come per i dischi. Tolti i 'miti', come può essere Kubric per il cinema o i Diaframma per la musica, preferisco valutare film per film, o disco per disco. Ad esempio, a me piacciono i Sonic Youth, ma quest non significa che tutti i loro dischi mi piacciano molto. E così per i film. Dei Fratelli Cohen mi piace 'Il Grande Lebowski', ma non tutti i film che hanno fatto. Mi piacciono poi i film vecchissimi, tipo quelli di Hitchcock... Ma ora basta, sennò non la finisco più...

Rockit: Quindi sei anche legati all'aspetto visivo della musica?

LOVA: Sì, quando scrivo tendo comunque a farlo nel modo più semplice possibile, usando il linguaggio corrente, quasi parlato... L'unica cosa che faccio quando scrivo il testo è il non avere la presunzione di spiegare tutto, quindi lasciare un filino spazio all'immaginazione. E questo può essere dovuto al fatto che mi piacciono molto i film. Oppure come quando leggi un libro, immaginando il tutto nella tua testa. E se poi dal libro traggono un film, è poi bello confrontare la tua immaginazione con il regista.

Rockit: Un pezzo che mi piace molto, che ascolto da quando era in versione demo, è 'Distorsore bye bye', che ha un aneddoto molto divertente che mi fa sorridere... Ti prego di raccontarlo ai lettori di Rockit!

LOVA: Questa storia ha un pò di tragico e di demenziale insieme. Stavamo provando, ed io avevo comprato da poco un pedale nuovo, un distorsore. Finalmente avevo un pedale mio, perchè avevo usato sempre quello dell'amplificatore. Allora siamo andati in campagna, dove proviamo, ed abbiamo fatto le 'rockstar', bevendo e fumando... Alla fine abbiamo raccolto la spazzatura. Io poi, ogni volta che mi compro qualcosa di nuovo, me la porto sempre appresso, per il fascino della cosa nuova. E mi ero fissato che il pedale me lo dovevo portare a casa, mentre di solito la strumentazione la lascio sempre in campagna. Così, come uno stupido, ho messo il distorsore in una busta, similissima a quella della spazzatura, e quando siamo arrivati al cassonetto per buttare l'immondizia, abbiamo buttato la busta dove credavamo ci fosse la spazzatura, ma invece c'era il pedale. E così la spazzatura è rimasta in macchina, ed il pedale è stato buttato.

Rockit: Reazione?

LOVA: Sconcerto... Tra l'altro, me ne sono accorto alcuni giorni dopo.

Rockit: Bhè, almeno è servito a scrivere un bel pezzo...

LOVA: Questo è il bello... Queste storie qua ti danno la possibilità di trarre l'ispirazione. Secondo me ha ragione chi dice che i momenti più drammatici - ma non mi riferisco a questo - sono quelli che ti danno più ispirazione.

Rockit: Come vedono i Lova il proprio futuro? Voi abitate in Puglia, cosa significa per voi il dover andare a fare concerti, girare, farvi conoscere?

LOVA: Adesso speriamo di fare quanti più concerti possibile, è quello a cui teniamo, perchè la dimensione dal vivo ci piace molto. Il futuro non può andare peggio di come è andato sino a poco tempo fa. L'unica speranza è che si possa risalire, perchè per il fatto di essere rimasti bloccati è svanito anche il progetto che avevamo di trasferirci per stare più vicini al giro 'che conta'. La cosa ci spaventa relativamente, perchè noi che siamo provinciali siamo fuori da quella che è la società del rock che conta, e non ce ne frega neanche un cazzo comunque. E' tutto molto nuovo, la cosa ci incuriosisce... Spaventare no. Vedremo come va. può darsi che succeda qualcosa di bello, può darsi che succeda qualcosa di brutto. E comunque più brutto del ritardo e di tutto quello che abbiamo passato... Speriamo!

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