LOL-rap o funny rap? Solo Bushwaka Intervista

Bushwaka - PandamoniumBushwaka - Pandamonium
23/07/2015 di

Ultimi arrivati nella Newtopia di J-Ax e Fedez, i Bushwaka sono dei rapper-non-rapper difficili da inquadrare: nella loro musica la componente dell'intrattenimento e del cazzeggio puro è fondamentale, tanto che alcuni li considerano una sorta di "funny rap". Per questo abbiamo fatto quattro chiacchiere con Mike e Samuel, meglio noti come i Bushwaka. 

Ciao ragazzi, cominciamo dall'inizio: chi erano i Bushwaka prima di essere i Bushwaka e come è nato il progetto?
Mike: Io ero solista e Samuel cantava con un altro gruppo, i We Rockin. Vivendo entrambi a La Spezia, dopo esserci incontrati abbiamo subito iniziato a realizzare le prime collaborazioni per trovarci in seguito a condividere qualcosa che andava ben oltre la passione per il rap. Avevamo un progetto comune, volevamo cambiare qualche regola del gioco ma vivendo in una piccola provincia alcune cose sarebbero state molto più complicate da realizzare, La Spezia conta circa 98.000 abitanti in totale.
Samuel: Di cui 78.000 vecchi.
M: Esatto! Per cui abbiamo detto "Oh ci spostiamo? Sì spostiamoci!" e ci siamo spostati a Milano. Questo ancora prima di costituire i Bushwaka, ci teniamo a specificarlo, ci siamo spostati prima di costituire il gruppo.
S: Abbiamo proprio rischiato tutto, abbiamo lasciato i lavori, ci siamo licenziati e abbiamo detto "partiamo e proviamo a vedere cosa succede". Così è iniziata la nostra avventura e una volta trasferiti, ragionando insieme e dopo mille peripezie i nostri cervelli hanno partorito questa cosa qua, i Bushwaka.

Quindi arrivati a Milano l'intento era ancora quello di lavorare o già pensavate di fare qualcosa insieme?
M: No non c'era ancora l'idea di fare qualcosa insieme, Samuel infatti stava lavorando su un progetto solista. Appena concepita l'idea di base ci siamo però subito resi conto del suo potenziale e che potesse essere una cosa figa. Samuel ha mollato a metà il lavoro e siamo partiti con il primo singolo ("Tutto Phatto", ndr).
S: Tra l'altro io producevo, quindi all'inizio abbiamo detto "cavolo facciamo un progetto tutto prodotto da noi". In seguito però ci siamo accorti che avevamo bisogno di quella marcia in più che poi ci ha dato il nostro produttore Pankees con cui c'è stato subito un ottimo feeling.





Unire le forze è stata quindi un'esigenza, qualcosa di voluto, visto che entrambi avevate già dimostrato di avere le basi per poter proseguire una carriera solista.
S: Oltre che di tipo musicale, l'esigenza è stata quella di chiedersi cosa mancasse in Italia, di prendersi meno sul serio e di creare un gruppo che portasse qualcosa di nuovo. Questi sono stati i motivi che ci hanno portato a costituire il gruppo, quindi poi il panda e tutte le altre cose. C'eravamo anche un po' rotti, almeno personalmente, di vivere determinate situazioni più negative e ci siamo concentrati sugli aspetti positivi della vita e tutto ciò che potesse far prendere bene prima noi e poi gli ascoltatori, è stato quindi anche un cambiamento personale, abbastanza radicale, che abbiamo riportato anche nella musica. In più il mercato era saturo: c'era il rap con la dubstep, c'era il rap di strada, mancava secondo noi un certo tipo di musica capace di coinvolgere quella fetta di pubblico che nessuno era riuscito a coinvolgere fino ad allora. Questo per dire che il progetto è stato comunque ragionato, non è che ci siamo svegliati la mattina e abbiamo detto facciamo in questo modo, tutto ha fatto seguito anche e sopratutto a un percorso musicale e di vita.
M: Sì ragionato, anche perché ormai c'era di tutto in giro, si parla del 2013, nel 2013 era esploso Fedez, l'anno prima Emis Killa e Salmo, si veniva dal periodo di Marracash, di Fibra e tanti altri, ognuno con il suo genere. C'era chi faceva il rap "gangsta", chi faceva il rap più impegnato tipo Ghemon, non volevamo inserirci usando delle tematiche già utilizzate, dovevamo cercare qualcosa di nuovo e la nostra chiave è stata quella di dire "ok, facciamo i presi bene". Avevamo comunque entrambi avuto un'esperienza pregressa, in cui abbiamo sviluppato delle buone basi, anche fare i pezzi impegnati non è che non sapevamo farli o non ci riusciva bene, semplicemente abbiamo cercato un'evoluzione differente rispetto a quelle più tradizionali.



L'intento è proprio quello di voler far distrarre la gente, di farla divertire?
S: I primi a divertirsi dovevamo e dobbiamo essere noi, poi l'abbiamo comunicato anche nei pezzi.
M: Il senso del gruppo è che non dobbiamo insegnarti nulla, non siamo qua per salvare il mondo ma siamo qua perché nel momento in cui vieni ai live o ti ascolti un nostro pezzo in macchina, per quei 2/3 minuti di canzone tu devi essere felice e pensare che anche se hai dei problemi le cose miglioreranno. Questo vogliamo fare, non abbiamo nessun altro scopo. Il concept Bushwaka è questo, non puoi pensare di comprare un disco nostro e trovare poesia o politica, perché esistono già dei cantanti che fanno questo e lo fanno bene. Noi vogliamo essere i migliori nel nostro campo, cioè nel campo dell'intrattenimento e del divertimento inteso come divertimento puro, senza fronzoli, come quando ti guardi quelle americanate piene di sparatorie e morti. Quei film alla fine non ti devono insegnare niente, ti devono solo far svagare: sei andato al cinema, ti sei mangiato le patatine, ti sei visto un film divertente e sei felice. Magari più avanti se non avremo più le forze di saltare sul palco ci metteremo a fare qualcosa di diverso. 

Che poi alla fine questo è il bello, ognuno fa quello che vuole perché sente l'esigenza di farlo.
M: Artisticamente abbiamo libertà totale su tutto e penso che questa cosa sia fondamentale. Allo stesso tempo non sono un paraculo e ti dico che le cose sono strutturate sempre, però di certo non facciamo il pezzo pensato per passare in radio, l'importante è che prima piaccia a noi. 
S: Anche nei live abbiamo cercato di pensare soprattutto all'aspetto legato all'intrattenimento, non solo a quello prettamente rap. Anche il fatto di portare robe colorate da lanciare alla gente, il panda, l'uomo lampada, i balletti, è tutto legato all'intrattenimento.
M: Questo dei live è uno degli aspetti in cui vogliamo crescere di più come artisti. È logico che ora con le disponibilità che abbiamo portiamo uno show proporzionato alle tasche del locale e alle nostre, non è che possiamo fare uno show di 10.000 euro se poi ce ne danno 100 per suonare, però in futuro punteremo tutto su un vero e proprio show dove non ascolterai solo la canzone ma potrai goderti uno spettacolo che sarà un misto tra teatralità, ballo e coreografie.



Non sono mai stato a un vostro live però me lo immagino come una proiezione dei vostri video.
S: Sì è quella roba lì!
M: Certamente c'è bisogno della situazione adatta, a volte capita di suonare davanti a persone che non ti conoscono. La cosa bella è che riusciamo a conquistarne tanti, però è logico che se andiamo a suonare in un locale dove la gente sa chi siamo ed è lì per noi allora scoppia il putiferio.
S: L'ultima volta ho lanciato i pantaloni.
M: Ma non era studiata, non ne aveva altri, è rimasto in mutande! Io comunque ho sempre creduto, e anche Samuel, che finché vuoi ascoltarti un mp3 te lo scarichi e te lo ascolti, se invece vai ad un live è perché vuoi che ti rimanga qualcosa ed ogni volta cerchiamo di dare il massimo, ogni volta che finiamo un live continuiamo a sudare per mezz'ora, stiamo male. 

Avete anche potuto testare la reazione del grande pubblico: di recente avete aperto il live di Fedez al Carroponte, quindi gente diversa che viene lì prima di tutto per lui.
S: Sì totalmente diversa, infatti c'erano tipo i genitori rimasti con i figli che volevano portarli via quando ci hanno visto (ridono).
M: È il discorso che facevamo prima. Ci rendiamo conto che ciò che facciamo non viene proprio capito da tutti, però è pur vero che nel contesto giusto diamo il meglio di noi stessi, il problema è che abbiamo creato una cosa per cui non c'è un referente preciso. Ci troviamo nella situazione in cui conquistiamo dei fan ai quali dobbiamo spiegare quello che facciamo. Ti faccio un esempio: se uno ascolta Emis Killa sa che fa rap, e se per esempio suona "Parole di ghiaccio", tutti sanno che è un pezzo d'amore scritto da un rapper. Quando canta Fedez la stessa cosa, ma non c'è qualcuno che abbia fatto una cosa simile alla nostra. Tanta gente ci scrive dicendoci "all'inizio non capivo cosa stavate facendo ed ora, cavolo, ascolto solo voi". È un periodo bello ma in salita. Alcuni dicono "fanno funny rap" o cose del genere, ma noi non facciamo funny rap, noi siamo dei rapper, il problema è che non riescono a catalogarci e quindi devono inventarsi un nome per questa cosa.
S: O magari non hanno il riferimento estero adeguato, perché di solito funziona così: suoni come The Game, suoni come i Wu-Tang, e invece noi non siamo associabili a niente, siamo i Bushwaka. Ci sono alcuni personaggi a cui ci associano, magari per i colori magari perché sono un po' irriverenti come Tyler The Creator, roba così, ma non hanno capito che è una roba totalmente diversa.
M: Soprattutto a livello musicale, Tyler, i Die Antwoord... forse il modo di comunicare è simile al nostro ma musicalmente non c'entriamo nulla con loro. La gente ha sempre bisogno di catalogarti e di fare paragoni, con noi semplicemente non è possibile farlo. 
S: A volte è anche un rischio, ad esempio il video del singolo che abbiamo lanciato con l'uscita di "Pandamonium", "Loco Loco Loco", è un pezzo con il merengue in mezzo ed il ragazzino medio non sa neanche cos'è il merengue, e di conseguenza può non capire e non apprezzare a pieno l'esperimento.
M: Meglio rischiare però e fare qualcosa che non esiste piuttosto di fare una cosa trita e ritrita, e anche se abbiamo pochi fan, per ora, vogliamo soddisfare le aspettative di quelli che abbiamo e dargli qualcosa di nuovo sempre, qualcosa che prima non c'era.




A proposito di Fedez e la sua Newtopia, come siete entrati in contatto?
S:
 Non abitavamo ancora a Milano e avevamo conosciuto Fedez a La Spezia quando ci è capitato di aprire i suoi concerti. A Milano ci siamo rivisti e abbiamo iniziato ad uscire insieme, lui neanche si ricordava chi eravamo, poi quando è uscito il video di "Phai come vuoi" e l'attenzione su di noi è cresciuta lui ci ha proposto di entrare in Newtopia e metterci sotto contratto. Ci troviamo molto bene con loro, soprattutto dal lato artistico dove ci hanno lasciato totale libertà, anzi ci hanno quasi obbligati a sentirci il più liberi possibile.

Per me siete parte della scena rap italiana, anche se per molti addetti ai lavori ne siete al di fuori. Pensate di essere stati sottovalutati e di non avere avuto abbastanza attenzione fino ad ora?
S: Per tutti, praticamente, non siamo parte della scena, salvo pochissimi. Ora possono ancora far finta di nulla, ma tra un po' saranno costretti. La gente ai live viene, è esaltata, canta, si diverte e più andiamo in giro più vediamo risultati nuovi, c'è la fan di 30 anni e quella più piccola che ti porta i disegnini, e questo è bellissimo.
M: Purtroppo in ufficio devi imbonire il capo, nel nostro ambiente devi imbonirti quelli che parlano bene di te. Ma a noi non ci interessa molto, io vado a una festa se mi va di farlo non perché c'è il tavolo con quelli che contano, non mi interessa. Questo ovviamente per quanto riguarda radio e altri media.
S: Per quanto riguarda la scena rap invece apprezziamo un sacco di realtà, realtà che magari uno non si immagina ma con cui ci piacerebbe anche stringere delle collaborazioni. Tanti purtroppo non ci conoscono a livello personale, non abbiamo molti contatti per il semplice fatto che non abbiamo molto tempo per stringerli ma è una cosa che vogliamo fare il prima possibile, comunque siamo noi i primi di larghe vedute e ci piacerebbe presto stringere collaborazioni. Io sono un super fan di Ghemon per dire, anche Mecna.
M: Anche Salmo ci piace molto. E comunque in generale non scartiamo niente a priori anche se gli approcci al lavoro sono diversi, è bello proprio poter pensare come potrebbe essere collaborare con questi artisti, quelli più lontani dal tuo genere.

 

Tag: rap rap italiano

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