Kleinkief - C. S. Rivolta - Marghera (VE), 23-02-2002 Intervista

13/05/2002 di Massimiliano Cortivo

Cerca spesso le parole, Thomas Zane, voce dei Kleinkief e portavoce del gruppo in questa occasione; le cerca e poi le pesa, per vedere se sono quelle giuste. Se è proprio quello che vuole dire, insomma. Questo atteggiamento è significativo e fa comprendere anche la filosofia del gruppo: i Kleinkief sono una band che non s'improvvisa.



Rispetto a "Colori, dolciumi, fotocopie” c'è stato un grande cambiamento stilistico. Quali sono state le ragioni di questa rivoluzione che dal noise vi ha portato verso un'atmosfera pop più melodica?
E' stata una scelta razionale: durante le prove ci rendevamo conto che finivamo sempre per cercare atmosfere pacate all'interno dei nostri brani ruvidi. E' stato un processo lento ma allo stesso tempo molto veloce. Lenta è stata la coscienza del cambiamento, veloce la scelta di percorre questa via.

Lo stacco comunque è netto
Per chi, come noi, ha una visione dall'interno, questa rivoluzione ha contorni meno definiti, proprio perché è passato del tempo in mezzo. Il pubblico invece era fermo a certe sonorità e improvvisamente ne ha sentite delle altre. E' naturale che l'eco sia maggiore.

I testi invece non hanno seguito la medesima mutazione.
C'è stato semplicemente un cambiamento di atmosfera in “D'amortelocanto”: il contenuto dei brani è rimasto quasi immutato. Diciamo che l'espressione ha subìto questo cambio di direzione senza perdere la sua natura originaria.

Come scrivete i vostri testi?
Innanzitutto c'è il soggetto, lo spunto della canzone. Quello viene prima di ogni altra cosa. La metrica la aggiustiamo in un secondo momento. E' l'input ad essere importante.

Testo e voce, un binomio inscindibile.

Già, ma in questo nostro ultimo album, come forse qualcuno si sarà accorto, la voce è qualcosa che rimane in secondo piano. Ci piaceva l'idea che la gente rimanesse lì, incollata ad ascoltare, Che non
avesse cioè una fruizione semplice delle parole. Siamo consci però del fatto che tra qualche disco l'esecuzione sarà migliore. Diciamo che un po' è un'operazione voluta e un po' necessaria.

Significati doppi come quello del titolo. Bello, complimenti.
Grazie, ma “D'amortelocanto” è solo un gioco di parole, niente più.

Qual'è il vostro rapporto con il live?
Ora va meglio…

Cioè?
Dopo “Colori, dolciumi, fotocopie” eravameo veramente stufi di suonare dal vivo. Non ci interessava più quel tipo di suono. E allora abbiamo detto stop. Ma ad essere sinceri non abbiamo mai avuto un grosso rapporto con il live. Quei momenti lì sul palco, non so... li sentivamo difficili, ecco. Per fare un buon pezzo dal vivo devi dare l'anima, e alla fine sei distrutto. La pausa comunque c'è servita. Ora saliamo sul palco con un'energia ritrovata.

Il vostro stile cambierà ancora o pensate di essere arrivati ad un punto fermo del vostro fare musica?
Adesso, come ti dicevo, suoniamo molto volentieri, ci piace quello che facciamo, il suono che esce dai nostri strumenti. Domani chissà se suoneremo le stesse cose. Vorremmo andare verso una maggiore pulizia, quello sì. Rendere più scarno il tutto, più essenziale. Magari inserendo qualche sottofondo ritmico elettronico.

Vi sentite più maturi?
Più cresci e più ascolti cose con le quali non puoi fare a meno di confrontarti. E' un processo naturale, fisico.

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