Il The Cage non riapre, Livorno perde il suo cuore musicale

Lo storico live club toscano, per la prima volta in 18 anni, rimarrà chiuso, almeno fino a quando l'allarme Covid non sarà del tutto rientrato. L'amaro sfogo del suo fondatore, Toto Barbato, che chiama in causa il Governo e all'industria dello spettacolo degli ultimi anni

Il pubblico al concerto di Calcutta al The Cage, foto di Sebastiano Bongi Tomà
Il pubblico al concerto di Calcutta al The Cage, foto di Sebastiano Bongi Tomà

Se volete ascoltare musica dal vivo tra Livorno e provincia, il The Cage è il posto dove andare. C'è chi ci va anche da Pisa, in barba al campanilismo, per farvi capire quanto è figo. Nei suoi 18 anni di attività, ci sono passati tutti quelli che contano, ma non solo. Io ci ho visto tra gli altri i Vaselines (un cazzo di concerto strepitoso), la data zero del tour di Aurora de I Cani, Nada con gli Zen Circus e Motta come backing band, ci ho pure suonato di spalla ai Pinback, in una bella serata tutta a rimessa che Toto Barbato e Mimmo Rosa, i boss, hanno fatto più per cuore che per portafogli. 

Il The Cage è un punto di riferimento per tutti, non solo per le band che si assicurano una bella data in Toscana e la mattina dopo si svegliano di fronte al mare, ma soprattutto per i gruppi locali, per cui suonare lì è una delle massime aspirazioni fin da quando stanno in saletta a discutere se quel ritornello sia bello o meno.  È un bel posto, ci si sente a casa e fa continuamente la storia della provincia, allargandone i confini, anche mentali. Quest'anno, a causa del Covid, non riaprirà. Questo il comunicato stampa:

 

SABATO 3 OTTOBRE - THE CAGE IS NOT OPEN Dopo 18 splendidi ed intensi anni, questo primo weekend di ottobre non...

Pubblicato da The Cage su Venerdì 2 ottobre 2020

 

Ho sentito Toto Barbato, fondatore e direttore artistico del The Cage, nonché musicista, imprenditore, tour manager, attore e altre mille cose. Si è tolto più di un sassolino dalla scarpa.

Il comunicato stampa è esaustivo. Prima di decidere di non riaprire, avete vagliato altre soluzioni per il The Cage?

Sin dall’inizio di questo film dell’orrore intitolato Covid-19, abbiamo pensato che la nostra riapertura sarebbe coincisa con il ritorno alla vita normale, quella normalità dove i ragazzi si possono abbracciare e scambiarsi baci, quella normalità dove non esistono le mascherine e il distanziamento sociale, quella normalità che si chiama vita. Questa che stiamo vivendo è una via di mezzo parecchio schizoide, dove vieni bollato come paranoico oppure come negazionista a seconda dei casi, e tutto quello che è svago e cultura viene visto come dannoso. Nemmeno inutile, proprio pericoloso. Onestamente a questo gioco al ribasso ce ne tiriamo fuori volentieri. Noi siamo il Cage, siamo sempre stati scomodi e indipendenti e non riapriremo fino a quando tutto questo sarà finito.

Aspettando il nuovo DPCM, che può cambiare di nuovo le carte in tavola...

Come si può investire tempo e risorse in una programmazione che poi viene spazzata via in due minuti dall’ennesimo DPCM? Quando proprio il nostro settore e il mondo legato all’aggregazione giovanile, sin dal primo istante, è stato additato come il capro espiatorio di questa pandemia. Il virus più stronzo possibile si è diffuso in tutto il mondo, quello che non circola nei bus, nei treni, negli ospedali, nelle rsa, nelle fabbriche e nei supermercati ma che ha scelto di diffondersi solo ed esclusivamente nelle scuole, nelle spiagge, nei luoghi di intrattenimento, dove si respira cultura o dove si pratica sport. Un virus fortemente ignorante, insomma.

Brunori Sas al The Cage - foto Sebastiano Bongi Tomà
Brunori Sas al The Cage - foto Sebastiano Bongi Tomà

Molti locali stanno chiudendo, la musica sembra non più sostenibile in questo momento. È la fine di un’era?

Sicuramente ci sarà una selezione in-naturale. Purtroppo, chi deve sostenere affitti onerosi e pagare rate di mutui o leasing, difficilmente uscirà da questa situazione, non potrà aspettare la prossima primavera nella più rosea delle aspettative. Siamo un settore che già stava vivendo una crisi prima del covid, il virus sarà la mannaia definitiva. Solo chi potrà contare sul sostegno del pubblico e che ha i conti in ordine riuscirà a superare un anno intero di inattività, gli altri dovranno ripartire da zero.

A parte del virus, di chi è la colpa se la musica in Italia naviga a vista?

Fino a pochi mesi fa il nostro intero comparto era un mondo fantasma, un bel carrozzone che fatturava miliardi di euro e pagava alcune centinaia di milioni di tasse, ma che nessuno aveva voglia o interesse a far diventare “reale”. Sicuramente siamo stati poco bravi noi a far valere le nostre ragioni in un ambiente frammentato dove ogni piccolo comparto pensa solo al suo orticello, un mondo fatto da iper-professionisti tutti a partita IVA. Le associazioni di categoria classiche, penso ad Assomusica in primis, non possono rappresentare gli interessi di tutte le figure professionali di questo enorme mondo. Non possiamo aspettarci che chi fa, legittimamente, gli interessi delle grande agenzie, e quindi delle grandi multinazionali del ticketing, Ticketmaster e Ticketone per esempio, poi si concentri anche sui problemi dei club, delle agenzie indipendenti e dei tecnici.   

Calcutta al The Cage - foto di Sebastiano Bongi Tomà
Calcutta al The Cage - foto di Sebastiano Bongi Tomà

Cosa può fare il Governo – e cosa non ha ancora fatto – per salvare l’industria musicale, i locali e i lavoratori?

Negli ultimi mesi, grazie a questa situazione di emergenza, KeepOn Live, l’associazione di Categoria dei Live Club di cui faccio parte, ha messo in piedi diversi tavoli tematici volti a pensare a come dovrà essere il nostro lavoro quando tutto questo finirà. Non sfruttare questa fase emergenziale per scrivere nuove regole e dare strumenti utili al Governo affinché non si parli soltanto di riapertura ma di vera e propria rinascita, sarebbe un vero disastro. Chiediamo a gran voce che ai Live Club Italiani sia dato un Codice Ateco specifico, perchè non siamo discoteche e non siamo palasport, siamo Live Club, luoghi che tutto il mondo occidentale ha riconosciuto e normato adeguatamente, ma non nel nostro bel paese. Stiamo aspettando ancora il recepimento della normativa europea sulle capienza pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 31/10/2019, ad esempio.

Sembra tutto molto sensato, vi muoverete anche sulla capienza?

Certo, attraverso collaborazioni con vari atenei italiani, il Comando Nazionale dei VVFF, il MIBACT e relativi tecnici, così che venga messo in discussione, una volte per tutte, il famigerato DM 19 agosto 1996, quello delle capienze per intenderci. È una legge ormai obsoleta, che non permette al comparto dei Live Club di essere competitivi in Europa e all'interno della stessa Italia, avendo discrezionalità territoriale per le capienze, rendendo di fatto complesso il rispetto delle regole stesse. Riguardo alla gestione dell’emergenza Covid invece, sempre come KeepOn, ci siamo seduti a tutti i tavoli organizzati in questi mesi ed abbiamo raggiunto i primi risultati concreti, ma le risorse messe in campo dal Ministero della Cultura, ad oggi, sono ancora troppo scarse e non permetteranno a molti live club di arrivare alla prossima primavera, nella migliore delle ipotesi. Molti lavoratori li perderemo per strada ed è un fatto assurdo, centinaia di valide risorse, formate negli anni, che andranno a cercare lavoro in altri ambienti.

Cosa possono fare le produzioni, gli artisti, per venire fuori da questa situazione e reinventarsi?

Onestamente penso che in questo momento l’unico lavoro giusto da fare sia quello di pianificare la ripartenza e gli artisti hanno tutto il tempo per scrivere nuova musica, e che sia veramente Musica con la M maiuscola. Troppo spesso, negli ultimi anni, abbiamo visto artisti nostrani appiattiti dal loop "disco > promozione > tour", solo per sopravvivere e mettere più risorse da parte. Mi piacerebbe ascoltare dischi belli, nati da una spinta che venga dal bisogno di creare e non di portare fatture dal commercialista. Anche dal punto di vista della produzione, penso sia il momento di riflettere su quello che è successo negli ultimi anni, non sarà più possibile pensare a tour dove con il sold out manco si coprono le spese di produzione. Basta con la logica "io ce l’ho più grosso del tuo", abbiamo visto troppi tour di artisti indie dove si sprecavano ledwall e luci, facendo lievitare i costi, a beneficio solo delle grandi agenzie che se li possono permettere. Mi son sentito troppe volte dire “Scusa Toto ma per il tour di 'STOCA' abbiamo deciso di fare solo le grandi città e tagliare fuori le province dove i locali non hanno almeno 1000 di capienza”, per poi vedere che nemmeno facevano 500 paganti a Bologna o Milano.

Coez al The Cage - foto di Sebastiano Bongi Tomà
Coez al The Cage - foto di Sebastiano Bongi Tomà

Quindi una parte di responsabilità in questo momento difficile ce l'ha tutta la filiera della musica, dai manager agli artisti?

Gli artisti devono iniziare a farsi molte meno seghe mentali, capire che per il ventenne di Livorno, come per quello Vicenza, non è facile fare 100 km per andarsi a vedere 'STOCA' il giovedì sera nel capoluogo di regione, quando invece verrebbero molto volentieri (magari con lo scooter) nel bel locale che hanno a poche centinaia di metri da casa. Così, in passato, si sono persi decine di migliaia di biglietti. Sicuramente a qualcuno, seduto dietro alla sua scrivania di vetro, ha fatto comodo "dopare" il mercato e portarsi tutti sotto il proprio controllo ma, sia per gli artisti che per il pubblico, è una scelta masochista. Sul lungo periodo si rischia veramente di avere pochi show in poche location (sempre le solite) a biglietti improponibili. Chi si è saputo reinventare quest’estate ha lavorato parecchio: noi, ad esempio, abbiamo chiuso ben 30 date a Bobo Rondelli che ha messo su un piccolo show semiacustico, in duo, abbattendo parecchio i costi ma suonando a testa alta, con uno show credibile e godibilissimo. 

Il pubblico al The Cage, foto di Sebastiano Bongi Tomà
Il pubblico al The Cage, foto di Sebastiano Bongi Tomà

Stando così le cose, credi siano verosimili i grandi concerti e festival estivi tutti rimandati al 2021?

Spero che l’estate 2021 sia l’estate della rinascita ma non ho la sfera di cristallo, le grandi produzioni internazionali stanno già rimandando al 2022 ma comunque andranno recuperati tutti gli show annullati nel 2020. Speriamo bene, non so proprio cosa dirti... mi garberebbe tantissimo portare mia figlia 17enne al vostro MI AMI 2021 e fargli assaggiare l’aria di festival! 

Com’è il morale tuo e del tuo staff?

Io ho passato un’estate che non dimenticherò mai, ho la fortuna di vivere in una città di mare dove con 10 minuti di scooter si può raggiungere veri e propri piccoli paradisi. Non sono mai stato così abbronzato in vita mia e mi sono goduto la famiglia, tutto questo ha mitigato l’amarezza di non poter svolgere il mio lavoro, pochi concerti a Livorno e nessun tour da seguire. Dopo 20 anni "on the road”, un’estate del genere ci può anche stare, spero però di non dover più vivere questa splendida esperienza. I ragazzi e le ragazze del Cage non vedono l’ora di ripartire, la nostra chat WhatsApp è tutta un susseguirsi di bacini, abbraccini e cuoricini... una roba assurda effettivamente.

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L'articolo Il The Cage non riapre, Livorno perde il suo cuore musicale di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 2020-10-07 10:00:00

COMMENTI (1)

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  • facchin.alberto60 7 mesi Rispondi

    Beati coloro con i ricordi e i pugni in tasca parleranno del Cage, qui da noi non abbiamo nemmeno quelli...