Calibro 35 / intervista

Calibro 35: "Ci hanno campionato Jay Z, Dr. Dre e Damon Albarn, ora il rap lo facciamo noi"

Dopo aver festeggiato 10 anni di carriera, il 24 gennaio tornano con un nuovo lavoro dal titolo "Momentum". Un disco, nato dagli ascolti fatti in tour e dall'amore per le sonorità jazz e hip-hop, che segna l'ennesimo cambio di rotta. Deciso via mail
13/01/2020 12:06
di Claudio Biazzetti

Cerco davvero di metterci tutta l'imparzialità di questo mondo ogni volta che devo descrivere i Calibro 35 a qualcuno. Ma mica per chissà quale motivo, è che non voglio mostrare subito il fan sfegatato che sono. Solo che dopo un paio di aggettivi buttati là e qualche reference ricercata mi rompo le scatole e finisco sempre per descriverli nello stesso modo, parola più parola meno: sono 5 ninja vestiti da musicisti e da produttore, suonano di Cristo e fanno il funk dei film poliziotteschi anni Settanta. E li hanno campionati Dr. Dre, Jay Z. e Damon Albarn. Fine. 


Il fatto è che, per quanto alla fine la descrizione funzioni sempre, aggiungendo puntualmente nuovi adepti ai Calibro, per gli ultimi album succede che la parte del funk all'italiana '70s sia sempre più inesatta, o meglio incompleta, riduttiva. Il terzultimo disco, S.P.A.C.E. è stato forse il primo a uscire un po' dal seminato e anche dall'orbita terrestre, come una specie di concept album attorno al topos dello spazio e di tutta quella cinematografia retro-fantascientifica con cui sono cresciuti Enrico Gabrielli, Tommaso Colliva, Luca Cavina, Max Martellotta e Fabio Rondanini. Poi è arrivato Decade e quel trionfo di libertà ed esperimenti anche dovuto alle dieci candeline che la band ha spento col disco. 


Infine il nuovo Momentum, che spezza quasi definitivamente il legame coi Calibro che intitolavano i pezzi Convergere in Giambellino o Notte in Bovisa ma in compenso ci restituisce una band capace di surfare su un mare di jazz funk, post-rock alla Tortoise, beatmaking in chiave DJ Shadow, persino l'elettronica di Gesaffelstein. Un bel po' di citazioni e di novità, per cui una sera ho chiamato Massimo Martellotta e me le sono fatte raccontare. 

Calibro 35

 

È un disco che spiazza, Momentum, non trovi? Eravate già usciti dalla dimensione poliziottesca con gli ultimi dischi, però qui è qualcosa di totalmente nuovo

Sì, diciamo che lo step c'è stato dopo Decade, che è stato un disco abbastanza autoreferenziale per festeggiare 10 anni dei Calibro. Lì ci siamo trattati bene, perché l'occasione era importante: abbiamo usato l'orchestra, abbiamo usato l'architettura radicale come estetica, c'è stato un primo pezzo cantato. Ecco, noi abbiamo il nostro background e DNA, ma quel disco ha spostato per primo i nostri piedini verso qualcosa di nuovo, in avanti. Lo stesso vale per Momentum

Suona davvero molto attuale

Abbiamo provato a suonare i Calibro adesso. Molti degli ascolti che facciamo in tour ci hanno influenzato a tal punto che ci abbiamo fatto un album. Ti parlo dei Badbadnotgood, e tutta la scena che fonde hip hop e jazz. Oppure la nuova scena jazz inglese tipo Comet Is Coming: gente che ha aperto il jazz a tantissimi linguaggi. La cosa ci ha stimolato parecchio, per cui ci abbiamo messo anche noi del nostro aprendoci a queste sonorità. In più, da tempo ci frullava in testa l'idea di qualche pezzo rappato. Dopo che ci hanno campionato Jay Z, Dr. Dre e Damon Albarn ci siamo detti: proviamo a farla noi una roba rap, no?

Sì, e visto che siete ormai il feticcio dei beatmaker americani, vi conosceva già Illa J oppure l'avete cercato voi?

Avevamo pensato al disco con già in mente qualche guest, quindi a un certo punto abbiamo cominciato a pensare a qualche nome. Sia nel caso di Illa J che nel caso dell'altra cantante, MEI, sono state nostre idee. Illa J, se lo guardi un po' da lontano, appartiene a una scena affine alla nostra. 

Sei d'accordo con me sul fatto che negli ultimi tre album c'è stato un processo di scissione dalla forma iniziale? Parlo dei Calibro 35 dei poliziotteschi anni '70

Sì, ma più che altro è stata un'evoluzione. Siamo partiti da quel tipo di immaginario, tuttora le colonne sonore stesse sono al centro dei Calibro. Il funk c'è sempre stato e sempre sono state campionate. Un sacco di roba di Morricone è stata campionata da rapper. Questo disco è attuale ma probabilmente è un disco che avremmo potuto fare davvero all'inizio dei Calibro, molto prima del funk poliziottesco. Nessuno ci avrebbe trovato nulla di strano. Sicuramente è un disco calato dalla testa, quello che ci è venuto da cambiare è stato l'utilizzo di sampler come strumenti veri e propri. Il primo pezzo, Glory - Fake - Nation, imposta il mood di tutto il disco. Quel loop di voce africana ti dice sei in un disco dei Calibro, il groove lo senti, ma stiamo da un'altra parte. 

C'è anche un messaggio critico verso l'adesso di cui parlavi? Verso il presente, parlo per esempio di Death of Storytelling

Quel titolo è un po' provocatorio. Ormai sembra che tutti dobbiamo raccontare qualcosa per agganciare la gente, per attrarla a ciò che fai. Io la trovo una cosa giusta e sana, che tutti abbiamo imparato a fare ormai, facendo i musicisti, i giornalisti, eccetera. Chiunque ormai è un piccolo intrattenitore nel suo spaziato social e gestisce l'intrattenimento come vuole. Ma dopo che hai raccontato fino all'ultima virgola ti rendi conto che è tutto troppo. Va a finire che non si parla più di musica, di arte o dell'oggetto. Non si parla più dell'oggetto, ma solo di ciò che ci sta intorno. E va bene, ma a volte è un filo troppo. Non è critica, ma a volte vorresti che la musica e l'arte non vadano spiegate.

Quando è stato registrato il disco?

Il disco è frutto di due momenti. Il primo risale a un paio di anni fa, quasi alla fine del tour di Decade. Ci siamo messi n studio perché avevamo un paio d'idee strutturali su come fare il disco. Come al solito abbiamo registrato a Milano negli studi TestOne, che è lo studio di Tommaso (Colliva, ndr) e che è lo stesso del primo album, ma con un nome diverso. Ci siamo visti con l'idea di "vediamoci e buttiamo giù due idee" ma come al solito in due giorni è venuto fuori l'80% del materiale che senti nel disco. Tante idee, meno temi, moltissimo groove.

Io ci ho visto sia del beatmaking che del post rock

Hai voglia! Hai detto bene. Su un paio di pezzi ci siamo guardati e ci siamo detti: "Cazzo, siamo i Tortoise!"

O i Mogwai

Sì, e pure Cinematic Orchestra. Tutte cose di cui ci siamo accorti dopo, ascoltando il tutto. Ma siamo felici di questo, sono tutti gruppi con cui siamo cresciuti. La seconda fase è stata quella di missaggio e postproduzione, essendo un disco molto strutturato dal punto di vista della produzione e degli ospiti. È stato buffo perché è stato un disco che abbiamo registrato, messo lì per due anni e poi ripreso solo qualche mese fa. 

Calibro 35

 

Come funziona all'interno dei Calibro? Quanto spesso vi vedete?

Dunque, ci sentiamo di frequente. Quasi sempre riguardo ai Calbro, mentre alcuni di noi si sentono un po' di più anche per altre cose. Anche perché ognuno di noi ha la sua carriera indipendente e spesso ci capita di coinvolgerci a vicenda. Di solito funziona che durante il tour pianifichiamo anche le cose future. Quando poi decidiamo dove e quando registrare scatta la fase di scrittura separata, ognuno per sé e Calibro per tutti. Poi si va in studio e si mettono insieme le idee. Ma non siamo quelle band che passano tutte le giornate insieme. Fai conto che per il tour di questo album cominceremo a fare le prove 4 giorni prima dell'inizio. A noi piace così, ci piace avere una certa freschezza. Vogliamo essere carichi.

I Calibro 35 sono una democrazia?

Parola grossa e complessa. Sicuramente Calibro è un gruppo libero, perché è composto da 4 musicisti e un produttore. E questo produttore ogni tanto fa da Mario Monti (ride, ndr). No dai, da Mario Monti, no. Però è bravo a tenere un po' il timone della cosa. Tutti quanti abbiamo anche la fortuna di aver fatto per molto tempo i sessionman, quindi sappiamo benissimo come si fa a stare in uno studio e in un gruppo. La fortuna dei Calibro è che non abbiamo nessuna prima donna.

Forse anche perché non avete un cantante

Sì, e in tour è molto più semplice. Un cantante che si sente male stona, se non è particolarmente ligio capita che perde la voce. Tutti problemi che noi evitiamo agilmente. Ma tornando al discorso della democrazia, ci facciamo grandissime mail dove spesso esponiamo il nostro disaccordo. Ma tendenzialmente la quadra si trova sempre.

Aspetta, hai detto mail?

Rigorosamente mail. A manetta. E come fai? Uno abita a Torino, io a Milano, quell'altro a Roma, quell'altro a Bologna, eh, come fai sennò?

Vorrei proprio assistere a uno scambio di mail dei Calibro 35

No, guarda non te lo auguro per niente (ride, ndr). Perché ci sono momenti di spensieratezza ma anche momenti no. Ma come per tutte le cose. Sono 11 anni che andiamo avanti e nonostante questo siamo sempre lì a chiederci qual è il passo successivo.

Forse il segreto della vostra unità è che non avete un cantante e a questo punto un gruppo WhatsApp

Ecco, forse sì. Ce l'abbiamo giusto in tour ma poi viene immediatamente eliminato. No, mail tutta la vita. Perché nelle mail riesci a essere più ponderato, hai tempo di rispondere quando vuoi. WhatsApp ti mette ansia. Noi trattiamo dei temi con la delicatezza dell'ONU, e sinceramente a volte sembriamo un consiglio comunale nelle discussioni. Però questa scelta paga sempre.

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L'articolo Calibro 35: "Ci hanno campionato Jay Z, Dr. Dre e Damon Albarn, ora il rap lo facciamo noi" di Claudio Biazzetti è apparso su Rockit.it il 13/01/2020 12:06

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