Il candore di allora: Massimo Zamboni dei CCCP intervista gli Offlaga Disco Pax Intervista

03/05/2012 di Massimo Zamboni

Massimo Zamboni invita a a casa sua gli OfflagaDiscoPax. Passano un intero pomeriggio immersi nel verde delle colline reggiane e chiacchierano a lungo. Poi l'ex CCCP riascolta tutto, trascrive le parti migliori, ne inserisce di sue: cuce un racconto che parte sì dal gruppo ma finisce nell'epica dell'Emilia Rossa, la poetica del passato che racconta il presente per sottrazione, gli eroi, i nemici, i palazzi e i monumenti più importanti. Un antico candore, quello di allora.

 

   “Prendere uno che fa l'agente immobiliare e che non ha mai suonato niente in vita sua e non si è neanche sognato mai nella vita di salire su un palco, e mettercelo, su quel palco, perchè loro mi ci hanno messo, è una cosa molto.... punk, secondo me”. Parola di Max Collini, cantante scrittore e agente immobiliare. “Poi che io avessi qualcosa di… come dire... io non credo di avere dei talenti. Forse ho un'indole; ma per me era sconosciuta”.
   “La domanda che gli feci entrando nel suo ufficio quel giorno fu: te la senti - alla venerabile età di 36 anni - di salire su un palco? Io ero convinto che lui mi dicesse di no. Ero superconvinto. Ma quello che mi interessava alla fine era: Voglio i tuoi testi. Se tu poi non ci stai, vedremo”. Parola di Enrico Fontanelli, musicista grafico compositore. “Lui ci ha messo 35 secondi a dirmi: Va bene. Non lo conoscevo così bene, non avevo ancora preso la misura del suo ego”.

   Benvenuti nel mondo di Offlaga Disco Pax, da Reggio Emilia, la provincia più arrossita del dissolto impero d'oriente. Offlaga... dico la verità, non so neanche bene se significhi qualcosa, quel loro nome. Intanto diamo i loro, di nomi: Max Collini, Daniele Carretti, Enrico Fontanelli. Conosceste la nostra terra, sapreste quanto suonino “tipici”. Vi voglio dare alcuni dati schematici, che è bene tenere a mente per come contrastano con la fragilità ostentata nelle loro canzoni, nei testi, nella strumentazione utilizzata: un primo album nel 2005 - Socialismo Tascabile – 10.000 copie vendute, 160 concerti, un carnet di medaglie e onorificenze da far invidia a un generale sovietico. Un secondo album – Bachelite – 6000 copie vendute, 40.000 presenze ai 100 concerti. Un terzo album nel marzo 2012, Gioco di società. Tour previsto, 20 mesi. E intanto, sono in classifica da tre settimane, 98° posto, poi 65°, oggi 85°.

   M: “All'ultima data del tour di Socialismo mi ero fatto una maglietta con la scritta ULTIMO GIRO, non ne potevo più, 158 date in 20 mesi, basta, a n'in pos piò, voglio tornare alla vita normale”.

   M: “La faccenda è questa: il progetto nasce con ambizioni zero, progetti zero, ipotesi di vita futura: zero. Cioè, ci dicevamo, lo facciamo perchè è divertente. Mi danno per la prima volta un microfono in mano a 35 anni, e scopro una cosa che non avrei mai immaginato; cioè, che questa cosa mi piace. Dopo essere andato in giro per il mondo a vedere concerti per 20 anni è talmente surreale questa cosa per me; e sono contento di lavorare con due musicisti come loro che già allora mi sembravano importanti. Ci ho buttato dentro un entusiasmo da neofita”.

   Gli eroi di Offlaga: Vladimir Yashenko, che saltò l'equivalente in altezza di una cabina telefonica. Il compagno Javier Sotomayor, olimpionico fosburista. Il Chirocefalo, gamberetto simbolo della lotta per l'autodeterminazione. I mezzadri di campagna. Il ciclista Van der Velde, quasi morto. Eroi d'ogni specie eventualmente futuribile.
   I nemici di Offlaga: Superchiome. Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, ragazzi sensibili per autodefinizione. I medici di città. Il tizio di via Fontanelli.
   Il Partito risulta non pervenuto.


   M: “Le cose sono un po' cambiate da quando abbiamo iniziato. Ho cominciato a scrivere dopo i 30. Non avevo mai usato un computer, ma volevo raccontare storie. ”
   “Quanti anni hai?”
   M: “ 45 appena compiuti. Non potrei raccontare quelle storie lì se non avessi questa età qua. Ho letto due scrittori concittadini, Giuseppe Caliceti, con il suo Fonderia Italghisa, e il mio amico Arturo Bertoldi. Mi è venuta come una illuminazione: se scrivono loro, scrivo anch'io. Non ho tecnica nè strumenti, mantengo il punto d'inizio del racconto e il punto è: voglio raccontare una storia. Così ho messo da parte una trentina di storie”
   E: “Da questo punto di vista Socialismo Tascabile è il nostro greatest hits, potendo scegliere tra una trentina di testi siamo partiti con i migliori. Dopo è cambiata, Max scrive sapendo che esiste un gruppo, una pressione”

   Ci sono due espressioni che adoro in particolare di Offlaga:
    - neosensibilismo
    - il candore di allora

   “Avete mai capito perchè piacete così tanto?”
   “A me lo avevano detto in negozio dopo aver ascoltato il primo demo, oh, ma se fate davvero dei dischi secondo me spaccate”. Parola di Daniele Carretti, negoziante di CD, musicista, compositore.
   “Max, tu non ha studiato canto, recitazione, dizione....”
   M: “No, no!”
   E: “Siamo autodidatti. Io ho preso giusto qualche lezione di piano”    
   D: “C'è stato un anno che non lavoravo, ero sempre in casa a registrar cose, ho fatto altri tre progetti musicali. Poi ho detto basta, perchè vado nei matti”
   E: “Io stavo a Bologna. Poi l'ho mollata, son tornato a Reggio. Siam caduti pian piano in questa cosa qua, gli Offlaga, non ho mai pensato di fare niente altro: sono una persona fortunata. Ma insomma sono capace di fare quello che faccio, grafica, documentari, colonne sonore, ne sto finendo una dedicata al Subbuteo”
   M: “Poi c'è stata una intuizione del tutto imprevedibile, il Rock Contest di Firenze. Mandiamo quel mezzo demo, con dentro versioni scrause. Mi chiama Barone, di Controradio, hanno ricevuto 300 demo e devono selezionare 36 gruppi, insomma mi telefona Barone, parla con me come fossi una rockstar, dovete venire assolutamente, vi facciamo suonare in prima serata alla Flog - la Flog... un posto mitologico per noi!- e sai cosa mi è venuto di dirgli? Sì, ma come facciamo con le spese? E lui, scusa ma ti sto dicendo di venire alla Flog e ti preoccupi delle spese? E io: Sì”
   Rockstar si nasce. Del tutto ovvio che quel contest lo vincono loro.

   Ah, vorrei che vedeste con gli occhi la strumentazione che usano, orgoglio di Enrico e Daniele. Ben descritta in ogni album, così come gli altri gruppi mettono i testi e le note: Piano Wurlitzer, Moog Prodigy, Yamaha CS 10, Roland TR 606, Roland SH 101, Mattel Synsonic Drum, Roland GAIA. Mescolate queste sigle d'annata con i racconti di Max, seminate in terra grassa e rovinata, come la nostra, e gli Offlaga escono come esito inevitabile. Dice Enrico: “Ci siamo dati una delimitazione, che è quella della strumentazione musicale. A livello di genere facciamo quello che serve”.
   Questo c'è, negli Offlaga, questo trovate: non le lotte, ma l'eco delle lotte; non i grandi concerti, i grandi raduni, ma il rimbombo di quei concerti, quei raduni. Liberazioni di cui hanno sentito parlare. Cemento che avanza, e terra sempre più lontana. Musica per generazioni che non devono andare più verso il mondo, ora che per scoprirlo, quel mondo, basta star seduti in una Piazza Duomo a vederlo scorrere davanti agli occhi.

   Non voglio far recensioni, riconoscendoli come troppo simili.    
   Ma ci troviamo davanti a questo Gioco di Società, uscito in CD e in lussuosissimo vinile 180 grammi e grafica strepitosa, e occorrerà parlarne. Enrico segue tutta l'ideazione grafica. “La fuga all'estero dei cervelli non riguarda gli emiliani. Noi siamo mammoni, di mamma Emilia - mia mamma si chiama davvero così, tra l'altro! - siamo sempre qua, posso pensare a Genova, a Torino, ma poi non resisterei. Così la nostra città è finita su questo tabellone dell'LP. Una sera stavo guardando RAI Storia e parlavano di un gioco, Corteo. Una città immaginaria, una toponomastica inventata tipo Largo alle Tangenti, le figurine da muovere, c'erano tutti, gli anarchici, Lotta Continua, potevi farti il tuo corteo come ti pareva. La città diventa un plastico rinnovato, luccicante”. Questa l'immagine scelta. “Le città non sono più intelleggibili, anche se sono visibili. Questo perchè non c'è nessuno che si prende la briga semplicemente di raccontarle”.
   “E le canzoni?”
   E: “Noi lavoriamo come se facessimo delle colonne sonore. Il disco nuovo è nato in sala prove. In tempo reale, nato così, puff!, dritto. Una prova di scrittura, due di aggiustamento, fatto”

   La capacità di rendere universali dei microcosmi cittadini, detti con un linguaggio che sembra stare in piedi per miracolo, ma che non casca neanche a spingerlo. La sequoia di Puianello (“la Nora mi raccatta su di peso e mi trascina giù svenuto nella casa del dottore”), Radio Condor Canzoni d'Amore (“e allora ci dispiace più del giusto essere andati a letto presto anche stavolta”), Palazzo Masdoni, sede storica del PCI, oramai perduta (“questo grande edificio antico e nobile trasmetteva autorevolezza e un senso di civiltà fortissimo”).


   “Voi però non parlate per slogan, non fate esortazioni, non lanciate esempi da seguire. Che socialismo è il vostro? E come ci si può immedesimare nelle vostre storie? Come mai dovrebbe interessare a qualcuno la storia di Palazzo Masdoni?”
   E: “Il mito di Reggio rossa è incredibile, quasi imbarazzante, le gente mitizza la nostra terra; non è solo un fattore nostalgia, forse non avevamo fatto i conti con certi fenomeni come Good Bye Lenin; un mix tra mito, fantasia, schegge del passato che si è sparso per tutto il territorio nazionale”
   “Siamo abituati a pensare alla nostalgia attraverso il color verde. Cose tipo: qua una volta era tutta campagna...Voi no. La vostra nostalgia è colorata di grigio. E' una nostalgia che nessuno vorrebbe. Pensate alla distanza siderale che c'è tra il protagonista del vostro Palazzo Masdoni, il custode e compagno Paris Bulgarelli, e un personaggio di carta patinata dal nome simile, Paris Hilton. Sembrano quasi non far parte della stessa razza umana”
   M: “ C'è gente che arriva in pellegrinaggio a Cavriago per vedere l'ultimo busto di Lenin in terra occidentale, dopo aver ascoltato le nostre canzoni. Forse ci dovrebbero dare le chavi della città. Uno è venuto da me in ufficio, e solo alla fine della trattativa mi ha confessato che voleva vedere dove lavoravo. Qualcun'altro è andato a scovare il Chirocefalo Rosso del lago di Pilato sui monti Sibillini” - un autoctono gamberetto spartachista, unica razza veramente oppressa nelle canzoni di Offlaga - “Lo riprendono in video per Youtube, montando la musica di Fermo”   
   E: “Gli era venuto il trip del Chirocefalo, a Max, eravamo sempre in giro per concerti e lui la menava sempre con questa storia del gambero, finchè un giorno gli ho detto: Fermo! Non si è fermato, Max non si ferma mai, ma almeno avevamo trovato il titolo per la canzone”    M: “Era solo un'idea simpatica, tutto qua, ma una volta passata nelle loro mani, nel filtro del gruppo, è diventata qualcosa”
   “Non c'è mai nostalgia per il futuro, nelle vostre canzoni”
   M: “ Non facciamo revival. E sono in difficoltà se devo parlare del presente. Si sfiora sempre la retorica a parlare dell'attualità, si rischia l'effetto megafono. Ho semplicemente pudore della retorica. Mi salvo in corner, raccontando il presente per sottrazione, senza il grande afflato ideale del passato”
   “Il presente riserva per noi solo il portone irremediabilmente chiuso di Palazzo Masdoni?”
   M: “Ricordati che il nostro album si chiama Gioco di Società”

   “Non so se lo sapete, voi in fondo siete un gruppo di musica etnica”
   E: “Beh, la nostra terra è sostanzialmente il nostro orgoglio”
   D: “Anche se per qualcuno siamo un attacco dall'interno”
   M: “Questa è fantastica, quando è uscito Bachelite un critico noto nell'ambiente ha scritto una recensione su Libero, paginone cultura a sei colonne, titolazzo cubitale: ALTRO CHE L'EMILIA DI PRODI - QUELLA DEGLI OFFLAGA E' UNA TERRA DI PROSTITUTE, DROGATI, NAZISKIN. Una lettura geniale, totalmente... assoluta, adesso non mi viene la parola giusta... ah, sì: pretestuosa”
   “L'Emilia, l'Emilia. Ma non vi viene mai in mente di essere razzisti?”
   M: “Infatti ci siamo solo noi; per noi, Bologna è già Romagna”

   “E adesso? Dopo tre album, non potrete parlare sempre e solo delle storie di questa terra. O si può?”
   E: “Daniele ha avuto una idea grandiosa, se l'è già scordata, ma io sono una formichina, faccio il tesoriere del gruppo e tengo tutto sotto controllo. Faremo un album di fantascienza”

   Passo davanti a Palazzo Masdoni quasi tutte le volte che capito a Reggio. Hanno ragione gli Offlaga. Quel portone ormai chiuso, reclama anche adesso il candore di allora.

 

Massimo Zamboni 2012

www.massimozamboni.it

Tag: intervista

Pagine: CCCP Fedeli alla linea Offlaga Disco Pax

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