Malika Ayane - Il cantautore e la diva Intervista

25/07/2011

Un pranzo, tutto qui. Sulla carta lei sarebbe la diva mainstream che colleziona dischi di platino, lui il cantautore che piange miseria. Invece si scopre che la diva davanti a casa sua ha le puttane, che mentre studiava canto alla Scala faceva la segretaria per il suo primo produttore, ma che oggi, alla vigilia di accendere un mutuo, può dire che essere Malika Ayane serve a qualcosa. Lui è Alessandro Raina, voce degli Amor Fou e di molti altri progetti, e anche lui di gavetta ne ha fatta (dal fruttivendolo all'addetto merchandise dei Giardini di Mirò) ma si sente ancora insicuro sulla sua intonazione. Lei risponde: vai a lezione e non rompere i maroni. Malika Ayane e Alessandro Raina a pranzo.

 

Milano. Febbraio 2011, nei giorni del Festival di Sanremo

Alessandro Raina: Ma chi hanno fatto fuori a Sanremo?
Discografica: Marco Menichini tra i giovani, che era quello super favorito, super lanciato, aveva ricevuto un sacco di voti al televoto. Infatti lo davano già per vincitore, poi ieri però son successe delle cose.

Io ho sentito parlare di questo jazzista invece...
Discografica: Si, Raphael Gualazzi (che poi avrebbe vinto, NdA), lui è nostro. È ancora in gara, sembra che la super ribellione dell'orchestra l'anno scorso dopo l'esclusione di Malika sia servita (ridono, NdA). Ora la favorita è Serena Abrami. Ha questo pezzo che piace, che arriva.

Dove arriva? (ridono, NdA). Io comunque questa ragazza, Abrami, l'ho vista a X Factor, e l'ho conosciuta e mi ricordo che mi scriveva sul Myspace perché voleva aprire i concerti degli Amor Fou, con un progetto di cover fusion dei Beatles.
Discografica: Ora invece magari chiederanno a voi di essere gli opening-act di Serena Abrami, di fare la sua tribute band (ridono, NdA).

Ma certo. Io tanto non so suonare, non so cantare, e quindi posso farlo. Lei comunque a differenza nostra dicono sia "arrivata", abbia potenziale discografico.
Malika: Infatti, signore discografiche potete spiegarci cosa cavolo è questo potenziale?

Vabbè, iniziamo. La prima domanda a cui avevo pensato era sul taglio di capelli, perché ho percepito proprio una svolta netta nella tua espressività, che è coincisa con il cambio di taglio.
Ma in realtà il cambio di taglio è stata una conseguenza, perché dopo il primo tour, quando ho iniziato a capire qualcosina, per me è stato come cambiare tutto. Io ero una che aveva proprio un'insicurezza totale, ero in quella fase in cui per non deludere nessuno cerchi di rendere tutti felici. Per il primo Sanremo, ad esempio, ero andata a farmi tagliare i capelli tre volte, perché mi sentivo in colpa a snobbare l'una o l'altra persona. E il primo parrucchiere mi aveva fatto questo taglio ispirato a Josephine Baker, che poi a Sanremo avevo cambiato per l'ennesima volta. Contemporaneamente, in quanto esordiente, avevo il timore che un'immagine troppo forte distogliesse poi l'attenzione da quello che facevo musicalmente.

Perché gli italiani sono distratti, basta una scarpa un po' fuori dalle righe e perdono l'attenzione per la musica.
No, più che altro devi convincere la gente che sei una brava e meritevole di pagare l'affitto cantando. E devi curare un po' tutto. Poi boh, guarda che la gente sta imparando il mio nome adesso.

Guarda che ti conoscono. Noi invece, come Amor Fou, siamo ancora costretti a rispondere alla domanda "di dove siete?", non ci conosce nessuno. Abbiamo fatto il Premio Tenco, siamo stati a "Parla con me" dalla Dandini, ma niente. Oggi ho detto: "Intervisto Malika Ayane" e subito tutti interessati, mi ha chiamato pure mia madre.
No, ma dai. La cosa più forte, che forse è anche indice di popolarità, è quando ai concerti ti chiedono di suonare il tuo pezzo più famoso. Come quando mi fanno dal pubblico: "Malika facce "Foglie"!". In realtà richiedono "Come foglie", che è poi un brano a cui hanno affibbiato tanti di quei titoli, da "Foglie al vento" a "Cadono le foglie", "È piovuto il caldo" o ancora "Maledetta nostalgia".

Lo sai che quest'anno ho fatto prima la cena con Nada e adesso il pranzo con te?
Ah, sì? Senti, ma tu hai origini ebree?

No, che io sappia no, il mio cognome è di origine longobarda.
Te lo chiedo perché la famiglia di mia madre, che era ebrea, si chiamava Rainak, e poi per cause di forza maggiore hanno dovuto cambiare in Raina.

Raina in realtà in longobardo vuol dire "consiglio illuminato da Dio". Pensa che consiglio caduto male. Comunque dai, anche se non ho origini ebree, sono molto credente. Sono stato a Catania per S. Agata e stavo quasi diventando capo bara. Ritornando al discorso dei capelli, alla fine non ho capito niente.
Fondamentalmente, una volta presa coscienza di me, ho cercato di mettere meglio a fuoco le mie idee, la mia identità, di darle una maggiore importanza. In realtà volevo i capelli come Elvis, e ora che li ho fatti mi sento molto meglio.

Malika, tu sei più giovane di me di sette anni, quindi io dovrei ritirarmi?
Beh il mio piano è ritirarmi a 40 anni.

Ma tu quando hai cominciato? Hai fatto scuole?
Io mi sono iscritta al conservatorio perché volevo fare la cantante, in realtà ho iniziato a studiare violoncello perché ero troppo giovane per entrare nelle classi di canto. Poi, un po' per caso, sono andata a fare un'audizione alla Scala e sono entrata nel coro delle voci bianche.

Ma tu all'inizio volevi fare la cantante di musica pop?
Io volevo fare la cantante, che già di per sé non sapevo bene cosa significasse esattamente. Nella mia vita passavo continuamente da Edith Piaf a Claudio Baglioni, da Cindy Lauper a Phil Collins, per dirti. Poi, entrando prima in conservatorio e poi alla Scala, ho pensato che avrei fatto la cantante lirica per sempre, principalmente nell'ottica di trovarmi un lavoro, perché per me entrare nel coro della Scala significava fare un lavoro che mi piaceva, fare diverse trasferte e tournée, ma anche avere uno stipendio fisso.

Non c'era ancora Brunetta e quindi poteva essere un sogno (ridono, NdA).
In realtà era il pensiero razionale di studiare qualcosa che poi in futuro mi avrebbe potuto portare un guadagno.

Quindi a te piace l'opera?
Si certo, vado anche a vederla

E come sei finita alla musica pop?
Quando ero diventata troppo grande per restare nelle voci bianche, a 18 anni, ho iniziato a guardarmi in giro, e ho finito col curiosare in diversi ambiti. Per un certo periodo ho anche suonato il violoncello in un circo e ho fatto la cameriera, poi per circostanze strane son finita a cantare un jingle, e da lì Ferdinando Arnò (compositore e arrangiatore, NdA) mi ha chiamato per un altro jingle ancora. Mi ricordo che mi disse che lui non poteva produrmi, ma comunque mi avrebbe trovato lavoro come sua segretaria. Così ho iniziato a portare i caffè ai musicisti, compresi quelli che poi avrebbero suonato nel mio primo disco. Da lì iniziai a lavorare, magari a cantare sui provini quando mancava qualcuno. Anche perché poi cantare rimane l'unica cosa che so fare.

Ti sei fatta trovare pronta per l'eventualità. Vedi, per questo io dico che è giusto che canti tu e tanti altri smettano. Mi ci metto anche io: noi che non siamo neanche sicuri, perché dobbiamo cantare? Io come tanti altri: è palese che ci sia una maggioranza di incapaci.
Ma non è vero. Prendi Dylan: canta di merda e suona stonato e fuori tempo, però io non so cosa darei per essere Dylan.

Stai dicendo che sono uno che canta di merda, nonostante abbia cantato insieme a Nada "La buona novella". Falla cantare a Dylan se ce la fa (ridono, NdA).
Allora vai a lezione e non rompere i maroni.

Ma vedi io in realtà ho iniziato a cantare e suonare tre anni fa, sono uno che non conosce una nota, ma che comunque scrive le sue canzoni. Insomma, faccio quel che posso. Ho cominciato vendendo le magliette di un gruppo che mi piaceva, i Giardini di Mirò. È capitato di cantare con loro una canzone durante un soundcheck e mi hanno invitato a cantare un brano su un disco che stavano preparando, con degli ospiti alla voce. Finì che scrissi e cantai tutti i testi in tre giorni, e poi mi dissero: "ora devi fare anche i live". Allora mi sono licenziato dal mio lavoro di assicuratore e sono partito in tour. Non ho avuto proprio il tempo di imparare e giustamente la gente si aspettava capacità maggiori.
Questo non è vero, la gente si aspetta energia. Anche per me, i concerti che vengono meglio sono quelli in cui canto male, perché sono più convinta e paradossalmente la gente finisce con il seguirmi di più. Che poi se continui eccessivamente a razionalizzare sulla voce, a rimanere troppo perfetta, impostata, da conservatorio, finisci per impazzire. Io ho iniziato a cantare in italiano solo due anni fa, perché prima alla Scala mi avevano troppo strapazzato, sentivo sempre la voce che andava di qua e di là, e non riuscivo proprio.

Certo che siamo partiti da punti molto diversi: io dalle magliette ai banchetti, tu dalle voci bianche della Scala. Io, fra i tanti lavori che mi hanno portato alla EMI, ho fatto pure il fruttivendolo in una bancarella del mercato.
Davvero? A me è sempre interessata l'antropologia dei venditori del mercato, è un mondo che mi ha sempre affascinato. Visto da dentro com'è?

Beh, in realtà il mercato d
Quello è fantastico, io al mercato di Catania ho fatto il più grande shopping della mia vita. Comunque anche i mercati di quartiere di Milano non sono male. Visto che fondamentalmente sono una casalinga che canta, cerco di non perdermene uno.

Comunque, ritornando al discorso sulla musica, c'è un sottilissimo filo che lega la tua carriera alla mia. Alcuni anni fa, su AllMusic, in una puntata dove veniva presentato il primo ep del mio progetto solista, Casador, mi ricordo che tu cantasti una canzone in inglese accompagnata da un chitarrista. Fu la prima volta che ascoltai la tua voce e mi dissi subito: "Questa farà strada". Dopodiché non ci furono più contatti, finché non ti rividi al Festival, dove cantavi quella splendida canzone, mi tocca dirlo, scritta da Giuliano Sangiorgi, che è uno dei miei idoli.
Sei di un sarcasmo disarmante.

Sono sincero, ti dico. Io con Sangiorgi ci ho fatto anche un viaggio vicino in aereo, mi ricordo che stette tutto il tempo del volo ad accendere e spegnere il telefono.
Io invece ho viaggiato accanto a Michel Gondry, durante un volo per Parigi. Una gran botta di culo, oltretutto su Easyjet. Che poi su Easyjet c'è sempre questo problema che non puoi abbassare di un centimetro il sedile perché dietro c'hai la famiglia coi bambini. È sistematico, te li mettono sempre dietro (ride, NdA).

Nascono durante il decollo, io pure la vedo sempre questa cosa (ridono, NdA)
Oh ma lo sai che, sempre su Easyjet, l'altro giorno abbiamo comprato un posto in volo per il violoncello? Allora ci chiedono: "Ma chi è Mr. Cello?", e noi due ore lì a cercare di spiegare, e loro che ci chiedevano i documenti, una roba assurda.

Tornando al canto, per migliorare da chi mi consigli di andare?
Io ho un'amica che è bravissima, lavora proprio alla Scala.

Credo non sia accessibile per le mie tasche. O forse magari la mia casa discografica, credendo nel mio talento, mi aiuterà (ridono, NdA)
Ma tu, a proposito, come sei finito in EMI?

Non ne ho la minima idea. Praticamente era uscita la recensione de "I Moralisti" su Blow Up, prima dell'uscita fisica del disco stesso per La Tempesta, ed era una recensione clamorosa, disco del mese, e dopo qualche giorno Enrico Romano della EMI ci chiama chiedendoci di ascoltare il disco, che prima di arrivare a La Tempesta era stato anche rifiutato da un paio di etichette indie. Fatto sta che dopo due settimane avevamo il contratto della EMI sul tavolo e io finii col licenziarmi dal mio posto fisso da assistente sarto in un atelier qui a Milano, dove oltretutto guadagnavo anche bene. Tu intanto continui a prendere dischi di platino, piatti di porcellana, prendi tutto.
Malika: In realtà, ti svelo una cosa, io riesco a pagar le bollette grazie alla canzone che ho scritto per Valerio Scanu ("Dopo di me", NdA). Che dai, è un ragazzo che a me sta simpatico.
Discografica: Come quando l'ultima sera di Sanremo eravamo tutti lì a gridare "in tutti i luoghi e in tutti i laghi".
Malika: Ma là eravamo tutti ubriachi. Credo di essere stata l'unica che è andata a ritirare il premio della critica sbronza come un cane. Ma invece... tu dov'è che stai qui a Milano?

Io vivo in Corso Colombo, vicino all'albergo a ore
Malika: Ecco, lui vive in Corso Colombo, io invece vivo a Lambrate di fronte all'albergo delle puttane. E io sarei la mainstream da dischi di platino. Oggi devo andare a firmare la proposta d'acquisto per una casa a Ripa di Porta Ticinese, e devo chiedere un mutuo del 100%
Discografica: E come fai?
Malika: Amici di amici (ride, NdA). Servirà a qualcosa essere Malika Ayane.

E minchia. Ma non ti piaceva Lambrate?
Si, era un bel posto, però sai sui Navigli ci son cresciuta. Poi un conto è quando vivi in una casa con 5 persone, un altro ora che sono con mia figlia, che è come essere con un esercito.

Tu, ora come ora, stai avendo successo, e ti dico che ne avrai ancora di più in futuro, perché quando canti vedo proprio la gente che trae piacere.
Ma meno male, perché se non ne traesse, mi fermerei. Anche se penso che mi fermerò comunque, intorno ai 40 anni, magari dopo aver fatto 5 dischi e 2 progetti alternativi e aver guadagnato abbastanza. Mi fermerò proprio per iniziare a cercare dei progetti giovani o non giovani su cui investire.

Quindi vuoi lavorare anche come discografica?
Io tendo a essere avida rispetto alla voglia di imparare a fare le cose. Ormai mi prendono anche in giro, mi chiedono se per caso voglio anche staccare i biglietti ai concerti. Io ho sempre avuto questa fissazione di entrare per prima e uscire per ultima dai concerti.

In pratica cerchi di costruirti un futuro nella discografia insomma.
Si, ho capito che prima o poi ci sarà un momento in cui tutto andrà male e quindi mi attrezzo (ride, NdA). In realtà ho capito soprattutto che se non parte da te l'attenzione verso quello che fai, non puoi sperare che qualcuno lo faccia al posto tuo. Se non sei tu che porti proposte, soluzioni e fai presente i problemi alla casa discografica, non puoi pensare che gli altri se ne accorgano autonomamente.

Ma quindi sarai tu la nuova Caselli?
No, sarò semplicemente una che ascolta dischi e li vuole far conoscere al mondo. Ascoltare la musica è importante tanto quanto farla.

Infatti io trovo che il problema sia proprio la mancanza d'ascolto, anche nei musicisti. C'è soprattutto mancanza di auto ascolto, e alcune cose finiscono per uscire troppo acerbe. L'altro giorno Angelo Orlando Meloni, che è uno scrittore e poeta siciliano, mi faceva notare che la Einaudi stampa nella sua collana di poesia contemporanea, dove ci sono anche i Nobel, 1000 copie a uscita, perché la tiratura è quella lì e nessun libro finisce per essere ristampato. Ora, se tu pensi che ci sono 20.000 persone che ogni anno pagano per farsi pubblicare il loro libro di poesie di minchia, tirando le somme ci sono 20.000 che scrivono e neanche 1000 che leggono. È una cosa assurda. E tu il tuo libro quando lo farai?
Mi hanno chiesto spesso di scrivere, ma per il momento preferisco cantare, perché ritengo davvero che ci siano molte persone dotate di grande talento narrativo, che alla fine purtroppo non riescono a pagarsi il mutuo coi soldi che guadagnano. E quindi è giusto lasciar fare le cose a chi le sa davvero fare. E questo poi è un discorso che ritorna lì, al sapere o non saper cantare. Io odio quelli che vogliono a tutti i costi diventare cantanti famosi ma che non hanno neanche un briciolo di talento e si rifiutano di ascoltare altre cose. A me studiare Bach, Puccini e Verdi ha aiutato un sacco, ad esempio. Per la tecnica vocale è stato fondamentale. Anche se ora per cantare in italiano ho dovuto disimparare, però sono stati studi e ascolti che mi hanno formato.

Ora che abbiamo finito mi devi fare l'autografo. Lasciami questo piccolo rituale provinciale: io quando vedo personaggi che cantano in tv mi devo far fare l'autografo, come me lo facevo fare dai musicisti che suonavano alla Festa dell'Unità del mio paese, perché mi sembrate venuti da un altro pianeta.

Commenti (1)

  • quartocapitolo 25/07/2011 ore 13:00 @quartocapitolo

    che conversazione splendida. intensa e vera. ho l'impressione, ale, che finalmente ti sia "sbottonato" un po'. e sinceramente ho avuto un po' di pudore nel leggervi, quasi stessi ascoltando dal tavolo accanto. solo un paio di cose, a questo punto: 1) ale sei migliorato tantissimo vocalmente ergo sai cantare. no paranoia. 2)Malika accetta una canzone dal Raina. saluti e baci. àlia

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