Musica per organi a canne: Carlot-ta racconta il suo nuovo album "Murmure" Intervista

Carlot-ta nella chiesa di San Silvestro a ChiaveranoCarlot-ta nella chiesa di San Silvestro a Chiaverano
05/04/2018 di Pietro Raimondi e Chiara Longo

Carlot-ta ha da poco pubblicato il suo terzo disco "Murmure" per Incipit Records/Egea Music (dal 23 marzo negli store digitali, dal 13 aprile nei negozi di dischi). Interamente composto all'organo a canne, tra contaminazioni elettroniche e sonorità arcaiche, l'album è stato prodotto da Paul Evans e sarà presentato live per la prima volta venerdì 6 aprile al Tempio Valdese di Torino, con Paolo Pasqualin alle percussioni e Christopher Ghidoni ai synth e le chitarre, per proseguire poi in tour nelle chiese. Carlot-ta racconta in quest'intervista il suo nuovo album e come sia nata la passione per questo strumento, regalandoci una playlist a tema molto interessante, per scoprire meglio il potenziale pop di questo misterioso strumento.

Come sei approdata allo studio dell’organo a canne?
Suono il pianoforte da quando sono bambina e i miei primi due album ruotano attorno a questo strumento. Nel 2015 il festival “A Night Like This” mi ha proposto un concerto per organo a canne. Inizialmente ero titubante, non avevo mai suonato l’organo e avrei dovuto riadattare tutti i miei brani. Ho deciso però di provare e ne sono rimasta estremamente affascinata. Il concerto alla fine è stato fatto e ne è nata l’idea di questo progetto. L’organo è uno strumento molto diverso dal pianoforte, ma è sempre e comunque uno strumento a tastiera. Si trattava quindi per me di un mondo sonoro completamente nuovo, ma al quale riuscivo ad avere accesso. Non sono un’organista quindi, e mai mi definirei tale, ma in questi ultimi anni ho utilizzato l’organo a canne per scrivere le canzoni che sono poi confluite in “Murmure”.

Di solito è difficile associare questo strumento alla musica popular, qual è stata la molla che ti ha fatto capire che si poteva fare?
Credo che la buona riuscita di quel live sia stato il motore principale. Mi sono divertita molto durante il concerto e mi sembrava che la cosa funzionasse e che avrei potuto esplorare quei suoni. Ho avuto subito un’idea abbastanza chiara di quello che sarebbe stato il concept del disco.

Con che strumenti hai registrato l’album? Hai un rapporto particolare con quei precisi organi?
Il disco è stato registrato con due diversi organi a canne. Il primo è proprio l’organo di quel famoso concerto: uno strumento del ‘700 che si trova nella chiesa di Chiaverano (TO). Quando Paul Evans, il produttore dell’album, ha ascoltato i miei provini registrati con quell’organo, ha pensato che fosse molto importante che lo strumento principale del disco fosse proprio quello. È un organo mesotonico, ovvero gli intervalli tra una nota e l’altra sono intonati in modo diverso da quelli che siamo abituati ad ascoltare. Questo dà un carattere insolito e arcaico ai suoi timbri, ma rende difficile suonarci insieme degli strumenti acustici di altro tipo. Per questo motivo, per alcuni brani abbiamo utilizzato un organo romantico che si trova a Vercelli, la mia città, nella Chiesa di San Bernardino. In generale gli organi sono strumenti molto diversi l’uno dall’altro. Negli altri strumenti musicali è difficile trovare differenze così significative tra un “esemplare” e un altro. L’organo può avere una o cinque tastiere, cinque oppure cinquecento registri…

 

Il disco è stato registrato in vari angoli di Italia e in Svezia, la postproduzione è stata conclusa in Danimarca. Devi aver viaggiato molto per lavorarci: quanto spazio c’è in “Murmure” per la dimensione del viaggio?
Scrivo dei brani molto descrittivi, piuttosto che narrativi. Mi piace suggerire immagini più che raccontare storie, quindi spesso mi ispiro a luoghi. Dunque senza dubbio è un album che si ispira spesso ai paesaggi che ho visto, a quelli che vedo quotidianamente, a quelli che ho vissuto mentre scrivevo e registravo l’album.

Tutti gli strumenti che si sentono in questo disco sono stati registrati in chiese. Che ruolo ha la spiritualità nella tua vita? C’è stato un non so che di rituale nel lavorare là dentro? Te lo chiedo anche perché nel disco hai sonorizzato una poesia di William Blake, "Garden of Love", in cui si citano la cappella con la scritta "Io non devo" e i preti in tunica come figure negative, legate alla moralità forzata e opprimente della Chiesa come istituzione.
Non sono credente, ma ho rispetto per i riti e la ritualità, in generale. Mi affascina, soprattutto quando il rito è atavico e inspiegabile. Nel suonare l’organo a canne poi, è impossibile ignorare la storia dello spazio in cui lo strumento è irremovibilmente collocato e per cui è stato concepito. L’ambiente della chiesa ha inevitabilmente influenzato la scrittura dei testi, in cui ogni tanto compaiono citazioni e riferimenti alla religione, ai suoi testi, ai suoi simboli (che sono però sempre un filtro per raccontare altro). I tempi di Blake sono ormai lontani, e per fortuna il rapporto con le dottrine e i dogmi è cambiato, è più facile sentirsi liberi rispetto a certi dettami (è molto più difficile liberarsi da certi schemi che nulla hanno a che fare con la spiritualità). Quello della chiesa resta però un ambiente difficilmente accessibile. Registrare il disco e suonarlo non è stato e non sarà semplicissimo. Il fatto che l’organo a canne sia vincolato all’ambiente specifico della chiesa ostacola l’utilizzo frequente di questi strumenti, che pure costituiscono un patrimonio musicale e culturale che prescinde dal contesto specifico. Un po’ come se ci fosse ancora una scritta un po’ sbiadita che ti dice “io non devo” sopra. 

Come hai lavorato alla scrittura dei brani? Sono nati direttamente voce e organo o c’è stato un passaggio intermedio, per esempio col pianoforte?
I brani sono nati dallo strumento e dai suoi timbri, quindi direi in modo diretto. Lo strumento è stata la principale fonte di ispirazione.

 

Hai un tuo organo personale o devi sempre recarti in spazi attrezzati come chiese o scuole per suonare? 
No, non ho un organo personale! Da questo punto di vista l’organo è uno strumento molto moderno, rientra quasi nelle dinamiche della sharing economy: dal possesso all’accesso. Questo ha cambiato molto il processo compositivo. Se scrivi in casa tua al pianoforte o alla chitarra puoi decidere di passarci dieci minuti o dieci ore, puoi interrompere e riprendere la scrittura quando vuoi. Per l’organo è un po’ diverso. Ogni volta dovevo raggiungere lo strumento, avevo qualcuno ad aprirmi la porta e un tempo determinato a disposizione. Il che aiuta tanto la concentrazione, per me che sono molto incostante e distratta, ma crea anche un vincolo. Scrivere queste canzoni è stato un po’ come fare un lavoro su commissione, anche se il committente ero io. Ogni volta in cui andavo allo strumento avevo una missione ben precisa. Mi è piaciuto molto lavorare in questo modo, e credo di aver scritto tutti i brani del disco in un paio di mesi.

Come saranno i live di questo album? Cosa prenderà il posto di questi giganteschi organi?
In realtà mi auguro di poter suonare il più possibile l’album con lo strumento per cui è stato concepito. Il tour inizierà non a caso il 6 aprile al Tempio Valdese di Torino, dove si trova un bellissimo organo a canne neo-barocco. Ho però in mente anche una versione trasportabile del concerto. In questo caso immagino di riarrangiare ogni singola traccia per uno strumento a tastiera diverso, per riprodurre e suggerire la varietà timbrica dell’organo a canne.

Trattandosi di uno strumento insolito, potresti consigliarci una playlist di brani a tema da ascoltare?

Tag: intervista

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


    LEGGI ANCHE:

    I Kasabian hanno pensato di rimandare una data del tour per il Derby della Lanterna