Tupamaros - Carpi/sesto S.G., 01-03-1999 Intervista

01/03/1999 di

I Tupamaros sono un gruppo folk di Carpi (Modena) e hanno fatto un disco con la romana Gridalo Forte, da sempre etichetta politicamente schierata a sinistra. Il disco si intitola "Gente Distratta" ed è sicuramente un buon lavoro e vanta anche una bella collaborazione con i Gang. Abbiamo intervistato per email Francesco, voce e chitarra del gruppo.



Rockit: Bhe' iniziamo con la domanda che tutti i gruppi odiano: riassunto della vostra storia e significato e origine del vostro nome...

Tupamaros:Allora, in due parole ti posso dire che i Tupamaros nascono alla fine del 95 come trio (fisa, contrabasso, ed io alla voce e chitarra) chiaramente ispirati dal folk e dalla canzone di protesta, l'idea iniziale era quella di suonare folk stradaiolo,condendolo con testi politicizzati, poi ci siamo accorti che comunque una batteria era necessaria, sopratutto nei locali più grandi, dove il nostro suono risultava troppo scarno. Questo poi è il motivo per cui ultimamente abbiamo inserito una seconda chitarra (elettrica). Per quanto riguarda il nome, beh è una storia lunga, come saprai i Tupamaros erano una formazione rivoluzionaria uruguagia che molto ha ispirato i vari gruppi di estrema sinistra italiani degli anni 70, e ci intrigava molto riprendere un termine che rievoca un periodo e tutta una serie di ideali che la nuova sinistra, quella al potere oggi cerca di cancellare, come se non fosse mai esistito. Aggiungi poi il fatto che abbiamo sempre subito il fascino dell'america latina come territorio meraviglioso da un punto di vista politico, infatti è proprio lì che ci sono stati i migliori esempi di rivoluzione. Se posso aggiungere un altro motivo, questo nome è inconsciamente un tributo al gruppo che più ho amato, e cioè i Clash, che con Sandinista hanno anche loro voluto omaggiare l'america latina rivoluzionaria.

Rockit:Come vi siete trovati con la Gridalo Forte?

Tupamaros:Molto bene, anche se la casa è piccola e le possibilità economiche sono chiaramente poche, ci siamo subito trovati in sintonia, e ti dirò che per noi è un onore incidere per l'etichetta che fu della Banda Bassotti. Forse l'unico problema che abbiamo è che siamo molto "fuori" rispetto al loro catalogo, che è principalmente punk-ska, e quindi difficilmente vendibili nel loro circuito, ma nonstante tutto siamo molto contenti di lavorare con loro.

Rockit:Riguardo ai problemi sociali e politici italiani che spesso rientrano nei testi delle vostre canzoni, nella vita di tutti i giorni pensate di avere a che fare con GENTE DISTRATTA o piuttosto indifferente ed opportunista?

Tupamaros:Purtroppo la nostra vita è piena di gente distratta a volte senza nemmeno essere consapevole di esserlo, talmente legata alla spirale "lavoro-guadagno-consumo per essere come mi impogono di essere" sono le persone che più mi intristiscono. Devo però dire che in questi anni in cui stiamo girando l'Italia mi sto accorgendo che esiste una realtà, frazionata, slegata ma viva che in qualche modo resiste e questo mi fa ben sperare per il futuro.

Rockit:Com'e' nata la collaborazione con i Gang e la scelta della canzone "Il signor Hood" di De Gregori. Eravate piu' attratti dalla musica, dal testo o dalla figura mitologica del compositore?

Tupamaros:La collaborazione con i Gang è nata dall'amicizia, non saprei risponderti in altro modo, un' amicizia che ci lega fin da prima dei Tupamaros e che comunque è stata fondamentale per la crescita del nostro gruppo. Noi non abbiamo mai nascosto la nostra ammirazione nei loro confronti, come persone ancor prima che come musicisti (che peraltro riteniamo grandissimi) e nello stesso tempo quando ci paragonano a loro credo che l'approccio sia sbagliato, in quanto non credo che si tratti di copiare qualcuno ma piuttosto di partire dalle stesse esigenze e modi di vedere le cose. Noi abbiamo preso, come loro, la canzone popolare come veicolo per lanciare i nostri messaggi, e questa è una cosa che parte da lontano, da Woody Guthrie, e passa per Dylan i Clash, Billy Bragg ecc. ecc. Per quanto riguarda "il signor hood" beh, eravamo attratti dalla canzone in sè, da come ci veniva dal vivo, per l'energia quasi punk che riuscivamo a trasmettere con quel brano, e ci piaceva molto cantare un brano di un cantautore di 2 generazioni fa insieme a quello che riteniamo il più grande gruppo italiano, che è di una generazione più anziano di noi (spero che i fratelli Severini non se le prendano, non sto dicendo che sono vecchi, anzi ultimamente sono in formissima) comunque ci sembrava di legare con quella canzone tre generazioni e l'idea ci è piaciuta da matti.

Rockit:Negli ultimi anni l'affetto e l'attenzione verso la musica folk e' andato sempre piu' crescendo. Questo genere di musica e', secondo me, inevitabilmente legato a tradizioni sociali e politiche di sinistra che pero' possono a priori non far avvicinare alle vostre sonorita' un pubblico di idee diverse che forse non disprezza l'aspetto musicale. Vi siete posti questo problema e vi potrebbe interessare, partendo dall'idea dell'universalita' della musica, provare ad allargare la base dei vostri fan?

Tupamaros:Certo che ci siamo posti il problema, poi visto il nome che portiamo la cosa si fa ancora più dura. Che dire, da una parte ci farebbe piacere essere ascoltati senza pregiudizi, e nello stesso tempo siamo orgogliosi di portare davanti al pubblico dei testi che, belli o brutti che siano comunque cercano di far riflettere la gente. Comunque credo che alla fine l'onestà paghi e chi ci ha visto dal vivo possa confermare come noi si cerchi di lanciare un messaggio, senza la presunzione di avere la verità in mano, non siamo predicatori ma un gruppo che mentre ti fa ballare (perchè anche questo crediamo sia importante, in fondo il concerto deve essere un divertimento) prova a farti riflettere.

Rockit: Quali sono i luoghi in cui preferite esibirvi dal vivo (centri sociali, feste cittadine, etc.) e che tipo di spettacolo proponete: rimanete fedeli agli arrangiamenti del CD o puntate al gioioso caos stile MCR, MAU MAU, LOU DALFIN, etc...?

Tupamaros:Per quel che riguarda i luoghi, tutto va bene: dal centro sociale al club, dalla festa di piazza al pub ogni luogo va bene per un concerto dei Tupamaros, e se da una parte nell'intimità di un club si apprezza di più la vicinanza con il pubblico, non ti nascondo che anche nei grandi palchi si prova una certa scarica di adrenalina che ti fa suonare a mille. Diciamo che ci piacciono tutte e due le dimensioni. Per quel che riguarda l'arrangiamento dei brani, è indubbio che dal vivo tutte le canzoni cambiano notevolmente, il nosrto si potrebbe quasi definire il concerto di un gruppo punk al quale hanno rubato gli strumenti elettrici.

Rockit: c'e' una domanda che volevate sentirvi fare e che non vi abbiamo fatto?

Tupamaros:Direi di no, continuate così, e come si dice dalle mie parti "tenete a botta". Ah, spero al più presto di potervi concedere una intervista dal vivo, ti toccherà trascriverla, ma sarà sicuramente piacevole conversare di persona e non davanti ad un monitor. Un saluto dai TUPAMAROS

A cura di Giulio Pons e Luca Birattari, marzo 99

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