René e i darwinisti: cattivi per sopravvivere Intervista

07/05/2012

Hanno fatto solo un EP con sei canzoni. Pezzi strani e surreali, che si fanno ascoltare in loop. Non avevamo idea di chi fossero, così abbiamo fatto loro qualche domanda. Il risultato? Anche René e i Darwinisti sono strani e surreali. L'intervista di Marco Villa.
 

Tutto quello che sappiamo di voi è una copertina che assomiglia a una di Rino Gaetano e sei canzoni. Chi siete?
Siamo due ragazzi e una marmotta di peluche che vivono a nord di Torino in quella zona morta che si chiama Canavese. Due hi-fi rotti come gli amplificatori dei Kinks con i chiodi piantati nelle membrane, che fanno del basso profilo una necessità più che una posa. Gian è operatore video freelance, aspirante regista e cavia umana, Edo è antropologo in divenire e scrittore di riviste da cesso. Abbiamo collaborato musicalmente per anni in svariati progetti segreti riassumibili in una secchiata di EP registrati malissimo che riposano sui nostri rispettivi comodini. Questa è la prima uscita ufficiale. Ad oggi, abbiamo finito il missaggio di un EP rap lo-fi sotto il nome Diplodocus (sottoinsieme darwinista di prossima uscita) per cavalcare la moda dei grandi rettili estinti, e presto concluderemo un altro EP di quattro pezzi con il nostro gruppo garage, i Tuna! (il punto esclamativo è incluso nel nome!).

Un po' di Rino Gaetano nel primo pezzo, poi qua e là gli Ottavo Padiglione e un ritornello ("<3") che potrebbe essere di Dente. Questo per dare qualche riferimento. L'impressione, però, è che di questi collegamenti ve ne freghi davvero poco. Sbaglio?
Non crediamo nell’originalità, siamo per il patchwork, per esplicitare il fatto che nessuno s’inventa niente davvero. Ci affascinano i Flaming Lips che si appropriano di "Father and Son" di Cat Stevens, per esempio. Ci piace rielaborare ma non abbiamo mai pensato a connessioni specifiche con la scena musicale italiana da un punto di vista strettamente musicale, almeno non per questo progetto. Però non escludiamo il fatto che l’ascolto più o meno approfondito di Rino Gaetano, Bobo Rondelli e Dente possa avere influito sulla scrittura dei brani.
Crediamo profondamente nell’interdisciplinarietà, quindi tra le influenze potremmo annotare Maurizio Milani, Jeffrey Lewis, gli In the panchine, Raymond Carver, gli Zombies, Woody Allen, Bill Hicks, l’aviaria, eccetera. Tuttavia la nostra formazione musicale deve molto ad amici cantautori, musicisti (i Tedeschi suonano altri tedeschi, Maurizio Bonino, Roberto dei Drink to MeVernon Selavy, in primis), e ai gruppi nei quali abbiamo militato e militiamo.
Con queste sei canzoni abbiamo sperimentato tutto quello che ci è venuto in mente in quel determinato lasso di tempo. Arrangiamenti, suoni, parole. Senza pretese particolari, senza voler rispettare le regole di un sottogenere qualsiasi.

Il nonsense non andrebbe mai spiegato. Me lo spiegate lo stesso? Come nascono le idee per i testi? Associazioni di idee casuali o c'è un metodo sistematico e ineludibile?
Le idee nascono quasi sempre dall’osservazione, dall’esperienza. Le liriche di "Overland" ad esempio sono state ispirate da un incontro realmente avvenuto. Anche scrivere su una rivista umoristica ("SPORCO") ci ha aiutato nel coordinare meglio un immaginario pop patinato e una scrittura nonsense. Ma per quanto riguarda la traduzione delle idee in testi, noi solitamente costruiamo decine di piccole tende berbere in cortile con grissini e carta da forno. Dopodiché liberiamo i gatti in mezzo al villaggio sperando che i resti morsicati delle strutture rivelino segni che poi noi possiamo tradurre in italiano con google translate. Comunque è anche successo di restare a fissare per ore quel ramo del lago di Como.

Tra Terence Hill, Mike Bongiorno, Sardella e la famiglia Carrisi ci sono parecchi riferimenti trash nei vostri testi...
Forse perché i personaggi trash sono più facilmente spendibili. Nell’immaginario comune non hanno alcuna profondità, sono caricature che si spartiscono i tormentoni ed occupano uno spazio pubblico, non elitario. Vivono nei racconti della gente e dei racconti della gente. Noi li sfruttiamo per creare connessioni devianti ma immediate, spogliandoli del loro habitat naturale. Non abbiamo alcuna intenzione di “ucciderli”, ci basta dare loro un tramezzino e una carezza. Tipo l’orso Knut. (A dire il vero il nostro intento originario era quello di trasformare Mario Draghi in un’icona trash al pari di Loredana Lecciso, quindi l’abbiamo circondato di un intero star system!)

Sono soprattutto testi cattivissimi, sempre incazzati. C'è chi aspetta che gli avvoltoi banchettino e chi invece prende direttamente in mano il fucile a pompa e fa giustizia da solo.
Nelle relazioni interpersonali, di qualsiasi genere esse siano, c’è sempre qualcosa di frustrante, di represso. Il conflitto nelle sue diverse forme è cosa che vale la pena raccontare senza che ci sia bisogno di prendere una posizione. La morte violenta, fisica e metaforica, invece è la chiusura più immediata e trionfale per una storia. Forse ne abbiamo abusato. Anche se in fondo è stata affrontata con una certa leggerezza, o ironia, o nichilismo. Alla fine è un po’ come se sparassimo in aria come i libici dopo aver perso definitivamente la fiducia nelle istituzioni.

C'è un legame tra la cattiveria e la selezione naturale?
Nel nostro mondo occidentale fondato sull’individualismo, sì. La cattiveria diventa una strategia di sopravvivenza ed è essenziale avere una certa capacità dialettica per tentare di mascherarla, a se stessi e agli altri (questo non significa che noi abbiamo quella capacità, né che siamo cattivi, né che ci sentiamo a nostro agio). Semplicemente parliamo della cattiveria. Raccontiamo piccoli drammi che stanno ficcati tra gli ingranaggi di grosse macchine buffe e violente. Descriviamo lo sguardo del pulcino sul rullo che non ha ancora capito bene che sta per diventare una pepita di pollo, ma ha come una sensazione negativa.
Siamo di nuovo andati fuori tema

Infine, la domanda più importante. Mi spiegate il fascino della leggera peluria alla Sarah Palin?
Non so se è affascinante. In fondo dipende tutto da come si orienta la moda primavera estate 2012. Inizieremo col fare interminabili passeggiate sul lungomare coi baffi ridotti ad una leggera peluria. Magari funziona, magari ci picchiano. Per fortuna le mode restano passeggere nonostante la scomparsa delle mezze stagioni.

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