Omertha - Caulonia (RC), 27-08-1998 Intervista

27/08/1998 di

Una serata di fine estate, un caldo notevole e cinque giovani musicisti "che scrivono e cantano i loro giorni di sole e le loro solitudini, liberi da costruzioni musicali o liriche preconcette". Domenico (voce), Guido (chitarra), Salvatore (chitarra), Pietro (basso) e Paolo (batteria) provano a spiegare il concetto, e non solo…



Rockit: Come nasce il gruppo e in che periodo?

Omertha`: La formazione nasce alla fine degli anni ’80 con intenti non ben definiti. Strada facendo ci siamo ritrovati con una specifica identità e le idee partorite ci sembravano abbastanza valide per poter portare avanti un nostro discorso personale…

Rockit: …e quindi è inevitabile fare riferimento all’evoluzione del vostro percorso musicale…

Omertha`: Al massimo involuzione (risate)! Scherzi a parte, possiamo dirti che noi siamo partiti senza costruire alcunché a tavolino, siccome quando cominci a suonare non stai a pianificare nulla. È in pratica una ricerca fin quando non trovi uno stile, qualcosa che ti caratterizza, soprattutto se si tratta di un gruppo, sintesi di personalità singole…

Rockit: Ad esempio, l’arrangiamento blues su "Ieu minda futtu" (canzone del primo album, nda) denota un tentativo d’imitazione…

Omertha`: Diciamo che quello è un caso sporadico perché lì citavo (è Guido a parlare) il riff di "Voodoo chile"; ma quelle sono cose che fai in gioventù, quando ti formi musicalmente. Ora penso che il nostro sound cerca di trovare spazi in un certo senso ‘autonomi’…

Rockit: C’è qualche tappa importante in cui il business musicale si è accorto di voi?

Omertha`: La parola ‘business’ diciamo che è decisamente grossa per gli Omerthà! Certo è una soddisfazione poter dire che "Sulinta" sia distribuito dalla RTI, perché è un passo avanti rispetto al solito discorso dell’autoproduzione. Ma non è da sottovalutare il lavoro dell’Equipe, la nostra etichetta, che ha contribuito tantissimo…

Rockit: Musica e testi come nascono?

Omertha`: A differenza di quanto leggi nel booklet tutti e due gli ‘aspetti’ non sono solo il prodotto di Domenico e Guido, ma di una grande famiglia. Molta gente contribuisce al nostro lavoro, soprattutto per quanto riguarda la stesura dei testi. Quando si tratta di noi pensiamo però che le liriche nascano dalla terra, ovvero da ciò che vivi, mentre la musica dall’aria, nel senso che la capti e la filtri per poi rielaborala. Per realizzare il prodotto ‘quasi finito’ ci affidiamo alla cantina, luogo in cui cerchiamo di raccogliere qualcosa da portare poi in studio…

Rockit: Rispetto al primo disco "Importé d’Italie" il vostro sound si è decisamente indurito, a tratti quasi spigoloso. Non a caso avete perso per strada le tastiere: scelta o necessità ?

Omertha`: Noi non la vediamo proprio così! Diciamo che viene spontaneo solcare nuove strade e col tempo cambi idee. Ad esempio "Res" è forse la nostra prima canzone ed è in italiano; ciò non ha significato che non potessimo usare il dialetto o tutti e due contemporaneamente. Ecco perciò che in "Sulinta" ci sono episodi di vario genere, sia a livello di arrangiamenti che di alternanza tra lingua italiana e idioma dialettale. Nessuno ci ha mai posto dei limiti nelle scelte, né mi sembra che noi si abbia voglia di ricalcare dei cliché…

Rockit: E in fondo anche le storie che raccontate hanno un po’ matrici ispirative diverse: da "Telegiornali" a "U zingaru e u bucaneri" ne è passata di acqua sotto i ponti…

Omertha`: Forse è tutta una questione d’età: in base al periodo che vivi le tue canzoni riflettono il tuo stato di crescita. La seconda canzone che tu citi è una storia molto particolare che fa parte del nostro background e che solo adesso è venuta a galla…

Rockit: E di pezzi come "Na botta" che mi dite?

Omertha`: Anche qui traiamo spunto dalla realtà: è una storia vera, come molte altre, che ha scritto una persona esterna al gruppo entrata nel tunnel della droga. Ci ha colpito e abbiamo deciso di scrivere una canzone senza stare a pensarci più di tanto…

Rockit: Un brano come "Tre minuti" ha riferimenti specifici alla tv?

Omertha`: Non proprio. Diciamo che la tv è presa di mira in quanto è uno strumento che manipola la coscienza e la conoscenza. In realtà la canzone non doveva durare di più di quello che ci eravamo prefissi nel titolo; alla fine siamo voluti andare controcorrente, sia perché abbiamo avuto da dire più cose, ma anche per provocare coloro che ci accusano di essere degli ‘esperti’ nell’allungare il brodo…

Rockit: La registrazione del disco com’è avvenuta? Siete entrati in studio con idee già ordinate o vi siete affidati all’istinto?

Omertha`: Precisiamo che noi abbiamo poco interesse, poco tempo e pochi soldi per fare lavori elaborati in studio. L’ultimo album è nato in sala di registrazione completamente dal vivo, e brani come "Zombi power", ad esempio, hanno trovato una nuova veste rispetto all’edizione del singolo; ma tutto è stato molto spontaneo, senza alcuna pianificazione, perché se le idee le avevamo erano comunque confuse e molti brani prima di essere incisi non erano stati suonati che due, al massimo tre volte…

Rockit: Insomma, una sorta di session che magari spiega una vaga impronta psichedelica mista alla drammaticità…

Omertha`: Sarebbe un lungo discorso, ma il succo è che "Sulinta" è carico di emozioni varie: sofferenza, noia, frustrazione, che non le trovi nei credits ma le vivi. Naturalmente le canzoni che scrivi riflettono lo stato d’animo e quello che ci piace viene fuori, a prescindere dal genere o dalle etichette…

Rockit: Aver ottenuto la distribuzione della Rti è uno dei punti di arrivo o un punto di partenza?

Omertha`: Consideriamo sia entrambe le cose: un punto d’arrivo perché speri sempre che il tuo lavoro possa arrivare a tutti. Nel contempo è da queste piccole certezze che dobbiamo ripartire se vogliamo fare sempre meglio.

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