I C+C=Maxigross tornano con un ep in italiano: ascoltalo e leggi l'intervista Intervista

Tutte le foto sono di Stefano BellamoliTutte le foto sono di Stefano Bellamoli
28/11/2017 di

Grandi novità in casa C+C=Maxigross: la band di Vaggimal, dopo molti anni e molte esperienze cantando in lingua straniera, ha deciso di pubblicare un breve ep in italiano, con tre pezzi nuovi che aprono tante nuove possibilità. Per l'occasione su Rockit vi presentiamo tutto il lavoro in anteprima, con il nuovo video e un'intervista a Tobia, che ci spiega questo (bellissimo) cambiamento.

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Avete definito il vostro ultimo lavoro “Nuova speranza” il “frutto di una profonda trasformazione interna alla band”, ma soprattutto è il vostro primo lavoro in italiano. Raccontaci com'è nato.
Il nostro ep si inserisce all’interno di un profondo cambiamento della band che è un collettivo e dunque, per natura, in continua mutazione. Dagli esordi a oggi, il nucleo di partenza è entrato in contatto con molti artisti attivando ripetute collaborazioni: quella con Miles Cooper Seaton, musicista e produttore dei C+C, è di sicuro una delle più significative. L’ultimo disco risale a due anni fa e da allora sono cambiate tantissime cose. Dal momento in cui abbiamo sentito l’urgenza di volerci esprimere in italiano, dopo anni in cui abbiamo vagato intorno all’inglese, ci siamo sentiti pronti a scrivere pezzi in modo diretto, più spontaneo. La scrittura senza filtri è stata una scoperta bellissima perché scrivere canzoni, attraverso la lingua in cui ti esprimi da quando sei nato, ti permette di essere più autentico. Con l’inglese, ci sentivamo più internazionali, più vicini al mondo. In realtà facevamo solo riferimento ad un certo tipo di cultura anglo-americana che ci aveva influenzato. In questo disco siamo meno derivativi e più autentici. Osservare attentamente la realtà ci induce ad un confronto serrato, analizzando sempre più noi stessi: questa ricerca è al centro del disco. Molte tematiche lo caratterizzano: il viaggio, la speranza, il cambiamento, i migranti. Noi veniamo da Verona, una città difficile e complessa per certi aspetti, ma che possiede anche una forte storia di solidarietà legata all’Africa. Nel disco parliamo anche di questo.

Cosa ci dici della canzone dell’ep scritta e interpretata da te (Tobia ndr)?
Intanto le canzoni di questo disco partono da esperienze dirette di vita reale e vissuta, tuttavia giungendo a una visione d’insieme che assume il carattere di storia universale. “Torna a casa” parla della dimora come luogo stabile in grado di garantire sicurezza e protezione; in realtà ogni luogo è una casa sicura se ci si sente in pace, in armonia col mondo. Questo senso di apertura è però in controtendenza con alcuni slogan politici a cui siamo abituati ed in cui l’inclusione non è contemplata. La mia canzone afferma in modo convinto che ci si può sentire a casa in ogni parte del mondo.

Ogni ritorno comporta un viaggio.
Il viaggio è ciò che caratterizza la nostra vita. Cercare la propria casa, come dimensione esistenziale in cui stare bene, sentirsi accolti e in serenità con tutti, è il senso di ogni viaggio. Qualcuno ci mette pochissimo, qualcun altro ci impiega una vita.

Il viaggio alla scoperta di se stessi poi, quello dura veramente una vita.
Ed è al tempo stesso il più insidioso e il più affascinante. Di certo ognuno di noi intraprende un viaggio e molti individui a volte sono costretti a mettersi in cammino, a fuggire dalla propria terra senza averlo deciso spontaneamente. Indagare la realtà e comprenderla fino in fondo è diventata per noi un’esigenza, un’urgenza da dover riferire nella nostra musica.

Dunque quando dichiarate che il vostro disco è frutto “della ricerca dentro se stessi di un ruolo umanista” intendete questo?
Le tematiche delle tre canzoni dell’ep girano intorno a questa considerazione: “Torna a casa” è un viaggio alla ricerca di un luogo tutto proprio dove star bene e che ogni persona, a suo modo, ha il diritto di esplorare; “Nuova speranza” parla di migranti. Niccolò l’ha scritta dopo aver incontrato per strada un ragazzo africano che gli ha raccontato un sogno: riempire di senso il suo viaggio, come visione universale di fare della propria vita un sogno. “L’averla” è un ricordo sospeso nel tempo, quando il mondo era ancora un luogo incantato da scoprire.

Il titolo dell’ep parla di speranza. La speranza è un concetto che si riferisce al futuro. Implica un’aspirazione verso il domani nutrita di buoni propositi, uno slancio ottimistico verso ciò che accadrà. Come vivete il presente in questa prospettiva?
Domanda interessante. Il presente è ciò che esiste davvero, il passato è accaduto, il futuro arriverà. È importantissimo concentrarsi sul presente per costruire il nostro domani. D’altra parte ciò che siamo ora, fa anche i conti con ciò che eravamo e ciò che saremo; dunque tutto è in connessione e ruota intorno al senso di responsabilità individuale. Per noi significa fare musica con l’intenzione di comprendere al meglio la nostra realtà.

C’è un grande impegno sociale nel vostro lavoro.
Le canzoni del disco parlano di questa nuova presa di coscienza da parte della band che si è sempre impegnata a livello sociale. A questo proposito il progetto Stregoni ci rende orgogliosi: due musicisti italiani (Marco Bernacchia aka Above The Tree e Johnny Mox), nostri amici, girano per l’Italia collaborando con musicisti e ragazzi rifugiati nei centri d’accoglienza, allestendo con loro spettacoli teatrali. Il focus è la musica come mezzo per sentirsi tutti parte di qualcosa, un momento che va oltre le parole e che unisce. Marco Bernacchia vive a Verona e noi abbiamo avuto la fortuna di prender parte al progetto nella nostra città. Per i C+C l’importante è il progetto e la divulgazione del messaggio in cui si crede, poco importa chi di noi lo fa girare.

Rispetto ai precedenti lavori, un bel cambio di prospettiva mi viene da dire.
Assolutamente sì: ora facciamo musica con un’altra attitudine. Ciò è avvenuto in modo spontaneo, senza nessuna pianificazione, e oggi la strada artistica da percorrere risulta più chiara. Se guardassimo indietro ci accorgeremmo di aver realizzato molte cose interessanti insieme, ma solo ora siamo più consapevoli della nostra musica. Miles Cooper Seaton, come dicevo, ha contribuito moltissimo a questa presa di coscienza. Ora è il nostro più attivo collaboratore, produttore e amico. Da americano ci ha fatto capire quanto sia importante esprimersi attraverso la propria lingua e la propria cultura, noi che invece abbiamo sempre ritenuto insostituibile la sua. La bellezza della musica è creare un ponte tra culture diverse, farle dialogare, metterle in comunicazione. Ecco perché l’italiano ha cambiato le nostre canzoni, focalizzandoci sull’espressività e non più su condizionamenti musicali. Non so cosa succederà in futuro ma di certo il nostro presente è carico di “nuova speranza” perché facciamo ciò in cui crediamo e lo facciamo con convinzione.

Tag: intervista nuovo ep nuovo video

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