I C+C=Maxigross e la psichedelia montanara, ovvero: come fare musica che ti fa star bene Intervista

C+C=MaxigrossC+C=Maxigross
03/12/2014 di

Psichedelia tanto gentile quanto acida. Nato dall'incontro con il norvegese Martin Hagfors – che tra i tanti ha collaborato con i Motorpsycho e i Jaga Jazzist - il nuovo ep dei C+C=Maxigross è uno dei nostri dischi dell'anno. Era d'obbligo approfondire, e nell'ordine si ragiona su: cosa vuol dire suonare tra i monti lessini, come si lega il territorio provinciale italiano ai grandi nomi americani come Crosby Stills Nash & Young o, molto più semplicemente, cosa significa fare musica oggi. L'intervista di Renzo Stefanel.

Cominciamo con la domanda cattiva, giusto per rendermi antipatico subito: ma C+C=Maxigross quanto è brutto come nome? Ma dai, perché? 
(Ride, NdA) Effettivamente è un nome bruttarello! Però si ricorda anche per questo. La storia del nome non è per niente poetica, anzi. L’abbiamo scelto a caso, senza tanti ragionamenti, ancora quando non avevamo neanche un batterista. Non volevamo nomi italiani pretenziosi o all’inglese, spesso poco credibili. È un nome molto simile a una catena di Cash & Carry veronese che si trova in tutta Italia e ci sembrava abbastanza assurdo come la musica che volevamo fare, in qualche maniera ci rappresenta. Tra l’altro solo anni dopo negli US abbiamo realizzato il suo vero significato: Cash & Carry = Supergrezzo… e abbiamo ricevuto i complimenti per il nome pure dal tastierista di Jonathan Wilson!

La musica invece è molto bella: ma quanto si stona a far psichedelia a Verona?
Per fortuna che la musica è la cosa più importante. Di psichedelia a Verona non ce n’è molta, però ci sono tante bande interessanti! Storicamente i più importanti sono sicuramente i Rosolina Mar, trio strumentale assolutamente fotonico, purtroppo sciolto. Attualmente noi con la nostra etichetta discografica Vaggimal Records stiamo cercando di lavorare molto sul territorio, registrando, producendo, promuovendo e organizzando eventi con gli artisti che ci piacciono e con cui ci troviamo in sintonia, dal folk tradizionale della Contrada Lorì al cantautorato degli Schneider Nur, passando per il country dei The Aroostercrats, i loop vocali di Andrea Lovato e il side project del nostro batterista Cru On Space, che fa low fi.

Il vostro primo album, “Ruvain”, esibiva il titolo in cimbro. Quanto siete legati alle radici della Lessinia? E quanto questi incidono sulla vostra musica?
Le citazioni cimbre sono un omaggio ad una terra in cui abbiamo passato tanti momenti della nostra vita, dall’infanzia all’adolescenza fino ad oggi, quindi inevitabilmente ce la portiamo dentro. Per noi montagna, prati, mucche, neve, latte ed estate equivalgono alla Lessinia! Col fatto che i nostri dischi vengono registrati in questa terra e ci organizziamo pure dei concerti (l’estate scorsa abbiamo organizzato la prima edizione del Lessinia Psych Festival con ospiti come Jennifer Gentle, Miles Cooper Seaton degli Akron/Family e The Assyrians tra i tanti) è assolutamente parte integrante del nostro sound, tant’è che oltre alle band della nostra etichetta registriamo anche altri artisti esterni al nostro giro che ricercano proprio questo suono. Tornando al Cimbro nessuno di noi lo parla, ma abbiamo voluto omaggiare questo lato poco conosciuto della nostra cultura in quanto è uno degli aspetti unici e misteriosi di queste montagne così poco frequentate. Una lingua morta che sta scomparendo, è molto affascinante anche se un po’ triste.

Nella vostra bio citate Crazy Horse, Grateful Dead e Os Mutantes come numi tutelari. Sentendo il nuovo disco, a me vengono in mente, invece, la Incredible String Band, i Fairport Convention, i Fleet Foxes, Sufjan Stevens, lo Stephen Stills acustico, a volte perfino Jesus & Mary Chain e Ride. Quali sono le stelle che orientano il viaggio della nave C+C=Maxigross?
I gruppi che citiamo nella bio sono presi come riferimento di attitudine più che di sound, ed effettivamente quello che noi ricerchiamo nella musica è anche quello che facevano quei tre grandi gruppi: l’intensità di Neil Young e i Crazy Horse, le jam dei Grateful Dead e la pazzia degli Os Mutantes… diciamo che stanno alla base di una marea di altre influenze. I nomi che hai citato tu sono eccezionali, adorabili e ci ispirano molto. Poi è bello vedere come a volte ricordiamo gruppi che non abbiamo praticamente mai ascoltato come The Jesus & Mary Chain e i Ride… coi Fleet Foxes (gruppo che stimiamo moltissimo) diciamo che condividiamo molto quello che gli ha ispirati, mentre loro non li abbiamo mai presi molto come esempio… CSNY se mai… (ride, NdA)

Come avete conosciuto Martin Hagfors? Come è stato lavorare con lui? Quanto c’è di Hagfors e quanto di C+C in questo disco?
La collaborazione con Martin è nata da un’idea di Damiano del nostro booking Modernista. Siccome gli aveva già organizzato dei tour solisti italiani negli anni scorsi questa volta gli ha proposto una collaborazione con noi dato che musicalmente abbiamo tanti punti in comune. Lui ci piaceva moltissimo, e tutto l’ambiente norvegese dove è inserito (HGH, Home Groan, Jaga Jazzist e Motorpsycho) è per noi sempre stato di grande ispirazione, quindi quando ha accettato è stata pura magia. È arrivato a Vaggimal, abbiamo registrato sei brani tratti dalla sua discografia riarrangiandoli assieme e poi è partita una prima tranche di tour in tutta Italia. Adesso che il disco è uscito abbiamo fatto un’altra bella tornata di concerti, per il futuro si vedrà... diciamo solo che non è finita qui. Martin è un songwriter fantastico, una splendida persona e ora un amico, quindi la collaborazione sicuramente continuerà, chissà come non si sa ma è questo il bello.

Il tour come è andato?
Diciamo che questa seconda tranche autunnale è andata meglio della prima che avevamo fatto la scorsa primavera: questa volta affluenza media, tenendo conto che al Locomotiv di Bologna abbiamo suonato un mercoledì piovosissimo (almeno il pubblico era caloroso), Treviso è nel territorio veneto dove ormai si è consolidato un buon seguito e Verona è casa dolce casa e ci si scalda sempre il cuore. Nota dolente la data di Roma al Circolo degli Artisti annullata con un preavviso di 24 ore senza tante giustificazioni. La figuraccia che riusciamo a fare noi italiani con un musicista che vive e lavora professionalmente in Norvegia ve la lascio immaginare. Nota positivissima: il bel live su Radio 2 nel programma Rock and Roll Circus condotto da Pier Ferrantini e Carolina Di Domenico, ci siamo divertiti un sacco e loro due sono mitici.

Non so a voi, ma a me pare che mentre le band classic rock hanno prodotto opere che apparivano destinate a durare, per la ricchezza di quello che avevano dentro, oggi pochissimo dà questa sensazione e quasi tutto appare carino, gradevole, ma inessenziale e prescindibile. Il vostro parere?
Siamo perfettamente d’accordo. Spesso ci capita di riflettere su questa annosa questione: com’è fattibile creare della musica nuova, fresca e innovativa nel mondo del pop rock di oggi? Ce n’è bisogno? Poi però mettiamo su un disco di Jonathan Wilson e diciamo: “Ok, non c’è niente di nuovo però è delizioso, ci fa stare bene e abbiamo voglia di riascoltarlo tanto quanto il primo di David Crosby”. Quindi forse non bisogna pensarci troppo, basta lasciarsi andare e fare quello che ci fa stare bene.

Vero, Jonathan Wilson è un grande. Vi riconoscete o no nel fenomeno della Italian Occult Psichedelia?
Direi proprio di no! Detto nella maniera più rispettosa possibile. Ammiriamo moltissimo le band inserite in quel movimento (se possiamo chiamarlo così) e molte di loro le conosciamo personalmente come Mamuthones e Mai Mai Mai, però la loro è una musica molto oscura che procede verso altri lidi rispetto ai nostri. È un fenomeno interessantissimo e siamo molto contenti che stiano ottenendo una meritata visibilità nel settore estero, non ultimo l’ep dei Mamuthones che uscirà per la rinomatissima label inglese Rocket Recordings. Noi se mai possiamo finire nel fenomeno non ancora nato della Italian Mountains Psychedelia!

Commenti (1)

  • Faustiko Murizzi 07/12/2014 ore 19:42 @faustiko

    Fra i dischi dell'anno, probabilmente non solo fra quelli italiani. Bravissimi.

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