Iori's Eyes - Cercasi anima gemella Intervista

Le foto sono di Jacopo FarinaLe foto sono di Jacopo Farina
12/03/2012 di

Esce "Double Soul" ed è una conferma. Le canzoni hanno trovato la giusta forma (stupisce siano così dub) e i due rimarcano quello che a loro è sempre importato: l'arte prima, il marketing poi. Non ci si aspetta invece di sentire nomi come Amy Winehouse, Lady Gaga, Madonna, o frasi come "ho educato i miei genitori". Ci raccontano il disco, affrontano il discorso "lasciare o meno l'Italia" e molto altro ancora. Sandro Giorello li ha intervistati.
 

L'avete sentito il nuovo singolo dei Beach House? E' uscito oggi.
Clod: Non l'ho ancora sentito, è uscito oggi? Sapevo che doveva uscire a giorni.

Le vostre prime canzoni erano piuttosto vicine al dream pop, come siete finiti a fare dub?
Sofia: Sono io quella più dub. E' partito tutto, lo si sarà capito, da un concerto folgorante di James Blake. Lo conoscevo già, poi sono andata al concerto e ho detto “ohhh mio dio, questa cosa è meravigliosa...”. Poi, c'è stato tutto un percorso nel soul, nel dub delle origini, tipo gli Upsetters, Lee Scratch Perry, queste cose un po' vecchie. Era una musica che si adattava bene all'esigenza di svuotare, togliere.

Non avete paura che questi suoni invecchino troppo presto? Dopotutto le cose alla James Blake e il soul/dubstep che è seguito è passato di moda in fretta.
S: Possibile... non credo però. Non ci interessa nemmeno così tanto.
C: Fondamentalmente il nostro disco non è dubstep, ha un qualcosa.... ma non c'è quel crescendo, quell'esplosione, quell'essere martellante. Il nostro, semplicemente, è un disco pop.
S: Ci sono sonorità diverse, puoi sentici Madonna di “Erotica” come James Blake.

Come ha lavorato questa volta Federico Dragogna? E' uno di quei produttori aggressivi che vuole lasciare un suo marchio ben preciso?
C: Questa volta lo è stato meno, è stato più uno scambio tra tutti, abbiamo messo insieme i nostri gusti e abbiamo lavorato più tranquilli. Avevamo anche molto più tempo rispetto alle produzioni precedenti, ce la siamo presi con calma, è nato pezzettino dopo pezzettino.
S: I primi due ep li abbiamo registrati in due settimane, questo ci abbiamo messo almeno tre mesi.

L'avete registrato un po' a Milano e un po' ad Amsterdam, perchè?
C: Ad Amsterdam ci siamo andati perchè Fede era là, ha questa abitudine di andare fuori Italia a fare l'eremita, si chiude in una casa e fa le sue cose dei Ministri e per tre settimane/un mese non c'è per nessuno. Siamo andati a trovarlo e ci siamo messi a produrre i primi quattro pezzi.
S: E' anche un bel posto dove registrare, ovvio (sorride, NdA). Ti stacchi da Milano, respiri aria un po' diversa.
C: Se suona così è anche merito delle cose che abbiamo visto e vissuto in quel periodo.

Ci avete messo così tanto a scriverlo ma poi è bastato qualche giorno fuori Italia per farsi influenzare?
C: Sì, è stato così. I pezzi sono stati scritti nell'arco di un anno, ma erano tutti da finire... quando scriviamo solitamente facciamo piano-basso-batteria, o chitarra-basso-batteria, poi in studio capiamo che forma dare alle cose, e la forma, fondamentalmente, la scegliamo all'ultimo. Qui la forma non è stata scelta da un “oh, non sappiamo cosa fare”, ma dal “oh, ci sta venendo super naturale, seguiamo il flusso”.

Andate a vivere ad Amsterdam allora.
S: Al momento è un po' difficile... dovremmo organizzarci un attimo, a livello di vita intendo.
C: Abbiamo tutto qui.

L'Italia non è limitante per la vostra musica?
C: Magari sì, magari no... Non abbiamo mai avuto così tanta carne da mettere sul fuoco per dire “andiamo via da qua” o “rimarremo sempre qui”. Vediamo, ci stiamo lavorando, non ti nascondo che vorremmo fare anche date all'estero.

Beh, i vostri primi concerti in assoluto li avete fatti partecipando a festival stranieri.
C: Si, ma al momento i concerti devono essere fatti in Italia. Non facciamo mille persone a data, se ne facciamo cinquecento qui vuol dire che a Londra, ad esempio, ne faremmo cinquanta. Sono contento di come abbiamo lavorato, era giusto fare le cose pian piano, era importante farsi la tempra, farsi le ossa, avere una buona dimestichezza con il palco. All'estero non si fanno troppe pippe, il live deve reggere bene, vogliono uno spettacolo che sia bello, che arrivi, come è giusto che sia. Noi, tolto le prime date fuori che ci sono capitate, siamo sempre stati un gruppo da salaprove. Quando abbiamo iniziato a capire che sul palco ci volevamo stare davvero allora ci siamo impegnati sul serio per fare le cose al meglio, e farlo in Italia è stato utile, ne abbiamo viste di tutti i colori.

Da questo disco cosa vi aspettate?
C: Che la gente lo capisca, che lo ascolti, che si riesca a suonarlo il più possibile dal vivo... Non è che ci siano chissà quali aspettative, non facciamo le cose per avere un tornaconto.

In che senso?
C: Non credo che sia la nostra cosa arrivare al successo più sfrenato. Quello che succederà succederà, fai un disco perché hai l'esigenza di farlo, non c'è dietro chissà quale obiettivo.

Però... avete già fatto due ep, ora che avete in mano il disco con la D maiuscola vi basta che la gente lo ascolti? Non c'è un minimo di progettualità in più? Non è un po' troppo naif come approccio?
S: (Lungo silenzio, NdA). Non lo so, io non ho mai pensato a come fare un disco, lo fai e basta. Forse siamo un po' naif in questo, è vero.
C: Non mi strapperò i capelli se non mi ascolteranno in tutta Italia, in tutta Europa, o che ne so, in America. Non riesco a capire perchè si debba per forza avere in mente un percorso ben preciso e non far sì, invece, che il percorso arrivi da sé.

Perchè in Italia la torta è piccola e sono in tanti a volerla.
C: La ciliegina se la mangerà chi se la merita, magari non saremo noi. Noi possiamo solo fare bei dischi, bei video, fare cose con una loro importanza artistica. Perché nulla è accessorio, il video è il video, il pezzo è il pezzo, si uniscono perchè stanno bene inseme, ma il video, ad esempio, ha un'importanza a sé. Tutti i contenuti che vedrai pubblicati in futuro avranno un loro significato. Sia io che Sofia abbiamo fatto il liceo artistico, abbiamo una formazione di un certo tipo, non siamo solamente due persone che suonano, siamo curiosi ben oltre la musica. Forse alla tua domanda non c'è una risposta ben precisa, forse la progettualità che dici tu è qui, il voler mettere un sigillo a tutto quello che vorremmo fare, vorremmo che... insomma, vogliamo che tutto acquisti una forma omogenea e che il disegno alla fine diventi bello come ce lo siamo immaginati fin dall'inizio.

Parliamo delle canzoni: se vedessimo le persone come cipolle, questo disco che strato rappresenterebbe?
C: La parte piccola, quella più all'interno.

Con in testi vai molto in profondità, ti metti a nudo, come nelle foto del resto. Come ci sia crea una corazza in questi casi?
C: Perché, tu ci trovi della fragilità in queste canzoni?

Beh sì, non sono testi leggeri. Ci vuole un certo coraggio, dico.
C: Quello che riesco a fare è tenere la testa alta, se affronti i problemi e li metti una canzone vuol dire che non ti stai nascondendo. Non è un atteggiamento fragile. E il coraggio ti arriva, fondamentalmente, dal piacere di fare quel che ti piace fare.

Non parli mai di sesso nelle tue canzoni.
C: Perchè il sesso è fondamentalmente l'unica cosa che va bene nella mia vita adesso.
S: (ride, NdA)
C: Ho messo solo quello che mi sta sul cazzo, quello che mi fa stare male, il sesso forse è l'unica cosa che, al momento, mi tiene su.

C'è questo contrasto: da una parte c'è la tristezza dei testi, che è quasi rabbia, e dall'altra c'è la musica che è piuttosto calma. Prendi “Bubblegum”...
C: Questo è un disco notturno. La rabbia che ci senti deriva fondamentalmente da un vissuto, è un po' la rielaborazione di tutto quello che ti succede nella giornata, è la tua mente inconscia che ti dice cosa c'è che non va, cosa dovresti cambiare, ma questo tipo di rielaborazione riesci a farla solo di notte.
S: E poi è un'atmosfera vuota, è un sacco vuota. “Bubblegum” è un pezzo estivo, hai presente quando Milano si svuota e non c'è più niente di interessante da fare? Secondo me, in periodi del genere pensi molto, fai tanti giri su te stessa... non so se capisci cosa intendo.

In “Pull me down”, dici “I'm never looking back”, cosa significa?
C: E' un pezzo che ho scritto per Amy Winehouse, è stata una delle artiste che più mi ha segnato ultimamente, mi ha avvicinato al soul, all'r&b. E' la mia interpretazione di quello che potrebbe aver pensato negli ultimi mesi di vita. E' una persona che è andata avanti per la sua strada e non si è mai guardata indietro, ha sempre tagliato le questioni al centro, fondamentalmente se ne è fregata di tutto e di tutti, soprattutto del peso del giudizio altrui, ed è un peso che sento molto vicino.

Parlami di “In Love With Your Worst Side”.
C: Questa insieme a "Do you still wanna rule the world?", quella con il titolo con le lettere puntate, racconta di un sogno che ho fatto una notte. C'era questa entità, con questa forma tipo lunare, una faccia gigante nel buio che mi cantava la melodia di “Something's Comin' Over Me", e questa cosa mi aveva colpito molto perchè aveva risolto un pezzo che iniziava ad essere davvero difficile da risolvere. E questa faccia aveva un lato oscuro, era fredda, quasi demoniaca, ma al tempo stesso mi attraeva molto. Come lo specchio della strega cattiva di Biancaneve, hai presente? Quello che parla con la faccia fluttuante nel nero. Insomma, questa immagine in sogno mi piaceva, calzava perfettamente con tutto quello che stavamo facendo.

Come hanno collaborato gli Aucan in quel pezzo?
C: Volevamo ci fossero in qualche modo, inizialmente gli avevamo chiesto un remix. Ad un mese dalla fine di lavorazione del disco gli abbiamo detto “allora, il remix?” e Giovanni (Giovanni Ferliga, dei tre Aucan è quello che si occupa della produzione dei pezzi, NdR) ha risposto “no assolutamente, mi piacete tanto già così, al posto del remix vorrei fare direttamente un pezzo insieme”. Allora gli ho mandato la voce, e lui dopo tre giorni me l'ha restituita con sotto il mondo Aucan.

Di “Why Here She Is” cosa mi dite?
S: Me lo sono immaginato come se fosse un film, un'atmosfera ai margini. Un pezzettino di testo è stato preso da un libro di Lovercraft che mi è piaciuto moltissimo, “The Colour out of Space”. E poi, niente... era un periodo in cui mi chiedevo tante cose, lo rappresenta bene.

Perchè farla cantare al traduttore di Google?
S: (Sorride, NdA) Volevo una voce che fosse anonima ma al tempo stesso ufficiale, e Google Traduttore è davvero incredibile, io me ne sono proprio innamorata.

Cosa ascoltate ultimamente?
C: Tra gli italiani gli Aucan, hanno live potetentissimo, i Be Forest mi piacciono un sacco, secondo me piano piano... spaccheranno, e poi mi piacciono i Bloody Beetroots. Di stranieri ti direi Die Antwoord, i Beach House, ma anche molti altri...
S: …io sto scoprendo i Drink To Me, poi Nicolas Jaar, mi piace molto, o Nina Simone, James Brown, Wilson Pickett.

Le recensioni dei dischi leggete ancora? Non intendo le vostre, dico le recensioni in generale.
S: Ci sono alcune recensioni, più descrittive, che ti fanno capire cosa stai andando ad ascoltare, senza dare troppi giudizi, e a me quelle, sinceramente, piacciono.
C: Personalmente non mi interessano. Se un disco mi piace, mi piace. Lana Del Rey è stata massacrata sotto ogni punto di vista, ma a me il suo disco fa impazzire. Cosa vado a leggere una recensione, per sapere il gusto del recensore?

Beh, l'idea è quella: lui ha il suo gusto, esprime un'opinione e ci mette la firma.
C: Assolutamente, ma se mi dicesse “questo pezzo riprende i suoni degli anni '70 per poi mischiali con altri, bla bla bla” potrei anche essere d'accordo, se invece mi dice “qui la voce fa schifo o l'arrangiamento l'avrei visto in maniera diversa”, tu l'avresti visto così, secondo me invece l'arrangiamento è perfetto, che facciamo?

E rispetto al “massacrare” come vi ponete?
S: Questo fare a gara a chi la spara più grossa, a chi ci va più violento, io lo trovo proprio insopportabile. Sia chi recensisce, sia chi commenta nei forum... ma a mio avviso è peggio se lo fa un giornalista rispetto ad un utente qualunque.

Non vi dà fastidio quando i forum si riempiono di insulti?
C: (lunga pausa, NdA) Non ci interessa (Ride, NdA).
S: Si, ti interessa un pochino, ma poi torni a fare le cose che ti piacciono e che ti fanno fanno stare bene.
C: Che dicono cosa vogliano dire, non cambia cosa c'è nel disco, non cambia quello che voglio dire io, non cambia la mia voglia di fare quello che voglio fare. Se poi uno si diverte a scrivere cattiverie a gratis, che siano liberi di farlo, si aprano un blog. I blog sono stati creati per quello, che li usino.

Fate altri lavori oltre a quello del musicista?
C: Attualmente no.
S: Qualche lavoretto, a volte.

Come fate a mantenervi?
C: Avendo degli appartamenti in affitto con dei costi molto bassi, mettiamola così.
S: Dieci persone in una casa, potrebbe essere una risposta.
C: Ho i miei genitori che mi aiutano, e lode a loro. Li ho educati a questa cosa.

Hai educato i tuoi genitori?
S: Sì, anche io.
C: Li ho educati. Ti dico, mio nonno suonava, non riusciva a farlo di mestiere ma con la musica arrotondava e arrivava a fine mese. I miei genitori, quindi, sanno cosa vuol dire conoscere una persona che vuole fare una cosa ma che poi non riesce a farla. Dopo un po' che hanno visto che ci mettevo tutta l'energia possibile, i sacrifici che facevo, hanno iniziato ad appoggiami. E mi appoggiano ancora oggi, non fosse per loro ora starei facendo un altro lavoro. Secondo te Lady Gaga è arrivata dove è arrivata, così, dal nulla? Aveva dei genitori che l'appoggiavano, ed è la prima a dirlo. E non è che i miei sono dei caporeparto del Niguarda (l'ospedale di Milano, NdR), sono dei portinai, si fanno un culo così e fanno dei sacrifici per permettere a me di fare quello che faccio. Sanno che è quello che voglio fare, e che so farlo bene. Se non funzionerà farò altro, ma certo non mi parcheggerò in università con la scusa di prendere una laurea, non è la mia strada.

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