Foto Profilo: Charo Galura Intervista

foto di Ayumi Hasefoto di Ayumi Hase
14/09/2017 di

Foto Profilo è la nostra rubrica di interviste con la quale continueremo a seguire la nostra vocazione primaria: presentarvi validissimi e nuovi artisti italiani. Le regole sono semplici: con ogni risposta, una foto. La protagonista di oggi è la musicista fiorentina Charo Galura.

Le tue performance vocali sono spesso inconsuete e fuori dagli schemi. Con la voce costruisci linee melodiche, effetti e atmosfere sempre ricercate e difficilmente associabili ad un solo genere. Qual è stato il percorso musicale che ti ha permesso di giungere a questo tipo di composizione e quali le tue principali fonti di ispirazione?
Sono tante le mie fonti di ispirazione, prima di tutto musicali, ma anche letterarie, cinematografiche, artistiche che hanno contribuito alla mia formazione. Musicalmente derivo dal blues, con cui condivido tuttora l'essenzialità compositiva e l'approccio istintivo. In particolare il downhome blues, quello di Lightnin' Hopkins, RL Burnside, Son House ad esempio. Altri artisti che mi hanno profondamente ispirato sono Nina Simone, The Doors, King Crimson, Robert Wyatt, Erykah Badu, Prince, Howlin Wolf, Gorillaz...
Ho scelto un tipo di composizione esclusivamente vocale per il carattere fortemente personale delle atmosfere che voglio creare. Penso che la voce sia uno strumento sincero, perché caratterizzato dalla fisicità e dalle esperienze del corpo che la ospita. Molte artiste hanno usato/usano la loop station per suonare i propri brani e devo dire che sto imparando molto ad osservarle: Martina Topley Bird, Kimbra, Imogen Heap, Anna Wise...

Salvador Dalì, Colloquio sentimentale (studio per un balletto), 1944

Salvador Dalì, Colloquio sentimentale (studio per un balletto), 1944

Il tuo primo disco solista, “Life Through Apocalypse” è composto interamente con la tua voce (e anche le rare “intrusioni” dei pochi strumenti enfatizzano evidentemente la voce piuttosto che limitarsi ad accompagnarla). Vuoi raccontarci quindi come nascono e come prendono forma i tuoi brani, fino alla loro veste definitiva, e come si collocano i testi nelle diverse situazioni evocate dalle musiche?
I brani nascono dal mood del momento, da una piccola cellula che può essere un loop sia ritmico che melodico, da cui piano piano si sviluppa l'intera composizione. C'è ben poco di studiato a tavolino, il tutto è molto spontaneo in realtà. Amo l'improvvisazione e tutto ciò che ne può nascere, ed è una cosa che sicuramente ho ereditato dal blues. Cerco sempre di “disegnare” mondi con la musica ed il mondo di “Life Through Apocalypse” è sicuramente uno spazio dalle sfumature molto personali, che solo la voce come
strumento secondo me può rendere. Ad accompagnarla in questo percorso ci sono la chitarra di Davide Mazzantini, che culla le melodie, le schiaffeggia oppure ci dialoga, e l'armonica di Ray Wallen, nostalgica e vissuta. I testi dei brani sono evocativi, surreali, partecipano alla creazione di questi mondi. In “Life, Apocalypse & Rewind” riprendo il tema della ciclicità e della mutevolezza della vita dell'antico libro cinese I Ching, che è anche il tema principe di tutto il disco. Mentre le lyrics di “Tulip” sono riprese da una raccolta di racconti brevi a cui avevo iniziato a lavorare tempo fa.

“Oh Lover”, il primo singolo estratto da “Life Through Apocalypse”, è stato descritto come una “litania supplichevole ad un amato immaginario contro la corruzione del proprio essere da parte del mondo esterno”. Il videoclip che lo accompagna è stato girato da Marco Della Fonte e vede protagonisti alcuni personaggi enigmatici, con i volti coperti da maschere. Che ruolo ricoprono per te queste maschere nei confronti della “corruzione del proprio essere”?
Ognuno di noi indossa una “maschera”, ognuno di noi interpreta una parte in rapporto alla cultura di appartenenza. Siamo legati e siamo definiti, volenti o nolenti, in base a degli schemi sociali. Per il video di “Oh Lover” Marco Della Fonte ha deciso di rendere omaggio all'illustratore Saul Steinberg, utilizzando le sue maschere per riprodurre un viaggio nell'inconscio, rappresentato qui in maniera contemporanea da un parcheggio sotterraneo. Qui le maschere si materializzano e compiono varie azioni e si rapportano fra di loro, siamo al limite del perturbante. Nella parte finale del video, quella che io chiamo “Oh Lover Reprise”, c'è l'unica vera interazione fra me e le maschere: queste tentano di afferrarmi mentre io cerco di resistere, per non essere appunto “corrotta nel mio essere”.

Mask Series with Saul Steinberg - photo Inge Morath

Mask Series with Saul Steinberg - foto di Inge Morath

Si sente spesso dire che nell’arte (e quindi anche nella musica) sia già stato detto tutto e che ormai nel terzo millennio non sia più possibile inventare nulla. Qual è il tuo punto di vista a riguardo?
Vedo spesso musicisti, anche molto bravi, darsi un gran da fare per comporre qualcosa di estremamente originale, quasi un affannarsi nel costruire armonie complicate e particolarmente ricercate. Allo stesso tempo e in egual misura però, fanno di tutto per essere ricondotti ad un altro artista o ad altri brani preesistenti, che è ben diverso da subirne le influenze. Cercano di “suonare simile a”, quasi avessero paura di andare “fuori corrente”. Trovo che sia un grande paradosso e credo che pensare troppo a tutto ciò tolga naturalezza alla creazione musicale e alla genuinità del suonare. Spero che possa esserci qualcuno a smentirmi, ma mi manca un po' di sano rock...

photo Elisabetta Porcinai, artwork Margot Pandone

Foto di Elisabetta Porcinai - artwork di Margot Pandone

Dove possiamo ascoltarti dal vivo in questo periodo?
Per me è un periodo molto work in progress dove molte cose cambieranno e probabilmente si ripercuoteranno sulla musica. Quindi l'attività live è ridotta per il momento. Il prossimo appuntamento sarà comunque al Lucca Underground Festival a fine ottobre.

photo Roberto Bardaré

Foto di Roberto Bardaré

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