Indian Wells: chi era McEnroe? Intervista

Si chiama Indian Wells e nasconde la sua faccia dietro una foto di John McEnroeSi chiama Indian Wells e nasconde la sua faccia dietro una foto di John McEnroe
20/07/2012 di

Il suo è uno dei dischi elettronici dell'anno. Abbiamo cercato di capire qualcosa in più: chi è? perchè si nasconde dietro i tennisti? cosa ascolta e molto altro. Francesco Fusaro ha intervistato Indian Wells.

Fai parte di quegli artisti che preferiscono mantenere la propria identità nell'anonimato. Quali sono le tue motivazioni? Desiderio di privacy, creazione di una mitologia, presa di distanza dal concetto di autorialità o cos'altro?
Nulla di tutto questo. Per il momento preferisco semplicemente che l'attenzione sia rivolta al progetto e alla musica. Poi magari domani mi sveglio e svelo l'arcano. E poi sì, la calvizie è una brutta cosa e anche io faccio parte del club come Squarepusher, ma non è certo per questo che c'è una foto di McEnroe (campione di tennis dei primi anni '80, NdR) davanti al mio volto. Della calvizie te ne fai una ragione.

Il disco è stato presentato contemporaneamente su Rockit per l'Italia e su XLR8R per l'estero: che cosa ne pensi della situazione italiana per quanto riguarda la produzione e la fruizione della musica elettronica?
La presentazione del disco su XLR8R è stata una grande soddisfazione oltre che una grande sorpresa, per me e per BadPanda Records. Per quanto riguarda la produzione di musica elettronica in Italia credo esistano progetti molto validi che non hanno nulla da invidiare a progetti oltre confine. Penso agli amici Life&Limb, agli Esperanza, Vaghe Stelle, Go Dugong, M+A, Digi G'Alessio. Dall'altra parte la situazione invece mi sembra meno rosea. Potremmo discuterne per giorni. A parte il nucleo di appassionati, la musica elettronica è comunemente intesa come musica di serie "B", probabilmente perché non si capisce quale contributo ha dato la macchina e quale l'essere umano. Proprio ieri mi hanno detto "Ma tanto fa tutto il computer" e tu magari hai sudato un mese intero per far suonare bene una cassa. In questo caso che fai? Bestemmi in silenzio e fai spallucce.

Mi piace molto la copertina del tuo album, mi ricorda la serie "Late night tales" (serie di compilation mixate da dj e producer di fama pubblicata dall'omonima etichetta). Nell'epoca della musica digitale nella quale stiamo vivendo, quanto conta l'aspetto visivo/grafico di un progetto musicale? Tu quale importanza gli dai?
L'idea della copertina è stata chiara fin da subito, l'ho subito comunicata a Matteo Cellerino (l'autore dell'artwork) che l'ha poi realizzata. Il disco a mio avviso è notturno, e volevo fosse evidente anche nella copertina, questo per rispondere alla tua domanda e per dire che è importante l'aspetto visivo di un progetto, genera ulteriori stimoli e suggestioni, ma non fondamentale. Spesso noto bellissime copertine, ottimi oggetti di design, ma con nulla dentro.

Come mai questi riferimenti all'immaginario del tennis?
Non ci sono riferimenti complicati o intellettuali. Certo, il tennis mi è sempre piaciuto perché in sostanza sei tu da solo contro l'avversario, o il più delle volte contro te stesso. Sei l'unico artefice dell'esito dell'incontro. Semplicemente da ragazzino ero malato di tennis quanto lo poteva essere un mio coetaneo per il calcio. Era l'epoca di Ivanisevic, Agassi, Sampras per intenderci. E degli italiani Gaudenzi, Furlan, Nargiso e Pescosolido. Nel tempo devo dire che questa cosa si è affievolita fino a quando poco tempo fa ha iniziato a imporsi Djokovic. E ho iniziato a seguire il tennis nuovamente. Da tempo avevo il campione di telecronaca di Wimbledon 1980 nel pc e il resto è venuto da sé.

Venendo alla musica... Provo a farti quattro nomi che credo di avere sentito dentro il tuo album: Plaid, Autechre, Burial e Four Tet. Sei d'accordo? Vuoi rilanciare con altre suggestioni?
Onestamente gli Autechre proprio non riesco a sentirli nel mio disco. I Plaid mi piacciono, ma non erano tra i riferimenti o tra gli ascolti fatti durante la lavorazione di "Night Drops". Burial e Four Tet invece li ho ascoltati parecchio e credo in qualche modo mi abbiano influenzato entrambi. Però preferisco di gran lunga Four Tet. Io aggiungerei Shlohmo, che è per me un genio, i Mount Kimbie e Lapalux. Anche se, per dire, quando lavoravo su "Wimbledon 1980" avevo in mente i The Books.

C'è un discreto numero di sample nel tuo album. Da cosa parti quando componi un brano?
A volte da un singolo suono, a volte da una melodia,  non c'è un metodo. Su "Night Drops", ad esempio, sono partito da un giro di chitarra suonato a casa, poi registrato e rielaborato fino allo sfinimento. Su "Love Frequencies", partendo da un cantato di Matilde (Matilde De Rubertis, già Studiodavoli e Girl With The Gun, NdA), rielaborato anche quello, su cui ho costruito intorno tutto il resto. Su "Deuce" da un synth. In generale lavoro su un loop in un primo momento, poi su struttura e suoni.

Credi che la tecnologia impiegata determini la forma musicale, la scelta di determinate sonorità, ecc.?
In qualche modo lo strumento che usi determina la musica che fai. Utilizzare un campionatore piuttosto che un altro può influire: stessa cosa con i plugin o con le chitarre. O i microfoni. Vale per tutti i generi. Può influire a volte anche troppo. Il rischio è di fare musica molto omologata e poco personale. Credo che l'importante sia avere in partenza un'idea abbastanza chiara di cosa vuoi fare, e di conseguenza indirizzare gli strumenti che hai a disposizione a servizio di quell'idea.

Hai intenzione di portare la tua musica dal vivo? Che importanza ha la dimensione fisica della musica secondo te?
Sì, c'è l'intenzione e sto lavorando per questo: credo ci vorrà ancora un po' di tempo. I live contano ovviamente: sono un modo per farsi conoscere e magari per farsi notare nella marea di uscite che ci sono quotidianamente. In più hai l'opportunità di sperimentare, di fare esperienza, di trovare soluzioni diverse alle cose che fai. E di conoscere tanta bella gente.

Hai nuovi progetti all'orizzonte? Collaborazioni o remix che stai sviluppando?
Al momento non sto avendo il tempo necessario per lavorare a un nuovo disco o a nuove tracce, o almeno non come vorrei. Posso dire però che a breve dovrebbe uscire un remix che ho fatto per Lucia Manca e più in là un ep di remix di Night Drops ad opera di diversi e bravi produttori sparsi un po' per il mondo.

Dove ti vedi fra vent'anni? Che cosa starai facendo?
Questa è la domanda più difficile. Chi lo sa, magari starò spiegando a mio figlio chi era John McEnroe.

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