LNRipley: chiamiamolo Blues'n'bass Intervista

02/04/2012 di

Tornano gli LNRipley e non potevamo non andare a capire cosa gli è successo: molto più blues e meno drum'n'bass, canzoni sempre violente e potenti ma parecchio più adulte. E considerando che persino Tutto Sport li intervista per parlare di calcio: siamo andati a farci promettere che non faranno mai la brutta fine di passare alle canzoncine senza basse frequenze.
 

Perché ascoltando i nuovi pezzi ho pensato ai Gorillaz?
Mc Victor: E' un complimento mastodontico che ci fai, cioè per dire in camera mia ho il poster dei Gorillaz. Sono molto contento che tu ci dica questo, nonostante non ci siamo volutamente ispirati a loro ma è un nome che è nei miei ascolti da sempre.

Attenzione però che vi state staccando dai vecchi LNRipley...
Il fatto di staccarsi completamente da quello che facevamo prima è sostanzialmente un evoluzione per noi, volevamo provare a vedere dove possiamo arrivare.

Forse è un disco molto più 'band' rispetto agli altri o sbaglio?
Si, anche. Conta che questo disco noi lo abbiamo scritto in due mesi e mezzo praticamente, perché siamo sempre in giro a suonare e siamo entrati anche un po' nell'ottica che prendersi un anno o un anno e mezzo per scrivere un disco ormai è un po' troppo se non sei i Coldplay, cioè una band mondiale può pensare di farlo, ma per una band come la nostra prendersi grandi pause non è fattibile.

Anche perché poi, vista la velocità a cui siamo sottoposti, dopo una grande pausa il rischio maggiore è che la gente si dimentichi della band...
E' chiaro, la musica va sempre più veloce, noi per esempio stiamo già lavorando al “Bluroom Box 2”.

Never stop...
Si, certo poi probabilmente se noi guadagnassimo un bordello di soldi magari poi viene naturale prendersi un anno sabbatico, non lo so. (ride, NdA)

Questo disco quindi: appena uscito e già passato...
Adesso abbiamo parecchie date, un tour. E pensare che questi pezzi all'inizio non mi piacevano, poi..

Non ti piacevano i pezzi di questo disco?
Eh si, alcuni. Sai mi piaceva tantissimo il pezzo blues, poi l'ho messo da parte. Pensa che il singolo lo abbiamo aperto 6 volte, abbiamo cambiato il bpm per 6 volte di fila. All'inizio era 125 bpm, poi è passato a 135, poi è sceso a 130, e per è arrivato a 128,5 che è la versione definitiva.

Praticamente avete fatto la media aritmetica...
Si, ogni volta poi registrandoci d'accapo la voce, perché sai che non usiamo stretchare la voce, figurati, in questo siamo nerd. Per Ninja non esiste ne avanti ne indietro, solo o a tempo o fuori tempo.

Stai cantando anche in maniera diversa, alla Tom Waits per esagerare...
La cosa bella è che molti pezzi sono nati piano e voce. Solitamente registravamo in studio e io dovevo cantare sopra ad una mole di chilowatt, cinque persone che suonavano e io dovevo urlare come un pazzo non essendo io un cantante professionista. Stavolta abbiamo scritto i pezzi piano e voce, si possono suonare sia col piano che con la chitarra, uno può tirare giù gli accordi andare in spiaggia e suonare queste canzoni.

Gli LNRipley suonati al falò in spiaggia. Era impensabile prima...
Era impossibile, perché mancavano dei riff, mancava anche un po' quella predisposizione. I pezzi erano più punk, erano dei treni che andavano dritto. Con questo disco invece mi sono accorto di avere una vena di ascolti infantili molto più Pop di quanto immaginavo.

Tipo?
Tipo quelli di mamma e di papà. Per esempio a Natale ho sposato i Rolling Stones, impresa molto difficile per me perché ero da sempre sull'altro fronte. Mi sono immerso totalmente...

Natale blues...
Si, tutto, da Muddy Waters a tutta la Chess Records...

Ora è chiaro come è nata “Morning blues”...
Una mattina, sempre nel periodo natalizio, ero ammalato non c'avevo voglia di andare in studio e invece poi mi sono alzato, mi son messo in treno per Chivasso sono arrivato in sala e mi son preso bene a fare blues. Inizialmente mi han preso per pazzo.

I testi li scrivi tu?
Io assieme al bassista, Pietro. In questo disco ne scritte tre io, due Pietro e una insieme. Le canzoni meno solari sono mie, quelle più allegre sono di Pietro tipo “When The Day is Done.

Bluroom immagino sia il nome dello studio in cui provate...
Esatto, sai quando non fai un concept album è un po' difficile dare un titolo ad un lavoro. In questo siamo molto pragmatici.

Non c'entra con la Blue Room dell'Area 51...
Si, il riferimento è anche alla sala dove in teoria vivisezionavano gli alieni. E alieni, in Italia, ci siamo sempre sentiti.

E' vostro quindi lo studio di Chivasso dove squartate gli alieni?
Si, abbiamo la fortuna di avere uno studio nostro.

Quindi Goodbye Torino...
Lo sai come la penso, amo la mia città, ma per esempio da un anno e mezzo vivo anche a Roma e negli ultimi sei mesi la mia città italiana preferita è Milano.

Come mai?
Ha avuto un cambiamento radicale, io ci ho vissuto a Milano, ci ho vissuto nel 99, nel 2004, nel 2008. Adesso percepisco che sta avendo una botta di vita incredibile, mi piace.

Cosa esattamente?
Mi sembra sia cambiata proprio dal punto di vista sociale, cioè la gente esce e si parla. Questa è la mia impressione.

L'altra volta di Torino dicevi: “Sembra di essere nell'unico posto dove succede qualcosa. Si, forse è molto viva, è sicuramente piacevole viverci ma di sicuro non è ne Londra ne New York,”...
Adesso è diventata un po' stile Bologna, cioè arrivano i giovani, i 19enni, magari per studiare. Forse è anche un po' questo, a Milano magari arrivano gli over 23, quelli che hanno fame di lavorare, non so.

In tutto ciò però vivi per metà a Roma.
Si, vivo per metà anche a Roma per ragioni di cuore.

E infatti il disco lo presentate a Roma al Brancaleone, con Benga.
Si volevamo presentare il disco nella capitale, perché penso che Torino non basti. I torinesi infatti sono un po' arrabbiati per questa cosa qua, spero di fare presto una data a Torino se no ci linciano, è due anni che non ci suoniamo.

Come mai release party con Benga?
Ci avevano chiesto se volevamo essere affiancati a Modestep o a Benga, per noi andavano bene entrambi. Benga lo conosciamo meglio, pensa che una volta è venuto a suonare a Torino ad Explosiva, in contemporanea c'era la nostra serata dubstep, dopo il suo set è venuto a fare l'mc alla nostra serata.

Ma fai anche un po' il promoter che organizza serate dubstep?
Io personalmente no, però ho la mia crew storica che da sempre si muove nel dubstep.

Ecco appunto parliamo un po' di dubstep...
Se un genere è forte diventa Pop. Se un attore è bravo diventa una star. Poi quando un genere come la dubstep è arrivato in mano agli americani, si è visto cosa è successo, Skrillex ha portato a casa 3 Grammies.

Non ci avete pensato a fare un disco total dubstep e sfruttare il momento da paraculi?
Eh ma sai, noi facciamo dubstep da tanto. Quando è uscito Skrillex noi già lo facevamo, in generale per noi è fondamentale fare musica che ci piaccia, non abbiamo sfruttato nessuna ondata. Oggi magari lo lasciamo fare ad altri, ho visto che ci sono anche dei rapper in Italia che usano basi tipo Skrillex...

Salmo?
Si, probabilmente abbracciano la dubstep con più voglia rispetto a noi che ragioniamo più su dinamiche di band, per cui magari ce lo mettiamo sempre un po' di dubstep, anche in questo disco per esempio non manca quella forma d'onda...

Quella che si è inventato Skrillex?
Eh si, Skrillex alla fine non ha fatto altro che mettere un suono e cambiare il panorama dance mondiale.

Me la dici tu la differenza tra Skrillex e il dubstep?
E' molto semplice...

Vai...
La storia si ripete, per esempio Jimi Hendrix se non fosse arrivato a Londra non sarebbe stato Jimi Hendrix. E prima di Hendrix che ne so c'era Eric Clapton, che era famoso in Inghilterra ma non era ancora Clapton, ma è stato quando è arrivato Hendrix che si sono cagati tutti in mano, e faceva le cover dei Beatles come Skrillex oggi che suona Burial.

Mmm...
Cioè in Inghilterra negli ultimi ne è uscita di roba, Skream è uscito oppure Benga, è uscito Burial non dimentichiamoci che quando è uscito Burial eravamo tutti lì a dire “è arrivato il profeta” e intanto è sparito nel nulla. Il fatto che sei statunitense può sembrare una cazzata ma intanto vinci 3 Grammies.

Ah ok, vuoi dire che è, ancora e per sempre, la potenza americana che consacra un suono...
Assolutamente. I Rolling Stones non erano gli stessi prima della tournè americana, Beatles, Radiohead. Forse è che viviamo in Europa e questa percezione non l'abbiamo molto.

Si ma la dubstep inglese sembra proprio un genere diverso, a sé stante.
Skrillex ha preso quello che gli altri facevano e l'ha reso più potente.

Quindi Skrillex è lo stronzo che ha rovinato tutto?
No, più che altro è un grande produttore. Quello che in Inghilterra erano le basse frequenze educate e stilose con Skrillex è diventato tamarro. La stessa cosa che ha fatto Hendrix con le distorsioni di chitarra, e dimmi se non era tamarro.

La regola è sempre quella: per rendere pop qualcosa di stiloso bisogna farlo tamarro.
O più che altro statunitense.

Pacchiano?
Si, che poi per noi è tamarro, ai nostri occhi, ma è un segno che gli americani sono apertissimi. L'industria inglese invece no, non entri.

Chiaro.
C'è una bellissima foto che gira su internet: “la dubstep prima” e ci sono 10 negroni seri che guardano il dj mentre suona, e “la dubstep oggi” e ci sono le ragazze tutte colorate che ballano.

A proposito di ballare, questi nuovi pezzi sono 'dancefloor' ma anche parecchio 'adult' rispetto a prima, c'è un approccio più concreto e meno istintivo forse alla canzoni.
Sono molto contento che dici questa cosa, perché per noi significa che è un miglioramento che si percepisca ciò.

Per crescere ancora forse bisognerà fare a botte con la cara, vecchia e brutta parola che è “marketing”...
Ma io non chiudo le porte, se ci sono proposte positivi, ben vengano. Cioè non ho più 18 anni, i tempi dell'ambizione son passati, abbiamo molta più consapevolezza di cosa ci piace e di cosa no.

L'ultimo disco lo davate soltanto via USB ai concerti, era l'unico modo per averlo. Questo è marketing specializzato.
Questo disco però è anche scaricabile sul sito a 5 euro, perché bisogna dare la possibilità a tutti di averlo.

Niente Itunes, perché?
Non ancora, perché dovevamo dare tutti i soldi a loro.

Il teaser di Cosimo Alemà è fichissimo, thriller, il video come sarà?
Mi sono innamorato del suo film (“At the end of the Day”), ci siamo conosciuti e si è rivelato un brainstormer eccezionale. A lui è piaciuta la canzone e il progetto, ed è nato uno scambio tra musicisti e videomaker. Il prequel è una storia che sta iniziando, lui ha fatto il video e noi sonorizziamo. Il prossimo step è fare il contrario.

Il box 2 è una continuazione del box 1?
Rallenteremo di brutto, tireremo il freno a mano. Siamo sui 90 bpm, sto scrivendo delle canzoni molto lente.

Quindi addio drum'n'bass...
Bè si, già in questo box non ne abbiamo messa tantissima, in generale per noi è importante che ci siano le basse frequenze.

Ok va bene tutto, però promettimi in questa intervista che non finisci a fare il cantautore stordito con la chitarrina...
Eh oh, magari a 50 anni finisce così e ti dirò “Wad, sono finito in India” o magari faccio la fine del cantante dei Bad Brains (ride, NdA).

Commenti (2)

Carica commenti più vecchi
  • Nicolò Franco 03/04/2012 ore 04:36 @NicolFranco

    Come non ci si può muovere con "The Call"? Fantastica...

  • Wolly 05/04/2012 ore 13:53 @lello128

    Totalmente d'accordo con Viktor sul passaggio a riguardo della musica americana in rapporto a quella europea

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