La città della musica o dei soldi? Ministri e Brucherò nei pascoli a confronto su Milano

Il giovedì di MI AMI 2026 avrà anche due band che in questa città sono cresciute in momenti diversi, ma con lo stesso fuoco dentro. Le abbiamo messe l'una di fronte all'altra, per capire insieme cosa resta da salvare di quella che una volta era la capitale della musica, e che oggi non sa più cos'è

Divi dei Ministri fa crowd surfing a MI AMI 2024 - foto Starfooker
Divi dei Ministri fa crowd surfing a MI AMI 2024 - foto Starfooker

Forse non tutti lo sanno, ma, oltre che una citazione degli amati CCCP, MI AMI è una specie di acronimo: Musica Importante A MIlano. Perché in questa città, tra il 17 e il 18 giugno 2005, fu organizzata la prima edizione del festival, all’ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini. E in questa città sono state organizzate tutte le 19 edizioni (più un’infinità di spin off e variazioni sul tema) che sarebbero seguite, prima al Magnolia e poi all’Idroscalo.

Il rapporto tra il festival è la città è fortissimo, simbiotico. E, come sempre, in questi casi caratterizzato da un’altalena di sentimenti che non è nemmeno semplicissima da spiegare. D’altra parte questo doppio polo emotivo è tipico del milanese: l’impossibilità di non volergli bene, la difficoltà nell’accettare certi suoi modi d’essere.

Tutto questo si rispecchia nel mondo della musica, dove Milano è avanguardia da sempre, sia da un punto di vista artistico che nell’organizzazione di eventi. È qui che risiedono le etichette discografiche e che viene chi vuole lavorare nel mondo della musica. Ma è anche qui che sono nati, dal basso, alcuni dei più importanti percorsi indipendenti.

I Brucherò nei pascoli a MI AMI 2023... - foto di Silvia Violante Rouge
I Brucherò nei pascoli a MI AMI 2023... - foto di Silvia Violante Rouge

Il giovedì sera, quando la 20esima edizione di MI AMI si inaugurerà con una line up da far luccicare gli occhi, due band che hanno fatto la storia recente di “questa” Milano saliranno sul palco una dopo l’altra. Due band la cui storia si è intrecciata tante volte con quella del festival: Brucherò nei pascoli e Ministri (che qui hanno registrato anche il loro recente live album). Li abbiamo messi a confronto per parlare della loro, e nostra, città, e del momento che sta vivendo.

Com'è oggi fare musica nella "città della musica"?

BNP: È sicuramente vantaggioso per chi vuole lavorare nel mondo del music business, ma il costo della vita sta diventando insostenibile e la chiusura dei centri sociali non aiuta a sviluppare una vera cultura underground, da cui è sempre nato il meglio della musica.

MINISTRI, DIVI: Città della Musica per noi non lo è più da anni. Proviamo a difendere il nostro spazio musicale più che a ritagliarcelo. Abbiamo la fortuna di aver vissuto in una Milano “diversa” che ci ha supportato e protetto fino ad un certo momento, poi tutto è cambiato ed è stato inevitabile constatare che questo cambiamento non era pensato per noi e per come abbiamo da sempre inteso “fare musica”. Oggi Milano è la “Città dei soldi nella musica”, ma ci si chiede poi a chi vadano veramente questi soldi. Di sicuro non a noi.

MINISTRI, FEDE: Mi sembra che Milano sia la città delle major, dei contratti, dei provini di X-Factor, dei release party, delle session per fare le hit, ma decisamente non la città della musica. A Milano la gente suona poco e programma molto: mi immagino la città della musica come un posto in cui c'è un concertino un bar sì e un bar no, come a Dublino. Fare musica qui vuol dire trovare un posto dove poter provare con continuità, impresa già ardua quando cominciammo - non oso pensare adesso.

... e i Ministri a MI AMI 2024 - foto di Silvia Violante Rouge
... e i Ministri a MI AMI 2024 - foto di Silvia Violante Rouge

Si riesce a suonare oggi a Milano?

BNP: Quello che sta mancando sempre di più è una rete solida di club medio-piccoli, posti in cui una band possa crescere con gradualità sia come pubblico che come proposta artistica. In più c’è un tema economico piuttosto concreto: i budget sono bassi e il margine di rischio è alto, quindi diventa difficile per chi programma scommettere su proposte meno “sicure”. Il risultato è un sistema fragile, in cui manca un  collegamento tra la scena underground e quella mainstream, in cui il passaggio da un livello all’altro è spesso brusco, poco naturale e difficile da sostenere.

MINISTRI, DIVI: La situazione dei live oggi è un tema a noi molto caro che è stato cruciale nelle nostre discussioni interne. Sembra che la provincia abbia smarrito quella funzione di culla che da sempre ha generato i momenti di rottura più interessanti nella musica perché c’è stata una corsa alle grandi città. Le città purtroppo non sono sempre i posti più giusti per crescere certe visioni e concetti, troppa frenesia e troppa precarietà. L’impoverimento a cui stiamo assistendo secondo me è dovuto a questo fenomeno. La conseguenza di tutto ciò è che chi non ne ha avuto la possibilità o semplicemente per spirito di abnegazione non lo ha fatto, è rimasto in un contesto abbandonato. I locali muoiono e non possono garantire economicamente una programmazione genuina, i biglietti hanno costi esagerati, gli artisti cercano guadagno e palchi altisonanti. Non è un sistema sano e soprattutto non preserva un’idea di futuro. I posti ci sarebbero anche, posti che hanno una storia e anche un’aura che non sfigurerebbero se fossero all’estero e li abbiamo anche visti di recente, ma sono realtà agonizzanti bisognose di aria nuova. Penso che gli artisti di oggi soprattutto ai nostri livelli, dovrebbero prendersene cura e fare delle scelte.

MINISTRI, FEDE: Ci sono grandi club per grandi eventi, palazzetti per grandissimi eventi e stadi per eventi planetari, ma mancano clamorosamente i piccoli e medi palchi per poter non solo crescere come musicisti, ma anche semplicemente ascoltare buona musica che non abbia la pretesa di essere evento. Sopravvivono Magnolia e Arci Bellezza, due realtà storiche ma ancora centrali e va citato il Detune, nato là dove c'era l'Atomic, che in uno spazio piccolissimo (che rende ancora più difficile far quadrare i conti) sta tentando di creare una piccola comunità musicale.

Esiste ancora una "scena musicale” in città? 

BNP: La scena è qualcosa che spesso viene percepito da fuori, dal pubblico o da chi osserva. Da dentro, invece, raramente gli artisti hanno davvero la sensazione di farne parte. Negli ultimi anni si ha l’impressione che ognuno sia concentrato soprattutto sul proprio percorso. Questo rende difficile parlare di una scena nel senso più concreto del termine: artisti che condividono una visione e si supportano a vicenda. Si finisce spesso in una dinamica di competizione, una sorta di “guerra tra poveri”, mentre chi sta più in alto nella filiera – le piattaforme di distribuzione, per esempio – continua a rafforzare la propria posizione.  Se volessimo parlare seriamente di scena, gli artisti dovrebbero unirsi, lottare, rivendicare i propri diritti. Altrimenti la “scena” resta solo un fatto estetico.

MINISTRI, DIVI: Esiste una scena sicuramente molto più frammentata di quanto non lo fosse già nel 2006 quando cominciammo. Già allora notavamo che i generi “suonati” si stavano rifugiando nell’hinterland, perché a Milano l’aria stava cambiando. Oggi qualcosa si sta muovendo tra le nuove leve. Da produttore di giovani band, ho notato che sta tornando la voglia di condividere la musica, di suonare uno strumento per poi suonarlo con qualcun altro, di scambiarsi le date e di rompere le scatole per fare un concerto insieme alla band rivale di amici. Dinamiche sane ma non ancora sufficienti per costruire una scena.Un presupposto per costruirla: sicuramente garantire aperture alle band emergenti è un punto di partenza. Spesso veniamo disincentivati, noi artisti, a permettere aperture nei nostri show più importanti. Questo è un fatto che potrebbe giocare tantissimo. Abbiamo iniziato il nostro percorso con le aperture, e posso garantire che sono momenti formativi al massimo.

MINISTRI, FEDE: Credo che le scene siano per forza di cose legate a questioni anagrafiche, a quel periodo in cui vivi immerso in un qualche vasto gruppo sociale in cui possono nascere conoscenze e collaborazioni ogni sera. Per forza di cose, quando la vita prosegue e una folta serie di sbattimenti ne ridimensiona spazi e tempi, diventa più complesso parlare di scena. Ciò detto a Milano c'è una quantità enorme di autori bravissimi, strumentisti formidabili e produttori pazzeschi: se potessero collaborare gli uni con gli altri fuori dai desiderata dei discografici, sarebbe un paradiso.

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Tre band milanesi che per voi sono state fondamentali.

BNP: Club Dogo, gli Area e i Ministri.

MINISTRI, FEDE: I Casino Royale, per la serietà e la caratura del progetto, oltre che per l'affetto, i Selton, per tutto quello che hanno saputo costruire in questa città partendo da così lontano. Gli Stormy Six, perché mi ricordano l'adolescenza passata a scoprire il passato di questa città, e la loro “Stalingrado” si portava dietro tutto un mondo fantastico di lotte e valori.

MINISTRI, DIVI: Bluvertigo che però sono di Monza, Verdena che però sono di Bergamo, Casinò Royale perché ci hanno dato una casa (il loro ex covo è attualmente il luogo dove facciamo succedere tutto)

Che rapporto avete con MI AMI, cosa rappresenta per voi?

BNP: MI AMI ci ha accompagnato fino a oggi, facendoci suonare dal palco degli esordienti fino a quello dei big quest'anno. Sono stati i primi a credere nel progetto Brucherò, a mettere sempre al primo posto la musica e non il personaggio.

MINISTRI, FEDE: Il MI AMI sono le persone che lo fanno, persone che ormai da diversi lustri scommettono su un'idea di festival che in Italia è ancora rara, e che hanno saputo creare e difendere una situazione che rimane uno dei migliori trampolini live di lancio del Paese. Nel mezzo hanno fatto gioire o incazzare a turno praticamente chiunque (noi compresi) nella scena alternativa (o presunta tale) nostrana, ma se non ci fossero stati loro, sicuri che qualcuno avrebbe fatto anche solo la metà?

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L'articolo La città della musica o dei soldi? Ministri e Brucherò nei pascoli a confronto su Milano di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 2026-05-15 16:07:00

Tag: MI AMI

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