Club to Club: parliamo di aggregazione, non di assembramenti

Dopo un anno di streaming e divano, il festival torinese torna in presenza. Con la capienza al 50% e prezzi politici, per mostrare l’assurdità delle restrizioni e i danni della burocrazia. Ma soprattutto, come spiega il fondatore Sergio Ricciardone, per tornare a fare ballare la gente

Le OGR di Torino prima della pandemia - foto di Luigi De Palma
Le OGR di Torino prima della pandemia - foto di Luigi De Palma

La buona notizia è che l’edizione 2021 di Club To Club si farà in presenza. Il festival che ha fatto dell’avant pop la sua ragione di vita si terrà dal 4 al 7 novembre in vari punti focali della cultura torinese, dalla Fondazione Sandretto alle Officine Grandi Riparazioni, senza però purtroppo tornare ancora al Lingotto, ossia quello che negli ultimi anni è diventato il centro nevralgico del festival. Come sempre, la lineup sfoggia nomi di livello nell’avant-paesaggio: Caterina Barbieri, Bill Kouligas, Beatrice Dillon, Space Afrika, Tirzah e L'Rain sono solo alcuni degli artisti che si esibiranno nel corso dei 4 giorni di festival.

La notizia un po’ meno buona è che la capienza delle serate calde, quelle di venerdì e sabato, sarà ridotta al 50%, motivo per cui rimane ancora la sigla dell'edizione virtuale dell'anno scorso: C0C. I pochi biglietti disponibili sono sfumati nel giro di pochi minuti, a dimostrazione dell'importanza che ormai Club To Club ha assunto nel tessuto culturale torinese, italiano, europeo. Di questo e di organizzare un festival nella tempolinea pandemica, tra eventi digitali e decreti ministeriali, abbiamo parlato con Sergio Ricciardone, direttore artistico e fondatore del festival.

Come vorremmo il pubblico al Club to Club - foto di Luigi De Palma
Come vorremmo il pubblico al Club to Club - foto di Luigi De Palma

C'è un festival polacco a cui sono appena stato, l’Unsound, i cui organizzatori rinnegano un po’ l’edizione digitale del 2020. Club To Club invece come vede la sua?

Anche Club To Club preferisce di gran lunga che la gente ci sia fisicamente. Faccio questo mestiere da 30 anni, proprio per avere tutte le persone nello stesso luogo. Ma io dall’anno scorso ho imparato tantissimo. Non rinnego l’edizione 2020, perché è servita concretamente a migliorare quella di quest’anno. Immagina: ti viene vietato di organizzare un evento con persone in presenza perché c’è un problema. Quindi la musica e la cultura, che sono beni primari, non si possono fruire. Le persone sono ostaggio del loro divano. Noi però siamo un’associazione culturale e abbiamo la necessità di fare cultura: ci siamo dovuti inventare nuovi modi per farla. Ecco, quell’urgenza ci è servita. Ho imparato un sacco di cose.

Vi siete ingegnati, quindi.

Sì, ma non è soltanto l’ingegnarsi perché hai un problema e quindi devi assolutamente trovare una soluzione. Ho proprio imparato delle cose nuove. Prima di tutto, di non dare per scontato niente. Il rapporto con gli artisti poi diventa fondamentale per parlare di progetti. La community, il pubblico che aspetta un tuo segnale per comprare un biglietto. Non bisogna dare per scontato nulla. A un certo punto la cultura in Italia sembrava qualcosa di troppo. Potevi andare a vedere una partita ma non un concerto. E così, se non altro, abbiamo imparato a fare dei video, degli streaming, delle performance uniche e originali.

Che poi non è mai stato soltanto “streaming”, no?

No, infatti. Ovviamente non siamo degni, concedimelo, ma la nostra reference per il 2020 è stato il concerto dei Pink Floyd a Pompei. Oppure Nick Cave ad Alexandra Palace. Documenti visivi dove racconti quello che stai vivendo. L’abbiamo fatto a Milano, a Torino, a Ibiza. Lo streaming non rimane, queste cose sì. Abbiamo lavorato con Arca, con Kode9, con Lorenzo Senni. Tra l’altro, la famosa performance alle OGR di Lorenzo che distrugge il pianoforte è poi diventata il video ufficiale del brano Vandalize Music per Warp. Se avessimo fatto solo il festival come ogni anno, questo tipo di progetti non sarebbe mai esistito.

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Fare un festival è già difficile di suo. Figuriamoci se poi devi preparare diverse line up per diversi scenari che potrebbero concretizzarsi.

Il problema del festival è la burocrazia. Io non avrei mai potuto fare quest’anno il Lingotto. E non avrei voluto farlo. Perché di base costa, poi non sai che capienza ti danno e via dicendo. Si parlava di “assembramenti”, come se la parola chiave del fatto che l’essere umano ha bisogno di ritrovarsi sia assembramento e non aggregazione. A me non sembra normale che magicamente l’accezione di aggregazione sia diventata assembramento. Più che tradito, a una certa se non ti lasciano fare cultura ti senti anche un po’ stupido. L’Italia ha bisogno di energie nuove, dal basso. C’è bisogno che dall’alto, tra istituzioni e stakeholder, comincino a investire su chi fa le cose per bene. 

La scelta di tenere al 50% la capienza alle OGR non rischia di rendere esclusivo un festival che ha sempre voluto essere inclusivo?

In realtà abbiamo fissato il prezzo politico del biglietto a 10 euro. Abbiamo annunciato la capienza al 50% autocastrandoci. Perché potremmo godere anche del 100% della capienza in quanto festival. Ma siccome la gente ballerà, ci equipariamo alle discoteche. Quindi, ci riduciamo da soli la capienza per una questione di rispetto. Sia verso chi gestisce una discoteca, sia verso il pubblico, che così facendo è più al sicuro. Detto ciò, qualcuno mi deve spiegare perché nei posti in cui si balla la capienza è dimezzata. Io sono per la vaccinazione obbligatoria: ma se il Green Pass serve a farci tornare alla normalità, allora la capienza degli eventi deve tornare al 100%. Ora, se in un posto come le OGR, che normalmente tiene 3mila persone, possono entrare solo 1300 persone, allora io mi auguro ci siano tantissime feste. Tantissimi party satelliti in giro per la città.

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Dal punto di vista della proposta artistica, si vedono tanti nomi classici di Club To Club.

Sì, ma anche tanti inediti. Fai conto che abbiamo le line up pronte anche del 2022, il famoso C20C per festeggiare il ventennale del festival. Per cui, gli artisti con grandi produzioni li faremo l’anno prossimo. Quest’anno abbiamo puntato su artisti con cui abbiamo già una storia o artisti nuovi che ci interessano molto, come L’Rain o Space Afrika. Questa line up che è stata accesa è l’ultima combinazione di mille fattori che abbiamo verificato. Eravamo anche pronti a fare degli show con pubblico seduto. Ma a quel punto avremmo tenuto solo artisti con live che si prestavano al pubblico seduto. Perché non tutti gli artisti hanno una cifra che ben si sposa con un auditorium.

Qual è la summa di questi ultimi due anni, per uno che organizza festival?

Se ho imparato qualcosa, oltre al non dare per scontato nulla di cui sopra, è di puntare sempre di più sulle cose belle, sulle persone belle, sugli artisti che fanno le cose per bene. Perché non sappiamo quanto tempo ci rimane su questo pianeta. È importante fare le cose per bene e per le persone a cui teniamo. 

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L'articolo Club to Club: parliamo di aggregazione, non di assembramenti di ClaudioBiazzetti è apparso su Rockit.it il 2021-11-03 10:28:00

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