Verdena - Complimenti per la festa Intervista

Le foto sono di Alessandro PontiLe foto sono di Alessandro Ponti
09/01/2012 di

Una festa per i fan più fedeli che si sono procurati il biglietto subito e per loro, i Verdena, che volevano fare un concerto tra amici per il puro gusto di chiudere un tour che meglio di così non poteva andare. Nicola Bonardi ci ha passato il pomeriggio insieme, ci racconta.

I Verdena chiudono alla grande, dopo una novantina di date baciate da un incredibile successo di pubblico, la parte italiana del Wow Tour al Bloom di Mezzago, locale che merita in pieno l'aggettivo “storico” (vi ricordate? Ci hanno suonato pure i Nirvana!) e nel quale sono praticamente di casa: nelle intenzioni e nell'atmosfera che si respira già dalle prime ore della sera (sold out da tempo), c'è una sorta di allegria da fine anno scolastico, uno di quelli conclusi senza materie da recuperare...
Inizia da qui una nuova fase che vedrà i ragazzi impegnati soprattutto all'estero (“Con Wow abbiamo già fatto otto date fuori, è sempre bello, anche se vengono quasi solo italiani residenti là... c'è anche qualche autoctono, ma non molti”), nonché la semina da cui, prima o poi, dovrebbe germogliare il seguito di un album grosso e importante, che se non è uno spartiacque nella loro carriera, è il decisivo passo verso una maturità acquisita e ormai riconosciuta quasi unanimemente.

“Qualcosina esiste già, qualche jam interessante, niente di più, vedremo cosa tirarne fuori. Ci sono già dei cd pieni di materiale, ma di solito aspetto almeno due o tre mesi prima di riascoltarli... magari li riascolto e mi trovo il disco nuovo già pronto... ma penso di no (ridono N.d.r.).”

Guardiamo in faccia la realtà: ci troviamo di fronte a un trio di trentenni che ha già cinque album in carriera e nessun passo falso registrato, anzi ogni uscita un passo avanti, o comunque di lato, a schivare la noia.
Un gruppo che fin dagli inizi ha macinato una quantità impressionante di concerti, badando esclusivamente a buttare fuori canzoni che si avvicinassero sempre di più al proprio concetto di canzone e arrivando, con "Requiem" e "Wow", anche a una concezione di album che, volenti o nolenti, li rende una vera e propria anomalia di casa nostra: nessuna scena di cui doversi sentire parte, nessun pubblico preciso da accontentare e invece una curiosità costante a circondarli.

“All'inizio ce la menavano per ogni cosa... addirittura i pezzi non li avevamo suonati noi e anche dal vivo avevamo i musicisti dietro (ridono N.d.r.). I maligni dicono anche che Wow è troppo bello per essere farina del nostro sacco... Perfino Omid i primi giorni ci ha chiesto chi ci avesse aiutato a farlo... per carità, fa piacere, ma è anche un po' frustrante.”

Quasi degli strani animali, capaci di sparire e di riapparire solo quando è il momento giusto, i Verdena sono riusciti nell'impresa, unica nell'ambito del rock italiano, di sfuggire alle classificazioni più ovvie, agli apparentamenti più scontati, ritagliandosi uno spazio privato, ma tutt'altro che chiuso su se stesso e anzi rivolto con curiosità verso l'esterno, pronto a carpire e apprezzare quanto di buono soffia nell'aria: basti pensare, a riprova di ciò, alla scelta di farsi aprire buona parte del tour da supporter di razza (Mariposa, Aucan, Iosonouncane fra gli altri) scelti personalmente in base solo al proprio gusto e a un'evidente comunione, se non d'intenti, di attitudine.

Ricordo di aver visto per la prima volta de visu i Verdena, proprio qui al Bloom, durante un concerto dei Motorpsycho, non avevano ancora pubblicato niente di ufficiale e li riconobbe un mio amico che li aveva visti come spalla dei Marlene Kuntz...
Non è la prima volta che mi capita di intervistarli e come nella precedente occasione, ciò che ricavo da subito è l'impressione di avere a che fare con ragazzi semplici e gentili che accettano di buon grado le incombenze del music business, tipo rispondere chissà quante volte a domande che per un “giornalista” sono di prammatica, ma che effettivamente hanno davvero poco di interessante... tipo quella immancabile (inevitabile?) che pretende un “bilancio dell'anno”. Bilancio che in questo caso non può che essere positivo, visto l'inaspettato successo di "Wow" e del tour che va finendo:

Venivamo da due anni di reclusione totale”, mi dice Roberta “e quindi ci facevamo delle domande, anche perchè avevamo notizie di un grande movimento di gruppi... inoltre il disco che stavamo facendo era molto diverso dal solito e siamo consapevoli di avere un pubblico piuttosto rockettaro, che da noi vuole pezzi grintosi, quindi non sapevamo proprio come sarebbe stato accolto”.

Alberto e Roberta siedono visibilmente rilassati, anche se tradiscono una certa stanchezza: le festività natalizie in corso non aiutano di certo.

“Finchè sei in giro non senti la stanchezza, la senti molto di più quando arrivi a casa e hai del tempo davanti, soprattutto a livello di sonno: quando siamo in giro possiamo dormire anche 4 ore per notte, ripigliarci, fare soundcheck, concerto, stare alzati di nuovo fino alle 5 e il giorno dopo lo stesso... quando arrivi a casa invece... dormite allucinanti! Non capisci da dove ti arriva quella stanchezza tutta insieme... Finchè sei in giro c'è adrenalina...”

Provo a immaginarmeli i Verdena “casalinghi” alle prese con pranzoni e cenoni, zii, cugini e bisnonni, provo a pensare allo sguardo di un parente nei confronti di questo giovane che non fa un lavoro normale e tantomeno ha una vita normale, ma... ha successo!
Gira l'Italia, è acclamato, magari rade pure al suolo le camere degli alberghi...

“Si, ma solo quando è necessario... tipo quando magari non si suona e non si riesce a sfogare la tensione, ci si trova alle undici in albergo e c'è da impazzire... comunque di solito sono scherzi che sfuggono di mano, non si spacca per fare i fighi... e in ogni caso paghiamo tutto!” (risate N.d.r)

Sarò sincero: mi è stato chiesto di venire qui stasera per raccontare quella che vuole essere una festa (e lo sarà) e per fare una chiacchierata “in amicizia” con il gruppo, ma una sorta di timore reverenziale, nonché la smania di non apparire banale e scontato, hanno l'effetto di bloccarmi nella parte, spingendomi a non uscire mai dal seminato, a privilegiare quindi il lato istituzionale anzichè la dimensione più umana, più vera dei Verdena.
Ecco quindi che dimentico di chiedere ciò che mi incuriosisce di più di questi miei coetanei, riusciti ad arrivare dove io e tanti altri sognavamo: dimentico appunto di chiedergli come sia vissuta in famiglia la loro carriera e, per esempio di chiedere ad Alberto cosa significhi essere padre e andare in tour, tralascio aneddoti di vita quotidiana e mi rifugio nella banalità di domande su quale sia stato a loro avviso il miglior concerto del tour (Roma, 18 dicembre, dice Alberto) e su quali concerti altrui abbiano apprezzato nel 2011: i Melvins a Bologna e in maniera minore Paul McCartney.

“è sempre un mito, ma non ha fatto niente degli ultimi dischi, che è quello che volevo sentire: ho scoperto che è paranoico e pensa che la gente non sia interessata ad altro che ai pezzi dei Beatles quindi non suona le sue ultime cose. In pratica fa la stessa identica scaletta dei live che faceva già negli anni 90...”.

I Verdena invece la scaletta la cambiano di continuo: Roberta mi mostra due faldoni strapieni e va a controllare le scalette dei concerti che ho visto (“la prima data a Brescia è stata un concerto di merda, c'era una brutta atmosfera sul palco, la sera successiva invece è stata una figata” te pareva...), mi spiega come tentino sempre di migliorare la lista dei brani, evitando per esempio di ripetersi quando tornano in una città già visitata o nelle immediate vicinanze (“I pezzi di Wow sono sempre quelli più o meno, mentre per gli altri... abbiamo quattro dischi da cui pescare!”).

Mi chiedo come ci si senta a suonare canzoni scritte quando ancora si era minorenni e faccio notare che negli anni il loro pubblico si è rinnovato: oggi i loro concerti sono affollati di trentenni, fan della prima ora, e di ragazzini imberbi che pogano e fanno stage-diving...

“Valvonauta probabilmente è il pezzo migliore del primo album” dice Alberto, “i pezzi vecchi non mi annoiano affatto, anzi, in ogni caso il nostro pubblico ha subìto una trasformazione da Requiem in poi: prima c'erano solo ragazzini, ora è vero, c'è un misto interessante, ci fa molto piacere”.

Sarà ingenuità pura la mia, ma trovo confortante il fatto che i ragazzini continuino ad affollare i concerti dei Verdena e a comprare (o scaricare) i loro dischi, nonostante questi siano sempre meno commerciali e seguano anzi una strada a tratti ostica e spigolosa. L'effetto collaterale, già vissuto assistendo alla crescita di altre band (vedi Afterhours) è la crescente presenza dei soliti idioti: gente che ad esempio non trova di meglio da fare che dare della cretina a Roberta tra un pezzo e l'altro (esemplare la sua reazione, un sorridente vaffanculo).
Impossibile poi non dare conto della presenza de I soliti idioti, quelli della tivvù!

Avevo notato Francesco Mandelli all'entrata del Bloom, ma mai avrei pensato di ritrovarmelo sul palco in compagnia del compare Biggio, nelle vesti del vecchio Ruggero e del figlio Gianluca, chiedere ai Verdena di suonare qualcosa di più grintoso tipo “Dai cazzo nucleare”, fare stage diving (incredibilmente seguiti da Alberto che si lancia con la chitarra) e tirare un bestemmione prima di scendere dal palco... Son cose... di cui avrei chiesto il motivo se avessimo fatto l'intervista prima del concerto, ma in fondo va bene così: questa è stata la festa dei Verdena, che non sono più tenuti a dare spiegazioni a nessuno e nemmeno i soliti idioti sono riusciti a rovinare la loro serata perfetta.

Decisamente inutile sbrodolare su quanto sia stato fantastico il concerto, mi limito a riportare fedelmente la scaletta, ottenuta grazie al tour manager del gruppo, Roberto Busetto (grazie): prendete ogni pezzo e immaginatevelo all'ennesima potenza... tutto qui, buon anno!

Fluido
40 secondi
Sorrisi
Rossella roll over
Miglioramento
Starless
Il caos strisciante
Badea Blues
Nuove luce
Lui gareggia
Canos
Logorrea
Don Calisto
Castelli per aria
Angie
Razzi arpia inferno e fiamme
Scegli me
Scarpe volanti
E' solo lunedì
Dentro Sharon
Luna
Miami Safari
Attonito
Loniterp
Dai cazzo nucleare
A capello
Elefante
Huxley

Commenti (14)

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  • Nicola Bonardi 10/01/2012 ore 11:27 @nicko

    e cioè? io ricordo bene che in quell'occasione le arrivò un insulto bello pesante, a cui lei rispose con un dito medio e una faccia tutt'altro che divertita...

  • iocero 10/01/2012 ore 11:30 @iocero

    Io ricordo un ragazzino festante che sale sul palco con intenzioni tutt'altro che bellicose e lei che lo sbatte giù in preda ad una crisi isterica degna della miglior Paris Hilton.

  • Francesca Ceresoli 10/01/2012 ore 14:18 @tramontina

    Anch'io son convinta si riferisse alla canzone, anche xkè lei rideva!!

  • stefanoise 10/01/2012 ore 17:50 @stefanoise

    ...boh...io vado al mi ami

  • Nicola Serafini 11/01/2012 ore 13:22 @worlich

    Ahah io ero ironico comunque eh, infatti ho parlato del bestemmione, non di cretina.

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