Il Primo Maggio di Taranto, un concerto politico. Intervista

Foto di Antonella Aresta - Foto di Antonella Aresta -
04/05/2015 di

Quest'articolo nelle nostre intenzioni doveva essere un'intervista doppia agli organizzatori del Concerto del Primo Maggio di Roma, e a quelli di Taranto.
Uguali domande, mirate a profilare le origini, le intenzioni e lo stato di salute di due manifestazioni diverse che nel bene o nel male sono ancora molto rilevanti in Italia. 

Purtroppo però l'organizzazione del Concerto del Primo Maggio di Roma ha rispedito al mittente le nostre domande (in un primo tempo, vedi update), quindi di seguito troverete solo le risposte di Cataldo Ranieri, presidente del comitato organizzatore del Concerto del Primo Maggio di Taranto. 

UPDATE: Siamo stati contattati dagli organizzatori del Concerto del Primo Maggio di Roma, che risponderanno a breve alle nostre domande. La seconda parte dell'intervista verrà quindi pubblicata nei prossimi giorni.
Leggi l'intervista agli organizzatori del Concerto del Primo Maggio di Roma.

 

Com’è nata l’idea del concerto del Primo Maggio di Taranto?
L’idea del concerto è nata dalla necessità di far sentire la nostra voce. La voce di un territorio per il quale tutti prendono decisioni a centinaia di chilometri di distanza. Sia gli organi di informazione sia i politici e i sindacati non fanno quello che dovrebbero fare, quindi ci siamo auto organizzati così come facemmo il 2 agosto 2012 quando arrivammo al comizio dei sindacalisti. All'epoca avevamo chiesto di parlare ma non accolsero la nostra richiesta. Avevamo l’esigenza di far sentire ciò che pensavano i lavoratori e i cittadini di questo territorio, quindi ci siamo attrezzati con un'apecar e le casse. Come dicevo prima, per le persone che prendono decisioni importanti a centinaia di chilometri di distanza è facile scegliere fra due diritti fondamentali: il diritto al lavoro e il diritto alla salute. Noi non vogliamo scegliere più, noi vogliamo entrambi ed è questo il senso di questo Primo Maggio.

Il concerto quindi è nato anche in contrapposizione ai sindacati.
Sicuramente, perché i sindacati per tanto tempo hanno taciuto. Io sono un ex sindacalista della Fiom e probabilmente ora sono fuori anche perché rappresentavo un problema per la mia organizzazione sindacale. Non è una ripicca, una questione di vendetta, è una questione di giustizia. E infatti il tema di questo 1 maggio è “legalità=giustizia” perché troppo spesso si rende legale quello che è ingiusto.

Come vengono affrontati questi temi all’interno del vostro concerto? Ci sono degli spazi per parlare di queste cose o c'è spazio solo per la musica?
Certo, il concerto del 1 maggio di Taranto è ricchissimo di contenuti. I musicisti che partecipano vengono gratuitamente perché è imprescindibile che sposino la causa del comitato.
Abbiamo un documento politico in cui è racchiuso tutto quello che noi pretendiamo per il nostro territorio. Ci sarà un dibattito la mattina e poi durante il concerto ci saranno degli spazi dedicati a tutte le altre realtà, perché Taranto è il nostro punto di riferimento ma ci sono tante realtà in Italia in cui questo senso di giustizia è violato e vissuto dai cittadini con profonda tristezza. Parlo ad esempio della Terra dei Fuochi, del caso Eternit, parlo della Thyssenkrupp, dei lavoratori che sono morti e che non hanno un colpevole. Di giustizie violate in questo paese ne siamo pieni, purtroppo. E gli ultimi tre governi non eletti dai cittadini hanno contribuito a far sì che quest’ingiustizia diventasse legalità, com’è accaduto a Taranto.
A Taranto dopo sette decreti non si è risolto il problema e tuttora né i cittadini né i lavoratori sono all’interno di nessun decreto che è stato firmato fino a oggi.

Prima diceva che gli artisti che vengono a suonare al concerto devono assolutamente sposare la causa e esibirsi con un rimborso spese o addirittura in maniera totalmente gratuita
Non ci sono compensi per gli artisti, ovviamente però avendo sposato la causa mi sembra logico fornire a loro sia la possibilità di arrivare a Taranto che di pernottare. Paghiamo gli spostamenti e tutto il resto che c’è da pagare, però non ci sono compensi per gli artisti. E siccome questo è il Concerto del Primo Maggio non è in vendita proprio perché vogliamo esser liberi di dire quello che vogliamo. Non ci sono né sponsor né finanziamenti politici o di sindacati. Siamo liberi di dire quello che pensiamo.

Come fate a sostenere tutte le spese, che immagino siano tante?
Sono tantissime purtroppo, e aumentano ogni anno di più. Facciamo autofinanziamento con delle iniziative che aggregano. Offriamo gadget in cambio di contribuiti, magliette, bottiglie di vino. Abbiamo scelto di fare tutto a chilometro zero, nel senso che tutti i prodotti che noi offriamo come gadget o i servizi che offriamo (per esempio la birra durante i live) provengono tutti da aziende del territorio che applicano dei prezzi ridotti, perché sanno anche loro qual è la causa per cui lo si fa.

Quindi è una cosa che nasce e si finanzia totalmente dal basso
Sì esatto, è totalmente dal basso. Stasera offriremo una cena a chi vorrà venire al parco, e poi offriremo gadget e faremo raccolte di fondi per poter sostenere le spese del concerto 

Chi si occupa della scelta delle band?
I direttori artistici sono Riondino e Roy Paci per quello che concerne i "big". Per quanto riguarda le band emergenti, abbiamo programmato un contest che si è svolto in varie città della Puglia, uno anche a Salerno, a Bari, a Taranto, etc. C’è stata una giuria che ha scelto poi la band vincitrice, e ci saranno anche sei band che apriranno il concerto vero e proprio.

Quante persone lavorano al concerto? Sarete tanti e tutti volontari?
Lavorare è una parola un po’ particolare. Nonostante tutte le industrie e nonostante l’Ilva, l'Eni e la Marina Militare ci sono in questa città 70.000 disoccupati. Qui da noi non ci sono persone che lavorano, ci sono persone che si associano e offrono il loro contributo volontario per realizzare il concerto. Ovviamente il nostro gruppo non si riuniesce solo per il Concerto, diventiamo solo più famosi il Primo Maggio, però noi ci battiamo ogni giorno per i diritti dei lavoratori e dei cittadini.

Che cosa fate nel resto dell’anno, quando non organizzate il Concerto del Primo Maggio?
Noi normalmente siamo un’associazione riconosciuta, siamo iscritti alla Regione Puglia, e abbiamo creato questa iniziativa proprio per poterci muovere meglio sul territoro. Noi siamo un po’ la spina nel fianco di chi decide, perché ogni volta che si prendono delle decisioni purtroppo sono sempre a sfavore della gente: tagli, diminuzioni di servizi. In questo noi siamo molto attenti sul territorio a far riemergere tutte le ingiustizie che vengono perpetrate ai danni dei lavoratori e dei cittadini. E lo facciamo tutto l’anno non solo il primo maggio.

Che cosa sperate di ottenere, con la vostra associazione e con il concerto, da qui ai prossimi 5 o 10 anni?
Speriamo innanzitutto di coinvolgere la gente e far capire a tutti come sono messe le cose, perché purtroppo nella mia città vige molto l’indifferenza e la rassegnazione. Dopo anni, decenni di soprusi, usciamo da un fallimento come città e non so se ne siamo usciti ancora, anzi presumo di no. Abbiamo un dissesto finanziario certificato, siamo stati amministrati da un commissario  e quindi ci domandiamo come sia possibile sentire ancora parlare di somme astronomiche da investire nell’Ilva che è un ferro vecchio, un’azienda che non garantisce neanche l’attuale occupazione, e che per 35 anni è stata gestita dallo Stato che poi l'ha svenduta al privato, questo non ce lo dobbiamo dimenticare.
Nel '95 c’erano oltre 25.000 persone lavoravano nell’Ilva, poi c’erano tante aziende connesse che lavoravano nel territorio. Dal '95 ad oggi siamo stati ridotti a 11.600 sociali e circa 5.000 dell’indotto, e attualmente non si garantisce neanche l’attuale organico. Tra l’altro sono fallite tutte le aziende del territorio.
Noi in questa città facciamo l’acciaio, ma lo sai che non abbiamo una fabbrica che fa forchette, i cerchioni, o nient’altro? È come se fosse un disegno prestabilito: questa è l’unica cosa che abbiamo e anche se ammazza te e la tua famiglia la devi difendere perché non hai altro.
Invece io ritengo che la stessa conformazione di questa città permetta tante possibilità; pensa al suo porto, alle sue isole, al suo mare, ci sono tante alternative di lavoro che purtroppo non si possono realizzare.
Non dimentichiamo che a patire la presenza delle industrie inquinanti a Taranto (che non è soltanto l’Ilva, è anche l’Eni, e la sua parte l’ha fatta anche la Marina Militare) sono stati gli agricoltori, gli allevatori, e quelli che lavorano nelle spiagge, perché c’è il divieto di balneazione. Di divieti in funzione dell’inquinamento ne abbiamo avuti tanti, per cui proteggendo l'Ilva si vuole garantire qualcosa che non ha futuro. Secondo noi tutte le risorse che ci sono (sia pubbliche che private, sequestrate o meno) debbano essere investite per creare alternative di lavoro, per creare una riconversione industriale. Noi non siamo contro l’industria però certamente dopo che ci hanno detto che i nostri bambini muoiono più che altrove (il 21%) una soluzione la dobbiamo avere. Non abbiamo un polo oncologico, abbiamo solo un reparto oncologico.
Per cui nei prossimi 5 o 10 anni mi auguro che avvenga innanzitutto una riconversione mentale più che industriale dei cittadini di Taranto, e che siano tutti uniti per sostenere chi chiede finanziamenti non del ferro veccho e dell’Ilva, ma finanziamenti per creare alternative di lavoro di altro tipo. Ce la possiamo fare.

>> Guarda la gallery del concerto

Tag: taranto primo maggio

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