Corde Oblique / intervista

Corde Oblique, il nostro prog contro l'estinzione della musica

Il gruppo napoletano, snobbato dalle etichette italiane, colleziona fan in tutto il mondo, dalla Cina alla Francia, grazie ai suoi dischi ispirati da De André, Genesis e Cannibal Corpse. Riccardo Prencipe racconta i suoi 15 anni con la band (e la dura vita da insegnante)
08/01/2021 09:59

8 album in poco più di 15 anni, concerti e tour ovunque, fama incredibile in Cina, Germania e Russia, mentre da noi hanno un seguito affezionato, ma più ridotto: stiamo parlando di Corde Oblique, il progetto musicale che il chitarrista napoletano Riccardo Prencipe ha creato a partire dal 2005. Un altro caso di "tesoro meglio nascosto della musica italiana"?

Una frase fatta, d’accordo, ma in caso come questo calza a pennello. Intanto è uscita la ristampa deluxe di The Stones of Naples, il terzo album delle Corde Oblique, curata dalla stessa band partenopea e distribuita dalla Audioglobe. Ne abbiamo approfittato per fare una chiacchierata proprio con Prencipe, tra prog, napoletanità e giovani studenti da svezzare.

Perché ripubblicare The Stones of Naples?

La prima edizione del disco fisico e le due successive ristampe sono andate esaurite, la casa discografica con cui lavoravamo non lo ristampò a suo tempo, sono passati ben quattro anni ed avevamo un certo numero di richieste, pur trattandosi di un disco di dieci anni fa. Ne abbiamo approfittato per ripubblicarlo ripensando a una veste grafica più importante e aggiungendo foto e tracce inedite. Sono felice di lavorare con gli stessi musicisti da oltre quindici anni: Edo Notarloberti, Umberto Lepore, Alessio Sica sono la squadra più stretta che ha sempre dato il massimo, di recente si è aggiunta anche una nuova voce, Rita Saviano, con cui si è creato un ottimo feeling e che ha interpretato le due tracce live.

Che effetto ti ha fatto riascoltarlo?

Sono molto critico verso me stesso, ma capisco perché questo disco sia piaciuto parecchio ai nostri ascoltatori. Ha un buon mood, un suono personale e devo dire che regge bene al tempo. Credo sia un buon disco per un autore trentenne, acerbo per un autore quarantenne. Sono infinitamente grato a tutti gli ospiti che hanno dato un bel tocco al disco: Floriana Cangiano, Monica Pinto, Caterina Pontrandolfo, Alessandra Santovito, Luigi Rubino, Michele Maione e tantissimi altri. È un disco che non definirei prog, ma ha aperto la strada ad una vena di prog folk che è molto presente in alcuni brani del disco successivo, Per le strade ripetuteco1co1

Come è nato il tuo modo di interpretare il folk?

Iniziai ad ascoltare Genesis, Radiohead e Pink Floyd in quel periodo, ma anche Caravan ed Emerson, Lake and Palmer. Alla fine quello che fa la musica sono gli ascolti e le esperienze di vita.

Lo registreresti di nuovo così anche oggi?

Toglierei una traccia, ma non dico quale.

Perché non rieditarlo in vinile?

A marzo lo ristamperà in vinile la nostra casa discografica di Pechino. Noi abbiamo pensato al digipack. E poi il vinile è troppo costoso per noi.

Come mai uscì per un’etichetta francese e non per una italiana?

Qui da noi non "ci ha mai filato" nessuna casa discografica, tranne una piccola realtà indipendente nel 2005. Peccato che molte delle etichette che "non ci hanno filato" se le sognano e se le sognavano 3000 copie fisiche vendute. Non è di certo un numero altissimo ma, considerando che molte band indipendenti arrivano a venderne 300, forse qualche proposta dall’Italia sarebbe anche potuta arrivare.

All’estero siete molto conosciuti, in Italia meno. Ti sei mai chiesto il perché?

Credo dipenda dal fatto che in Paesi come Germania e Russia ci sia molto senso dell’ascolto della musica classica. La musica classica non viene considerata una nicchia, ma è parte integrante della cultura di massa. Non vi è iato tra chi ascolta classica e chi ascolta la musica alternativa. Ho una base di formazione classica piuttosto robusta e questo, inevitabilmente, si percepisce anche nella nostra produzione.

Oggi come suonerebbe live The Stones of Naples?

I brani sono cambiati parecchio, ma a quanto pare la performance dal vivo, al momento, restano un sogno. Speriamo passi tutto in fretta.

Come si accennava poco sopra, la nuova edizione di The Stones of Naples presenta delle novità grafiche. Quali?

Ci sono molte foto inedite del 2009, scattate da Paolo Liggeri, un bravissimo fotografo con cui lavoriamo spesso, all’interno della cosiddetta Valle dell’inferno, a fianco al cono del Vesuvio. Le pietre grigie che si vedono danno l’impressione di un paesaggio lunare; si tratta di lava pietrificata ricoperta da un lichene. Stiamo parlando della colata vulcanica del 1944, sono quelle le Pietre di Napoli.

Prima di Corde Oblique, avevi una band chiamata Lupercalia. Che progetto musicale era?

Era una band neogotica con un sound che oggi trovo molto datato e acerbo, alcuni brani del primo disco li avevo scritti a 16 anni, ero giovanissimo. In quel periodo ascoltavo molta musica antica e molto neofolk e dark, ne uscì un blending tra le due cose, venimmo inaspettatamente scritturati da un’etichetta inglese piuttosto importante in quel settore, la World Serpent Distribution. Tuttavia, i fan più tradizionalisti trovano il progetto molto originale ed autentico. Forse, a voler fare la critica di se stessi, l’unica cosa che ho conservato più o meno sempre è l’autenticità.

Napoli continua a rappresentare un punto di ispirazione per te e la tua musica?

Da un lato potrei dire: "da quando è diventata turistica un po’ meno". La verità è che certe città (Istanbul, Napoli, Palermo…) hanno un’energia talmente ancestrale e autentica da risultare immuni persino agli effetti del turismo di massa. Sì, la Napoli che piace a me continua a incantarmi come il Faust di Goethe, continua a stupirmi. Continuo a scoprire chiese che non avevo visto, veri e propri teatri barocchi, stratificazioni e palinsesti. Quello che mi rattrista è la cinematografia che spesso ne dà un’immagine satura, banale e patinata. Ora vivo in provincia e la città mi manca come l’aria, ci torno appena posso.

Perché hai scelto quel nome per la tua band?

Il Cordae Obliquae è uno strumento (piuttosto raro) dell’antica Roma, al contempo è il modo in cui le corde della chitarra si dispongono quando un chitarrista classico la imbraccia, volevo un nome che fondesse il mio amore per l’antico e allo stesso tempo che sottolineasse l’importanza della chitarra, strumento da cui nascono il 90% di tutte le composizioni.

C’è un disco o un artista che ti ha fatto capire qual era la strada che le Corde Oblique avrebbero dovuto percorrere?

Troppi direi, ne menziono qualcuno: Anime salve di Fabrizio De André, The Lamb Lies Down on Broadway dei Genesis, Seventh Son of a Seventh Son degli Iron Maiden, Ummagumma dei Pink Floyd, Morningrise degli Opeth, Hammer Smashed Face dei Cannibal Corpse, In Festa dei Micrologus.

Due album, di cui uno italiano, che tutti dovrebbero avere?

L’arca di Noé di Franco Battiato e Animals dei Pink Floyd.

Quand’è che avete cominciato a flirtare col prog?

La svolta prog è si è consolidata nel 2013, ho avuto la fortuna di avere un suocero audiofilo da cui ho ascoltato tanta bella musica degli anni ’70. I nostri due dischi più prog sono Per le strade ripetute, I maestri del colore e qualche brano di A hail of bitter almonds. Le testate e i fan prog ci seguono spesso e ne siamo onorati, visto quanto sono esigenti.

 

A patto che oggi la tua band possa considerarsi più o meno vicina alla nuova scena prog, quand’è che vi siete resi conto di appartenervi?

Parlerei di venature prog. Fare un clone del prog degli anni d’oro per me non avrebbe senso, ne uscirebbe un surrogato, quello che reputo interessante è contaminare il nostro suono acustico usando modulazioni, cambiamenti di dinamica, progressioni e così via. Tutto il resto è derivazione, e spero di tenermene lontano.

Come giudichi la scena prog italiana di oggi?

Sono sincero: la conosco pochissimo. Due anni fa ho avuto il piacere di assistere al festival Progressivamente di Roma, curato da Guido Bellachioma. Ascoltai progetti favolosi, tra cui Semiramide, ma anche altri di cui non ricordo il nome. Un’altra band di cui ho ottimi ricordi, ma non so se esista ancora (sì, esiste ancora, nda), sono i Pietra Lunare. Venature prog le avevano anche gli Slivovitz, band bravissima della mia terra, purtroppo sciolta, come tutte le band più interessanti.

Prog a parte, c’è qualche gruppo/artista di oggi che ti piace in particolare?

Tutti quelli che reputo i migliori gruppi italiani di oggi si sono sciolti, o hanno avuto una vita difficile. Sono pochissimi quelli che riescono a fare musica autentica, non piaciona, e ad avere successo al tempo stesso. Paradossalmente auguro alle band esistenti di non piacermi. Vorrà dire che avranno un successo assicurato.

Come spiegheresti la musica delle Corde Oblique a un ragazzo di 16 anni?

Facendo l’insegnante sono spesso a contatto con i ragazzi di questa età, imparo molto da loro, ma per ovvie ragioni non parlo quasi mai della mia musica in classe. Per un ragazzo di 16 anni ascoltare la nostra musica sarebbe uno sforzo, come dover guardare un film degli anni ’50 o come essere costretto a guardare una sola immagine per 10 minuti. La mia vera preoccupazione sono i prossimi 20 anni, considerando che la maggior parte dei teenager non ha coscienza musicale, temo che la musica possa estinguersi. Mi sono reso conto sin da subito che il disastro degli smartphone e dei social aveva distrutto e contaminato tutti, incluso me stesso. Nel mio piccolo provo a far loro incontrare la musica e la cultura degli anni d’oro, i classici, roba che non incontrerebbero mai. Il problema dei giovani e dei meno giovani è che abbiamo troppe cose a disposizione, quando avevamo un solo disco lo ascoltavamo per settimane, ora non siamo più in grado di farlo, la conoscenza diminuisce nonostante il numero dei dischi che ascoltiamo aumenti, semplicemente perché li annusiamo e basta. Di conseguenza ai giovani piace ciò che piace a una prima annusata.

---
L'articolo Corde Oblique, il nostro prog contro l'estinzione della musica di Giuseppe Catani è apparso su Rockit.it il 08/01/2021 09:59

Tag: ristampa - Napoli - album - folk

Pagine: Corde Oblique

Commenti
    Aggiungi un commento:

    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati
    Leggi anche
    Pannello

    TOP IT

    La top it è la classifica che mostra le band più seguite negli ultimi 30 giorni su Rockit.

    vedi tutti

    La musica più nuova

    Singoli e album degli utenti, in ordine di caricamento

    vedi tutti
    Cerca tra gli articoli di Rockit, gli utenti, le schede band, le location e gli operatori musicali italiani